Beginners' Guide/Installation (Italiano)

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Suggerimento: Questa è una parte della versione suddivisa in pagine multiple della Guida per Principianti. Cliccare qui se si preferisce consultare la guida nella sua interezza.


Installare il sistema Base

Per far partire l'installazione, avviare come root lo script di installazione dalla console virtuale tty1:

Template:Cli

Apparirà sullo schermo il menu di installazione di Arch Linux.

Selezionare una fonte di installazione

Dopo una schermata di benvenuto, verrà richiesta una fonte da cui installare. Scegliere quella appropriata al tipo di installazione che si sta eseguendo. Se si sta utilizzando la NetInstall, un buon metodo per verificare la velocità relativa dei repository di origine, ed il suo stato di aggiornamento, è quello di consultare la pagina Mirror Status.

  • Se si sceglie l'installazione da CORE, e si desidera utilizzare i pacchetti sul CD, selezionare CD-ROM come sorgente.
  • Se in alternativa si è scelta la versione Netinstall, selezionare NET e continuare a leggere la sezione seguente Configurare la rete

Configurare la rete (Netinstall)

Sarà richiesto di caricare i driver ethernet manualmente, se lo si desidera. Udev è molto efficace a caricare i moduli necessari, quindi si può presumere che abbia già provveduto a farlo. Nella schermata successiva, selezionare Setup Network. Lo si può verificare premendo Template:Keypress+Template:Keypress e invocando Template:Codeline. Al termine, ritornare alla tty1 premendo Template:Keypress+Template:Keypress

Verranno mostrate le interfacce disponibili. Se un'interfaccia ed il suo HWaddr (HardWare address) sono elencati, allora il relativo modulo è già stato caricato. Se l'interfaccia non compare nell'elenco si può cercare di testarla ed avviarla tramite l'installer, o manualmente tramite un'altra console virtuale.

La schermata seguente richiederà di Selezionare l'interfaccia, avviarla, oppure di Annullare. Scegliere l'interfaccia appropriata e proseguire.

L'installer richiederà se si desidera utilizzare DHCP. Scegliendo Yes, verrà eseguito dhcpcd, al fine di rilevare un gateway disponibile e richiedere un indirizzo IP; Scegliendo No, verrà richiesto l'inserimento di IP statico, netmask, broadcast, gateway DNS IP, proxy HTTP, e proxy FTP. Infine, verrà visualizzata una schermata riassuntiva per consentire la verifica della correttezza delle informazioni immesse.

Selezionare Choose Mirror e scegliere un mirror FTP/HTTP. Una volta fatto, tornare al menu principale.

Nota: archlinux.org è bloccato alla velocità di 50KB/s
Guida rapida all'(A)DSL per l'ambiente live

(Se si è in possesso di un semplice modem (o di un router in modalità bridged) per connettersi al proprio ISP)

Portarsi in un'altra console virtuale premendo Template:Keypress + Template:Keypress, effettuare il login come utente root ed eseguire

Template:Cli

Se tutto è stato correttamente configurato, al termine si sarà in grado di connettersi al proprio ISP tramite

Template:Cli

Ritornare alla prima console virtuale premendo Template:Keypress+Template:Keypress. Continuare con Impostazione Orologio

Guida rapida al wireless per l'ambiente live

(Se si necessita di connessione wireless durante l'installazione)

Le utilità ed i driver wireless sono ora disponibili nell'ambiente live del supporto d'installazione. Una buona conoscenza del proprio hardware wireless sarà di importanza fondamentale per una buona riuscita dell'operazione. È da notare che la seguente procedura rapida eseguita a questo punto dell'installazione inizializzerà l'hardware di rete per un utilizzo esclusivamente all'interno dell'ambiente live di installazione. Sarà necessario ripetere questi passaggi (o un qualche altro tipo di gestione della rete wireless) una volta avviato il sistema installato in sul disco.

Da notare anche che questi passaggi sono opzionali se non si ha necessità di connessione wireless durante il processo d'installazione; le funzionalità wireless verranno comunque abilitate in seguito.

Nota: Nell'esempio seguente utilizzeremo wlan0 come interfaccia di rete e linksys per il nome ESSID. Ricordarsi di cambiare questi valori in base alla proprie esigenze.

Il procedimento di base sarà:

  • Portarsi in una console virtuale libera, ad es.: Template:Keypress+Template:Keypress
  • Effettuare il login da utente root
  • (Opzionale) Identificare l'interfaccia wireless :

Template:Cli

  • Assicurarsi che udev abbia caricato il driver, a che il driver abbia creato un'interfaccia del kernel utilizzabile con Template:Codeline:

Template:Command

wlan0 è l'interfaccia wireless disponibile nell'esempio.

Nota: Se non si vede qualcosa di simile a questo, il driver wireless non è stato caricato. Se questo è il proprio caso, sarà necessario caricare il driver manualmente. Si prega di consultare la pagina wireless Setup per informazioni più dettagliate.

Template:Cli

Una piccola percentuale di chipset wireless richiedono un firmware, oltre al corrispondente driver. Se il proprio chipset wireless richiede un firmware , si dovrebbe ottenere un errore simile:

Template:Command

Se non si è sicuri, eseguire Template:Codeline per interrogare il log del kernel per una richiesta di firmware da parte del chipset wireless:

Esempio di output da un chipset Intel che necessita ed ha richiesto un firware al kernel all'avvio.

Template:Command

Se non vi è output, si può concludere che il chipset wireless del sistema non richiede firmware..

Nota: I pacchetti con i chipset per il wireless (per le schede che lo necessitano) sono preinstallati in Template:Filename nell'ambiente live, (su CD o supporto USB) ma dovranno essere esplicitamente installati sul sistema definitivo per fornire funzionalità wireless all'avvio! La selezione e installazione dei pacchetti è spiegata in seguito. Accertarsi di aver spuntato sia il modulo sia il firmware durante la selezione dei pacchetti! Consultare Wireless Setup se non si è sicuri riguardo l'installazione del particolare firmware per la propria scheda. Questo è un errore molto comune.
  • Se l'ESSID è stato dimenticato o è sconosciuto, utilizzare Template:Codeline per trovare le reti wireless nelle vicinanze.

Template:Cli

  • Se si utilizza la crittografia WPA:

Utilizzare la crittografia WPA richiede che la chiave sia crittografata e memorizzata in un file insieme alll'ESSID, da utilizzare successivamente per la connessione tramite wpa_supplicant. Sono quindi necessari dei passaggi in più:

Ai fini della semplificazione e di backup, rinominare il file Template:Filename:

Template:Cli

Utilizzando wpa_passphrase, fornire il nome della propria rete wireless e la chiave WPA da criptare, e scriverla nel file Template:Filename.

Nel seguente esempio si utilizzerà come chiave crittografica my_secret_passkey e come nome della rete wireless linksys, e si farà in modo di generare un nuovo file di configurazione Template:Filename, redirezionando su di esso la chiave crittografica. Per far ciò si utilizza il seguente comando:

Template:Cli

Consultare la pagina WPA Supplicant per maggiori informazioni e risoluzione dei problemi.

