Beginners' guide (Italiano)

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Fornisce una guida molto dettagliata per l'installazione e la configurazione di un sistema Arch Linux full-optional.
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Guida all'installazione
Network Installation Guide
Install from SSH
Raccomandazioni Generali
General Troubleshooting

Questa pagina servirà da guida nel processo di installazione di Arch Linux utilizzando gli Arch Install Scripts. Prima di procedere, si consiglia di leggere velocemente le FAQ.

Il wiki di Arch, mantenuto dalla comunità, è la risorsa primaria che deve essere consultato in caso di problemi. Sono disponibili anche dei canali IRC channel (per la comunità italiana: irc://irc.azzurra.org/archlinux o irc://irc.freenode.net/#archlinux.it, mentre per il supporto internazionale: irc://irc.freenode.net/#archlinux), ed il forum italiano o internazionale, che sono eccellenti risorse, nel caso la risposta non possa essere trovata altrove. Seguendo il metodo Arch, si consiglia di digitare man comando per leggere la pagina man pagina di un qualsiasi comando che non si conosce.

Contents

Preparazione

Nota: Se si desidera installare da una distribuzione GNU/Linux esistente, si legga questo articolo. Ciò può essere utile soprattutto se si prevede di installare Arch Linux tramite VNC o SSH remoto. Gli utenti che cercano di eseguire l'installazione di Arch Linux da remoto tramite un connessione SSH, dovrebbero leggere Installare tramite SSH per ulteriori suggerimenti.

Requisiti di Sistema

Arch Linux dovrebbe funzionare su qualsiasi macchina i686 compatibile e con un minimo di 64 MB di RAM. Una installazione di base con tutti i pacchetti dal gruppo base dovrebbe prendere circa 500 MB di spazio su disco. Se si lavora con spazio limitato, questo può essere tagliato in modo considerevole, ma dovrete sapere cosa si sta facendo.

Preparare il supporto di installazione più recente

L'ultima versione del supporto di installazione può essere ottenuta dalla pagina di download. Si noti che la singola immagine ISO supporta entrambe le architetture a 32 e 64 bit. É altamente raccomandato di utilizzare sempre l'ultima immagine ISO rilasciata.

  • Le immagini da installare sono firmate, e si consiglia vivamente di verificare la loro firma prima dell'uso. Scaricare il file di firma .sig dalla pagina di download (o uno dei mirror elencati qui ) per la stessa directory del file .iso. Su Arch Linux , usare pacman-key -v iso-file.sig da root; in altri ambienti usufruire , sempre come root , di gpg2 direttamente con gpg2 --verify iso-file.sig. Sono inoltre riportate le integrità checksum del file MD5 e SHA1.
Nota: La verifica gpg2 fallirà se non avete scaricato la corrispondente chiave pubblica per l'ID della chiave RSA. Vedere http://sparewotw.wordpress.com/2012/10/31/how-to-verify-signature-using-sig-file/ per i dettagli.
Nota: La qualità delle unità ottiche e degli stessi dischi può variare. In generale, per masterizzazioni affidabili è raccomandata una velocità bassa. Se si verifica un comportamento imprevisto del CD, provare a masterizzarne un altro usando la velocità minima.

Installazione tramite Rete

Invece di scrivere i supporti di avvio di un'unità ottica o USB, è possibile, in alternativa, avviare un'immagine ISO in rete. Questo funziona bene quando si dispone già di un server configurato. Si prega di consultare l'articolo PXE per ulteriori informazioni e quindi continuare l'avvio di avviare il supporto di installazione di Arch Linux.

Installazione da un sistema Linux esistente

In alternativa, è possibile installare da un sistema Linux già in esecuzione. Vedere Install from existing Linux (Italiano).

Installazione su Macchina Virtuale

L'installazione su una macchina virtuale è un buon modo per familiarizzare con Arch Linux e la sua procedura di installazione senza lasciare il sistema operativo corrente e ripartizionare il disco rigido. E vi permetterà anche di mantenere questa Guida per Principianti aperta nel vostro browser per tutta l'installazione. Alcuni utenti potrebbero trovare vantaggioso avere un autonomo sistema Arch Linux su un drive virtuale a scopo di test.

Esempi di software di virtualizzazione sono VirtualBox, VMware, QEMU, Xen, Parallels.

La procedura esatta per la preparazione di una macchina virtuale dipende dal software, ma generalmente attenersi alla seguente procedura:

  1. Creare l'immagine disco virtuale che ospiterà il sistema operativo.
  2. Configurare correttamente i parametri della macchina virtuale.
  3. Avviare l'Immagine ISO scaricata con un drive CD virtuale.
  4. Continuare con Avviare il supporto di installazione di Arch Linux.

Gli articoli seguenti possono risultare utili:

Avviare il supporto di installazione

La maggior parte dei sistemi moderni permettono di selezionare il dispositivo di avvio durante la fase di POST, di solito premendo il tasto F12 mentre la schermata iniziale del BIOS è visibile. Selezionare il dispositivo che contiene l'ISO si Arch Linux. In alternativa, bisogna cambiare l'ordine di avvio dalle impostazioni del BIOS. Premere un tasto (generalmente Canc, oppure F1,F2,F11 o F12) durante la fase POST di accensione. Questo vi porterà nella schermata delle impostazioni del BIOS in cui è possibile impostare l'ordine in cui il sistema ricerca i dispositivi di boot. Impostare il dispositivo che contiene l'ISO di ArchLinux come primo dispositivo di avvio.Una volta eseguita tale operazione selezionare "Save & Exit" (o equivalente nel BIOS) e il computer dovrebbe quindi completare il suo normale processo di avvio.

Quando apparirà il menù di Arch, selezionare "Boot Arch Linux" e premere enter per avviare l'ambiente live dove verrà eseguita l'installazione vera e propria (se state avviando tramite il supporto in modalità UEFI, l'opzione di avio dovrebbe essere qualcosa di simile :"Arch Linux archiso x86_64 UEFI").

Una volta avviato l'ambiente live, la shell è Zsh, questo vi offre completamento avanzato col tasto Tab, e altre caratteristiche come parte della configurazione grml.

Controllare se il supporto di installazione si avvia in modalità UEFI

Nel caso abbiate una scheda madre UEFI e la modalità di avvio UEFI è attiva (ed è preferibile rispetto alla modalità BIOS/Legacy), il CD/USB lancerà automaticamente il kernel Arch Linux (Kernel EFISTUB tramite il Boot Manager Gummiboot). Per verificare se si è effettuato l'avvio in modalità UEFI controllare che la directory /sys/firmware/efi/ sia stata creata eseguire:

# mount -t efivarfs efivarfs /sys/firmware/efi/efivars              # ignorare se già montati
# efivar -l

Se efivar elenca le variabili UEFI correttamente, allora il boot in modalità UEFI è stato eseguito correttamente. Altrimenti controllare tutti che i requisiti elencati in Unified Extensible Firmware Interface#Requirements for UEFI Variables support to work properly siano soddisfatti.

