Beginners' Guide/Installation (Italiano)

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Revision as of 13:01, 21 October 2012 by Veleno77 (Talk | contribs) (xDSL (PPPoE), modem analogici o ISDN)

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Suggerimento: Questa è una parte della versione suddivisa in pagine multiple della Guida per Principianti. Cliccare qui se si preferisce consultare la guida nella sua interezza.


Installazione

Vi verrà visualizzato un prompt in una shell e sarete loggati automaticamente come root.

Cambiare la mappatura della tastiera

Tip: Questo passaggio è facoltativo per la maggioranza degli utenti.. Utile solo se si ha intenzione di scrivere nella propria lingua in uno dei file di configurazione , se si utilizzano segni diacritici per la password wifi, o se si desidera ricevere i messaggi di sistema (ad esempio, i possibili errori) nella propria lingua.

Per impostazione predefinita , il layout della tastiera è impostato su us. Se non avete una tastiera americana US è possibile cambiare il layout eseguendo:

# loadkeys layout

Dove layout corrisponde al vostro tipo di tastiera, come it, uk oppure be-latin1. Si veda qui per un elenco completo.

Il tipo di carattere deve essere cambiato, perché la maggior parte delle lingue usa più glifi rispetto alle 26 lettere dell'alfabeto inglese. In caso contrario, alcuni caratteri stranieri possono apparire come quadrati bianchi o altri simboli . Si noti che il nome è case-sensitive , quindi digitarlo esattamente come lo vedete:

# setfont Lat2-Terminus16

Per impostazione predefinita, la lingua è impostata su Inglese (US). Se si desidera cambiare la lingua per il processo di installazione (Italiano, in questo esempio), rimuovere il simbolo # davanti al locale che si desidera nel file /etc/locale.gen, insieme con l'inglese (US). Si prega di scegliere la voce UTF-8.

Utilizzare Template:Keypress per uscire e, quando viene richiesto di salvare le modifiche, premere Template:Keypress e successivamente Template:Keypress per utilizzare lo stesso nome.

# nano /etc/locale.gen
en_US.UTF-8 UTF-8
it_IT.UTF-8 UTF-8
# locale-gen
# export LANG=it_IT.UTF-8

Ricordarsi che Template:Keypress attiva e disattiva la mappatura.

Stabilire una connessione di rete

Il demone dhcpcd della rete viene avviato automaticamente al boot e tenterà di avviare una connessione cablata , se disponibile. Provare a eseguire il ping di un sito web per vedere se ha avuto successo. E dal momento che Google è sempre attivo ...

# ping -c 3 www.google.com
PING www.l.google.com (74.125.132.105) 56(84) bytes of data.
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=1 ttl=50 time=17.0 ms
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=2 ttl=50 time=18.2 ms
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=3 ttl=50 time=16.6 ms
--- www.l.google.com ping statistics ---
3 packets transmitted, 3 received, 0% packet loss, time 2003ms
rtt min/avg/max/mdev = 16.660/17.320/18.254/0.678 ms

Se si ottiene un errore ping: unknown host , sarà necessario configurare la rete manualmente , come spiegato in seguito .

Altrimenti si continui con il paragrafo Preparare l'unità di archiviazione.

Wired

Seguire questa procedura se si necessita di impostare una connessione cablata tramite un indirizzo IP statico.

Se il computer è connesso ad una rete Ethernet, in molti casi, si avrà una interfaccia denominata eth0. Se si dispone di schede di rete aggiuntive (oltre a quella integrata nella scheda madre, per esempio), il loro nome seguirà la sequenza eth1, ethX,...

Per farlo dovete essere a conoscenza delle seguenti impostazioni:

  • Indirizzo IP statico
  • Subnet mask
  • Indirizzo IP del Gateway
  • Nome indirizzi IP del server (DNS)
  • Nome di dominio (se non si tratta di una LAN locale, nel qual caso si può mettere up).

Attivare la connessione all'interfaccia Ethernet , es. per eth0:

# ip link set eth0 up

Aggiungere l'indirizzo:

# ip addr add <Indirizzo IP>/<subnetmask> dev <interfaccia>

Ad esempio:

# ip addr add 192.168.1.2/24 dev eth0

Per maggiori opzioni, eseguire man ip

Allo stesso modo aggiungere il vostro gateway, sostituendo <Indirizzo IP> col l'indirizzo IP del vostro gateway.:

# ip route add default via <Indirizzo IP>

Ad esempio:

# ip route add default via 192.168.1.1

Modificare il file /etc/resolv.conf immettendo il vostro nome di indirizzi IP del server (DNS) e il vostro nome di dominio:

# nano /etc/resolv.conf
 nameserver 61.23.173.5
 nameserver 61.95.849.8
 search example.com
Nota: Attualmente è possibile aggiungere al massimo 3 linee per il nameserver.

Ora si dovrebbe avere una connessione di rete funzionante . In caso contrario , controllare in dettaglio la pagina Configurazione della Rete.

Wireless

Seguire la seguente procedura si necessita di una connessione wireless (WiFi) durante l'installazione.

Le utilità ed i driver wireless sono ora disponibili nell'ambiente live del supporto d'installazione. Una buona conoscenza del proprio hardware wireless sarà di importanza fondamentale per una buona riuscita dell'operazione. È da notare che la seguente procedura rapida eseguita a questo punto dell'installazione inizializzerà l'hardware di rete per un utilizzo esclusivamente all'interno dell'ambiente live di installazione. Questi passaggi ( o qualche altra forma di gestione wireless ) deve essere ripetuto dal sistema realmente installato dopo che è stato avviato.