Nota: Il file Template:Filename memorizza i dati in formato di testo semplice. Questo non è rischioso in ambiente di installazione, ma quando si riavvierà il nuovo sistema e si riconfigurerà WPA_supplicant, ricordarsi di cambiare i permessi al file Template:Filename (Es. chmod 0600 /etc/wpa_supplicant.conf per renderlo leggibile solo per root).
  • Associare il dispositivo senza fili con il punto di accesso che si desidera utilizzare. A seconda della cifratura (nessuna, WEP o WPA), la procedura potrebbe essere diversa. È necessario conoscere il nome della rete wireless scelta per la connessione (ESSID).
Encryption Command
No Encryption iwconfig wlan0 essid "linksys"
WEP w/ Hex Key iwconfig wlan0 essid "linksys" key "0241baf34c"
WEP w/ ASCII passphrase iwconfig wlan0 essid "linksys" key "s:pass1"
WPA wpa_supplicant -B -Dwext -i wlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf
Nota: Il processo di connessione di rete può essere automatizzato in seguito usando il demone di rete predefinito di Arch (netcfg), o un altro gestore della rete a propria scelta (come wicd o networkmanager).
  • Dopo aver utilizzato il metodo appropriato per effettuare un'associazione con il proprio router, attendere qualche secondo e poi digitare il comando:

Template:Cli

L'output di questo comando dovrebbe indicare i vari parametri della propria rete wireless associata con la propria interfaccia.

Template:Cli

Template:Cli

Ora si dovrebbe avere a disposizione una connessione funzionante. Per la risoluzione di problemi, controllare la dettagliata pagina Wireless Setup.

Ritornare a tty1 con Template:Keypress+Template:Keypress. Continuare con Impostare l'Orologio

Impostare l'orologio

Impostare l'orologio hardware. Se questo non coincide con l'impostazione di altri sistemi operativi, l'orologio può essere sovrascritto e causare sfasamenti di orario (che può causare la correzione tempo di deriva dei file per essere ricalibrati).

  • UTC (Raccomandato)
  • localtime (Altamente Sconsigliato) - utilizzato di default in Windows, ma su Windows può essere impostato per usare UTC. Se il tempo è impostato su localtime, lo spostamento dell'ora legale non da linux.
Nota: Qualsiasi altro valore comporterà l'uso dell'orologio hardware, lasciandolo inalterato (utile per la virtualizzazione).

Preparare il disco rigido

Attenzione: Partizionare un hard disk è sempre un'operazione rischiosa, e può distruggere i dati presenti in esso. È fortemente consigliato fare prima una copia di sicurezza dei dati importanti.
Nota: Il partizionamento può essere eseguito prima di avviare l'installazione di Arch se lo si desidera, utilizzando gli strumenti disponibili come GParted o altro. Se l'unità di installazione è già stata partizionata con le specifiche desiderate, allora si può continuare consultando continuare con Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Verificare le identità dei dischi e delle partizioni correnti invocando il comando Template:Codeline con l'opzione -l (è una "L" minuscola). Aprire un'altra console virtuale Template:Keypress+Template:Keypress e dare il comando:

Template:Cli

Prendere nota del disco(i)/partizione(i) da utilizzare durante l'installazione di Arch.

Ritornare allo script di installazione con Template:Keypress+Template:Keypress

Selezionare la prima voce del menu 'Prepare Hard Drive'.

  • OPZIONE 1 : Auto-Prepare (Cancella l'intera partizione del disco rigido.):

l'opzione Auto-Prepare suddivide il disco nel seguente modo:

  • partizione /boot con filesystem ext2 da 32MB. Verrà chiesto di modificare la dimensione.
  • partizione swap da 256MB. Vi verrà chiesto di modificare la dimensione.
  • Partizione separata per / e per /home, (la dimensione può anche essere specificata). È possibile scegliere come file system tra: ext2, ext3, ext4, ReiserFS, XFS e JFS, ma si noti che sia / che /home devono condividere lo stesso tipo di filesystem condizione necessaria per usare Auto-Prepare.

Tenere bene in conto che Auto-prepare cancella completamente il disco rigido scelto. Leggere il Warning che si presenta con molta attenzione e assicurarsi di partizionare il dispositivo corretto. Questo metodo potrebbe essere non stabile.

  • OPZIONE 2 : Manually Partition Hard Drives (Consigliato):

Questa opzione permette una soluzione più affidabile e personalizzata per partizionare in base alle proprie esigenze.

  • OPZIONE 3: Manually Configure block devices, filesystems and mountpoints

Selezionando questa opzione, il sistema elencherà i filesystem e i punti di mount che ha trovato, e chiederà quali usare tra questi. Se si seleziona "Yes" sarà fornita una scelta per scegliere il metodo desiderato per l'identificazione. Es. by dev, label o uuid.

  • OPZIONE 4:Rollback last filesystem changes

A questo punto, gli utenti GNU/Linux più esperti che hanno familiarità con il partizionamento manuale possono anche saltare a Selezionare i pacchetti.

Nota: Se si sta installando su dispositivi USB flash, consultare " Installare Arch Linux su dispositivi USB".

Partizionare il Disco Rigido

Il Partizionamento

Il partizionamento di un hard disk definisce specifiche aree (le partizioni) all'interno di un disco, ognuna si comporterà e apparirà come fosse un disco separato, sui quali potrà essere creato (formattato) un filesystem.

Esistono 3 tipi di partizione
  • Primaria
  • Estesa
    • Logica

Le partizioni primarie possono essere avviabili e sono limitate a 4 partizioni per disco o volumi Raid. Se si desidera avere più di 4 partizioni, una partizione primaria deve essere impostata come partizione estesa, capace di contenere al suo interno le partizioni logiche.

Le partizioni estese non sono utilizzabili da sole, ma sono semplicemente un contenitore per le partizioni logiche. Se necessario, un hard disk può contenere soltanto una partizione estesa, che sarà poi suddivisa in partizioni logiche.

Quando si partiziona un disco, si può osservare questo schema di numerazione: con la creazione di partizioni primarie da sda1 fino a sda3, seguito con la creazione di una partizione estesa , sda4, e successivamente la creazione di partizioni logiche all'interno della partizione estesa: sda5, sda6, e così via

La partizione Swap

Una partizione swap è uno spazio sul disco rigido dove risiede la ram virtuale, e che permette al kernel di usare facilmente spazio su disco, per dati che non richiedono di essere caricati sulla RAM fisica. Storicamente, la regola generale per le dimensioni della partizione di swap era di 2 volte la quantità di RAM fisica. Nel corso del tempo i computer hanno acquisito capacità di memoria sempre più grandi e questa norma è diventata sempre più obsoleta. In generale, su macchine fino a 512MB di RAM, una swap grande il doppio della RAM è di solito più che sufficiente. Su installazioni su macchine che beneficiano di un grande quantitativo di RAM (superiore ai 1024MB), può essere possibile rinunciare completamente alla partizione di swap, dato che l'opzione per creare un file di swap è sempre disponibile in seguito. In questo esempio verrà utilizzata una partizione swap da 1 GB.

Nota: Se si vuole usare la sospensione su disco (ibernazione) è necessaria una swap pari almeno alla dimensione della RAM più un 10-15% (per evitare problemi legati a possibili settori danneggiati).
Schema di partizionamento e gerarchia di file

Il processo di partizionamento del disco consiste nello scegliere quante partizioni creare, con quali filesystem formattarle e per quali scopi utilizzarle, in base alle proprie abitudini, alle esigenze e ai requisiti hardware. Se si desidera un sistema dual boot Arch Linux con un sistema operativo Windows si veda Windows and Arch Dual Boot.