Risoluzione dei problemi di avvio

  • Se siete in possesso di una scheda grafica Intel e lo schermo rimane vuoto durante il processo di boot, il problema è dovuto probabilmente all'impostazione in modalità Kernel mode setting. Una possibile soluzione è quella di riavviare e premere il tasto e sulla voce che si sta tentando di eseguire all'avvio ( i686 o x86_64 ). Inserire alla fine della stringa delle opzioni del kernel nomodeset e premere Invio. In alternativa aggiungere video=SVIDEO-1:d, che dovrebbe permettere di poter funzionare senza disattivare il kernel mode setting (KMS). Si può anche provare i915.modeset=0. Consultare l'articolo Intel per ulteriori informazioni.
  • Se lo schermo non si spegne ed il processo di avvio si blocca durante il tentativo di caricare il kernel, riavviare e premere Tab sulla voce che si sta tentando di eseguire all'avvio, ed inserire alla fine della stringa delle opzioni del kernel acpi=off e premere Invio.


Installazione

Vi verrà visualizzato un prompt in una shell e sarete loggati automaticamente come root. Per la modifica dei file di testo si consiglia l'editor da console nano. Se non si ha familiarità con esso, vedere Utilizzo di Nano

Cambiare la mappatura della tastiera

Tip: Questo passaggio è facoltativo per la maggioranza degli utenti.. Utile solo se si ha intenzione di scrivere nella propria lingua in uno dei file di configurazione, se si utilizzano segni diacritici per la password wifi, o se si desidera ricevere i messaggi di sistema (ad esempio, i possibili errori) nella propria lingua. Le modifiche qui impostate hanno effetto solo per il processo di installazione.

Per impostazione predefinita, il layout della tastiera è impostato su us. Se non avete una tastiera americana US è possibile cambiare il layout eseguendo:

# loadkeys layout

Dove layout corrisponde al vostro tipo di tastiera, come it, uk, dvorak, be-latin1, etc. Si veda |qui per un elenco completo dei codici internazionali a due lettere. Utilizzare il comando localectl list-keymaps per una lista delle mappature disponibili.

Il tipo di carattere deve essere cambiato, perché la maggior parte delle lingue usa più glifi rispetto alle 26 lettere dell'alfabeto inglese. In caso contrario, alcuni caratteri stranieri possono apparire come quadrati bianchi o altri simboli . Si noti che il nome è case-sensitive, quindi digitarlo esattamente come lo vedete:

# setfont Lat2-Terminus16

Per impostazione predefinita, la lingua è impostata su Inglese (US). Se si desidera cambiare la lingua per il processo di installazione (Italiano, in questo esempio), rimuovere il simbolo # davanti al locale che si desidera nel file /etc/locale.gen, insieme con l'inglese (US). Si prega di scegliere la voce UTF-8.

# nano /etc/locale.gen
en_US.UTF-8 UTF-8
it_IT.UTF-8 UTF-8
# locale-gen
# echo "LANG=it_IT.UTF-8" > /etc/locale.conf

Stabilire una connessione di rete

Attenzione: Dalla versione 197, udev non assegna i nomi delle interfacce di rete in base al tradizionale schema di denominazione wlanX e ethX. Se si proviene da una diversa distribuzione o si reinstalla Arch e non si è a conoscenza del nuovo metodo di denominazione delle interfacce, per favore non date per scontato che la vostra interfaccia wireless si chiama wlan0, o che l'interfaccia cablata sia denominata eth0. È possibile utilizzare il comando ip addr show per scoprire i nomi delle interfacce.

Il demone dhcpcd della rete viene avviato automaticamente durante la fase boot e tenterà di avviare una connessione cablata, se disponibile. Provare a eseguire il ping di un sito web per vedere se ha avuto successo. E dal momento che Google è sempre attivo ...

# ping -c 3 www.google.com
PING www.l.google.com (74.125.132.105) 56(84) bytes of data.
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=1 ttl=50 time=17.0 ms
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=2 ttl=50 time=18.2 ms
64 bytes from wb-in-f105.1e100.net (74.125.132.105): icmp_req=3 ttl=50 time=16.6 ms
--- www.l.google.com ping statistics ---
3 packets transmitted, 3 received, 0% packet loss, time 2003ms
rtt min/avg/max/mdev = 16.660/17.320/18.254/0.678 ms

Se si ottiene un errore ping: unknown host, per prima cosa verificare se c'è qualche problema con il cavo, o se controllare la potenza del segnale wireless, altrimenti configurare la rete manualmente, come spiegato in seguito. Quando la connessione viene stabilita si continui con il paragrafo Preparare l'unità di archiviazione.

Wired

Seguire questa procedura se si necessita di impostare una connessione cablata tramite un indirizzo IP statico.

Per prima cosa disattivare il servizio dhcpcd che è stato avviato automaticamente al boot:

# systemctl stop dhcpcd.service

Poi si identifichi il nome della propria interfaccia ethernet.

# ip link
1: lo: <LOOPBACK,UP,LOWER_UP> mtu 65536 qdisc noqueue state UNKNOWN mode DEFAULT 
     link/loopback 00:00:00:00:00:00 brd 00:00:00:00:00:00
2: enp2s0f0: <BROADCAST,MULTICAST> mtu 1500 qdisc noop state DOWN mode DEFAULT qlen 1000 
     link/ether 00:11:25:31:69:20 brd ff:ff:ff:ff:ff:ff
3: wlp3s0: <BROADCAST,MULTICAST,UP,LOWER_UP> mtu 1500 qdisc mq state UP mode DORMANT qlen 1000 
     link/ether 01:02:03:04:05:06 brd ff:ff:ff:ff:ff:ff

In questo esempio l'interfaccia Ethernet è denominata enp2s0f0. Se non siete sicuri, è probabile che le proprie interfacce Ethernet iniziano con la lettera "e", è improbabile che inizino con la lettera "lo" o con la lettera "w".

È inoltre necessario conoscere le seguenti impostazioni:

  • Indirizzo IP statico
  • Subnet mask
  • Indirizzo IP del Gateway
  • Nome indirizzi IP del server (DNS)
  • Nome di dominio (se non si tratta di una LAN locale, nel qual caso si può mettere up).