Da notare anche che questi passaggi sono opzionali se non si ha necessità di connessione wireless durante il processo d'installazione; le funzionalità wireless verranno comunque abilitate in seguito.

Nota: Nell'esempio seguente utilizzeremo wlan0 come interfaccia di rete e linksys per il nome ESSID. Ricordarsi di cambiare questi valori in base alla proprie esigenze.
  • (opzionale) Identificare la propria interfaccia wireless:
# lspci | grep -i net

o, se si utilizzano dispositivi USB:

# lsusb
  • Assicurarsi che udev abbia caricato il driver, a che il driver abbia creato un'interfaccia del kernel utilizzabile con iwconfig:
Nota: Se non si vede qualcosa di simile a questo, il driver wireless non è stato caricato. Se questo è il proprio caso, sarà necessario caricare il driver manualmente. Si prega di consultare la pagina wireless Setup per informazioni più dettagliate.
iwconfig
iwconfig
 lo no wireless extensions.
 eth0 no wireless extensions.
 wlan0    unassociated  ESSID:""
          Mode:Managed  Channel=0  Access Point: Not-Associated   
          Bit Rate:0 kb/s   Tx-Power=20 dBm   Sensitivity=8/0  
          Retry limit:7   RTS thr:off   Fragment thr:off
          Power Management:off
          Link Quality:0  Signal level:0  Noise level:0
          Rx invalid nwid:0  Rx invalid crypt:0  Rx invalid frag:0
          Tx excessive retries:0  Invalid misc:0   Missed beacon:0

In questo esempio, wlan0 è l'interfaccia wireless disponibile.

  • Accendere l'interfaccia con:
# ip link set wlan0 up

Una piccola percentuale di chipset wireless richiedono un firmware oltre al corrispondente driver. Se il proprio chipset wireless richiede un firmware , si dovrebbe ottenere un errore simile:

 ip link set wlan0 up
SIOCSIFFLAGS: No such file or directory

Se non si è sicuri, eseguire dmesg per interrogare il log del kernel per una richiesta di firmware da parte del chipset wireless:

Esempio di output da un chipset Intel che necessita ed ha richiesto un firmware al kernel all'avvio.

# dmesg | grep firmware
firmware: requesting iwlwifi-5000-1.ucode

Se non vi è output, si può concludere che il chipset wireless del sistema non richiede firmware..

Attenzione: I pacchetti dei firmware dei chipset per il wireless (per le schede che lo necessitano) sono preinstallati in /lib/firmware nell'ambiente live, (su CD o supporto USB) ma dovranno essere esplicitamente installati sul sistema definitivo per fornire funzionalità wireless all'avvio! La selezione e installazione dei pacchetti è spiegata in seguito. Accertarsi di aver spuntato sia il modulo sia il firmware durante la selezione dei pacchetti! Consultare Wireless Setup se non si è sicuri riguardo l'installazione del particolare firmware per la propria scheda.

Successivamente, utilizzare wifi-menu contenuto nel pacchetto netcfg per connettersi ad una rete:

 # wifi-menu wlan0

Si dovrebbe ora avere una connessione di rete funzionante. In caso contrario controllare la dettagliata pagina Wireless Setup.

xDSL (PPPoE), modem analogici o ISDN

Se si dispone di un router in modalità bridge , eseguire:

# pppoe-setup
  • Digitare il nome utente fornito dal vostro ISP.
  • Premere Template:Keypress per "eth0"
  • Premere Template:Keypress per "no" , in modo che rimanga in modo permanente.
  • Selezionare server ( poiché questo è solitamente il caso ).
  • Premere Template:Keypress per un firewall.
  • Digitare la password fornita dal vostro ISP.
  • Premere Template:Keypress per terminare.

Per utilizzare queste impostazioni e connettersi al provider di servizi Internet (ISP), eseguire :

# pppoe-start

Potrebbe anche essere necessario impostare resolv.conf:

# echo nameserver 8.8.8.8 > /etc/resolv.conf

Se si dispone di una connessione dial-up, o ISDN, consultare la pagina Direct Modem Connection.

Reti dietro un Server Proxy

Se si è dietro ad un server proxy, è necessario esportare le variabili di ambiente http_proxy e ftp_proxy. Si legga qui per ulteriori informazioni.

Preparare l'unità di archiviazione

Attenzione: Il partizionamento può distruggere i dati presenti. È fortemente consigliato fare prima una copia di sicurezza dei dati importanti prima di procedere.

Coloro che non hanno dimestichezza con tool a riga di comando, e i novizi, sono incoraggiati ad utilizzare uno strumento grafico di partizionamento. GParted è un buon esempio ed è disponibile in diverse distribuzioni Linux "live" come Parted Magic, Ubuntu, Linux Mint, etc. Un dispositivo deve prima di tutto essere partizionato, e le partizioni devono essere formattate con un file system prima di riavviare.

Se avete già effettuato questa procedura, si proceda con Montare le partizioni. In caso contrario , vedere il seguente esempio.

Esempio

L'attuale supporto di installazione di Arch Linux include i seguenti tool di partizionamento:

  • gdisk – supporta solo una tabella di partizioni GPT.
  • cfdisk – supporta solo una tabella di partizioni MBR.
  • parted – supporta entrambi.

Questo esempio utilizza cfdisk , ma può essere eseguita con Gdisk, che consentirà il partizionamento GPT al posto dell'MBR.