Alcune directory che possono risiedere in partizioni separate:

/ (root) Il file system di root è la directory principale da cui tutti gli altri file system derivano; è al vertice della gerarchia. Tutti i file e directory sono visualizzati sotto la directory root "/", anche se sono memorizzati su dispositivi fisici differenti. Il contenuto del filesystem di root deve essere adeguato per l'avvio, il ripristino, il recupero e/o la riparazione del sistema. Pertanto, alcune directory presenti in "/" non sono candidate per essere partizioni separate. (Vedere l'avviso in seguito).

/boot Questa directory contiene i kernel (ed eventuali immagini ramdisk associate) e i file necessari al bootloader per poter avviare il sistema. Contiene anche dati usati prima che il kernel esegua programmi in spazio utente. Questo potrebbe includere settori del MBR salvati e files di mapping dei settori. /boot pur essendo essenziale per l'avvio del sistema, è l'unica che può essere ancora conservata in una partizione separata (se richiesto).

/home Al suo interno è presente una directory per ogni utente, in cui vengono salvati i dati personali e i file di configurazione specifici dell'utente per le varie applicazioni.

/usr Se root è la directory primaria, /usr è la directory secondaria nella gerarchia per i dati di tutti gli utenti del sistema. Contiene la maggior parte delle applicazioni e di utilità multi-utente. /Usr è condivisibile, e il suo contenuto è in sola lettura. Ciò significa che /usr può essere condiviso fra più macchine (host) e non deve essere scritto, tranne in caso di aggiornamento del parco applicazioni. Tutte le informazioni che sono specifiche dell'host o variabili con il tempo è memorizzato altrove.

Attenzione: Utilizzare /usr come una partizione separata potrebbe causare alcuni errori con Udev ed il malfunzionamento di systemd. Fonte.

/tmp É la directory per i programmi che richiedono file temporanei, come i file ". lck", che possono essere usati per prevenire più istanze di un rispettivo programma fino a quando un compito è completato. A questo punto il file ". lck" saranno rimossi. I programmi non devono assumere che il contenuto di /tmp sia conservato tra le chiamate dei programmi poiché i file e directory che si trovano in /tmp saranno generalmente cancellati ogni volta che il sistema viene riavviato.

/var Contiene dati di sistema variabili, come le directory dei file di spool, dati amministrativi e log di sistema, la cache di pacman, l'albero ABS, etc. /var esiste per consentire di montare /usr in sola lettura. Tutto ciò che storicamente è presente in /usr, e che viene scritto durante il funzionamento del sistema (eccezion fatta per l'installazione e la manutenzione del software), deve risiedere in /var.

Attenzione: Oltre a /boot, le directory essenziali per l'avvio sono: '/ bin', '/ etc', '/ lib', e '/ sbin'. Pertanto, esse non devono risiedere su una partizione separata da '/'.

Ci sono molti vantaggi nel distribuire le directory su più partizioni invece che tenerle tutte in una sola:

  • Sicurezza: i filesystem possono essere configurati in Template:Filename come 'nosuid', 'nodev', 'noexec', 'readonly', ecc.
  • Stabilità: un utente, o un programma malfunzionante, può riempire completamente il filesystem di spazzatura se ne ha i permessi di scrittura. Programmi critici che risiedono in un filesystem differente non vengono interrotti.
  • Velocità: un filesystem su cui viene scritto di frequente può diventare frammentato. (Un buon metodo per evitare la frammentazione è assicurarsi che ogni filesystem non sia mai in pericolo di essere riempito completamente.) Filesystem separati non vengono compromessi e possono essere comunque deframmentati separatamente.
  • Integrità: Se un filesystem viene danneggiato, filesystem separati non vengono compromessi.
  • Versatilità: Condividere dati fra vari sistemi diventa più comodo usando filesystem indipendenti. Inoltre possono essere scelti tipi di filesystem differenti in base alla natura dei dati e all'utilizzo.

In questo esempio useremo delle partizioni separate per /,/var,/home e una partizione di swap.

Nota: /Var contiene molti file di piccole dimensioni. Ciò deve essere tenuto in considerazione quando si sceglie un tipo di filesystem per essa, (se si intende creare una partizione separata).
Quanto dovrebbero essere grandi le partizioni?

La risposta è che dipende dalle esigenze personali. Si potrebbe semplicemente creare una partizione per root e una partizione per swap, o solo una per root senza swap oppure prendere spunto dagli esempi che seguono e utilizzarli come uno schema di riferimento:

  • Il filesystem root (/) nell'esempio contiene la cartella /usr, che può espandersi considerevolmente, dipendendo da quanto software verrà poi installato. 15-20 GB possono essere sufficienti per la maggior parte degli utenti.
  • Il filesystem /var conterrà, oltre al resto, l'albero ABS e la cache di pacman. Mantenere i pacchetti di pacman "in salvo" può risultare piuttosto utile, in quanto permette di fare il downgrade dei pacchetti in caso di bisogno futuro. /var tende ad espandersi anche molto con il passare del tempo, ma è possibile svuotarlo facilmente in qualsiasi momento. Se si usa un disco SSD, si potrebbe anche installare /var su un HDD mantenendo le partizioni / e /home sull'SSD, limitando così il numero di letture e scritture sull'SSD. 6-8 GB su un sistema desktop dovrebbero bastare per /var. I server invece, tendono ad avere dei /var estremamente grossi.
  • Il filesystem /home è tradizionalmente il posto dove vengono conservati dati, downloads, e file di applicazioni multimediali, perciò su un sistema desktop è normalmente il filesystem che richiede le dimensioni più grandi. Da ricordare inoltre, che in caso di reinstallazione di Arch, tutti i dati contenuti in /home non verranno in nessun caso persi con l'utilizzo della partizione separata.
  • Uno spazio extra del 25% aggiunto ad ogni filesystem , fornirà un cuscino di sicurezza nel caso di imprevisti ed espansioni, oltre a prevenire la frammentazione.

Da quanto descritto sopra, il sistema d'esempio disporrà di ~15GB come partizione di root (/), ~10GB /var, 1GB swap, e una /home contenente lo spazio di disco rimanente.

Creare le partizioni con cfdisk

Cominciare creando la partizione primaria che conterrà la directory radice "/".

Scegliere New -> Primary e immettere la dimensione desiderata per la partizione di root. Inserire la partizione all'inizio del disco.

Scegliere come tipo di partizione (alla voce Type) '83 Linux'. La partizione creata apparirà come sda1 nell'esempio.

Creare una partizione primaria per /var, dandole ancora come Tipo '83 Linux'. Questa partizione apparirà come sda2.

Creare adesso una partizione per la swap, specificando come Tipo '82 (Linux swap/Solaris)'. Questa partizione apparirà come sda3.

Per ultimo, creare una partizione per la directory /home . Scegliere ancora una partizione primaria di Tipo '83 Linux' e impostare la dimensione desiderata. Questa partizione apparirà come sda4.