Attivare la connessione all'interfaccia Ethernet (es. enp2s0f0):

# ip link set enp2s0f0 up

Aggiungere l'indirizzo:

# ip addr add Indirizzo IP/mask_bits dev nome_interfaccia

Ad esempio:

# ip addr add 192.168.1.2/24 dev enp2s0f0

Per maggiori opzioni, eseguire man ip

Allo stesso modo aggiungere il vostro gateway, sostituendo <Indirizzo IP> col l'indirizzo IP del vostro gateway.:

# ip route add default via Indirizzo IP

Ad esempio:

# ip route add default via 192.168.1.1

Modificare il file /etc/resolv.conf immettendo il vostro nome di indirizzi IP del server (DNS) e il vostro nome di dominio:

# nano /etc/resolv.conf
 nameserver 61.23.173.5
 nameserver 61.95.849.8
 search example.com
Nota: Attualmente è possibile aggiungere al massimo tre linee per il nameserver. Per superare questa limitazione, è possibile utilizzare un caching per i nameserver localmente come Dnsmasq.

Ora si dovrebbe avere una connessione di rete funzionante . In caso contrario, controllare in dettaglio la pagina Configurazione della Rete.

Wireless

Seguire la seguente procedura si necessita di una connessione wireless (WiFi) durante l'installazione.

Per prima cosa bisogna identificare la propria interfaccia wireless:

# iw dev
phy#0
        Interface wlp3s0
                ifindex 3
                wdev 0x1
                addr 00:11:22:33:44:55
                type managed

In questo esempio, wlp3s0 è l'interfaccia wireless disponibile. Se non siete sicuri, è probabile che la vostra interfaccia wireless inizi con la lettera " w", e improbabile che sia "lo" o che inizi con la lettera "e".

Nota: Se non vedete qualcosa di simile, allora il driver wireless non è stato caricato. Se questo è il vostro caso, allora è necessario caricare il driver. Si prega di consultare Configurazione Wireless per informazioni più dettagliate.

Accendere l'interfaccia con:

# ip link set wlp3s0 up

Per verificare che l'interfaccia è attiva , controllare l'output del seguente comando :

# ip link show wlp3s0
3: wlp3s0: <BROADCAST,MULTICAST,UP,LOWER_UP> mtu 1500 qdisc mq state DOWN mode DORMANT group default qlen 1000
    link/ether 00:11:22:33:44:55 brd ff:ff:ff:ff:ff:ff

La voce UP in <BROADCAST,MULTICAST,UP,LOWER_UP> indica che l'interfaccia è attiva, non confonderla con la successiva voce state DOWN.

Molti chipset wireless richiedono un firmware oltre al corrispondente driver. Il kernel cercherà di identificarlo e caricarlo automaticamente. Se si ottiene un output come SIOCSIFFLAGS: No such file or directory, questo significa che è necessario caricare manualmente il firmware. Se non si è sicuri, eseguire dmesg per interrogare il log del kernel per una richiesta di firmware da parte del chipset wireless. Ad esempio , se si dispone di un chipset Intel che necessita ed ha richiesto un firmware al kernel all'avvio.

# dmesg | grep firmware
firmware: requesting iwlwifi-5000-1.ucode

Se non vi è output, si può concludere che il chipset wireless del sistema non richiede firmware..

Attenzione: I pacchetti dei firmware dei chipset per il wireless (per le schede che lo necessitano) sono preinstallati in /lib/firmware nell'ambiente live, (su CD o supporto USB) ma dovranno essere esplicitamente installati sul sistema definitivo per fornire funzionalità wireless all'avvio! La selezione e installazione dei pacchetti è spiegata in seguito. Accertarsi di aver spuntato sia il modulo sia il firmware durante la selezione dei pacchetti! Consultare Wireless Setup se non si è sicuri riguardo l'installazione del particolare firmware per la propria scheda.

Successivamente utilizzare wifi-menu fornito da netctl per connettersi ad una rete:

# wifi-menu wlp3s0

Ora si dovrebbe avere una connessione di rete funzionante. In caso contrario controllare la dettagliata pagina Wireless Setup.

Senza wifi-menu

In alternativa utilizzare iw dev wlp3s0 scan | grep SSID per eseguire la scansione delle reti disponibili, e successivamente utilizzare connettersi ad una rete con:

# wpa_supplicant -B -i wlp3s0 -c <(wpa_passphrase "ssid" "psk")

È necessario sostituire l' ESSID con il nome della connessione di rete (ad esempio, "Linksys ecc .."), e "psk" con la propria password. Lasciare le virgolette attorno al nome di rete e la password.

Infine,si deve dare alla vostra interfaccia un indirizzo IP. Questo può essere impostato manualmente o mediante DHCP:

# dhcpcd wlp3s0

Se non dovesse funzionare, eseguire i seguenti comandi :

# echo 'ctrl_interface=DIR=/run/wpa_supplicant' > /etc/wpa_supplicant.conf
# wpa_passphrase <ssid> <passphrase> >> /etc/wpa_supplicant.conf
# ip link set <nome_interfaccia> up # Può non essere necessario, ma sempre meglio assicurarsi che sia attiva.
# wpa_supplicant -B -D nl80211 -c /foobar.conf -i <nome_interfaccia>
# dhcpcd -A <nome_interfaccia>

Modem analogici, ISDN o PPPoE DSL

Se si dispone di una connessione dial-up, o ISDN, consultare la pagina Direct Modem Connection.

Reti dietro un Server Proxy

Se si è dietro ad un server proxy, è necessario esportare le variabili di ambiente http_proxy e ftp_proxy. Si consulti il wiki Proxy settings per ulteriori informazioni.

Preparare l'unità di archiviazione

Attenzione: Il partizionamento può distruggere i dati presenti. È fortemente consigliato fare prima una copia di sicurezza dei dati importanti prima di procedere.
Nota: Se si sta installando su dispositivi USB flash, consultare " Installare Arch Linux su dispositivi USB".

Scegliere un tipo di tabella delle partizioni

Si può scegliere tra GUID Partition Table (GPT) e Master Boot Record (MBR). GPT è più moderno e consigliato per le nuove installazioni.

Strumenti di partizionamento

Coloro che non hanno dimestichezza con tool a riga di comando, e i novizi, sono incoraggiati ad utilizzare uno strumento grafico di partizionamento. GParted è un buon esempio ed è disponibile con un CD "Live". Inoltre è anche incluso nei CD live della maggior parte dei distributioni Linux, come Ubuntu e Linux Mint. Un dispositivo deve prima di tutto essere partizionato, e successivamente le partizioni devono essere formattate con un file system.

Suggerimento: Quando si usa Gparted, selezionando l' opzione per creare una nuova tabella delle partizioni essa creerà per impostazione predefinita una tabella delle partizioni "msdos". Se avete intenzione di seguire il consiglio di creare una tabella di partizione GPT, allora avete bisogno di scegliere "Avanzate" (Advanced) e quindi selezionare "gpt" dal menu a discesa.

