Difference between revisions of "Beginners' Guide/Installation (Italiano)"

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==== Reti Wired ====
 
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; IP Dinamico
 
  
 
{{Attenzione|Un bug è stato notato nella ISO di installazione, in cui il nome dell'interfaccia in fase di installazione è diversa da quella che si avrà al riavvio. Vedere [https://bugs.archlinux.org/task/33923 Bug #33923] for more details.<br/>
 
{{Attenzione|Un bug è stato notato nella ISO di installazione, in cui il nome dell'interfaccia in fase di installazione è diversa da quella che si avrà al riavvio. Vedere [https://bugs.archlinux.org/task/33923 Bug #33923] for more details.<br/>
 
Utilizzare il comando {{ic|ip link}} (mostra i nomi delle interfacce) dopo aver riavviato nel sistema installato per scoprire se si è interessati da questo bug. Se è così, dovrete rifare la configurazione descritta di seguito con il nome di interfaccia corretta.}}
 
Utilizzare il comando {{ic|ip link}} (mostra i nomi delle interfacce) dopo aver riavviato nel sistema installato per scoprire se si è interessati da questo bug. Se è così, dovrete rifare la configurazione descritta di seguito con il nome di interfaccia corretta.}}
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; Utilizzando dhcpcd
  
 
Se si utilizza solo un singolo collegamento di rete fissa cablata, non avete bisogno di un servizio di gestione della rete e si può semplicemente attivare il servizio {{ic|dhcpcd}}. Dove {{ic|nome_interfaccia}} è la vostra interfaccia cablata :
 
Se si utilizza solo un singolo collegamento di rete fissa cablata, non avete bisogno di un servizio di gestione della rete e si può semplicemente attivare il servizio {{ic|dhcpcd}}. Dove {{ic|nome_interfaccia}} è la vostra interfaccia cablata :
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   # systemctl enable dhcpcd@''nome_interfaccia''.service
 
   # systemctl enable dhcpcd@''nome_interfaccia''.service
  
Ora si può passare al prossimo step [[#Creare un ambiente iniziale ramdisk|Creare un ambiente iniziale ramdisk]].
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; Utilizzando netctl
 
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In alternativa, è possibile utilizzare il servizio {{ic|netctl-ifplugd}} di {{Pkg|netctl}}, che gestisce con egregiamente le connessioni dinamiche a nuove reti:
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Installare {{Pkg|ifplugd}}, che è richiesto per {{ic|net-auto-wired}}:
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# pacman -S ifplugd
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Quindi attivare per l'interfaccia che si desidera:
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# systemctl enable netctl-ifplugd@<interfaccia>.service
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In alternativa, è possibile creare un profilo per l'interfaccia (non è necessario ifplugd )
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Copiare un profilo campione da {{ic|/etc/netctl/examples}} a {{ic|/etc/netctl/}}:
 
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   # netctl enable ethernet-dhcp
 
   # netctl enable ethernet-dhcp
  
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; Utilizzando netctl-ifplugd
  
Installare {{Pkg|ifplugd}}, che è necessario per utilizzare {{ic|net-auto-wired}}:
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In alternativa, è possibile utilizzare il servizio {{ic|netctl-ifplugd}} di {{Pkg|netctl}}, che gestisce con egregiamente le connessioni dinamiche a nuove reti:
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Installare {{Pkg|ifplugd}}, che è richiesto per {{ic|net-auto-wired}}:
  
 
  # pacman -S ifplugd
 
  # pacman -S ifplugd
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Quindi attivare per l'interfaccia che si desidera:
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Copiare un profilo di esempio da {{ic|/etc/netctl/examples}} a {{ic|/etc/netctl}}:
 
Copiare un profilo di esempio da {{ic|/etc/netctl/examples}} a {{ic|/etc/netctl}}:

Revision as of 16:32, 29 April 2013


Suggerimento: Questa è una parte della versione suddivisa in pagine multiple della Guida per Principianti. Cliccare qui se si preferisce consultare la guida nella sua interezza.


Installazione

Vi verrà visualizzato un prompt in una shell e sarete loggati automaticamente come root.

Cambiare la mappatura della tastiera

Tip: Questo passaggio è facoltativo per la maggioranza degli utenti.. Utile solo se si ha intenzione di scrivere nella propria lingua in uno dei file di configurazione, se si utilizzano segni diacritici per la password wifi, o se si desidera ricevere i messaggi di sistema (ad esempio, i possibili errori) nella propria lingua.

Per impostazione predefinita, il layout della tastiera è impostato su us. Se non avete una tastiera americana US è possibile cambiare il layout eseguendo:

# loadkeys layout

Dove layout corrisponde al vostro tipo di tastiera, come it, uk oppure be-latin1. Si veda qui per un elenco completo.

Il tipo di carattere deve essere cambiato, perché la maggior parte delle lingue usa più glifi rispetto alle 26 lettere dell'alfabeto inglese. In caso contrario, alcuni caratteri stranieri possono apparire come quadrati bianchi o altri simboli . Si noti che il nome è case-sensitive, quindi digitarlo esattamente come lo vedete:

# setfont Lat2-Terminus16

Per impostazione predefinita, la lingua è impostata su Inglese (US). Se si desidera cambiare la lingua per il processo di installazione (Italiano, in questo esempio), rimuovere il simbolo # davanti al locale che si desidera nel file /etc/locale.gen, insieme con l'inglese (US). Si prega di scegliere la voce UTF-8.

Utilizzare Template:Keypress per uscire e, quando viene richiesto di salvare le modifiche, premere Template:Keypress e successivamente Template:Keypress per utilizzare lo stesso nome.

# nano /etc/locale.gen
en_US.UTF-8 UTF-8
it_IT.UTF-8 UTF-8
# locale-gen
# export LANG=it_IT.UTF-8

Ricordarsi che Template:Keypress attiva e disattiva la mappatura.

Stabilire una connessione di rete

Attenzione: udev non assegna i nomi delle interfacce di rete in base al tradizionale schema di denominazione wlanX e ethX. Se si proviene da una diversa distribuzione o si reinstalla Arch e non si è a conoscenza del nuovo metodo di denominazione delle interfacce, per favore non date per scontato che la vostra interfaccia wireless si chiama wlan0, o che l'interfaccia cablata sia denominata eth0. È possibile utilizzare il comando ip addr show per scoprire i nomi delle interfacce.

Dalla versione di systemd-197 e succesive, udev assegna ora i nomi delle interfacce di rete in maniera prevedibile e stabile, che si discostano molto dal vecchio sistema incrementale di denominazione (wlan0, wlan1 , ecc.) Questo nuovo metodo di nomenclatura delle interfacce è garantita per essere persistente anche dopo un riavvio, il che risolve il problema della mancanza di prevedibilità di assegnazione di un nome all'interfaccia di rete. Per ulteriori informazioni sul motivo per cui questo cambiamento è stato necessario, leggere http://www.freedesktop.org/wiki/Software/systemd/PredictableNetworkInterfaceNames .

Il demone dhcpcd della rete viene avviato automaticamente al boot e tenterà di avviare una connessione cablata, se disponibile. Provare a eseguire il ping di un sito web per vedere se ha avuto successo. E dal momento che Google è sempre attivo ...