Esempio:

Name    Flags  Part Type   FS Type         [Label]         Size (MB)
-------------------------------------------------------------------------
sda1    Boot   Primary     Linux                           15440 #root
sda2           Primary     Linux                           10256 #/var
sda3           Primary     Linux swap / Solaris             1024 #swap
sda4           Primary     Linux                          140480 #/home

Scegliere Write e digita 'yes'. Attenzione, questa operazione distruggerà i dati sul disco. Scegliere Done per abbandonare questo menù e continuare con Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Nota: Dal momento che le ultime versioni del kernel di Linux includono i moduli libata e PATA, tutti i dischi IDE SATA e SCSI hanno adottato lo schema di denominazione sdx. Questo è perfettamente normale e non deve essere una preoccupazione.

Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Specificare per ogni partizione il suo punto di montaggio corrispondente alle proprie esigenze. (Si ricordi che le partizioni terminano con un numero (es: sda1). Di conseguenza, sda di per sé non è una partizione, ma piuttosto, indica l'intero disco).

Tipi di Filesystem

Ancora una volta, la scelta del filesystem è una questione soggettiva che dipende molto dalle preferenze personali. Ciascuno ha i propri vantaggi, svantaggi, e idiosincrasie uniche. Qui c'è una panoramica molto breve dei filesystem supportati:

1.ext2 Second Extended Filesystem- È il vecchio filesystem GNU/Linux. Veloce e molto stabile, ma senza supporto al journaling e ai "Barriers", che possono causare la perdita di dati, una perdita di potenza o un crash di sistema. Può essere sconveniente utilizzarlo per root (/) e la /home, e ciò è dovuto al suo controllo dell'integrità molto lungo. Un filesystem ext2 può facilmente essere convertito in ext3.

2.ext3 Third Extended Filesystem- Essenzialmente è il sistema ext2, ma con il supporto per il journaling e alla scrittura dei barrier. Ext3 è completamente compatibile con Ext2. Estremamente stabile, maturo.

3.ext4 Fourth Extended Filesystem- Retro-compatibile con le versioni ext2 ed ext3. Introduce il supporto per i volumi con dimensioni fino a 1 exabyte e file con dimensioni fino a 16 terabyte. Aumenta il limite da 32.000 sottodirectory di ext3 a 64.000. Offre capacità di deframmentazione in linea.

4.ReiserFS (V3)- Il file system con journaling ad alte prestazioni di Hans Reiser usa un metodo di manipolazione dati molto interessante, basato su un algoritmo innovativo. ReiserFS è molto veloce e reattivo, specialmente nella gestione di molti file di piccole dimensioni. È veloce per quanto riguarda la formattazione, ma relativamente lento nel montaggio. Da considerarsi maturo e stabile, ReiserFS non è più in fase di sviluppo attivo (Reiser4 è il nuovo filesystem Reiser). In genere rappresenta una buona scelta per le partizioni /var/.

5.JFS - è il journaling FS di IBM. JFS è piuttosto ben affermato, veloce e stabile. È stato il primo filesystem ad offrire il journaling, ed è stato impiegato per molti anni nel sistema operativo IBM AIX® prima di accedere a GNU/Linux. JFS è il filesystem che occupa meno risorse CPU tra tutti quelli disponibili per GNU/Linux. Veloce nella formattazione, montaggio e controllo integrità, gode di ottime prestazioni in generale, specialmente in associazione con il "deadline I/O scheduler". (Consultare JFS.) Non così largamente supportato come ext o ReiserFS, ma molto maturo e stabile.

6.XFS - Un altro tra i primi filesystem con journaling, sviluppato originariamente da Silicon Graphics per il sistema operativo IRIX e portato poi su Linux. XFS offre una gestione molto veloce su file e file system di grandi dimensioni, così come una veloce fase di formattazione e montaggio. In generale più lento con molti file di piccole dimensioni, rispetto ad altri filesystem. XFS è molto maturo e supporta servizi di deframmentazione online.

7. 7. Btrfs - Conosciuto anche come "Better FS" è un nuovo filesystem con notevoli e potenti caratteristiche, simili all'eccellente ZFS sviluppato da Sun/Oracle. Questi comprendono la creazione di istantanee (snapshots), lo striping e mirroring multi-disco (RAID software fondamentalmente senza mdadm), checksuming, backup incrementale, e la compressione integrata di alta efficienza (che può dare un impulso significativo delle prestazioni, nonché di risparmiare spazio), e altro ancora. A partire da gennaio 2011 è ancora considerato "instabile", ma è stato inserito nella ramo principale del kernel in stato sperimentale. Btrfs sembra essere il futuro del filesystem di Linux, e ora è presente come scelta opzionale per il filesystem di root nelle installazioni delle maggiori distribuzioni.

Attenzione: Allo stato attuale Btrfs non ha nessun tool di manutenzione fsck, quindi qualsiasi danneggiamento o corruzione del file system risulta impossibile da riparare.
  • JFS e XFS non possono essere ridimensionati completamente da utilità di partizionamento grafiche quali gparted o parted magic.
Una considerazione sul Journaling

Tutti i filesystem sopra citati, ad eccezione di ext2, utilizzano il journaling. I file system con journaling, utilizzano un "diario" per registrare le modifiche prima che queste siano inviate al file system, per evitare la corruzione dei metadati in caso di crash. Da notare che non tutte le tecniche di journaling sono uguali: in particolare, solo ext3 ed ext4 si avvalgono della modalità journaling dei dati (anche se non di default), che annota sia i dati che i meta-dati (con una penalizzazione di velocità significativa). Gli altri supportano unicamente la modalità data-mode-journaling, che registra solo i meta-dati. Dopo un crash (come ad esempio l'interruzione di corrente elettrica), il filesystem verrà ripristinato allo stato precedente senza conseguenze negative, in quanto la modalità journaling offre la massima protezione contro la corruzione del file system e la perdita di dati, anche se può soffrire di un certo degrado nelle prestazioni, dato che tutti i dati vengono scritti due volte (prima al journaling, poi al disco). Quando si sceglie un filesystem anche questo tipo di considerazioni deve essere preso in esame, soprattutto al fine di preservare dati importanti con maggiore sicurezza.

Mettendo in pratica...

Scegliere e creare il filesystem (formattare la partizione) per / selezionando yes. Ora verrà chiesto di aggiungere eventuali altre partizioni. Nell'esempio, rimangono sda2 e sda4. Per sda2, scegliere un tipo di filesystem e montarlo in /var. Infine, scegliere il tipo di filesystem per sda4, e montarla come /home.

Template:Box Note

Tornare al menu principale.

Selezionare i Pacchetti

Tutti i pacchetti richiesti durante l'installazione si trovano nel repository [core]. Sono successivamente suddivisi tra Base, e Base-devel. Informazioni sui pacchetti, descrizione e relative istruzioni sono disponibili qui.

La selezione dei pacchetti è suddivisa in due fasi. Per prima cosa, selezionare la categoria del pacchetto:

Nota: Tutti i pacchetti contenuti in base sono già selezionati in maniera predefinita. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.
  • Base: Pacchetti del repo [core] che forniscono un ambiente di base minimale. Selezionarlo in ogni caso e rimuovere semmai quei pacchetti che si è sicuri non verranno utilizzati.
  • Base-devel: Pacchetti ed utilità extra da [core] come make, e automake. Sarebbe meglio selezionarlo, in quanto, anche se non fondamentale in questa fase, sarà comunque molto utile in seguito .

Dopo questa prima selezione delle categorie, saranno visualizzate le liste complete dei pacchetti, che consentiranno di affinare la selezione. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.