Mentre gparted può essere più facile da usare, se si vuole solo creare un paio di partizioni su un nuovo disco è possibile ottenere il partizionamento rapidamente solo utilizzando una delle varianti a fdisk che sono inclusi nel supporto di installazione. Nella sezione successiva ci sono le istruzioni di utilizzo , sia per gdisk che per fdisk.

Schema di partizionamento

Si può decidere in quante partizioni il disco dovrebbe essere diviso, e a quale directory ogni partizione dovrebbe essere associata nel sistema. La mappatura delle partizioni di directory (spesso chiamati " punti di mount ") è lo schema di partizionamento. Il più semplice, e non è una cattiva scelta, è di fare un solo enorme partizione per /. Un'altra scelta popolare è quello di avere una partizione sia per / che per /home.

Note relative al partizionamento:

  • Se si dispone di una scheda madre UEFI è necessaria un'altra partizione per ospitare la partizione di sistema EFI.
  • Se si dispone di una scheda madre BIOS (o si ha intenzione di avviare la macchina in modalità di compatibilità BIOS) e si desidera installare GRUB con partizionamento GPT, allora avete bisogno di creare una partizione extra (BIOS Boot Partition)) della grandezza di 1 o 2 MiB e come tipo EF02. Si veda. Syslinux non ne ha bisogno.
  • Se avete deciso di utilizzare un disco crittografato per il sistema stesso, ciò deve riflettersi nel vostro schema di partizione. Non è un problema aggiungere cartelle crittografate, contenitori o directory home, dopo che il sistema è stato installato.
  • Se avete intenzione di utilizzare un qualsiasi filesystem di root diverso da ext4 (-3,-2), si dovrebbe verificare in primo luogo se GRUB lo supporta. Se non è supportato è necessario creare una partizione compatibile GRUB ( ad esempio ext4) e usarlo per la partizione di /boot.

Si veda Swap per i dettagli, se si desidera creare una partizione di swap o un file di swap . Un file di swap è più facile da ridimensionare di una partizione e può essere creato in qualsiasi momento dopo l'installazione , ma non può essere utilizzato con un filesystem Btrfs .

Considerazioni per un dualboot con Windows

Se si dispone di un'installazione esistente del sistema operativo, si prega di tenere presente che, se si deve scrivere semplicemente una nuova tabella delle partizioni su disco, tutti i dati precedentemente presenti sul disco andrebbero persi.

Il metodo consigliato per impostare un sistema dual boot Linux/Windows è quello di installare prima Windows, utilizzando solo una parte del disco per le sue partizioni. Una volta terminata l'installazione di Windows, avviare l'ambiente di installazione di Linux in cui è possibile creare ulteriori partizioni per Linux, lasciando le partizioni Windows esistenti intatte.

Inoltre, alcuni computer più recenti sono pre-installati con Windows 8, che utilizzerà Secure Boot. Arch Linux attualmente non supporta il Secure Boot, ma è stato riscontrato che alcune installazioni di Windows 8 non si avviano se il Secure Boot è disattivato nel BIOS. In alcuni casi è necessario spegnere sia Secure Boot che Fastboot dalle opzioni del BIOS, in modo da consentire a Windows 8 di avviarsi senza Secure Boot. Tuttavia ci sono potenziali rischi per la sicurezza spegnendo Secure Boot per l'avvio di Windows 8. Pertanto, può essere una scelta migliore quella di mantenere l'installazione di Windows 8 intatta e utilizzare un secondo disco rigido indipendente per l'installazione di Linux, che può poi essere ripartizionato da zero utilizzando una tabella di partizioni GPT. Una volta fatto ciò, la creazione di più partizioni ext4/FAT32/swap sul secondo disco può essere il modo migliore di proseguire se il computer dispone di due unità a disposizione. Questo non è spesso facile o possibile su un piccolo computer portatile. Attualmente, Secure Boot non è ancora in uno stato completamente stabile per il funzionamento affidabile, anche p,-er le distribuzioni Linux che lo supportano.

Attenzione: Windows 8 include una nuova funzionalità denominata Fast Startup, che trasforma le operazioni di spegnimento in suspend-to-disk (sospensione su disco). Il risultato è che i filesystem condivisi tra Windows 8 e qualsiasi altro OS saranno quasi certamente danneggiati durante l'avvio tra i due sistemi operativi. Anche se non avete intenzione di condividere i filesystem, la partizione di sistema EFI è probabile che sia danneggiata su un sistema EFI. Pertanto, è necessario disattivare questa modalità di avvio veloce, come descritto qui, prima di installare Linux su qualsiasi computer che utilizza Windows 8.

Se avete già effettuato questa procedura, si proceda con Montare le partizioni.

In caso contrario, vedere il seguente esempio.

Esempio

L'attuale supporto di installazione di Arch Linux include i seguenti tool di partizionamento: fdisk, gdisk, cfdisk, cgdisk, parted.

Suggerimento: Utilizzare il comando lsblk -f o lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,LABEL per elencare i dischi rigidi collegati al sistema, insieme con le dimensioni delle loro partizioni esistenti. Questo vi aiuterà ad essere sicuri che si sta partizionando il disco giusto.

Il sistema di esempio conterrà una partizione root da 15 GB, e una partizione home per lo spazio su disco rimanente. Scegliere MBR o GPT. Non scegliere entrambi!

Si sottolinea ancora una volta che il partizionamento è una scelta personale e questo esempio è solo a scopo illustrativo. Si consulti la pagina sul partizionamento.

Usando cgdisk per creare le partizioni GPT
# cgdisk /dev/sda
Root
  • Scegliere New (o premere N) - premere Enter per il primo settore (2048) - Digitare la grandezza in 15G - premere Enter per il codice esadecimale di default (8300) - premere Enter per lasciare vuoto il nome della partizione.
Home
  • Muoversi col tasto freccia in basso selezionando lo spazio libero
  • Scegliere New (o premere N) - premere Enter per il primo settore - premere Enter per utilizzare tutto lo spazio rimanente sul disco (oppure indicare la grandezza desiderata, per esempio 30G) - premere Enter per il codice esadecimale di default (8300) - premere Enter per lasciare vuoto il nome della partizione.

Ecco come dovrebbe apparire:

Part. #     Size        Partition Type            Partition Name
----------------------------------------------------------------
            1007.0 KiB  free space
   1        15.0 GiB    Linux filesystem
   2        123.45 GiB  Linux filesystem

Ricontrollate tutto il lavoro e assicuratevi che le dimensioni delle partizioni, così come la tabella delle partizioni, siano quelle volute, prima di continuare.