Note relative al boot UEFI:
  • Se si dispone di una scheda madre UEFI è necessaria un'altra partizione per ospitare la partizione di sistema UEFI.
  • Si raccomanda di usare sempre GPT per l'avvio UEFI, in quanto alcuni firmware UEFI non consentono il boot UEFI-MBR.
Note relative al partizionamento GPT:
  • Se non si ha il dual boot con Windows, allora è consigliabile usare GPT invece che MBR. Si legga GPT per un elenco dei vantaggi.
  • Se si dispone di una scheda madre BIOS (o si ha intenzione di avviare la macchina in modalità di compatibilità BIOS) e si desidera installare GRUB con partizionamento GPT, allora avete bisogno di creare un "partizione di avvio del BIOS" (BIOS Boot Partition)) di 2 MiB. Si veda. Syslinux non ne ha bisogno.
Nota: Se si sta installando su dispositivi USB flash, consultare " Installare Arch Linux su dispositivi USB".
# cfdisk /dev/sda

Il sistema di esempio conterrà una partizione root (/) da 15 GB, una partizione di swap da 1 GB, e una partizione /home per lo spazio su disco rimanente.

Si sottolinea ancora una volta che il partizionamento è una scelta personale e questo esempio è solo a scopo illustrativo. Si consulti la pagina sul partizionamento.

Root:

Swap:

Home:

  • Muoversi col tasto freccia in basso selezionando lo spazio libero
  • Scegliere "New" (o premere Template:Keypress) - premere Template:Keypress per scegliere "Primary" - premere Template:Keypress per utilizzare tutto lo spazio rimanente sul disco, oppure (indicare la grandezza desiderata)

Ecco come dovrebbe apparire:

Name    Flags  Part Type   FS Type         [Label]         Size (MB)
-------------------------------------------------------------------------
sda1    Boot   Primary     Linux                           15360 #root
sda2           Primary     Linux swap / Solaris             1024 #swap
sda3           Primary     Linux                          133000 #/home

Siate consapevoli del fatto che questa operazione distruggerà i dati sul disco, quindi ricontrollate tutto il lavoro e assicuratevi che le dimensioni delle partizioni, così come la tabella delle partizioni, siano quelle volute, prima di continuare.

Se volete ricominciare da capo, si può semplicemente selezionare Quit (o premere Template:Keypress) per uscire senza salvare le modifiche e quindi riavviare cfdisk.

Se si è soddisfatti, selezionare "Write" (o premere Template:Keypress) per finalizzare e scrivere la tabella delle partizioni sul disco. Premere "yes" e scegliere "Quit" ( o premere Template:Keypress) per uscire da cfdisk , senza apportare più modifiche.

Il semplice partizionamento non è sufficiente, utilizzare l'utility mkfs per formattare le partizioni con un File Systems. Per formattare le partizioni con filesystem ext4:

Attenzione: Controllate effettivamente che sia /dev/sda1 la partizione che si vuole formattare.
# mkfs.ext4 /dev/sda1
# mkfs.ext4 /dev/sda3

In seguito formattare e attivare la partizione di swap:

# mkswap /dev/sda2 
# swapon /dev/sda2

Montare le partizioni

Ogni partizione è identificata con un suffisso numerico. Ad esempio, sda1 specifica la prima partizione del primo disco , mentre sda indica l'intero disco.

Per visualizzare lo schema delle partizioni correnti:

#  lsblk /dev/sda

Fate attenzione, perché l'ordine di montaggio è importante. Per prima cosa, montare la partizione di root su /mnt. Seguendo l'esempio precedente (il vostro potrebbe essere diverso):

# mount /dev/sda1 /mnt

In seguito montare la partizione /home e qualsiasi altra partizione separata (/boot, /var, etc. ), se ne avete.

# mkdir /mnt/home 
# mount /dev/sda3 /mnt/home

Nel caso abbiate una partizione /boot separata:

# mkdir /mnt/boot 
# mount /dev/sdaX /mnt/boot

Nel caso si abbia una scheda madre UEFI, montare la partizione UEFI:

# mkdir /mnt/boot/efi
# mount /dev/sdaX /mnt/boot/efi   

Selezionare un mirror

Prima di procedere è necessario modificare il file mirrorlist e inserire il vostro mirror preferito in cima alla lista . una copia di questo file sarà pure installato sul vostro nuovo sistema da pacstrap, quindi conviene impostarlo come si deve.

# nano /etc/pacman.d/mirrorlist
##
## Arch Linux repository mirrorlist
## Sorted by mirror score from mirror status page
## Generated on 2012-MM-DD
##

Server = http://mirror.example.xyz/archlinux/$repo/os/$arch
...

Se si desidera, è possibile rendere il mirror copiato l'unico disponibile e cancellare tutto il resto (utilizzando Template:Keypress), ma di solito è una buona idea averne qualcuno in più, nel caso in cui il primo risulti offline.