# ping -c 3 www.google.com
PING www.l.google.com (74.125.132.105) 56(84) bytes of data.
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=1 ttl=50 time=17.0 ms
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=2 ttl=50 time=18.2 ms
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=3 ttl=50 time=16.6 ms
--- www.l.google.com ping statistics ---
3 packets transmitted, 3 received, 0% packet loss, time 2003ms
rtt min/avg/max/mdev = 16.660/17.320/18.254/0.678 ms

Se si ottiene un errore ping: unknown host, per prima cosa verificare se c'è qualche problema con il cavo ( o se si dispone di abbastanza segnale wireless), altrimenti configurare la rete manualmente, come spiegato in seguito .

Altrimenti si continui con il paragrafo Preparare l'unità di archiviazione.

Wired

Seguire questa procedura se si necessita di impostare una connessione cablata tramite un indirizzo IP statico.

Per prima cosa disattivare il servizio dhcpcd che è stato avviato automaticamente al boot:

# systemctl stop dhcpcd.service

Poi si identifichi il nome della propria interfaccia ethernet.

# ip link
1: lo: <LOOPBACK,UP,LOWER_UP> mtu 65536 qdisc noqueue state UNKNOWN mode DEFAULT 
     link/loopback 00:00:00:00:00:00 brd 00:00:00:00:00:00
2: enp2s0f0: <BROADCAST,MULTICAST> mtu 1500 qdisc noop state DOWN mode DEFAULT qlen 1000 
     link/ether 00:11:25:31:69:20 brd ff:ff:ff:ff:ff:ff
3: wlp3s0: <BROADCAST,MULTICAST,UP,LOWER_UP> mtu 1500 qdisc mq state UP mode DORMANT qlen 1000 
     link/ether 01:02:03:04:05:06 brd ff:ff:ff:ff:ff:ff

In questo esempio l'interfaccia Ethernet è denominata enp2s0f0. Se non siete sicuri, è probabile che le proprie interfacce Ethernet iniziano con la lettera "e", è improbabile che inizino con la lettera "lo" o con la lettera "w". È inoltre possibile utilizzare iwconfig e vedere quali interfacce siano senza fili :

# iwconfig
enp2s0f0  no wireless extensions.
wlp3s0    IEEE 802.11bgn  ESSID:"NETGEAR97"  
          Mode:Managed  Frequency:2.427 GHz  Access Point: 2C:B0:5D:9C:72:BF   
          Bit Rate=65 Mb/s   Tx-Power=16 dBm   
          Retry  long limit:7   RTS thr:off   Fragment thr:off
          Power Management:on
          Link Quality=61/70  Signal level=-49 dBm  
          Rx invalid nwid:0  Rx invalid crypt:0  Rx invalid frag:0
          Tx excessive retries:0  Invalid misc:430   Missed beacon:0
lo        no wireless extensions.

In questo esempio , ne enp2s0f0, ne il dispositivo di loopback hanno estensioni wireless, il che significa enp2s0f0 è la nostra interfaccia Ethernet.

È inoltre necessario conoscere le seguenti impostazioni:

  • Indirizzo IP statico
  • Subnet mask
  • Indirizzo IP del Gateway
  • Nome indirizzi IP del server (DNS)
  • Nome di dominio (se non si tratta di una LAN locale, nel qual caso si può mettere up).

Attivare la connessione all'interfaccia Ethernet (es. enp2s0f0):

# ip link set enp2s0f0 up

Aggiungere l'indirizzo:

# ip addr add Indirizzo IP/subnetmask dev nome_interfaccia

Ad esempio:

# ip addr add 192.168.1.2/24 dev enp2s0f0

Per maggiori opzioni, eseguire man ip

Allo stesso modo aggiungere il vostro gateway, sostituendo <Indirizzo IP> col l'indirizzo IP del vostro gateway.:

# ip route add default via Indirizzo IP

Ad esempio:

# ip route add default via 192.168.1.1

Modificare il file /etc/resolv.conf immettendo il vostro nome di indirizzi IP del server (DNS) e il vostro nome di dominio:

# nano /etc/resolv.conf
 nameserver 61.23.173.5
 nameserver 61.95.849.8
 search example.com
Nota: Attualmente è possibile aggiungere al massimo tre linee per il nameserver.

Ora si dovrebbe avere una connessione di rete funzionante . In caso contrario, controllare in dettaglio la pagina Configurazione della Rete.

Wireless

Seguire la seguente procedura si necessita di una connessione wireless (WiFi) durante l'installazione.

Per prima cosa bisogna identificare la propria interfaccia wireless:

# iwconfig
enp2s0f0  no wireless extensions.
wlp3s0    IEEE 802.11bgn  ESSID:"NETGEAR97"  
          Mode:Managed  Frequency:2.427 GHz  Access Point: 2C:B0:5D:9C:72:BF   
          Bit Rate=65 Mb/s   Tx-Power=16 dBm    
          Retry  long limit:7   RTS thr:off   Fragment thr:off
          Power Management:on
          Link Quality=61/70  Signal level=-49 dBm   
          Rx invalid nwid:0  Rx invalid crypt:0  Rx invalid frag:0
          Tx excessive retries:0  Invalid misc:430   Missed beacon:0
lo        no wireless extensions.

In questo esempio, wlp3s0 è l'interfaccia wireless disponibile. Se non siete sicuri, è probabile che la vostra interfaccia wireless inizi con la lettera " w", e improbabile che sia "lo" o che inizi con la lettera "e".

Nota: Se non vedete qualcosa di simile, allora il driver wireless non è stato caricato. Se questo è il vostro caso, allora è necessario caricare il driver. Si prega di consultare Configurazione Wireless per informazioni più dettagliate.

Accendere l'interfaccia con:

# ip link set wlp3s0 up

Una piccola percentuale di chipset wireless richiedono un firmware oltre al corrispondente driver. Se il proprio chipset wireless richiede un firmware, si dovrebbe ottenere un errore simile:

 ip link set wlp3s0 up
SIOCSIFFLAGS: No such file or directory

Se non si è sicuri, eseguire dmesg per interrogare il log del kernel per una richiesta di firmware da parte del chipset wireless:

Esempio di output da un chipset Intel che necessita ed ha richiesto un firmware al kernel all'avvio.

# dmesg | grep firmware
firmware: requesting iwlwifi-5000-1.ucode

Se non vi è output, si può concludere che il chipset wireless del sistema non richiede firmware..

Attenzione: I pacchetti dei firmware dei chipset per il wireless (per le schede che lo necessitano) sono preinstallati in /lib/firmware nell'ambiente live, (su CD o supporto USB) ma dovranno essere esplicitamente installati sul sistema definitivo per fornire funzionalità wireless all'avvio! La selezione e installazione dei pacchetti è spiegata in seguito. Accertarsi di aver spuntato sia il modulo sia il firmware durante la selezione dei pacchetti! Consultare Wireless Setup se non si è sicuri riguardo l'installazione del particolare firmware per la propria scheda.

Successivamente, utilizzare wifi-menu contenuto nel pacchetto netcfg per connettersi ad una rete:

 # wifi-menu wlp3s0

Si dovrebbe ora avere una connessione di rete funzionante. In caso contrario controllare la dettagliata pagina Wireless Setup.

Modem analogici, ISDN o PPoE DSL

Se si dispone di una connessione dial-up, o ISDN, consultare la pagina Direct Modem Connection.