Se volete ricominciare da capo, si può semplicemente selezionare Quit (o premere Q) per uscire senza salvare le modifiche e quindi riavviare cgdisk.

Se si è soddisfatti, selezionare Write (o premere Shift+W) per finalizzare e scrivere la tabella delle partizioni sul disco. Premere yes e scegliere Quit ( o premere Q) per uscire da cfdisk, senza apportare più modifiche.

Nota: In fase di installazione in modelità UEFI, è consigliato l'uso di gdisk per la creazione della partizione di /boot con codice ef00 e Last sector +512M
Usare fdisk per creare le partizioni MBR
Nota: C'è anche cfdisk, che è simile nell'uso a cgdisk. Tuttavia, ma al momento non si allinea correttamente la prima partizione in modo automatico. Per questo motivo useremo il classico strumento fdisk.

Eseguire fdisk con:

# fdisk /dev/sda

Creare la tabella delle partizioni:

  • Command (m for help): tipo o e premere Enter

Creare la prima partizione:

  1. Command (m for help): digitare n e premere Enter
  2. Tipo di partizione: Select (default p): premere Enter
  3. Partition number (1-4, default 1): premere Enter
  4. First sector (2048-209715199, default 2048): premere Enter
  5. Last sector, +sectors or +size{K,M,G} (2048-209715199....., default 209715199): digitare +15G e premere Enter

Creare la seconda partizione:

  1. Command (m for help): digitare n e premere Enter
  2. Tipo di partizione: Select (default p): premere Enter
  3. Partition number (1-4, default 2): premere Enter
  4. First sector (31459328-209715199, default 31459328): premere Enter
  5. Last sector, +sectors or +size{K,M,G} (31459328-209715199....., default 209715199): premere Enter

Anteprima della nuova tabella delle partizioni :

  • Command (m for help): digitare p e premere Enter
Disk /dev/sda: 107.4 GB, 107374182400 bytes, 209715200 sectors
Units = sectors of 1 * 512 = 512 bytes
Sector size (logical/physical): 512 bytes / 512 bytes
I/O size (minimum/optimal): 512 bytes / 512 bytes
Disk identifier: 0x5698d902

   Device Boot     Start         End     Blocks   Id  System
/dev/sda1           2048    31459327   15728640   83   Linux
/dev/sda2       31459328   209715199   89127936   83   Linux

Scrivere le modifiche sul disco :

  • Command (m for help): digitare w e premere Enter

Se tutto è andato buon fine fdisk mostrerà il seguente messaggio :

The partition table has been altered!

Calling ioctl() to re-read partition table.
Syncing disks. 

Nel caso in cui non funzioni, vuol dire che fdisk ha rilevato un errore, è possibile utilizzare il comando q per uscire.

Creare filesystem

Il semplice partizionamento non è sufficiente, utilizzare l'utility mkfs per formattare le partizioni con un File Systems. Per formattare le partizioni con filesystem ext4:

Attenzione: Controllate effettivamente che sia /dev/sda1 che /dev/sda2 siano le partizioni che si vogliono formattare. Il comando lsblk può aiutarvi in questo.
# mkfs.ext4 /dev/sda1
# mkfs.ext4 /dev/sda2

Se si è creata una partizione dedicata per swap (code 82), non si dimentichi di formattarla e attivarla con:

# mkswap /dev/sdaX
# swapon /dev/sdaX

Per UEFI , è necessario formattare la partizione di sistema EFI (ad esempio /dev/sdXY) con :

# mkfs.fat -F32 /dev/sdXY

Montare le partizioni

Ogni partizione è identificata con un suffisso numerico. Ad esempio, sda1 specifica la prima partizione del primo disco, mentre sda indica l'intero disco.

Per visualizzare lo schema delle partizioni correnti:

#  lsblk -f

Fate attenzione, perché l'ordine di montaggio è importante. Per prima cosa, montare la partizione di root su /mnt. Seguendo l'esempio precedente (il vostro potrebbe essere diverso):

# mount /dev/sda1 /mnt

In seguito montare la partizione /home e qualsiasi altra partizione separata (/boot, /var, etc. ), se ne avete.

# mkdir /mnt/home 
# mount /dev/sda2 /mnt/home

Nel caso si abbia una scheda madre UEFI, montare la partizione di sistema EFI sul proprio punto di montaggio preferito (nell'esempio useremo /boot)

 # mkdir /mnt/boot
 # mount /dev/sdXY /mnt/boot

Selezionare un mirror

Prima di procedere è necessario modificare il file mirrorlist e inserire il vostro mirror preferito in cima alla lista . una copia di questo file sarà pure installato sul vostro nuovo sistema da pacstrap, quindi conviene impostarlo come si deve.

# nano /etc/pacman.d/mirrorlist
##
## Arch Linux repository mirrorlist
## Sorted by mirror score from mirror status page
## Generated on 2012-MM-DD
##

Server = http://mirror.example.xyz/archlinux/$repo/os/$arch
...

Se si desidera, è possibile rendere il mirror copiato l'unico disponibile e cancellare tutte le altre linee, ma di solito è una buona idea averne qualcuno in più, nel caso in cui il primo risulti offline.

Suggerimento:
  • Potete utilizzare Mirrorlist Generator per ottenere un elenco aggiornato per il vostro paese. I mirror HTTP sono più veloci dei FTP, a causa di qualcosa di una procedura chiamata keepalive. Con FTP, pacman deve inviare un segnale ogni volta che si scarica un pacchetto, con conseguenza che si genera una breve pausa. Per conoscere altri modi per generare un elenco dei mirror, vedere Scelta e selezione dei mirrors e Reflector.
  • Arch Linux MirrorStatus rapporta diversi informazioni sui mirror, come problemi di rete con un server, problemi di raccolta dei dati, l'ultima volta che un mirror è stato sincronizzato, ecc.
Nota: * Ogni volta che in futuro si modifica la lista di mirror (mirrorlist), ricordate di aggiornare tutti gli elenchi dei pacchetti con pacman -Syy, per garantire che le liste dei pacchetti vengono aggiornati costantemente. Si veda Mirrors per ulteriori informazioni.
  • Se il supporto di installazione che state utilizzando è vecchio, la vostra lista dei server mirror potrebbe essere superata, ciò potrebbe portare a problemi durante l'aggiornamento di Arch-Linux tramite pacman (Si veda il FS#22510). Pertanto si consiglia di ottenere una versione aggiornata del mirrorlist, come descritto sopra.
  • Sono stati segnalati alcuni problemi sul forum di Arch Linux per quanto concerne dei problemi di rete che impediscono a pacman di aggiornare/sincronizzare i repository (si veda [1] e [2] ). Quando si installa nativamente Arch, questi problemi sono stati risolti sostituendo il la variabile predefinita per lo scaricamento dei pacchetti di pacman con uno alternativo (si veda migliorare le prestazioni di Pacman per maggiori dettagli). Quando si installa Arch come un sistema operativo Guest in Virtualbox, questo problema è stato risolto utilizzando "interfaccia host" invece di "NAT" nelle proprietà della macchina virtuale.