Nota: Se è richiesta una connessione con una rete wireless, il pacchetto wireless_tools e ora già disponibile in modo predefinito nel caso di una installazione CORE. Certe interfacce wireless richiedono ndiswrapper e/o uno specifico firmware. Se inoltre si avrà bisogno di usare il sistema di codifica WPA, sarà necessario wpa_supplicant. Il Wireless Setup page aiuterà nella scelta dei pacchetti necessari per il dispositivo wifi. Altra raccomandabile alternativa è l'installazione di netcfg, che assisterà nella configurazione della rete e dei suoi profili.

Dopo aver terminato con la selezione dei pacchetti, uscire dalla schermata e continuare con la seguente fase, cioè installare i pacchetti.

Installare i Pacchetti

Selezionando Install Packages, si installeranno i pacchetti selezionati per il nuovo sistema. Se è stato selezionato un CD/USB come fonte, le versioni dei pacchetti verranno prelevati da essi. Se si è optato per un netinstall, i pacchetti verranno scaricati all'ultima versione disponibile da Internet e installati.

Nota: Verrà chiesto se si vogliono mantenere i pacchetti installati nella cache di pacman. Se si sceglie 'sì', si avrà la flessibilità di effettuare un downgrade a versioni precedenti dei pacchetti in futuro, perciò questa è l'impostazione raccomandata. (Sarà comunque possibile ripulire la cache in futuro).

Dopo che i pacchetti saranno stati scaricati, l'installatore verificherà la loro integrità, successivamente procederà a creare il kernel dai pacchetti scaricati.

Configurazione del sistema

Suggerimento: Seguire da vicino e comprendere questi passaggi è di importanza fondamentale per garantire un sistema configurato correttamente.

In questa fase di installazione, si dovrà configurare i file di configurazione principali del sistema base Arch Linux. Le versioni precedenti del programma di installazione includevano hwdetect per raccogliere le informazioni per la configurazione. Questo è stato deprecato, e udev dovrebbe gestire il caricamento dei moduli appropriati automaticamente al boot.

Ora verrà chiesto quale editor di testo si desidera utilizzare tra Nano, Vim o Joe. nano è generalmente considerato il più facile dei tre. Per le istruzioni su come usarli, si prega di consultare le pagine wiki relative al programma che si vuole utilizzare. Vi verrà presentato un menu tra i file di configurazione principale per il sistema.

Nota: È molto importante, arrivati a questo punto, modificare, o almeno di verificare, mediante l'apertura, tutti i file di configurazione. Lo script di installazione si basa sull'input per creare questi file sul proprio impianto. Un errore comune è quello di saltare questi passi critici di configurazione.

Il programma di installazione può gestire questa fase automaticamente?

Nascondere il processo di configurazione del sistema è in diretta opposizione con il metodo Arch'. Se è vero che le versioni recenti del kernel e gli strumenti hardware di sondaggio offrono un eccellente supporto hardware e la configurazione automatica, Arch presenta all'utente tutti i file di configurazione pertinenti durante l'installazione per le finalità di trasparenza e di controllo delle risorse di sistema. Modificando questi file in base alle proprie esigenze personali, si sarà imparato il semplice metodo della configurazione manuale di Arch Linux e sarà stata acquisita familiarità con la struttura di base e dimestichezza ad usare e gestire produttivamente il nuovo sistema.

/etc/rc.conf:

Arch Linux utilizza il file Template:Filename come sede principale per la configurazione del sistema. Questo file contiene una vasta gamma di informazioni per la configurazione, usate principalmente all'avvio del sistema. Come il suo nome implica direttamente, contiene anche le impostazioni che richiamano i file provenienti da /etc/rc*.


Sezione LOCALIZATION
Esempio per LOCALIZATION:
LOCALE="it_IT.UTF-8"
HARDWARECLOCK="UTC"
TIMEZONE="Europe/Rome"
KEYMAP="it"
CONSOLEFONT=
CONSOLEMAP=
USECOLOR="yes"
LOCALE 
Questa voce definisce le impostazioni internazionali del sistema, che saranno utilizzate da tutte le applicazioni, e utilità, che si basano su i18n. È possibile ottenere una lista dei codici di localizzazione eseguendo Template:Codeline da riga di comando. L'impostazione di default va bene per gli Stati Uniti e gli utenti inglesi, per impostare l'italiano immettere "it_IT.UTF-8". Tuttavia, se si verificano problemi come ad esempio alcuni caratteri di stampa risultano errati e sostituiti da diversi simboli, è possibile tornare indietro e sostituire "it_IT.utf8" con "it_IT".
HARDWARECLOCK 
Specifica se l'orologio hardware, che è sincronizzato al boot e allo spegnimento del computer, negozi il tempo come UTC (orario universale), o localtime. UTC è raccomandato poiché semplifica notevolmente il cambiamento del fuso orario e dell'ora legale. Si veda Impostare l'orologio.
TIMEZONE 
Specifica il proprio fuso orario, Es:"Europe/Rome". Ulteriori zone sono reperibili in Template:Filename.
KEYMAP 
Definisce la mappatura della tstiera, Es:"it". Ulteriori mappature per la tastiera sono reperibili in Template:Filename, la mappatura scelta con questo parametro influisce solamente nella console TTY, non assegna la mappatura al proprio gestore di finestre e/o ambiente desktop, compresi i relativi emulatori di terminali lanciati da essi.
CONSOLEFONT 
I font per la console si trovano sotto Template:Filename. Può essere lasciato vuoto.
CONSOLEMAP 
le mappature tasti-caratteri per la console si trovano in Template:Filename. Può essere lasciato vuoto.
USECOLOR 
Impostare su "yes" se si dispone di un monitor a colori e si desidera avere i colori nella console.

Sezione HARDWARE
Esempio per HARDWARE:
# Scan hardware and load required modules at boot
MOD_AUTOLOAD="yes"
MODULES=(loop)
MOD_AUTOLOAD 
impostarlo su "yes" per far caricare automaticamente i driver appropriati per l'hardware in uso, tramite udev (scelta raccomandata se si usa il kernel fornito da Arch Linux). Impostandolo su "no" dovranno essere specificati manualmente i moduli da caricare in avvio (utile se si compila un kernel personalizzato).
MODULES 
forza il caricamento (o il non caricamento "!") di un modulo del kernel. Utile nei casi in cui un modulo non venga caricato automaticamente. Se il sistema dispone di un lettore floppy, aggiungere "floppy". Se si prevede di utilizzare il filesystem loopback, aggiungere "loop".

Sezione NETWORKING
HOSTNAME 
Impostare un HOSTNAME a proprio piacimento, questo è il nome per il proprio computer. Deve essere impostato anche nel file Template:Filename.
eth0 
"Ethernet, card 0". Se si intende utilizzare un indirizzo IP statico, impostare gli indirizzi IP dell'interfaccia, netmask e broadcast. Impostare su eth0="dhcp", se si vuole utilizzare DHCP per una configurazione automatica e dinamica dell'interfaccia.
INTERFACES 
Specifica qui tutte le interfacce di rete. Interfacce multiple devono essere separate da uno spazio: (eth0 wlan0)
gateway 
Se si utilizza un IP statico, settare l' indirizzo IP del gateway. Se si utilizza DHCP si può ignorare questa variabile, alcuni utenti hanno segnalato la necessità di definirla comunque.
ROUTES 
Se si utilizza un IP statico, rimuovere ! davanti a 'gateway'. Se si utilizza DHCP di solito si può lasciare questa variabile commentata con il punto esclamativo (!), ma anche in questo caso, alcuni utenti hanno segnalato la necessità di impostare sia il 'gateway' che il ROUTES. Se si verificano problemi di rete con pacman, ad esempio, si consiglia di reimpostare queste variabili.