Reti dietro un Server Proxy

Se si è dietro ad un server proxy, è necessario esportare le variabili di ambiente http_proxy e ftp_proxy. Si consulti il wiki Proxy settings per ulteriori informazioni.

Preparare l'unità di archiviazione

Attenzione: Il partizionamento può distruggere i dati presenti. È fortemente consigliato fare prima una copia di sicurezza dei dati importanti prima di procedere.

Coloro che non hanno dimestichezza con tool a riga di comando, e i novizi, sono incoraggiati ad utilizzare uno strumento grafico di partizionamento. GParted è un buon esempio ed è disponibile con un CD "Live". Inoltre è anche incluso nei CD live della maggior parte dei distributioni Linux, come Ubuntu e Linux Mint. Un dispositivo deve prima di tutto essere partizionato, e le partizioni devono essere formattate con un file system prima di riavviare.

La raccomandazione per un sistema che si avvia tramite UEFI, invece che in modalità legacy MBR, è di formattare l'unità utilizzando una tabella delle partizioni GPT. Questo significa che se l'unità è stato precedentemente già partizionata con una tabella di partizione MBR (MSDOS), si creerà una nuova tabella di partizione che distruggerà tutti gli altri dati presenti sul disco. Solo una volta che la nuova tabella delle partizioni è stata creata su un disco si possono creare le singole partizioni con un qualsiasi tipo di formato scelto. Quando si usa Gparted, selezionando l' opzione per creare una nuova tabella delle partizioni essa creerà per impostazione predefinita una tabella delle partizioni "msdos". Se avete intenzione di seguire il consiglio di creare una tabella di partizione GPT, allora avete bisogno di scegliere "Avanzate" (Advanced) e quindi selezionare "gpt" dal menu a discesa. Questo non può essere fatto se già si dispone di un'installazione di Windows sul disco che si desidera di mantenere. E 'quindi estremamente importante non modificare la tabella delle partizioni GPT, se si ha intenzione di avere un sistema dual boot. Lasciare il disco dove è installato Windows intatto e cercare di ottenere l'installazione di Linux funzionante con UEFI su un disco che contiene una tabella di partizione MBR (legacy).

Inoltre, alcuni computer più recenti sono pre-installati con Windows 8, che utilizzerà Secure Boot. Arch Linux attualmente non supporta il Secure Boot, ma è stato riscontrato che alcune installazioni di Windows 8 non si avviano se il Secure Boot è disattivato nel BIOS. In alcuni casi è necessario spegnere sia Secure Boot che Fastboot dalle opzioni del BIOS, in modo da consentire a Windows 8 di avviarsi senza Secure Boot. Tuttavia ci sono potenziali rischi per la sicurezza spegnendo Secure Boot per l'avvio di Windows 8. Pertanto, può essere una scelta migliore quella di mantenere l' installazione di Windows 8 intatta e utilizzare un secondo disco rigido indipendente per l' installazione di Linux -che può poi essere ripartizionato da zero utilizzando una tabella di partizioni GPT. Una volta fatto ciò, la creazione di più partizioni ext4/FAT32/swap sul secondo disco può essere il modo migliore di proseguire se il computer dispone di due unità a disposizione. Questo non è spesso facile o possibile su un piccolo computer portatile. Attualmente, Secure Boot non è ancora in uno stato completamente stabile per il funzionamento affidabile, anche per le distribuzioni Linux che lo supportano.

Si veda Swap per i dettagli, se si desidera creare una partizione di swap o un file di swap . Un file di swap è più facile da ridimensionare di una partizione e può essere creato in qualsiasi momento dopo l'installazione , ma non può essere utilizzato con un filesystem Btrfs .

Se avete già effettuato questa procedura, si proceda con Montare le partizioni. In caso contrario, vedere il seguente esempio.

Esempio

L'attuale supporto di installazione di Arch Linux include i seguenti tool di partizionamento:

Questo esempio utilizza cfdisk, ma può essere eseguita con cgdisk, che consentirà il partizionamento GPT al posto dell'MBR.

Suggerimento: Utilizzare il comando lsblk per elencare i dischi rigidi collegati al sistema, insieme con le dimensioni delle loro partizioni esistenti. Questo vi aiuterà ad essere sicuri che si sta partizionando il disco giusto.
Note relative al boot UEFI:
  • Se si dispone di una scheda madre UEFI è necessaria un'altra partizione per ospitare la partizione di sistema UEFI.
  • Si raccomanda di usare sempre GPT per l'avvio UEFI, in quanto alcuni firmware UEFI non consentono il boot UEFI-MBR.
Note relative al partizionamento GPT:
  • Se non si ha il dual boot con Windows, allora è consigliabile usare GPT invece che MBR. Si legga GPT per un elenco dei vantaggi.
  • Se si dispone di una scheda madre BIOS (o si ha intenzione di avviare la macchina in modalità di compatibilità BIOS) e si desidera installare GRUB con partizionamento GPT, allora avete bisogno di creare una partizione extra (BIOS Boot Partition)). Si veda. Syslinux non ne ha bisogno.
  • Alcuni sistemi BIOS possono avere problemi con GPT. Si veda http://mjg59.dreamwidth.org/8035.html e http://rodsbooks.com/gdisk/bios.html per maggiori informazioni e possibili soluzioni.
Nota: Se si sta installando su dispositivi USB flash, consultare " Installare Arch Linux su dispositivi USB".
# cfdisk /dev/sda

Il sistema di esempio conterrà una partizione root da 15 GB, e una partizione home per lo spazio su disco rimanente.

Si sottolinea ancora una volta che il partizionamento è una scelta personale e questo esempio è solo a scopo illustrativo. Si consulti la pagina sul partizionamento.

Root:

Home:

  • Muoversi col tasto freccia in basso selezionando lo spazio libero
  • Scegliere "New" (o premere Template:Keypress) - premere Template:Keypress per scegliere "Primary" - premere Template:Keypress per utilizzare tutto lo spazio rimanente sul disco, oppure (indicare la grandezza desiderata)

Ecco come dovrebbe apparire:

Name    Flags  Part Type   FS Type         [Label]         Size (MB)
-------------------------------------------------------------------------
sda1    Boot   Primary     Linux                           15360 #root
sda2           Primary     Linux                          133000 #/home

Siate consapevoli del fatto che questa operazione distruggerà i dati sul disco, quindi ricontrollate tutto il lavoro e assicuratevi che le dimensioni delle partizioni, così come la tabella delle partizioni, siano quelle volute, prima di continuare.

Se volete ricominciare da capo, si può semplicemente selezionare Quit (o premere Template:Keypress) per uscire senza salvare le modifiche e quindi riavviare cfdisk.

Se si è soddisfatti, selezionare "Write" (o premere Template:Keypress) per finalizzare e scrivere la tabella delle partizioni sul disco. Premere "yes" e scegliere "Quit" ( o premere Template:Keypress) per uscire da cfdisk, senza apportare più modifiche.