Installare il sistema base

Il sistema base viene installato tramite l'ausilio dello script pacstrap. L'opzione -i può essere omessa se ​​si desidera installare tutti i pacchetti del gruppo base senza chiedere conferma. Si consiglia inoltre di includere base-devel, avrete bisogno di questi pacchetti se ci vogliono compilare da AUR .

 # pacstrap -i /mnt base
Nota:
  • Se pacman non riesce a verificare i pacchetti, fermare il processo premendo CTRL+C e controllate l'ora del vostro sistema con cal. Se la data di sistema non è valida (ad esempio, mostra l'anno 2010), le chiavi per la firma dei pacchetti verranno considerate scadute (o non valide), i controlli sulle firme dei pacchetti falliranno e l'installazione verrà interrotta. Assicurarsi di correggere l'ora del sistema, usare il comando ntpd -gg, e ripetere l'esecuzione del comando pacstrap. Fare riferimento a alla pagina Time per ulteriori informazioni sulla correzione di ora di sistema.
  • Se pacman si lamenta che error: failed to commit transaction (invalid or corrupted package), eseguire il seguente comando :
 # pacman-key --init && pacman-key --populate archlinux

Questo vi consentirà di avere un sistema base di Arch Linux. Altri pacchetti possono essere installati in seguito tramite pacman.

Generare il file fstab

Generare un file fstab con il seguente comando. Saranno utilizzati gli UUID perché hanno alcuni vantaggi (si veda Identificare i filesystem). Se invece si preferisce utilizzare le etichette, sostituire l'opzione -U con il parametro -L.

 # genfstab -U -p /mnt >> /mnt/etc/fstab
 # nano /mnt/etc/fstab
Attenzione: Il file fstab dovrebbe sempre essere controllato dopo che è stato generato. Se si verificano errori lanciando genfstab oppure più avanti nella fase di installazione, non ripetere nuovamente il comando genfstab, ma modificate manualmente il file fstab.

Alcune considerazioni :

  • L'ultimo campo determina l'ordine in cui le partizioni vengono controllati all'avvio: utilizzare 1 per la partizione di root (non-btrfs), che verranno controllati per prima; 2 per tutte le altre partizioni che verranno controllare all'avvio; e 0 per non effettuare nessun controllo (si veda Definizione dei campi).
  • Tutte le partizioni con filesystem btrfs devono avere valore 0 in questo campo. Solitamente anche la partizione di swap viene impostata con valore 0.

Effettuare Chroot e configurare il sistema di base

Successivamente bisogna entrare tramite chroot nel vostro nuovo sistema installato.

# arch-chroot /mnt /bin/bash
Nota: Omettere /bin/bash per avere chroot in una shell sh.

In questa fase dell'installazione, sarà possibile configurare i file di configurazione principali del proprio sistema base di Arch Linux. Questi possono essere creati, se non esistono, o modificati, se si desidera modificare le impostazioni predefinite .

Seguire da vicino e comprendere questi passaggi è di fondamentale importanza per garantire un sistema configurato correttamente.

Locale

I Locale sono utilizzati da glibc ed altri programmi o librerie per generare le localizzazioni specifiche, il rendering del testo, i simboli specifici della lingua, visualizzare correttamente i valori monetari regionali, ora e formato della data, idiosincrasie alfabetiche, e le altre impostazioni internazionali specifiche.

Ci sono due file che hanno bisogno di essere modificati: locale.gen e locale.conf .

Decommentate le righe necessarie. Rimuovere il simbolo # davanti alle stringhe che si intende attivare. Utilizzare la codifica UTF-8 è molto più raccomandato rispetto alla codifica ISO-8859:

# nano /etc/locale.gen
#is_IS ISO-8859-1
#it_CH.UTF-8 UTF-8
#it_CH ISO-8859-1
it_IT.UTF-8 UTF-8
#it_IT ISO-8859-1
#it_IT@euro ISO-8859-15
#iu_CA UTF-8
#iw_IL.UTF-8 UTF-8
Nota: Il file locale.gen è tutto commentata per impostazione predefinita.

Generate i locale(i) specificati in precedenza in /etc/locale.gen:

 # locale-gen
Nota: Questo verrà eseguito ad ogni aggiornamento di glibc.

Creare il file /etc/locale.conf sostituendo la localizzazione scelta:

 # echo LANG=it_IT.UTF-8 > /etc/locale.conf
Nota:
  • Le impostazioni internazionali specificate nella variabile LANG devono essere già state de-commentate in precedenza in /etc/locale.gen
  • Il file locale.conf non esiste per impostazione predefinita. Impostare solo la variabile LANG dovrebbe essere sufficiente in quanto fungerà da valore di default per tutte le altre variabili.
 # export LANG=it_IT.UTF-8
Suggerimento: Per impostare altri locali per le variabili LC_*, eseguire prima il comando locale per visualizzare le opzioni disponibili e aggiungerli a locale.conf. Non è consigliabile impostare la variabile LC_ALL. Vedere Impostare il locale a livello di sistema per maggiori dettagli.

Mappatura e Font per la Console

Se avete impostato una mappatura della tastiera all'inizio del processo di installazione, caricarlo ora, poiché l'ambiente è cambiato. Per esempio :

# loadkeys it
# setfont Lat2-Terminus16

Per rendere disponibili le modifiche dopo il riavvio, editare il file /etc/vconsole.conf (crearlo se non esiste).

# nano /etc/vconsole.conf
KEYMAP=it
FONT=Lat2-Terminus16
  • KEYMAP - Si prega di notare che questa impostazione è valida solo per le TTY, non per tutti i gestori di finestre grafici o per Xorg.
  • FONT - I font disponibili per la console sono elencati in /usr/share/kbd/consolefonts/. Il valore predefinito (vuoto) è sicuro. ma alcuni caratteri stranieri possono apparire come quadrati bianchi o altri simboli. Si consiglia di cambiare come Lat2-Terminus16. Poiché, come citato in /usr/share/kbd/consolefonts/README.Lat2-Terminus16, dovrebbe sostenere "circa 110 gruppi linguistici".
  • Opzione aggiuntiva FONT_MAP - Definisce la mappatura per la console da caricare con il programma setfont al boot. Si legga man setfont. Il valore predefinito (vuoto) o la sua rimozione è sicura e non crea problemi.