Esempio per un IP dinamico (DHCP) :

HOSTNAME="arch"
#eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255" 
eth0="dhcp"
INTERFACES=(eth0)
gateway="default gw 192.168.0.1"
ROUTES=(!gateway)

Esempio per un indirizzo IP Statico :

HOSTNAME="arch"
eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"
INTERFACES=(eth0)
gateway="default gw 192.168.0.1"
ROUTES=(gateway)

Quando si utilizza un IP statico, si necessita la modifica di Template:Filename per specificare i server DNS personali. Si prega di consultare la seguente sezione per quanto riguarda la modifica di questo file.

Nota: Si ricorda che una connessione di rete wireless automatica richiede ulteriori procedure per essere impostata, e potrebbe essere richiesto l'utilizzo di programmi di gestione di rete come netcfg, wicd o NetworkManager. Si consulti la pagina relativa alla configurazione delle reti wireless per ulteriori informazioni.
Suggerimento: Se si desidera utilizzare una misura MTU non standard (anche nota come jumbo frames) e l'hardware della macchina lo supporta, consultare l'articolo wiki Jumbo Frames per ulteriori configurazioni.

Sezione DAEMONS

Questo elenco contiene i nomi degli script presenti in Template:Filename, da eseguire all'avvio del sistema, nell'ordine in cui verranno eseguiti. É supportata l'inizializzazione asincrona tramite la modalità background, molto utilizzata per velocizzare la fase di boot.

DAEMONS=(@network syslog-ng netfs crond)
  • un punto esclamativo ! davanti a uno script ne impedisce l'esecuzione.
  • una chiocciola @ davanti a uno script ne forza l'esecuzione in background, in modo che lo script successivo non ne attende il completamento (utile per migliorare il tempo di avvio, ma da usare con cautela in quanto uno script potrebbe dipendere dalla corretta conclusione di uno script precedente).
  • è necessario modificare questo elenco ogni volta che viene installato un nuovo servizio di sistema, se si desidera che tale servizio venga attivato all'avvio del sistema.
Nota: Questo sistema di inizializzazione in stile BSD è il metodo Arch di gestire ciò che altre distribuzioni gestiscono con vari link alla directory Template:Filename.

Una nota sui DEMONI :

La linea relativa ai demoni non deve essere modificata in questo momento, ma è utile spiegare che cosa siano, in quanto questo termine si ritroverà spesso in questa guida.

Un demone (daemons in inglese) è un programma che viene eseguito in background, rimane in attesa di eventi e fornisce servizi. Un buon esempio è un server web che attende una richiesta per fornire una pagina (ad esempio: httpd) o un server SSH in attesa di un login utente (ad esempio: sshd). Mentre queste sono applicazioni full-optional, ci sono anche demoni il cui lavoro non è facilmente visibile, come ad esempio un demone che scrive messaggi in un file di log (syslog o metalog), e un demone che fornisce un login grafico (es: gdm, kdm). Tutti questi programmi possono essere aggiunti alla riga daemons e verranno eseguiti all'avvio del sistema. Demoni utili saranno presentati nel corso di questa guida.

Storicamente, il termine daemons è stato coniato dai programmatori del progetto MAC del MIT. Hanno preso il nome dal Diavoletto di Maxwell, un essere immaginario di un famoso esperimento mentale che lavora costantemente in background a livello molecolare. I sistemi Unix hanno ereditato questa terminologia e creato l'acronimo disk and execution monitor (monitor dei dischi e dell'esecuzione).

Suggerimento: Tutti i demoni su Arch risiedono in Template:Filename

/etc/fstab

Il file /etc/fstab (che sta per file systems table) permette di specificare regole particolari per il montaggio di dispositivi di memoria. È usato principalmente dal comando Template:Codeline, il quale rende disponibile il contenuto di un filesystem "montandolo sopra" una directory già presente nel sistema. Il comando Template:Codeline è richiamato dallo script di avvio Template:Filename, a circa 3/4 del processo di avvio, e monta tutti i dispositivi presenti in fstab (tranne quelli con l'opzione noauto) usando le relative opzioni e punti di montaggio.

Un file Template:Filename di esempio

Ecco un file /etc/fstab di esempio: Template:File

Nota: Vedere l'articolo fstab per avere informazioni e suggerimenti su come migliorare le prestazioni con le opzioni 'noatime'/'relatime'.
<file system> 
Descrive il dispositivo a blocchi o file system remoto da montare. Per il montaggio tradizionale, questo campo conterrà un link di un nodo di dispositivo a blocchi (in quanto creato da mknod che è chiamato da udev al boot) per il dispositivo da montare, per esempio, '/dev/cdrom' o '/dev/sda1 '.
Nota: Se il sistema ha più di un disco rigido, il programma d'installazione di default userà come schema di denominazione gli UUID anziché la classica nomenclatura SDX, per la mappatura dei dispositivi compatibili. Utilizzare gli UUID ha diversi vantaggi ed è anche preferito per evitare eventuali problemi se vengono aggiunti dei dischi rigidi in futuro. A causa del continuo sviluppo attivo del kernel e anche di udev, l'ordine in cui i driver per il controllo di memoria vengono caricati possono cambiare in modo casuale, ottenendo un sistema non bootabile - kernel panic. Quasi ogni scheda madre ha diversi controller (SATA,IDE) e, a causa degli aggiornamenti di sviluppo di cui sopra elencati, Template:Filename potrebbe diventare Template:Filename al riavvio successivo. (Vedere questo articolo del wiki per maggiori informazioni sulla denominazione persistente dei dispositivi a blocchi.)
<dir> 
Descrive il punto di montaggio del filesystem. Per la partizione di swap bisogna mettere 'swap' (le partizioni swap di fatto non vengono montate sul filesystem).
<type> 
Descrive il tipo di filesystem. Il kernel Linux supporta molteplici tipi di filesystem. (per una lista dei filesystem supportati dal kernel in uso, dare un occhiata a /proc/filesystems). Per la partizione di swap va usato 'swap'. Il valore 'ignore' invece fa sì che la partizione non venga considerata; è utile per mostrare dischi che non vengono utilizzati.
<options> 
Descrive le opzioni di montaggio, separate da virgola, per il filesystem di riferimento. Di solito include il tipo di montaggio più altre eventuali opzioni che possono differire in base al tipo di filesystem utilizzato. Per ulteriore documentazione sulle opzioni disponibili per filesystem che non siano di tipo nfs, far riferimento alla pagina man del comando mount(8).
<dump> 
Voce utilizza dal comando dump(8) per determinare quali file system devono essere oggetto di dumping. dump è una utility di backup. Se il quinto campo non è presente, di default gli verrà assegnato il valore zero e dump assumerà che il filesystem non necessita di backup. Si noti che dump non è installato di default.
<pass> 
Voce utilizzata dal programma fsck(8) per determinare l'ordine col quale i filesystem devono essere controllati al boot del sistema. Il filesystem di root dovrebbe essere contrassegnato col valore <pass> pari a 1, mentre tutti gli altri dovrebbero avere il valore di <pass> pari a 2 o 0. I filesystem presenti su uno stesso disco verranno controllati uno ad uno, mentre filesystem posti su dischi differenti verranno controllati contemporaneamente per sfruttare il parallelismo disponibile dall'hardware. Se il sesto campo non è presente o è zero, un valore pari a zero viene restituito e fsck, il quale assumerà che il filesystem non ha bisogno di essere controllato.