Il semplice partizionamento non è sufficiente, utilizzare l'utility mkfs per formattare le partizioni con un File Systems. Per formattare le partizioni con filesystem ext4:

Attenzione: Controllate effettivamente che sia /dev/sda1 che /dev/sda2 siano le partizioni che si vogliono formattare. Il comando lsblk può aiutarvi in questo.
# mkfs.ext4 /dev/sda1
# mkfs.ext4 /dev/sda2

Se si è creata una partizione dedicata per swap (code 82), non si dimentichi di formattarla e attivarla con:

# mkswap /dev/sdaX
# swapon /dev/sdaX

Montare le partizioni

Ogni partizione è identificata con un suffisso numerico. Ad esempio, sda1 specifica la prima partizione del primo disco, mentre sda indica l'intero disco.

Per visualizzare lo schema delle partizioni correnti:

#  lsblk /dev/sda

Fate attenzione, perché l'ordine di montaggio è importante. Per prima cosa, montare la partizione di root su /mnt. Seguendo l'esempio precedente (il vostro potrebbe essere diverso):

# mount /dev/sda1 /mnt

In seguito montare la partizione /home e qualsiasi altra partizione separata (/boot, /var, etc. ), se ne avete.

# mkdir /mnt/home 
# mount /dev/sda2 /mnt/home

Nel caso si abbia una scheda madre UEFI, montare la partizione UEFI:

# mkdir /mnt/boot/efi
# mount /dev/sdaX /mnt/boot/efi

Selezionare un mirror

Prima di procedere è necessario modificare il file mirrorlist e inserire il vostro mirror preferito in cima alla lista . una copia di questo file sarà pure installato sul vostro nuovo sistema da pacstrap, quindi conviene impostarlo come si deve.

# nano /etc/pacman.d/mirrorlist
##
## Arch Linux repository mirrorlist
## Sorted by mirror score from mirror status page
## Generated on 2012-MM-DD
##

Server = http://mirror.example.xyz/archlinux/$repo/os/$arch
...

Se si desidera, è possibile rendere il mirror copiato l'unico disponibile e cancellare tutto il resto (utilizzando Template:Keypress), ma di solito è una buona idea averne qualcuno in più, nel caso in cui il primo risulti offline.

Suggerimento:
  • Potete utilizzare Mirrorlist Generator per ottenere un elenco aggiornato per il vostro paese. I mirror HTTP sono più veloci dei FTP, a causa di qualcosa di una procedura chiamata keepalive. Con FTP, pacman deve inviare un segnale ogni volta che si scarica un pacchetto, con conseguenza che si genera una breve pausa. Per conoscere altri modi per generare un elenco dei mirror, vedere Scelta e selezione dei mirrors e Reflector.
  • Arch Linux MirrorStatus rapporta diversi informazioni sui mirror, come problemi di rete con un server, problemi di raccolta dei dati, l'ultima volta che un mirror è stato sincronizzato, ecc.
Nota: * Ogni volta che in futuro si modifica la lista di mirror, ricordate sempre di forzare pacman per aggiornare tutti gli elenchi dei pacchetti con pacman -Syy. Questa è considerata una buona pratica per evitare possibili mal di testa . Si veda Mirrors per ulteriori informazioni.
  • Se il supporto di installazione che state utilizzando è vecchio, la vostra lista dei server mirror potrebbe essere superata, ciò potrebbe portare a problemi durante l'aggiornamento di Arch-Linux tramite pacman (Si veda il FS#22510). Pertanto si consiglia di ottenere una versione aggiornata del mirrorlist, come descritto sopra.
  • Sono stati segnalati alcuni problemi sul forum di Arch Linux per quanto concerne dei problemi di rete che impediscono a pacman di aggiornare/sincronizzare i repository (si veda [1] e [2] ). Quando si installa nativamente Arch, questi problemi sono stati risolti sostituendo il la variabile predefinita per lo scaricamento dei pacchetti di pacman con uno alternativo (si veda migliorare le prestazioni di Pacman per maggiori dettagli). Quando si installa Arch come un sistema operativo Guest in Virtualbox, questo problema è stato risolto utilizzando "interfaccia host" invece di "NAT" nelle proprietà della macchina virtuale.

Installare il sistema base

Il sistema base viene installato tramite l'ausilio dello script pacstrap.

L'opzione -i può essere omessa se ​​si desidera installare tutti i pacchetti del gruppo base senza chiedere conferma.

 # pacstrap -i /mnt base
Nota: Se pacman non riesce a verificare i pacchetti, controllate l'ora del vostro sistema con cal. Se la data di sistema non è valida (ad esempio, mostra l'anno 2010), le chiavi per la firma dei pacchetti verranno considerate scadute (o non valide), i controlli sulle firme dei pacchetti falliranno e l'installazione verrà interrotta. Assicurarsi di correggere l'ora del sistema, sia in modo manuale, o con il client ntp, e ripetere l'esecuzione del comando pacstrap. Fare riferimento a alla pagina Time per ulteriori informazioni sulla correzione di ora di sistema.
Nota: Se pacman si lamenta che error: failed to commit transaction (invalid or corrupted package), eseguire il seguente comando :
 # pacman-key --init && pacman-key --populate archlinux

Questo vi consentirà di avere un sistema base di Arch Linux. Altri pacchetti possono essere installati in seguito tramite pacman.

Generare il file fstab

Generare un file fstab con il seguente comando. Saranno utilizzati gli UUID perché hanno alcuni vantaggi (si veda Identificare i filesystem). Se invece si preferisce utilizzare le etichette, sostituire l'opzione -U con il parametro -L.

 # genfstab -U -p /mnt >> /mnt/etc/fstab
 # nano /mnt/etc/fstab


Attenzione: Il file fstab dovrebbe sempre essere controllato dopo che è stato generato. Se si verificano errori lanciando genfstab oppure più avanti nella fase di installazione, non ripetere nuovamente il comando genfstab, ma modificate manualmente il file fstab.

Alcune considerazioni :

  • Solo la partizione di root / deve avere un valore 1 per l'ultimo campo. Tutto il resto dovrebbero avere un 2 o uno 0 (si veda Definizione dei campi).

Effettuare Chroot e configurare il sistema di base

Successivamente bisogna entrare tramite chroot nel nostro nuovo sistema installato.

# arch-chroot /mnt
Nota: Utilizzare arch-chroot /mnt /bin/bash per avere chroot in una shell bash.

In questa fase dell'installazione, sarà possibile configurare i file di configurazione principali del proprio sistema base di Arch Linux. Questi possono essere creati, se non esistono, o modificati, se si desidera modificare le impostazioni predefinite .

Seguire da vicino e comprendere questi passaggi è di fondamentale importanza per garantire un sistema configurato correttamente.

Locale

I Locale sono utilizzati da glibc ed altri programmi o librerie per generare le localizzazioni specifiche, il rendering del testo, i simboli specifici della lingua, visualizzare correttamente i valori monetari regionali, ora e formato della data, idiosincrasie alfabetiche, e le altre impostazioni internazionali specifiche.

Ci sono due file che hanno bisogno di essere modificati: locale.gen e locale.conf .

  • locale.gen è un file vuoto (tutte le voci commentate) per impostazione predefinita, ed è necessario rimuovere il simbolo # davanti alle stringhe che si intende attivare. È possibile rimuovere il commento a più righe della stessa lingua, fino a quando si sceglie tra di essi la codifica UTF-8.
# nano /etc/locale.gen
en_US.UTF-8 UTF-8
it_IT.UTF-8 UTF-8
 # locale-gen

Questo verrà eseguito ad ogni aggiornamento di glibc, rigenerando di tutti i locali inclusi in /etc/locale.gen.