Suggerimento:
  • Potete utilizzare Mirrorlist Generator per ottenere un elenco aggiornato per il vostro paese. I mirror HTTP sono più veloci dei FTP, a causa di qualcosa di una procedura chiamata keepalive. Con FTP, pacman deve inviare un segnale ogni volta che si scarica un pacchetto, con conseguenza che si genera una breve pausa. Per conoscere altri modi per generare un elenco dei mirror, vedere Scelta e selezione dei mirrors e Reflector.
  • Arch Linux MirrorStatus rapporta diversi informazioni sui mirror, come problemi di rete con un server, problemi di raccolta dei dati, l'ultima volta che un mirror è stato sincronizzato, ecc.
Nota: * Ogni volta che in futuro si modifica la lista di mirror, ricordate sempre di forzare pacman per aggiornare tutti gli elenchi dei pacchetti con pacman -Syy. Questa è considerata una buona pratica per evitare possibili mal di testa . Si veda Mirrors per ulteriori informazioni.
  • Se il supporto di installazione che state utilizzando è vecchio, la vostra lista dei server mirror potrebbe essere superata, ciò potrebbe portare a problemi durante l'aggiornamento di Arch-Linux tramite pacman (Si veda il FS#22510). Pertanto si consiglia di ottenere una versione aggiornata del mirrorlist, come descritto sopra.
  • Sono stati segnalati alcuni problemi sul forum di Arch Linux per quanto concerne dei problemi di rete che impediscono a pacman di aggiornare/sincronizzare i repository (si veda [1] e [2] ). Quando si installa nativamente Arch, questi problemi sono stati risolti sostituendo il la variabile predefinita per lo scaricamento dei pacchetti di pacman con uno alternativo (si veda migliorare le prestazioni di Pacman per maggiori dettagli). Quando si installa Arch come un sistema operativo Guest in Virtualbox, questo problema è stato risolto utilizzando "interfaccia host" invece di "NAT" nelle proprietà della macchina virtuale.

Installare il sistema base

Il sistema base viene installato tramite l'ausilio dello script pacstrap.

# pacstrap /mnt base base-devel
Nota: Se pacman non riesce a verificare i pacchetti, controllate l'ora del vostro sistema. Se la data di sistema non è valida (ad esempio, mostra l'anno 2010), le chiavi per la firma dei pacchetti verranno considerate scadute (o non valide), i controlli sulle firme dei pacchetti falliranno e l'installazione verrà interrotta. Assicurarsi di correggere l'ora del sistema, sia in modo manuale, o con il client ntp, e ripetere l'esecuzione del comando pacstrap. Fare riferimento a alla pagina Time per ulteriori informazioni sulla correzione di ora di sistema.
  • base: Pacchetti software del repo [core] che forniscono un ambiente di base minimale.
  • base-devel: Pacchetti ed utilità extra da [core] come make, e automake. Sarebbe meglio selezionarlo, in quanto, anche se non fondamentale in questa fase, sarà comunque molto utile in seguito se volete ampliare il vostro sistema. Il guppo base-devel è richiesto nell'installazione del software presente in AUR.

Questo vi consentirà di avere un sistema base di Arch Linux. Altri pacchetti possono essere installati in seguito tramite pacman.

Generare il file fstab

Generare un file fstab con il seguente comando. Se si preferisce utilizzare gli UUID o i labels, aggiungere rispettivamente le opzioni -U o -L. Considerate l'idea di controllare il file fstab auto-generato prima di continuare:

Nota: Se si verificano errori nell'esecuzione di genfstab, o successivamente durante il processo di installazione, non eseguire nuovamente genfstab, basta modificare il file fstab.
# genfstab -p /mnt >> /mnt/etc/fstab
# nano /mnt/etc/fstab

Inoltre, solo la partizione di root / deve avere un valore 1 per l'ultimo campo. Tutto il resto dovrebbero avere un 2 o uno 0 (si veda Definizione dei campi).

Anche data=ordered deve essere rimosso. Questa opzione verrà utilizzata automaticamente che se si specifichi o meno.

Effettuare Chroot e configurare il sistema di base

Successivamente bisogna entrare tramite chroot nel nostro nuovo sistema installato.

# arch-chroot /mnt

In questa fase dell'installazione, sarà possibile configurare i file di configurazione principali del proprio sistema base di Arch Linux. Questi possono essere creati, se non esistono, o modificati, se si desidera modificare le impostazioni predefinite .

Seguire da vicino e comprendere questi passaggi è di fondamentale importanza per garantire un sistema configurato correttamente.

Locale

I Locale sono utilizzati da glibc ed altri programmi o librerie per generare le localizzazioni specifiche, il rendering del testo, i simboli specifici della lingua, visualizzare correttamente i valori monetari regionali, ora e formato della data, idiosincrasie alfabetiche, e le altre impostazioni internazionali specifiche.

Ci sono due file che hanno bisogno di essere modificati: locale.gen e locale.conf .

  • locale.gen è un file vuoto (tutte le voci commentate) per impostazione predefinita, ed è necessario rimuovere il simbolo # davanti alle stringhe che si intende attivare. È possibile rimuovere il commento a più righe della stessa lingua, fino a quando si sceglie tra di essi la codifica UTF-8.
# nano /etc/locale.gen
en_US.UTF-8 UTF-8
it_IT.UTF-8 UTF-8
 # locale-gen

Questo verrà eseguito ad ogni aggiornamento di glibc, rigenerando di tutti i locali inclusi in /etc/locale.gen.

  • Il file locale.conf non esiste per impostazione predefinita. Impostare solo la variabile LANG dovrebbe essere sufficiente. Esso fungerà da valore di default per tutte le altre variabili.
 # echo LANG=en_US.UTF-8 > /etc/locale.conf
 # export LANG=en_US.UTF-8
Nota: Se si è impostata una lingua diversa dall'inglese, all'inizio dell'installazione, allora i comandi da dare dovrebbero essere simili a questi
# echo LANG=it_IT.UTF-8 > /etc/locale.conf
# export LANG=it_IT.UTF-8

Per impostare altre variabili LC_*, eseguire prima il comando locale per visualizzare le opzioni disponibili. Potete trovare un esempio avanzato qui.

Attenzione: Impostare la variabile LC_ALL è fortemente sconsigliato poiché sovrascrive tutte le altre impostazioni.