Si veda Font per Console e man vconsole.conf per avere maggiori informazioni.

Time zone

I fusi orari disponibili e le regioni possono essere trovati nelle directory /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone>.

Per poter visualizzare le zone disponibili, controllando la directory /usr/share/zoneinfo/ :

# ls /usr/share/zoneinfo/

Allo stesso modo potete controllare il contenuto della directory appartenente ad una SubZone:

# ls /usr/share/zoneinfo/Europe

Creare un collegamento simbolico a /etc/localtime con il file corrispondente alla vostre esigenze, /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone>, usando questo comando:

# ln -s /usr/share/zoneinfo/<Zone>/<SubZone> /etc/localtime

Esempio:

# ln -s /usr/share/zoneinfo/Europe/Rome /etc/localtime

Hardware clock

Impostare la modalità orologio hardware in modo uniforme tra i sistemi operativi sulla stessa macchina. Altrimenti l'orario può essere sovrascritto e causare sfasamenti di orario.

Potete generare il file /etc/adjtime automaticamente utilizzando uno dei seguenti comandi:

  • UTC (raccomandato)
Nota: Utilizzare UTC per l'orologio hardware non significa che verrà utilizzato UTC nel software.
# hwclock --systohc --utc
  • localtime (Altamente Sconsigliato) - utilizzato di default in Windows.
Attenzione: Utilizzare localtime può portare a diversi e irreparabili bug. Tuttavia, non ci sono piani per l'abbandono del supporto di localtime.
# hwclock --systohc --localtime
Suggerimento: Se avete un sistema dual-boot con Windows (o avete in previsione di averlo):
  • Raccomandato. Impostare sia Arch Linux che Windows in modo che utilizzino UTC. Si necessita una correzione del registro di Windows. Inoltre, assicurarsi di impedire a Windows di sincronizzare l'orologio da internet, in modo che l'orologio hardware utilizzi nuovamente localtime.
  • Sconsigliato. Impostare Arch Linux su localtime e disabilitare ogni servizio relativo all'impostazione dell'orologio, come NTPd. Questo permetterà a Windows di prendersi cura della correzione dell'ora hardware e sarà necessario ricordarsi di avviare Windows almeno due volte l'anno (in primavera e autunno), quando DTS elabora l'ora legale. Quindi, per favore non chiedere sul forum perchè l'orologio è un'ora indietro o in avanti se utilizzate questo sistema e siete soliti passare molto tempo senza avviare Windows.

Moduli del Kernel

Suggerimento: Questo è solo un esempio, non è necessario impostarlo. Normalmente tutti i moduli necessari sono caricati automaticamente da udev, quindi raramente si avrà bisogno di aggiungerne qualcuno. Si aggiungano solamente i moduli di cui si conosce la mancanza

Per aggiungere i moduli del kernel da caricare durante l'avvio, creare un file *.Conf in /etc/modules-load.d/, con un nome in base al programma che li utilizza .

# nano /etc/modules-load.d/virtio-net.conf
# Carica il modulo 'virtio-net.ko' al boot.
virtio-net

Se ci sono più moduli da caricare per *.conf, I nomi dei moduli possono essere separati andando a capo. Un buon esempio risulta VirtualBox Guest Additions.

Le righe vuote e linee il cui primo carattere è # o ;, vengono ignorate.

Hostname

Impostare l'hostname a vostro piacimento (ad esempio "arch"):

# echo myhostname > /etc/hostname
Nota: Non è più necessario modificare /etc/hosts. Il pacchetto nss-myhostname provvederà alla risoluzione del nome host, ed è installato su tutti i sistemi per impostazione predefinita.

Configurare la rete

È necessario configurare la rete ancora una volta, ma questa volta per l'ambiente appena installato. La procedura e prerequisiti sono molto simili a quella descritta precedentemente, eccetto che stiamo per renderla persistente ed eseguita automaticamente all'avvio.

Nota:
  • Per informazioni più approfondite, consultare le pagine Configurazione della Rete e Wireless Setup.
  • Se si desidera utilizzare il vecchio schema di denominazione delle interfacce (es. eth* e wlan*), potete creare di un file vuoto in /etc/udev/rules.d/80-net-name-slot.rules (dalla versione 209 di systemd , questo file dovrebbe essere /etc/udev/rules.d/80-net-setup-link.rules) che maschera il file con lo stesso nome situato sotto /usr/lib/udev/rules.d.

Reti Wired

IP Dinamico
Utilizzando dhcpcd

Se si utilizza solo un singolo collegamento di rete fissa cablata, non avete bisogno di un servizio di gestione della rete e si può semplicemente attivare il servizio dhcpcd.

 # systemctl enable dhcpcd.service
Nota: Se non dovesse funzionare: usare # systemctl enable dhcpcd@nome_interfaccia.service
Utilizzando netctl

Copiare un profilo campione da /etc/netctl/examples a /etc/netctl:

 # cd /etc/netctl
 # cp examples/ethernet-dhcp rete_domestica

Modificare il profilo in base alle proprie esigenze (impostando Interface da eth0 all'ID del proprio adattatore di rete, mostrato eseguendo ip link) :

# nano rete_domestica

Abilitare il profilo rete_domestica:

 # netctl enable rete_domestica
Nota: Si otterrà il messaggio "Running in chroot, ignoring request.". Questo può essere ignorato per ora.
Utilizzando netctl-ifplugd
Attenzione: Non è possibile utilizzare questo metodo in combinazione con i comandi che che consentono in modo esplicito un profilo, come ad esempio netctl enable <profilo>.

In alternativa, è possibile utilizzare il servizio netctl-ifplugd, che gestisce con egregiamente le connessioni dinamiche a nuove reti:

Installare ifplugd, che è richiesto per net-auto-wired:

# pacman -S ifplugd

Quindi attivare per l'interfaccia che si desidera:

# systemctl enable netctl-ifplugd@<interfaccia>.service
Suggerimento: Netctl fornisce anche netctl-auto, che può essere utilizzato per gestire profili di rete wired in congiunzione con netctl-ifplugd.
Ip Statico
Connessione manuale al boot utilizzando netctl

Copiare un profilo di esempio da /etc/netctl/examples a /etc/netctl:

# cd /etc/netctl
# cp examples/ethernet-static rete_domestica.

Modificare il profilo in base alle proprie esigenze (impostando Interface, Addr, Gateway e DNS):

# nano rete_domestica
  • Si noti la /24 in Address che è la notazione CIDR della netmask 255.255.255.0.

Abilitare il profilo creato sopra per avviarlo ad ogni avvio:

# netctl enable rete_domestica
Connessione manuale al boot utilizzando systemd

Vedere Network configuration#Manual connection at boot using systemd.