  • Il file locale.conf non esiste per impostazione predefinita. Impostare solo la variabile LANG dovrebbe essere sufficiente. Esso fungerà da valore di default per tutte le altre variabili.
 # echo LANG=en_US.UTF-8 > /etc/locale.conf
 # export LANG=en_US.UTF-8
Nota: Se si è impostata una lingua diversa dall'inglese (US), all'inizio dell'installazione, allora i comandi da dare dovrebbero essere simili a questi
# echo LANG=it_IT.UTF-8 > /etc/locale.conf
# export LANG=it_IT.UTF-8

Per impostare altri locali per le variabili LC_*, eseguire prima il comando locale per visualizzare le opzioni disponibili e aggiungerli a locale.conf. Non è consigliabile impostare la variabile LC_ALL. Potete trovare un esempio avanzato qui.

Mappatura e Font per la Console

Se avete impostato una mappatura della tastiera all'inizio del processo di installazione, caricarlo ora, poiché l'ambiente è cambiato. Per esempio :

# loadkeys it
# setfont Lat2-Terminus16

Per rendere disponibili le modifiche dopo il riavvio, editare il file /etc/vconsole.conf.

# nano /etc/vconsole.conf
KEYMAP=it
FONT=Lat2-Terminus16
  • KEYMAP - Si prega di notare che questa impostazione è valida solo per le TTY, non per tutti i gestori di finestre grafici o per Xorg.
  • FONT - I font disponibili per la console sono elencati in /usr/share/kbd/consolefonts/. Il valore predefinito (vuoto) è sicuro. ma alcuni caratteri stranieri possono apparire come quadrati bianchi o altri simboli. Si consiglia di cambiare come Lat2-Terminus16. Poiché, come citato in /usr/share/kbd/consolefonts/README.Lat2-Terminus16, dovrebbe sostenere "circa 110 gruppi linguistici".
  • Opzione aggiuntiva FONT_MAP - Definisce la mappatura per la console da caricare con il programma setfont al boot. Si legga {{ic|man setfont}. Il valore predefinito (vuoto) o la sua rimozione è sicura e non crea problemi.

Si veda Font per Console e man vconsole.conf per avere maggiori informazioni.

Time zone

I fusi orari disponibili e le regioni possono essere trovati nelle directory /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone>.

Per poter visualizzare le zone disponibili, controllando la directory /usr/share/zoneinfo/ :

# ls /usr/share/zoneinfo/

Allo stesso modo potete controllare il contenuto della directory appartenente ad una SubZone:

# ls /usr/share/zoneinfo/Europe

Creare un collegamento simbolico a /etc/localtime con il file corrispondente alla vostre esigenze, /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone>, usando questo comando:

# ln -s /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone> /etc/localtime

Esempio:

# ln -s /usr/share/zoneinfo/Europe/Rome /etc/localtime

Hardware clock

Impostare la modalità orologio hardware in modo uniforme tra i sistemi operativi sulla stessa macchina. Altrimenti l'orario può essere sovrascritto e causare sfasamenti di orario.

Potete generare il file /etc/adjtime automaticamente utilizzando uno dei seguenti comandi:

  • UTC (raccomandato)
Nota: Utilizzare UTCper l'orologio hardware non significa che verrà utilizzato UTC nel software.
# hwclock --systohc --utc

Per sincronizzare il vostro tempo "UTC" su internet , vedere NTPd.

  • localtime (Altamente Sconsigliato) - utilizzato di default in Windows.
Attenzione: Utilizzare localtime può portare a diversi e irreparabili bug. Tuttavia, non ci sono piani per l'abbandono del supporto di localtime.
# hwclock --systohc --localtime

Se avete un sistema dual-boot con Windows (o avete in previsione di averlo):

  • Raccomandato. Impostare sia Arch Linux che Windows in modo che utilizzino UTC. Si necessita una correzione del registro di Windows. Inoltre, assicurarsi di impedire a Windows di sincronizzare l'orologio da internet, in modo che l'orologio hardware utilizzi nuovamente localtime.
  • Sconsigliato. Impostare Arch Linux su localtime e disabilitare ogni servizio relativo all'impostazione dell'orologio, come NTPd. Questo permetterà a Windows di prendersi cura della correzione dell'ora hardware e sarà necessario ricordarsi di avviare Windows almeno due volte l'anno (in primavera e autunno), quando DTS elabora l'ora legale. Quindi, per favore non chiedere sul forum perchè l'orologio è un'ora indietro o in avanti se utilizzate questo sistema e siete soliti passare molto tempo senza avviare Windows.

Moduli del Kernel

Suggerimento: Questo è solo un esempio, non è necessario impostarlo. Normalmente tutti i moduli necessari sono caricati automaticamente da udev, quindi raramente si avrà bisogno di aggiungerne qualcuno. Si aggiungano solamente i moduli che se ne conosce la mancanza

Per aggiungere i moduli del kernel da caricare durante l'avvio, creare un file *.Conf in /etc/modules-load.d/, con un nome in base al programma che li utilizza .

# nano /etc/modules-load.d/virtio-net.conf
# Carica il modulo 'virtio-net.ko' al boot.
virtio-net

Se ci sono più moduli da caricare per *.conf, I nomi dei moduli possono essere separati andando a capo. Un buon esempio risulta VirtualBox Guest Additions.

Le righe vuote e linee il cui primo carattere è # o ;, vengono ignorate.

Hostname

Impostare l'hostname a vostro piacimento (ad esempio "arch"):

# echo myhostname > /etc/hostname
Nota: Non è più necessario modificare /etc/hosts. Il pacchetto nss-myhostname provvederà alla risoluzione del nome host, ed è installato su tutti i sistemi per impostazione predefinita.

Configurare la rete

È necessario configurare la rete ancora una volta, ma questa volta per l'ambiente appena installato. La procedura e prerequisiti sono molto simili a quella descritta precedentemente, eccetto che stiamo per renderla persistente ed eseguita automaticamente all'avvio.

Nota: Per informazioni più approfondite, consultare le pagine Configurazione della Rete e Wireless Setup.

Reti Wired

Attenzione: Un bug è stato notato nella ISO di installazione, in cui il nome dell'interfaccia in fase di installazione è diversa da quella che si avrà al riavvio. Vedere Bug #33923 for more details.
Utilizzare il comando ip link (mostra i nomi delle interfacce) dopo aver riavviato nel sistema installato per scoprire se si è interessati da questo bug. Se è così, dovrete rifare la configurazione descritta di seguito con il nome di interfaccia corretta.
IP Dinamico
Utilizzando dhcpcd

Se si utilizza solo un singolo collegamento di rete fissa cablata, non avete bisogno di un servizio di gestione della rete e si può semplicemente attivare il servizio dhcpcd. Dove nome_interfaccia è la vostra interfaccia cablata :

  # systemctl enable dhcpcd@nome_interfaccia.service
Utilizzando netctl

Copiare un profilo campione da /etc/netctl/examples a /etc/netctl/:

 # cd /etc/netctl
 # cp examples/ethernet-dhcp .

Modificare il profilo in base alle proprie esigenze (impostando Interface):

# nano ethernet-dhcp

Abilitare il profilo ethernet-dhcp:

 # netctl enable ethernet-dhcp
Utilizzando netctl-ifplugd

In alternativa, è possibile utilizzare il servizio netctl-ifplugd di netctl, che gestisce con egregiamente le connessioni dinamiche a nuove reti:

Installare ifplugd, che è richiesto per net-auto-wired:

# pacman -S ifplugd

Quindi attivare per l'interfaccia che si desidera:

# systemctl enable netctl-ifplugd@<interfaccia>.service
Ip Statico
Utilizzando netctl

Copiare un profilo di esempio da /etc/netctl/examples a /etc/netctl:

# cd /etc/netctl
# cp examples/ethernet-static .

Modificare il profilo in base alle proprie esigenze (impostando Interface, Addr, Gateway e DNS):

# nano ethernet-static

Abilitare il profilo creato:

# netctl enable ethernet-static

Reti Wireless

Avrete bisogno di installare dei programmi addizionali per abilitare essere abilitati a configurare e gestire i profili di rete wireless pernetcfg.