Mappatura e Font per la Console

Se avete impostato una mappatura della tastiera all'inizio del processo di installazione, caricarlo ora, poiché l'ambiente è cambiato. Per esempio :

# loadkeys it
# setfont Lat2-Terminus16

Per rendere disponibili le modifiche dopo il riavvio, editare il file /etc/vconsole.conf.

# nano /etc/vconsole.conf
KEYMAP=it
FONT=Lat2-Terminus16
FONT_MAP=
  • KEYMAP - Si prega di notare che questa impostazione è valida solo per le TTY, non per tutti i gestori di finestre grafici o per Xorg.
  • FONT - I font disponibili per la console sono elencati in /usr/share/kbd/consolefonts/. Il valore predefinito (vuoto) è sicuro. ma alcuni caratteri stranieri possono apparire come quadrati bianchi o altri simboli. Si consiglia di cambiare come Lat2-Terminus16. Poiché, come citato in /usr/share/kbd/consolefonts/README.Lat2-Terminus16, dovrebbe sostenere "circa 110 gruppi linguistici".
  • FONT_MAP - Definisce la mappatura per la console da caricare con il programma setfont al boot. Si legga {{ic|man setfont}. Il valore predefinito (vuoto) è sicuro.

Si veda Font per Console e man vconsole.conf per avere maggiori informazioni.

Time zone

I fusi orari disponibili e le regioni possono essere trovati nelle directory /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone>.

Per poter visualizzare le zone disponibili, controllando la directory /usr/share/zoneinfo/ :

# ls /usr/share/zoneinfo/

Allo stesso modo potete controllare il contenuto della directory appartenente ad una SubZone:

# ls /usr/share/zoneinfo/Europe

Creare un collegamento simbolico a /etc/localtime con il file corrispondente alla vostre esigenze, /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone>, usando questo comando:

# ln -s /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone> /etc/localtime

Esempio:

# ln -s /usr/share/zoneinfo/Europe/Rome /etc/localtime

Hardware clock

Impostare la modalità orologio hardware in modo uniforme tra i sistemi operativi sulla stessa macchina. Altrimenti l'orario può essere sovrascritto e causare sfasamenti di orario.

Potete generare il file /etc/adjtime automaticamente utilizzando uno dei seguenti comandi:

  • UTC (raccomandato)
Nota: Utilizzare UTCper l'orologio hardware non significa che verrà utilizzato UTC nel software.
# hwclock --systohc --utc
  • localtime (Altamente Sconsigliato) - utilizzato di default in Windows.
Attenzione: Utilizzare localtime può portare a diversi e irreparabili bug. Tuttavia, non ci sono piani per l'abbandono del supporto di localtime.
# hwclock --systohc --localtime

Se avete un sistema dual-boot con Windows (o avete in previsione di averlo):

  • Raccomandato. Impostare sia Arch Linux che Windows in modo che utilizzino UTC. Si necessita una correzione del registro di Windows. Inoltre, assicurarsi di impedire a Windows di sincronizzare l'orologio da internet, in modo che l'orologio hardware utilizzi nuovamente localtime. Se si vuole usufruire della funzionalità di sincronizzazione dell'orologio (NTP sync), è necessario utilizzare ntpd sulla propria installazione di Arch Linux.
  • Sconsigliato. Impostare Arch Linux su localtime e disabilitare ogni servizio relativo all'impostazione dell'orologio, come ntpd.service. Questo permetterà a Windows di prendersi cura della correzione dell'ora hardware e sarà necessario ricordarsi di avviare Windows almeno due volte l'anno (in primavera e autunno), quando DTS elabora l'ora legale. Quindi, per favore non chiedere sul forum perchè l'orologio è un'ora indietro o in avanti se utilizzate questo sistema e siete soliti passare molto tempo senza avviare Windows.

Moduli del Kernel

Suggerimento: Questo è solo un esempio , non è necessario impostarlo. Normalmente tutti i moduli necessari sono caricati automaticamente da udev, quindi raramente si avrà bisogno di aggiungerne qualcuno. Si aggiungano solamente i moduli che se ne conosce la mancanza

Per aggiungere i moduli del kernel da caricare durante l'avvio, creare un file *.Conf in /etc/modules-load.d/, con un nome in base al programma che li utilizza .

# nano /etc/modules-load.d/virtio-net.conf
# Carica il modulo 'virtio-net.ko' al boot.
virtio-net

Se ci sono più moduli da caricare per *.conf , I nomi dei moduli possono essere separati andando a capo. Un buon esempio risulta VirtualBox Guest Additions.

Le righe vuote e linee il cui primo carattere è # o ;, vengono ignorate.

Hostname

Aggiungere il propriohostname nel file /etc/hostname:

# echo myhostname > /etc/hostname

Impostarlo a proprio piacimento (ad esempio arch). Questo è il nome del vostro computer. Lo si aggiunga anche in /etc/hosts  :

Attenzione: Questo formato, tra cui il 'localhost' e il nome host effettivo, è richiesto per la compatibilità dei programmi che usano la rete per dialogare con altre parti del sistema operativo. Errori in questa voce possono causare scarse prestazioni della rete e/o malfunzionamenti di alcuni programmi, lentezza ad avviarsi o addirittura potrebbero non funzionare affatto.
# nano /etc/hosts
  127.0.0.1  myhostname localhost
  ::1        myhostname localhost
 #192.168.1.100 myhostname.domain.org myhostname #De-commentare se si utilizza un indirizzo ip statico e cancellare questo commento.
Nota: 127.0.0.1 e ::1 ::1 sono gli indirizzi IPv4 e IPv6 dell'interfaccia di rete locale loopback.
Suggerimento: Per convenienza è possibile utilizzare gli alias in /etc/hosts per gli altri host della propria rete o anche per i siti Internet, per esempio:
192.168.1.90   media
192.168.1.88   data
L'esempio riportato sopra dovrebbe consentire l'accesso dei media e server di dati sulla rete in base al nome e senza la necessità di scrivere i loro rispettivi indirizzi IP.