Ulteriori informazioni sono disponibili nel wiki Fstab dedicato.

/etc/mkinitcpio.conf

Modificare questa configurazione non è necessario a questo punto della installazione: queste informazioni sono fornite qui a titolo di spiegazione.

Questo file permette di configurare a puntino il cosiddetto initial ram filesystem o initrd, cioè un'immagine g-zippata che caricata all'avvio dal kernel, permette di portare il sistema in uno stato dove può correttamente accedere al filesystem di root; ciò significa che l'initrd permette di caricare correttamente i moduli necessari per leggere dalle unità IDE, SCSI o SATA (o anche USB/FW se si sta caricando un sistema da un disco USB). Dopo che initrd ha caricato correttamente i moduli (sia in maniera manuale, sia tramite udev), esso passa il controllo del sistema al kernel vero e proprio, e la fase di boot continua. Per questa ragione, l'initrd necessita solo di contenere i moduli necessari ad accedere al filesystem di root, non necessita di contenere qualsiasi modulo si voglia caricare effettivamente nel sistema. La maggioranza dei moduli generici verranno poi caricati in un momento successivo da udev, durante il caricamento vero e proprio del sistema.

mkinitcpio è la nuova generazione dell'utility per la creazione dell'initramfs. Esso possiede molti vantaggi rispetto ai vecchi scripts mkinitrd e mkinitramfs.

  • Usa glibc e busybox che sono sviluppati dagli sviluppatori del kernel in maniera da fornire una piccola e leggera base per l'userspace iniziale.
  • Può utilizzare udev per il riconoscimento automatico dell'hardware, ciò evita all'utente di dover caricare tonnellate di moduli non necessari.
  • Il suo script di inizializzazione basato sui cosiddetti hooks è facilmente estendibile con degli hooks personalizzati, che possono facilmente essere inclusi i pacchetti per pacman senza la necessità di modificare lo stesso mkinitcpio.
  • Fornisce già supporto a lvm2, dm-crypt per entrambi i volumi legacy e luks, raid, swsusp e suspend2 riesumazione e boot da periferiche usb mass storage.
  • Molte caratteristiche possono essere configurate dalla riga di comando del kernel senza dover ricompilarne l'immagine.
  • Lo script mkinitcpio rende possibile l'inclusione dell'immagine nel kernel stesso, così da rendere la creazione di un kernel incluso in sé stesso (monolitico?) possibile.
  • La sua flessibilità rende la ricompilazione del kernel in molti casi non necessaria.

Se si utilizza RAID o LVM sul filesystem di root, l'HOOKS appropriato deve essere configurato. Consultare le pagine wiki RAID e /etc/mkinitcpio per ulteriori informazioni. Se si utilizza una tastiera non-US, aggiungere l'HOOK"keymap" per caricare la propria mappatura locale all'avvio. Aggiungere l'HOOK "usbinput" se si utilizza una tastiera USB. Ricordarsi di aggiungere il "usb" durante l'installazione di Arch su un disco esterno che viene collegato via USB. Ad esempio:

HOOKS="base udev autodetect pata scsi sata usb filesystems keymap usbinput"

(Altrimenti, se l'avvio fallisse per qualche motivo, sarebbe richiesto l'inserimento della password di root, ma si sarebbe impossibilitati ad effettuarlo.)

Se si ha bisogno del supporto all'avvio da dispositivo USB, Firewire, PCMCIA, condivisione NFS, array software RAID, volumi LVM2, volumi crittografati o supporto al DSDT, configurare i propri HOOKS coerentemente alle proprie necessità.

/etc/modprobe.d/modprobe.conf

Questo file può essere usato per impostare particolari opzioni di configurazione per i moduli del kernel. Non è necessario modificare questo file per questo esempio.

/etc/resolv.conf

Nota: Se si utilizza DHCP, è possibile ignorare questo file. Come impostazione predefinita, questo file verrà creato in modo dinamico e distrutto dal demone Template:Codeline. È possibile modificare questo comportamento predefinito se lo desideri. Per informazioni più dettagliate consultare le pagine Network e Resolv.conf.

Il resolver è un insieme di routine nella libreria C che forniscono l'accesso ai Domain Name System (DNS). Una delle funzioni principali del DNS è quello di tradurre i nomi di dominio in indirizzi IP, per rendere il Web un posto più amichevole. Il file di configurazione resolver, o Template:Filename, contiene le informazioni che vengono lette dal resolver routine la prima volta che vengono invocate da un processo.

Se si utilizza un IP statico, impostare i server DNS in Template:Filename (nameserver <ip-address> ). Si possono avere più indirizzi in base alle proprie esigenze. Un esempio, utilizzando OpenDNS:

nameserver 208.67.222.222 # Server OpenDNS funzionante
nameserver 208.67.220.220 # Server OpenDNS funzionante

Se la propria rete e dietro un router, è possibile specificare i server DNS nel router stesso, e semplicemente inserire nel file Template:Filename l'indirizzo IP del router (che è anche il proprio gateway da Template:Filename), e.g.:

nameserver 192.168.1.1

Se si utilizza DHCP, è possibile anche specificare il server DNS nel router, o consentire l'assegnazione automatica dal proprio ISP, se l'ISP ne prevede l'utilizzo.

/etc/hosts

Questo file mantiene alcune corrispondenze fra indirizzi IP e relativi nomi. Per ogni Host, dovrebbe essere presente una sola riga con le seguenti informazioni:

<IP-address> <hostname> [aliases...]

Aggiungere l'hostname definito prima in Template:Filename come nel seguente esempio:

127.0.0.1  localhost.localdomain   localhost miohostname
Attenzione: Questo formato, tra cui il 'localhost' e il nome host effettivo, è richiesto per la compatibilità dei programmi che usano la rete per dialogare con altre parti del sistema operativo. Quindi, se il proprio computer è stato chiamato 'arch', la linea esposta di sopra dovrebbe assomigliare a questa:
127.0.0.1   localhost.localdomain   localhost arch
Errori in questa voce possono causare scarse prestazioni della rete e/o malfunzionamenti di alcuni programmi, lentezza ad avviarsi o addirittura potrebbero non funzionare affatto. Questo è un errore molto comune tra i nuovi utenti.
Nota: Le versioni recenti dell'Installer di Arch Linux aggiungono automaticamente il proprio hostname a questo file una volta che si modifica Template:Filename con tali informazioni. Se, per qualunque motivo, ciò non accade, è possibile aggiungerlo manualmente con le istruzioni fornite.

Se si usa un IP statico in una rete locale, aggiungere una nuova riga <static-ip> <hostname.domainname.org> <hostname>, p. es.

192.168.1.100 miohostname.domain.org  miohostname
Suggerimento: È possibile usare degli alias per gli altri host nella propria rete o anche per i siti Internet, per esempio:
64.233.169.103   www.google.com   g
192.168.1.90   media
192.168.1.88   data
è possibile in questo modo scrivere semplicemente g nella barra degli indirizzi del proprio browser per aprire il sito www.google.com, e media o data per accedere ai computer nella propria rete senza doversi ricordare i rispettivi indirizzi ip.