NetworkManager e Wicd sono altre alternative popolari.

  • Installare i pacchetti richiesti:
# pacman -S wireless_tools wpa_supplicant wpa_actiond dialog

Se il proprio adattatore wireless richiede un firmware (come descritto nella sezione su stabilire una connessione Wireless e Drivers e firmware), installare il pacchetto contenente il proprio firmware. Per esempio:

# pacman -S zd1211-firmware

Vedere Wireless Setup and WPA supplicant for more info.

  • Dopo aver terminato il resto di questa installazione e riavviato il sistema, è possibile collegarsi alla rete con wifi-menu <interface> (dove <interface> è l'interfaccia del vostro chipset wireless), che genererà un file di profilo in /etc/network.d col nome del vostro SSID. Vi sono anche dei modelli disponibili in /etc/network.d/examples/ per la configurazione manuale.
# wifi-menu nome_iterfaccia
Attenzione: Se si sta utilizzando wifi-menu, questo deve essere fatto dopo il riavvio del sistema e quando non si è più in ambiente chroot. Il processo generato da questo comando va in conflitto con quello che viene eseguita al di fuori del chroot. In alternativa, si può solo configurare un profilo di rete manualmente utilizzando i modelli menzionati in precedenza in modo da non doversi preoccuparvi di usare wifi-menu a tutti i costi.
  • Abilitare il servizio net-auto-wireless, il demone si collegherà alle reti conosciute, e gestirà ordinatamente il roaming e la disconnessione:
# systemctl enable net-auto-wireless.service

{{nota| Da Netcfg#Net-Auto-Wireless: i profili wireless-wpa-config non funzionano con net-auto-wireless. Convertirli invece in wireless-wpa-configsection o wireless-wpa.

Nota: netcfg fornisce anche net-auto-wired, che può essere usato in combinazione con net-auto-wireless.
Nota: Wpasupplicant potrebbe fallire con il messaggio "WPA Authentication/Association Failed". In tal caso, vedere questo link per una soluzione.
  • Assicurarsi che la variabile dell'interfaccia wireless (si solito wlan0) sia correttamente impostata in /etc/conf.d/netcfg:
# nano /etc/conf.d/netcfg
WIRELESS_INTERFACE="wlp3s0"

Inoltre è possibile definire una lista di profili di rete a cui connettersi automaticamente con la variabile AUTO_PROFILES in /etc/conf.d/netcfg. Se AUTO_PROFILES non è impostato, verranno provate tutte le reti wireless conosciute.

Modem analogici, ISDN o PPoe DSL

Per attivare una connessione a modem xDSL, dial-up e ISDN, consultare il wiki Direct Modem Connection.

Creare un ambiente iniziale ramdisk

Suggerimento: La maggior parte degli utenti possono saltare questo passaggio e utilizzare i valori predefiniti forniti in /etc/mkinitcpio.conf. L'immagine initramfs (nella cartella di /boot) è già stato generato in base a questo file quando il pacchetto linux (il kernel Linux) è stato installato precedentemente con pacstrap.

Qui è necessario impostare i giusti hooks se root risiede su un disco USB, se si utilizza un sistema RAID, LVM, o se /usr è in una partizione separata.

Modificare /etc/mkinitcpio.conf in base alle proprie esigenze e ri-generare l'immagine initramfs con

# mkinitcpio -p linux
Nota: Per le installazioni di Arch VPS su QEMU (es. utilizzando virtual-manager), potrebbe necessitare dell'aggiunta dei moduli virtio in mkinitcpio.conf per essere in grado di avviarsi.
# nano /etc/mkinitcpio.conf
MODULES="virtio virtio_blk virtio_pci virtio_net"

Impostare la password di Root

Potete impostare la password di root con

# passwd

Installare e configurare un bootloader

Schede Madri BIOS

Per i sistemi BIOS sono disponibili tre bootloader : syslinux, GRUB, e LILO. Si scelga il bootloader secondo le vostre esigenze. Di seguito verranno spiegati solo Syslinux e GRUB.

  • Syslinux è (attualmente) limitato a caricare solo i file dalla partizione in cui è stato installato. Il suo file di configurazione è considerato più facile da capire. Esempi di configurazione possono essere trovati qui.
  • GRUB è più ricco di funzionalità e supporta scenari più complessi. Il suo file di configurazione è più simile ad un linguaggio di scripting, e modificarli manualmente può essere difficile per i principianti. Si raccomanda di generarne automaticamente uno.
Nota: Alcuni sistemi BIOS possono avere problemi con GPT. Si veda http://mjg59.dreamwidth.org/8035.html e http://rodsbooks.com/gdisk/bios.html per maggiori informazioni e possibili soluzioni.
Syslinux

Installare il pacchetto syslinux e successivamente utilizzare lo script syslinux-install_update per installare automaticamente modificare i file (-i), marcare la partizione active impostandola con il flag di boot (-a), e installarlo sul codice di avvio MBR (-m):

Nota: Se si è partizionato il disco come GPT, installare anche il pacchetto gptfdisk (tramite pacman -S gptfdisk), perché fornisce sgdisk, che verrà utilizzato per impostare il flag lo specifico flag GPT si avvio.
 # pacman -S syslinux 
 # syslinux-install_update -i -a -m

Configurare il file syslinux.cfg per puntare alla giusta partizione di /root. Questo passaggio è fondamentale. Se dovesse puntare alla partizione sbagliata, Arch Linux non si avvia.Cambiare /dev/sda3 in modo che coincida con la vostra partizione root designata (se avete partizionato il disco come abbiamo fatto nell'esempio, la vostra partizione di root sarà sda1). Fate lo stesso per LABEL archfallback.

# nano /boot/syslinux/syslinux.cfg
...
LABEL arch
        ...
        APPEND root=/dev/sda3 ro
        ...

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare Syslinux, consultare la pagina Syslinux.

GRUB

Installare il pacchetto grub-bios ed eseguire il comando grub-install /dev/sda.