Configurare la rete

È necessario configurare la rete ancora una volta, ma questa volta per l'ambiente appena installato. La procedura e prerequisiti sono molto simili a quella descritta precedentemente, eccetto che stiamo per renderla persistente ed eseguita automaticamente all'avvio.

Nota: Per informazioni più approfondite, consultare le pagine Configurazione della Rete e Wireless Setup.

Reti Wired

IP Dinamico

Se si utilizza solo un singolo collegamento di rete fissa cablata, non avete bisogno di un servizio di gestione della rete e si può semplicemente attivare il servizio dhcpcd:

# systemctl enable dhcpcd@.service

In alternativa, è possibile utilizzare il servizio net-auto-wired di netcfg, che gestisce con egregiamente le connessioni dinamiche a nuove reti:

# pacman -S netcfg ifplugd
# cd /etc/network.d
# ln -s examples/ethernet-dhcp .
# systemctl enable net-auto-wired.service
IP Statico

Installare netcfg e ifplugd , che sono necessari per utilizzare net-auto-wired:

# pacman -S netcfg ifplugd

Copiare un profilo di esempio da /etc/network.d/examples a /etc/network.d:

# cd /etc/network.d
# cp examples/ethernet-static .

Modificare il profilo in base alle proprie esigenze:

# nano ethernet-static

Abilitare il servizio net-auto-wired:

# systemctl enable net-auto-wired.service

Reti Wireless

Avrete bisogno di installare altri programmi per configurare e gestire i profili di rete wireless, come netcfg.

NetworkManager e Wicd sono altre alternative popolari.

  • Installare i pacchetti richiesti:
# pacman -S wireless_tools wpa_supplicant wpa_actiond netcfg dialog

Se il proprio adattatore wireless richiede un firmware (come descritto nella sezione su stabilire una connessione Wireless e Drivers e firmware), installare il pacchetto contenente il proprio firmware. Per esempio:

# pacman -S zd1211-firmware
  • Collegarsi alla rete con alla rete con wifi-menu (eventualmente controllare il nome dell'interfaccia con ip link, ma di solito è wlan0), che genererà un file di profilo in /etc/network.d col nome del vostro SSID. Vi sono anche dei modelli disponibili in /etc/network.d/examples/ per la configurazione manuale.
# wifi-menu
  • Abilitare il servizio net-auto-wireless, il demone si collegherà alle reti conosciute, e gestirà ordinatamente il roaming e la disconnessione:
# systemctl enable net-auto-wireless.service
Note: netcfg fornisce anche net-auto-wired, che può essere usato in combinazione con net-auto-wireless.
  • Assicurarsi che la variabile dell'interfaccia wireless (si solito wlan0) sia correttamente impostata in /etc/conf.d/netcfg:
# nano /etc/conf.d/netcfg
WIRELESS_INTERFACE="wlan0"

Inoltre è possibile definire una lista di profili di rete a cui connettersi automaticamente con la variabile AUTO_PROFILES in /etc/conf.d/netcfg. Se AUTO_PROFILES non è impostato, verranno provate tutte le reti wireless conosciute.

xDSL (PPPoE), modem analogici o ISDN

Per attivare una connessione a modem xDSL, analogici e ISDN, consultare il wiki Direct Modem Connection.

Configurare Pacman

Pacman è il package manager di Arch Linux. É altamente raccomandato di studiare e imparare ad usarlo. Si veda man pacman, e si legga anche l'articolo Pacman, oppure si può anche consultare la pagina Pacman Rosetta per un confronto con i più diffusi gestori di pacchetti.

Per la selezione di un repositorio o le opzioni di pacman, modificare il file /etc/pacman.conf.

Nota: Quando si scelgono i repository, assicurarsi di decommentare sia la riga [Nome_Repositorio], sia la riga Include. Diversamente, il repository in oggetto sarà omesso. È un errore molto comune.
# nano /etc/pacman.conf

Molti utenti vorranno utilizzare [core], [extra] e [community].

Se avete installato Arch Linux x86_64, si raccomanda di abilitare il repository [multilib] (per essere in grado di eseguire sia applicazioni a 32 bit che a 64 bit):

[multilib]
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist

Si veda l'articolo Repositori Ufficiali per ulteriori informazioni , compresi i dettagli sullo scopo di ogni repository.

Per i programmi non disponibili direttamente tramite pacman, si consulti la pagina Arch User Repository.

Creare un ambiente iniziale ramdisk

Suggerimento: La maggior parte degli utenti possono saltare questo passaggio e utilizzare i valori predefiniti forniti in /etc/mkinitcpio.conf. L'immagine initramfs (nella cartella di /boot) è già stato generato in base a questo file quando il pacchetto linux (il kernel Linux) è stato installato precedentemente con pacstrap.

Qui è necessario impostare i giusti hooks se root risiede su un disco USB, se si utilizza un sistema RAID, LVM, o se /usr è in una partizione separata.

Modificare /etc/mkinitcpio.conf in base alle proprie esigenze e ri-generare l'immagine initramfs con

# mkinitcpio -p linux

Impostare la password di Root e aggiungere un normale utente

Potete impostare la password di root con

# passwd
Attenzione: Linux è un ambiente multi-utente. Si consiglia di non eseguire le attività quotidiane utilizzando l'account di root, è una pratica sconsigliata ed estremamente pericoloso. L'account di root dovrebbe essere utilizzato solo per le attività amministrative.