/etc/hosts.deny e /etc/hosts.allow

Modificare questi file di configurazione a seconda delle proprie necessità se si ha intenzione di utilizzare il demone ssh. Le impostazioni predefinite rifiuteranno ogni connessione in entrata, non solo tramite ssh. Modificare il proprio /etc/hosts.allow e aggiungere i parametri corretti:

  • permettere a chiunque di connettersi al proprio sistema
sshd: ALL
  • restringere le connessioni a determinati IP
sshd: 192.168.0.1
  • limitare alla rete locale LAN (intervallo da 192.168.0.0 a 192.168.0.255)
sshd: 192.168.0.
  • oppure restringere le connessioni a determinati intervalli di IP
sshd: 10.0.0.0/255.255.255.0

Se non si ha intenzione di utilizzare il demone ssh lasciare questo file come di default (vuoto), per una maggiore sicurezza.

/etc/locale.gen

Il programma Template:Codeline legge il file di configurazione Template:Filename per generare le localizzazioni specifiche. Esse sono utilizzate da glibc per generare i "locale", in modo che tutte le applicazioni che sfruttano questo sistema possano usare la stessa lingua e i simboli specifici della lingua, visualizzare correttamente i valori monetari regionali, ora e formato della data, idiosincrasie alfabetiche, e le altre norme specifiche delle impostazioni internazionali.

Di default Template:Filename è un file vuoto con le voci commentate. Una volta modificato, il file rimane intatto. locale-gen verrà eseguito ad ogni aggiornamento del pacchetto glibc, rigenerando tutte le localizzazioni specificate nel file Template:Filename.

Scegliere i locale che servono, rimuovendo il prefisso # dalla riga desiderata, per esempio:

en_US ISO-8859-1
en_US.UTF-8
it_IT.UTF-8 UTF-8  
it_IT ISO-8859-1  
it_IT@euro ISO-8859-15

Il programma di installazione eseguirà lo script locale-gen, che genererà le localizzazioni specificate. È possibile modificare le impostazioni internazionali, in futuro, modificando il file Template:Filename e, successivamente, eseguire 'locale-gen' come utente root.

Nota: Sbagliare ad impostare il locale porterà sicuramente ad errori simili al classico "The current locale is invalid...". Questo è forse uno dei più comuni errori fatti durante una installazione dai nuovi utenti di Arch.

Pacman-Mirror

Scegliere un mirror per i repository da utilizzare con pacman. Si ricorda che archlinux.org è sconsigliato poiché la velocità di download è limitata a 50KB/s. Consultare la pagina Mirrors per maggiori dettagli su come selezionare un server mirror per pacman.

root password

Per finire, impostare una password per l'utente root e assicurarsi di ricordarla in futuro. Tornare al menu principale e proseguire con l'installazione del bootloader.

Done

Quando si seleziona "Done" , il sistema ricostruisce l'immagine del sistema e riprota nuovamente al menu principale. Questo procedimento potrebbe richiedere del tempo.

Installare un bootloader

Non avendo un sistema operativo secondario in questo esempio, ci sarà bisogno di un bootloader. GRUB è il bootloader consigliato e verrà utilizzato negli esempi che seguono. In alternativa, si può scegliere LILO o Syslinux. Si prega di consultare i wiki connessi e le pagine di documentazione se si sceglie di utilizzare un bootloader diverso da GRUB.

La configurazione di GRUB proposta (Template:Filename) dovrebbe essere sufficiente, ma è utile verificarne il contenuto per controllarne la precisione (in particolare, assicurarsi che la partizione root (/) sia quella specificata dal UUID sulla linea 3). Si può voler modificare la risoluzione della console aggiungendo una vga=<numero> alla prima riga del kernel, corrispondente alla risoluzione della console virtuale desiderata . (Una tavola di risoluzioni, e il numero corrispondente è presente nel file Template:Filename.)

Spiegazione:

title 
Il titolo della voce visualizzato nel menu di selezione. "Arch Linux (Main)" verrà visualizzato nel menu di selezione.
root 
radice di GRUB'; il dispositivo e la partizione nella quale risiede il kernel (/boot), in accordo col BIOS di sistema. (Più precisamente, dove risiede lo stage2 di GRUB). non necessariamente il file system di root (/), visto che può trovarsi anche su partizioni separate. Lo schema di numerazione di GRUB parte da 0, ed usa un formato hdx,x sia per dispositivi IDE che SATA, racchiusi tra parentesi. L'esempio indica che /boot è la prima partizione sul primo dispositivo, in accordo al BIOS, (hd0,0).
kernel 
Questa riga specifica:
  • Il percorso ed il nome del kernel relativo alla radice di GRUB. Nell'esempio, /boot è semplicemente una directory situata nella stessa partizione di / e vmlinuz26 è il nome del file del kernel; Template:Filename. Se /boot fosse stato su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbero stati semplicemente Template:Filename, essendo relativi alla radice di GRUB.
  • L'argomento root= tra le informazioni del kernel specifica la partizione contenente la directory root (/) nel sistema avviato, (più precisamente, la partizione contenente Template:Filename). Un modo semplice per distinguere le due istanze di 'root' all'interno di Template:Filename è di ricordare che la prima specifica a GRUB dove risiede il kernel, mentre il secondo argomento della riga kernel, root=, dice al kernel dove risiede il filesystem di root (/) .
  • Opzioni del kernel. In questo esempio, ro monta il filesystem in sola lettura all'avvio, (solitamente una preimpostazione di sicurezza; potrebbe rendersi necessario modificare questa impostazione in caso di problemi all'avvio). Si tenga in considerazione che, a seconda dell'hardware, potrebbe essere necessario aggiungere rootdelay=8 alle opzioni del kernel in modo da poter fare il boot da un disco rigido esterno USB.
initrd 
Il percorso ed il nome del filesystem RAM iniziale relativo alla radice di GRUB. Ancora una volta, nell'esempio, /boot è semplicemente una directory residente sulla stessa partizione di / e kernel26.img è il nome del file initrd; /boot/kernel26.img. Se /boot fosse stata su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbe stato semplicemente /kernel26.img, essendo relativo allaradice di GRUB.

Esempio

title  Arch Linux (Main)
root   (hd0,0)
kernel /boot/vmlinuz26 root=/dev/sda1 ro
initrd /boot/kernel26.img

Esempio per una partizione di /boot separata

title  Arch Linux (Main)
root   (hd0,0)
kernel /vmlinuz26 root=/dev/sda3 ro
initrd /kernel26.img

Installare il bootloader GRUB nel master boot record (/dev/sda nell'esempio).

Attenzione: Assicurarsi di installare GRUB in /dev/sdX e non in /dev/sdX . Questo è un errore molto comune.
Suggerimento: Per ulteriori dettagli, consultare la pagina wiki GRUB .

Riavvio

Questo è tutto! È stato configurato e installato il sistema base di Arch Linux. Uscire dall'installazione e riavviare il sistema:

Template:Cli

Suggerimento: Assicurarsi di rimuovere il supporto di installazione e, nel caso, cambiare nel BIOS l'ordine di avvio per avviare dal disco rigido invece che dal CD-ROM, altrimenti si potrebbe avviare nuovamente l'installazione!

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