Nota: Cambiare /dev/sda in modo che rifletta il dispositivo su cui è stato installato Arch. Non aggiungere un numero alla partizione (non utilizzare sdaX).
Nota: Per dispositivi partizionati in GPT su schede madri con BIOS, GRUB necessità di una "partizione di avvio del BIOS" extra.
# pacman -S grub-bios
# grub-install --recheck /dev/sda
# cp /usr/share/locale/en\@quot/LC_MESSAGES/grub.mo /boot/grub/locale/en.mo

Mentre è possibile utilizzare un file grub.cfg creato manualmente, si raccomanda per i principianti di generarne uno automaticamente:

Suggerimento: Se volete che questo comando ricerchi automaticamente eventuali altri sistemi operativi presenti nel vostro computer, installare prima il pacchetto os-prober (pacman -S os-prober) prima di eseguire il comando successivo.
# grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare GRUB, si veda la pagina GRUB.

Per schede madri con UEFI

Per un avvio UEFI, il disco deve essere partizionato in GPT, e una partizione di sistema UEFI (512 MiB o superiore, di tipo EF00, formattata in FAT32") deve essere presente e montata su /boot/efi. Se avete seguito questa guida dall'inizio, avete già effettuato questo passaggio.

Vi sono diversi bootloader UEFI disponibili, viene raccomandato l'utilizzo di EFISTUB. Di seguito troverete le istruzioni per impostare EFISTUB e GRUB (naturalmente se ne sceglie solo uno di loro).

Note: Syslinux non supporta UEFI.
EFISTUB

Il kernel Linux può agire come un proprio bootloader proprio utilizzando EFISTUB. Questo è il metodo di avvio UEFI raccomandato dagli sviluppatori ed è più semplice rispetto all'utilizzo di grub-efi-x86_64. La procedura riportata di seguito imposta rEFInd per fornire un menu EFISTUB per il kernel, nonché per l'avvio di altri bootloader UEFI. Boot manager EFISTUB alternativi possono essere trovati sulla pagina UEFI Bootloaders#Booting EFISTUB. Sia rEFInd che gummiboot sono in grado di rilevare Windows bootloader UEFI in caso di dual-boot.

1. Prima di effettuare il chroot caricare il modulo del kernel efivars:

 # modprobe efivars  

1b. Montare la UEFI System Partition in /mnt/boot/efi e successivamente effettuare il chroot in /mnt.

2. copiare i file del kernel e di initramfs in /mnt/boot/efi:

# mkdir -p /boot/efi/EFI/arch/
# cp /boot/vmlinuz-linux /boot/efi/EFI/arch/vmlinuz-arch.efi
# cp /boot/initramfs-linux.img /boot/efi/EFI/arch/initramfs-arch.img
# cp /boot/initramfs-linux-fallback.img /boot/efi/EFI/arch/initramfs-arch-fallback.img

Ogni volta che il kernel e il file initramfs vengono aggiornati in /boot, hanno bisogno di essere aggiornati anche in /boot/efi/EFI/arch. Questo può essere automatizzato utilizzando systemd.

3. Per il boot manager di rEFInd, installare refind-efi e efibootmgr:

 # pacman -S refind-efi efibootmgr

4. Installare rEFInd sulla UEFI System Partition (come decritto in UEFI Bootloaders#Using rEFInd):

# mkdir -p /boot/efi/EFI/refind
# cp /usr/lib/refind/refind_x64.efi /boot/efi/EFI/refind/refind_x64.efi
# cp /usr/lib/refind/config/refind.conf /boot/efi/EFI/refind/refind.conf
# cp -r /usr/share/refind/icons /boot/efi/EFI/refind/icons

5. Creare un file /boot/efi/EFI/arch/refind_linux.conf con i parametri del kernel per essere utilizzati da rEFInd:

# nano /boot/efi/EFI/arch/refind_linux.conf
"Boot to X"               "root=/dev/sdaX ro rootfstype=ext4 systemd.unit=graphical.target"
"Boot to console"   "root=/dev/sdaX ro rootfstype=ext4 systemd.unit=multi-user.target"
Nota: refind_linux.conf è copiato nella directory /boot/efi/EFI/arch/ deve il kernel e il file initramfs sono stati precedentemente copiati tramite lo step 2.
Nota: In refind_linux.conf sdaX si riferisce proprio al file system root, non alla partizione di boot, se sono stati creati separatamente.

6. Aggiungere rEFInd al menu di avvio UEFI utilizzando efibootmgr. Sostituire X e Y con l' unità e la partizione del UEFI System Partition. Per esempio, in /dev/sdc5, X è "c" e Y è "5".

Warning: Usare efibootmgr su machine Mac Apple può corrompere il firmware, e potrebbe essere necessario re-flashare la ROM della scheda madre. Per sistemi Mac usare mactel-bootAUR o "bless" direttamente da OS X.
 # efibootmgr -c -g -d /dev/sdX -p Y -w -L "rEFInd" -l '\EFI\refind\refind_x64.efi'
Nota: Su alcuni sistemi , il comando precedente non funzionerà correttamente. Si esegue senza errori visibili , ma il menu di avvio UEFI non sarà stata correttamente aggiornato con una nuova voce. Per determinare se il comando eseguito correttamente, eseguire efibootmgr senza argomenti e vedere se una nuova voce è apparsa nella lista visualizzata. Se non vi è alcuna nuova voce non sarà possibile entrare in rEFInd al riavvio, come se il menu di avvio UEFI è stato lasciato invariato. In questo caso, sarà invece necessario entrare nella shell UEFI e aggiungere manualmente una voce al menu di avvio UEFI con il comando bcfg come descritto qui.
GRUB
Nota: Nel caso abbiate un sistema EFI 32-bit, come gli Apple antecedenti il 2008, installare grub-efi-i386 al posto di grub-efi-x86_64.
# pacman -S grub-efi-x86_64 efibootmgr
# grub-install --efi-directory=/boot/efi --bootloader-id=arch_grub --recheck
# cp /usr/share/locale/en\@quot/LC_MESSAGES/grub.mo /boot/grub/locale/en.mo

Mentre, successivamente è possibile utilizzare un file grub.cfg creato manualmente, si raccomanda, per i principianti, di generarne uno automaticamente:

Suggerimento: Se volete che questo comando ricerchi automaticamente eventuali altri sistemi operativi presenti nel vostro computer, installare prima il pacchetto os-prober (pacman -S os-prober) prima di eseguire il comando successivo.
# grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg
Nota: grub-install dovrebbe creare una nuova voce al menu di boot UEFI. Se non vi è alcuna nuova voce sarà necessario entrare nella shell UEFI e aggiungere manualmente una voce al menu di avvio UEFI con il comando bcfg come descritto qui.

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare GRUB, si veda la pagina GRUB.

Smontare le partizioni montate

Uscire dall'ambiente chroot:

# exit

Precedentemente, come esempio, si sono montate le partizioni sotto /mnt. In questa fase procederemo a smontarle tutte.

# umount /mnt/{boot,home,}

Riavviare il computer:

# reboot
Suggerimento: Assicurarsi di rimuovere il supporto di installazione altrimenti si rischia di avviare nuovamente il supporto di installazione.

Questo documento vi guiderà attraverso il processo di installazione di Arch Linux utilizzando il sistema live avviato con l'immagine ufficiale di installazione. Prima di installare, è consigliato dare una lettura alle FAQ (Italiano).

Category:Getting and installing Arch contiene diverse altre guide all'installazione per casi specifici.