Aggiungere un account utente normale. Per un modo più interattivo è possibile utilizzare il comando adduser. Tuttavia verrà mostrato il metodo non-interattivo. L'utente archie utilizzato è solo un esempio.

# useradd -m -g users -s /bin/bash archie
# passwd archie

Se si desidera ripetere l'operazione utilizzare il comando userdel. L'opzione -r rimuoverà la directory home dell'utente e il suo contenuto, insieme con le impostazioni dell'utente (i cosiddetti file "punto").

# userdel -r [username]

Per ulteriori informazioni si veda Utenti e Gruppi.

Installare e configurare un bootloader

Schede Madri BIOS

Per i sistemi BIOS sono disponibili tre bootloader : syslinux, GRUB, e LILO. Si scelga il bootloader secondo le vostre esigenze. Di seguito verranno spiegati solo Syslinux e GRUB.

  • Syslinux è (attualmente) limitato a caricare solo i file dalla partizione in cui è stato installato. Il suo file di configurazione è considerato più facile da capire. Esempi di configurazione possono essere trovati qui.
  • GRUB è più ricco di funzionalità e supporta scenari più complessi. Il suo file di configurazione è più simile ad un linguaggio di scripting, e modificarli manualmente può essere difficile per i principianti. Si raccomanda di generarne automaticamente uno.
Syslinux

Installare il pacchetto syslinux e successivamente utilizzare lo script syslinux-install_update per installare automaticamente modificare i file (-i), marcare la partizione active impostandola con il flag di boot (-a), e installarlo sul codice di avvio MBR (-m):

Nota: Se si è partizionato il disco come GPT , installare anche il pacchetto gptfdisk (tramite pacman -S gptfdisk), perché fornisce sgdisk, che verrà utilizzato per impostare il flag lo specifico flag GPT si avvio.
 # pacman -S syslinux 
 # syslinux-install_update -iam

Configurare il file syslinux.cfg per puntare alla giusta partizione di /root. Questo passaggio è fondamentale. Se dovesse puntare alla partizione sbagliata, Arch Linux non si avvia.Cambiare /dev/sda3 in modo che coincida con la vostra partizione root designata (se avete partizionato il disco come abbiamo fatto nell'esempio, la vostra partizione di root sarà sda1). Fate lo stesso per LABEL archfallback.

# nano /boot/syslinux/syslinux.cfg
...
LABEL arch
        ...
        APPEND root=/dev/sda3 ro
        ...

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare Syslinux, consultare la pagina Syslinux.

GRUB
Nota: Per dispositivi partizionati in GPT su schede madri con BIOS, GRUB necessità di una "BIOS Boot Partition" (partizione di avvio del BIOS) da 2 MiB.
Note: Si prega di non utilizzare come parametro una partizione tipo sdaX nel comando seguente. È possibile utilizzare /dev/sdb se vi avete installato Arch, fino a quando si imposta tale unità come primo dispositivo di avvio nelle impostazioni del BIOS.
# pacman -S grub-bios
# grub-install --target=i386-pc --recheck /dev/sda
# cp /usr/share/locale/en\@quot/LC_MESSAGES/grub.mo /boot/grub/locale/en.mo

Mentre è possibile utilizzare un file grub.cfg creato manualmente, si raccomanda per i principianti di generarne uno automaticamente:

Suggerimento: Se volete che questo comando ricerchi automaticamente eventuali altri sistemi operativi presenti nel vostro computer, installare prima il pacchetto os-prober (pacman -S os-prober) prima di eseguire il comando successivo.
# grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare GRUB, si veda la pagina GRUB.

Per schede madri con UEFI

Per un avvio UEFI , il disco deve essere partizionato in GPT, e una partizione di sistema UEFI (512 MiB o superiore, FAT32 , di tipo EF00) deve essere presente e montata su /boot/efi. Se avete seguito questa guida dall'inizio, avete già effettuato questo passaggio.

Vi sono diversi bootloader UEFI disponibili, viene raccomandato l'utilizzo di EFISTUB. Di seguito troverete le istruzioni per impostare EFISTUB e GRUB.

Note: Syslinux non supporta UEFI.
EFISTUB

Il kernel Linux può agire come un proprio bootloader proprio utilizzando EFISTUB. Questo è il metodo di avvio UEFI raccomandato dagli sviluppatori ed è più semplice rispetto all'utilizzo di grub-efi-x86_64. La procedura riportata di seguito imposta rEFInd (un fork di rEFIt) per fornire un menu EFISTUB per il kernel, nonché per l'avvio di altri bootloader UEFI. È inoltre possibile utilizzare gummiboot (non testato) al posto di rEFInd. Sia rEFInd che gummiboot sono in grado di rilevare Windows bootloader UEFI in caso di dual-boot.

1. Avviare in modalità UEFI e caricare il modulo del kernel efivars prima di effettuare il chroot:

# modprobe efivars   

2. Montare la partizione UEFISYS su /mnt/boot/efi, effettuare il chroot e copiare i file del kernel e di initramfs in /boot/efi.

3. Ogni volta che il kernel e il file initramfs vengono aggiornati in /boot, hanno bisogno di essere aggiornati anche in /boot/efi/EFI/arch. Questo può essere automatizzato sia utilizzando Systemd, sia utilizando incron (per chi non utilizza Systemd).