L'Arch wiki mantenuto dalla community è una risorsa eccellente e deve essere la prima risorsa da consultare in caso di problemi. Sono disponibili anche il canale IRC (per la comunità italiana: irc://irc.azzurra.org/archlinux o irc://irc.freenode.net/#archlinux.it, mentre per il supporto internazionale: irc://irc.freenode.net/#archlinux), ed il forum italiano o internazionale per ricercare ulteriori risposte. Inoltre, assicurarsi di leggere le pagine man per qualsiasi comando sconosciuto; di solito può essere invocato tramite man "command".

Download

Scarica la nuova ISO di Arch Linux ISO dalla pagina di download.

  • Viene distribuita una sola immagine da essere utilizzata su architetture i686 e x86_64 per installare Arch Linux tramite la rete. Le immagini che contenevano il repository [core] non sono più distribuite.
  • Le immagini sono firmate ed è altamente raccomandato verificare la firma prima di usarle: questo si può fare scaricando il file .sig dalla pagina di download (o uno dei mirror elencati qui ) per la stessa directory del file .iso e quindi verificarlo tramite pacman-key -v iso-file.sig
  • Le immagini possono essere masterizzate su CD, montate come ISO, o scritte direttamente su penna USB. Le ISO servono ad installare un nuovo sistema di Arch Linux; un sistema Arch Linux può sempre essere aggiornato tramite pacman -Syu.

Installazione

Layout di tastiera

Sono disponibili diverse mappature per molti paesi e tipi di tastiere, e un comando come loadkeys it basta per impostare la mappatura desiderata.

# loadkeys it

Ulteriori file per la mappatura dei tasti possono essere trovati in /usr/share/kbd/keymaps/ (è possibile omettere il percorso keymap e l'estensione del file quando si utilizza loadkeys).

Partizionare i dischi

Si legga la pagina sul partizionamento per maggiori dettagli.

Ricordarsi di creare tutti i dispositivi a blocchi accatastati per LVM, disk encryption, o RAID, prima di procedere.

Formattare le partizioni

Si legga file system e opzionalmente Swap per maggiori dettagli.

Se si sta utilizzando (U) EFI avrete probabilmente bisogno di un'altra partizione per ospitare la partizione di sistema UEFI. Si legga questo articolo.

Montare le partizioni

Ora si deve montare la partizione di root su /mnt. Dopodiche si dovrebbero anche creare le directory per montare le altre partizioni (/mnt/boot, /mnt/home, ..) e attivare la partizione di "swap se si desidera che vengano rilevate da "genfstab".

Connessione alla rete

Un servizio di DHCP è già abilitato per tutti i dispositivi disponibili. Se è necessario impostare un indirizzo IP statico o utilizzare strumenti di gestione, come Netctl, si dovrebbe fermare in primo luogo di questo primo servizio: systemctl stop dhcpcd.service. Per maggiori informazioni si veda la pagina Configurazione della Rete.

Wireless

Eseguire wifi-menu per impostare una connessione senza fili, per maggiori dettagli si leggano le pagine Configurazione Wireless e Netctl.

Installare il sistema base

Prima di procedere è necessario modificare il file /etc/pacman.d/mirrorlist per usare i mirror di vostro gradimento. Questa copia del mirrorlist sarà pure installato sul vostro nuovo sistema da pacstrap, quindi conviene impostarlo come si deve.

Utilizzando lo script pacstrap potete installare il sistema base.

# pacstrap /mnt base 

Altri pacchetti possono essere installati aggiungendo i loro nomi al comando precedente (separati da uno spazio), incluso il bootloader che si desidera.

Configurare il sistema

  • Generare un file fstab con il seguente comando (sarebbe preferibile utilizzare come nomenclatura gli UUID o i label, nel caso aggiungere rispettivamente le opzioni -U o -L):
# genfstab -p /mnt >> /mnt/etc/fstab
  • Effettuare un chroot nel nostro nuovo sistema appena installato:
# arch-chroot /mnt
  • Scrivere il proprio hostname in /etc/hostname.
  • Creare un link simbolico di /usr/share/zoneinfo/Zone/SubZone in /etc/localtime . Rimpiazzare Zone e Subzone in base alle vostre esigenze. Per esempio:
# ln -s /usr/share/zoneinfo/Europe/Rome /etc/localtime
  • De-commentare i locale che si vuole utilizzare in /etc/locale.gen e generarlo con il comando locale-gen.
  • Impostare le proprie preferenze sul locale in /etc/locale.conf.
  • Aggiungere un font e una mappatura della tastiera che si desidera utilizzare per la console in /etc/vconsole.conf
  • Configurare /etc/mkinitcpio.conf in base alle proprie esigenze (si legga mkinitcpio) e creare un RAM disk iniziale con:
# mkinitcpio -p linux

Installare e configurare un boot loader

Si veda la pagina Boot loaders per le scelte disponibili.

Smontare le partizioni montate

Se si è ancora in ambiente environment, digitare prima di tutto exit o Ctrl+D per uscire da chroot. Prima si sono montate le partizioni sotto /mnt. In questa fase procederemo a smontarle tutte.

# umount -R /mnt

Si riavvii il sistema e si prosegua nella configurazione del proprio sistema.

Post-Installazione

Gestione Utenti

Aggiungere gli account utente che si richiedono come come descritto in Gestione degli utenti. Non è consigliabile utilizzare l'account di root per un uso regolare, o esporlo tramite SSH su un server. L'account di root deve essere utilizzato solo per le attività amministrative.

Gestione dei Pacchetti

Leggere Pacman e FAQ-Gestione dei Pacchettiper avere le risposte in materia di installazione dei pacchetti, l'aggiornamento e la gestione.

Gestione dei Servizi

Arch Linux usa come init systemd, he è il sistema responsabile dei servizi per Linux. Per mantenere la vostra installazione di Arch Linux, è una buona idea per imparare le basi sul suo utilizzo. L'interazione con systemd è fatto attraverso il comando systemctl. Si legga Uso base di systemctl per ulteriori informazioni.

Suono

ALSA di solito funziona automaticamente. Ha bisogno solo di essere riattivato. Installare alsa-utils (che contiene alsamixer) e seguire queste istruzioni.

ALSA è incluso con il kernel ed è raccomandato. Se non dovesse funzionare, OSS è una valida alternativa. Se si dispone di avanzati requisiti audio, dare un'occhiata al sistema audio per una panoramica dei vari articoli.

Display server

L'X Window System (comunemente chiamato X11, o semplicemente X) consente di disegnare su schermo le finestre. Fornisce il toolkit standard per visualizzare interfacce utente grafiche (Graphical User Interface, GUI). Si veda Xorg per maggiori informazioni.

Wayland è un nuovo protocollo server display e l'implementazione di riferimento Weston è disponibile. Il supporto per le applicazioni è molto scarsa in questa fase iniziale di sviluppo.

Font

Si potrebbe desiderare di installare un set di caratteri TrueType, in quanto solo font bitmap non scalabili sono inclusi di default. Dejavu è un font di uso generico di alta qualità e con una buona copertura Unicode :

# pacman -S ttf-dejavu

Fare riferimento a Font Configuration per sapere come configurare il rendering dei font e a Fonts per i suggerimenti sui tipi di caratteri e le istruzioni di installazione.

Appendice

Per un elenco dei programmi maggiormente utilizzati e si veda l'articolo applicazioni comuni.

Si veda anche Raccomandazioni Generali per consigli post-installazione, come la configurazione del touchpad o il rendering dei font.