4. Installare i seguenti pacchetti:

# pacman -S refind-efi-x86_64 efibootmgr

5. Installare rEFInd sulla partizione UEFISYS (come decritto in UEFI Bootloaders#Using rEFInd):

# mkdir -p /boot/efi/EFI/arch/refind
# cp /usr/lib/refind/refindx64.efi /boot/efi/EFI/arch/refind/refindx64.efi
# cp /usr/lib/refind/config/refind.conf /boot/efi/EFI/arch/refind/refind.conf
# cp -r /usr/share/refind/icons /boot/efi/EFI/arch/refind/icons

6. Creare un file /boot/efi/EFI/arch/refind_linux.conf con i parametri del kernel per essere utilizzati da rEFInd:

# nano /boot/efi/EFI/arch/refind_linux.conf
"Boot to X"               "root=/dev/sdaX ro rootfstype=ext4 systemd.unit=graphical.target"
"Boot to console"   "root=/dev/sdaX ro rootfstype=ext4 systemd.unit=multi-user.target"

7. Aggiungere rEFInd al menu di avvio UEFI utilizzando efibootmgr.

Warning: Usare efibootmgr su machine Mac Apple può corrompere il firmware, e potrebbe essere necessario re-flashare la ROM della scheda madre. Per sistemi Mac usare mactel-bootAUR o "bless" direttamente da Mac OS X.
# efibootmgr -c -g -d /dev/sdX -p Y -w -L "Arch Linux (rEFInd)" -l '\\EFI\\arch\\refind\\refindx64.efi'
Note: Nel comando precedente, X e Y corrispondono al disco e la partizione della partizione UEFISYS. Ad esempio per /dev/sdc5, X è "c" e Y è "5".

9. (Opzionale) Come ripiego , nel caso in cui la voce creata da efibootmgr non funziona, copiare refindx64.efi in /boot/efi/EFI/boot/bootx64.efi come segue::

# cp -r /boot/efi/EFI/arch/refind/* /boot/efi/EFI/boot/
# mv /boot/efi/EFI/boot/refindx64.efi  /boot/efi/EFI/boot/bootx64.efi
GRUB
Nota: Nel caso abbiate un sistema EFI 32-bit, come i Mac antecedenti il 2008, installare grub-efi-i386 e usare --target=i386-efi.
# pacman -S grub-efi-x86_64 efibootmgr
# grub-install --target=x86_64-efi --efi-directory=/boot/efi --bootloader-id=arch_grub --recheck
# cp /usr/share/locale/en\@quot/LC_MESSAGES/grub.mo /boot/grub/locale/en.mo

Eseguire il successivo comando per creare una voce di menu nel menu di avvio di GRUB per UEFI. Si veda efibootmgr per maggiori informazioni.

 # efibootmgr -c -g -d /dev/sdX -p Y -w -L "Arch Linux (GRUB)" -l '\\EFI\\arch_grub\\grubx64.efi'

Mentre è possibile utilizzare un file grub.cfg creato manualmente, si raccomanda, per i principianti, di generarne uno automaticamente:

Suggerimento: Se volete che questo comando ricerchi automaticamente eventuali altri sistemi operativi presenti nel vostro computer, installare prima il pacchetto os-prober (pacman -S os-prober) prima di eseguire il comando successivo.
# grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare GRUB, si veda la pagina GRUB.

Aggiornare il sistema

Attenzione: Gli aggiornamenti di sistema devono essere effettuati con cura. É molto importante leggere e comprendere questo metodo prima di procedere.

Spesso gli sviluppatori forniscono importanti informazioni su configurazioni richieste e modifiche per problemi noti. Si presuppone che l'utente Arch Linux consulti queste pagine prima di effettuare un aggiornamento:

  • Ultime Notizie Che dovrebbero essere lette prima di avviare un aggiornamento e, nel caso si verifica un errore controllare le notizie prima di postare una domanda sul forum!
  • Annunci della mailing list

Per aggiornare all'ultima versione disponibile tutti i pacchetti installati nel proprio sistema:

# pacman -Syu

oppure con :

# pacman --sync --refresh --sysupgrade

É possibile che venga proposto di aggiornare pacman stesso in primo luogo. In tal caso, rispondere digitando Template:Keypress, e una volta finito l'aggiornamento ridare il comando pacman -Syu.

Nota: Occasionalmente, le modifiche di configurazione possono richiedere un intervento dell'utente durante un aggiornamento, leggere l'output di pacman per eventuali informazioni pertinenti. Vedere Pacnew and Pacsave Files per maggiori dettagli
Nota: In caso di aggiornamento del pacchetto linux occorre riavviare il sistema.

Tenere presente che Arch è una distribuzione rolling release. Questo significa che l'utente non è tenuto a reinstallare o eseguire una ricostruzione elaborata del sistema per aggiornarla alla versione più recente. Dare periodicamente il comando pacman -Syu (tenendo presente l'avviso posto ad inizio paragrafo) mantiene l'intero sistema aggiornato e bleeding edge. Alla fine di questo aggiornamento, il sistema sarà completamente all'ultima versione disponibile.

Consultare Pacman e le domande frequenti riguardo ai problemi di gestione e aggiornamento dei pacchetti.

Smontare le partizioni montate

Uscire dall'ambiente chroot:

# exit

Precedentemente, come esempio, si sono montate le partizioni sotto /mnt. In questa fase procederemo a smontarle tutte.

# umount /mnt/{boot,home,}

Riavviare il computer:

# reboot
Suggerimento: Assicurarsi di rimuovere il supporto di installazione altrimenti si rischia di avviare nuovamente il supporto di installazione.

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