Reti Wireless

Nota: Se il proprio adattatore wireless richiede un firmware (come descritto nella sezione su stabilire una connessione Wireless e Drivers e firmware), installare il pacchetto contenente il proprio firmware. Nella maggior parte dei casi il pacchetto linux-firmware conterrà il firmware necessario. Tuttavia per alcuni dispositivi, il firmware richiesto potrebbe essere nel proprio pacchetto. Per esempio :
# pacman -S zd1211-firmware
Vedere Wireless Setup per ulteriori informazioni.

Installare iw e wpa_supplicant, che saranno necessari per stabilire una connessione di rete.

# pacman -S iw wpa_supplicant
Aggiungere connessioni wireless
Utilizzando wifi-menu

Installare dialog, che è richiesto per usare wifi-menu:

 # pacman -S dialog

Dopo aver terminato il resto di questa installazione e riavviato il sistema, è possibile collegarsi alla rete con wifi-menu nome_interfaccia (dove nome_interfaccia è l'interfaccia del vostro chipset wireless).

# wifi-menu nome_interfaccia
Attenzione: Questo deve essere fatto dopo il riavvio del sistema e quando non si è più in ambiente chroot. Il processo generato da questo comando va in conflitto con quello che viene eseguita al di fuori del chroot. In alternativa, si può solo configurare un profilo di rete manualmente utilizzando i modelli menzionati in seguito, in modo da non doversi preoccupare di usare wifi-menu a tutti i costi.
Utilizzando un profilo con netctl

Copiare un profilo di rete da /etc/netctl/examples a /etc/netctl:

# cd /etc/netctl
# cp examples/wireless-wpa rete_wireless

Modificare il profilo in base alle vostre necessità (modificando Interface, ESSID e Key):

# nano rete_wireless

Per attivare il profilo creato sopra e avviarlo ad ogni avvio :

# netctl enable rete_wireless
Connettersi automaticamente a reti conosciute
Attenzione: Non è possibile utilizzare questo metodo in combinazione con i comandi che che consentono in modo esplicito un profilo, come ad esempio netctl enable <profilo>.

Installare wpa_actiond, il quale è richiesto da netctl-auto:

# pacman -S wpa_actiond

Abilitare il servizio netctl-auto, che si collegherà alle reti conosciute, e gestirà ordinatamente il roaming e la disconnessione:

# systemctl enable netctl-auto@nome_interfaccia.service
Suggerimento: netctl fornisce anche il servizio netctl-ifplugd, che può essere usato in combinazione con netctl-auto.

Modem analogici, ISDN o PPPoe DSL

Per attivare una connessione a modem xDSL, dial-up e ISDN, consultare il wiki Direct Modem Connection.

Creare un ambiente iniziale ramdisk

Suggerimento: La maggior parte degli utenti possono saltare questo passaggio e utilizzare i valori predefiniti forniti in /etc/mkinitcpio.conf. L'immagine initramfs (nella cartella di /boot) è già stato generato in base a questo file quando il pacchetto linux (il kernel Linux) è stato installato precedentemente con pacstrap.

Qui è necessario impostare i giusti hooks se root risiede su un disco USB, se si utilizza un sistema RAID, LVM, o se /usr è in una partizione separata.

Modificare /etc/mkinitcpio.conf in base alle proprie esigenze e ri-generare l'immagine initramfs con

# mkinitcpio -p linux
Nota: Per le installazioni di Arch VPS su QEMU (es. utilizzando virtual-manager), potrebbe necessitare dell'aggiunta dei moduli virtio in mkinitcpio.conf per essere in grado di avviarsi.
# nano /etc/mkinitcpio.conf
MODULES="virtio virtio_blk virtio_pci virtio_net"

Impostare la password di Root

Potete impostare la password di root con

# passwd

Installare e configurare un bootloader

Schede Madri BIOS

Per i sistemi BIOS sono disponibili diversi bootloader, vedere Boot loaders per una lista completa.  : syslinux e GRUB. Si scelga il bootloader secondo le vostre esigenze. Qui , diamo due delle possibilità come esempi :

  • Syslinux è (attualmente) limitato a caricare solo i file dalla partizione in cui è stato installato. Il suo file di configurazione è considerato più facile da capire. Esempi di configurazione possono essere trovati qui.
  • GRUB è più ricco di funzionalità e supporta scenari più complessi. Il suo file di configurazione è più simile ad un linguaggio di scripting 'sh', e modificarli manualmente può essere difficile per i principianti. Si raccomanda di generarne automaticamente uno.
Syslinux

Se avete optato per una tabella di partizione GUID (GPT) per il disco rigido in precedenza, è necessario installare il pacchetto gptfdisk ora per far si che l'installazione di syslinux abbia successo.

# pacman -S gptfdisk

Installare il pacchetto syslinux e successivamente utilizzare lo script syslinux-install_update per installare automaticamente il bootloader (-i), marcare la partizione come active impostandola con il flag di boot (-a), e installarlo sul codice di avvio MBR (-m):

 # pacman -S syslinux 
 # syslinux-install_update -i -a -m 

Configurare il file syslinux.cfg per puntare alla giusta partizione di /root. Questo passaggio è fondamentale. Se dovesse puntare alla partizione sbagliata, Arch Linux non si avvierà. Cambiare /dev/sda3 in modo che coincida con la vostra partizione root designata (se avete partizionato il disco come abbiamo fatto nell'esempio, la vostra partizione di root sarà /dev/sda1). Fare lo stesso per la voce fallback.

# nano /boot/syslinux/syslinux.cfg
...
LABEL arch
        ...
        APPEND root=/dev/sda3 rw
        ...

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare Syslinux, consultare la pagina Syslinux.

GRUB

Installare il pacchetto grub e quindi eseguire grub-install per installare il bootloader:

# pacman -S grub
# grub-install --target=i386-pc --recheck /dev/sda
Nota:

Mentre è possibile utilizzare un file grub.cfg creato manualmente, si raccomanda per i principianti di generarne uno automaticamente:

Suggerimento: Se volete che questo comando ricerchi automaticamente eventuali altri sistemi operativi presenti nel vostro computer, installare prima il pacchetto os-prober (pacman -S os-prober) prima di eseguire il comando successivo.
# grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg
Nota: È possibile che risultino più voci di menu ridondanti. Si veda Voci di menu ridondanti per risolvere questo problema.

Per di ulteriori informazioni su come configurare e utilizzare GRUB, si veda la pagina GRUB.

Per schede madri con UEFI

Per i sistemi UEFI, sono disponibili diverse opzioni. Una lista completa delle opzioni è disponibile alla pagina Boot loaders. Potreste scoprire che alcune opzioni funzionano, mentre altre no. In caso contrario, sceglierne uno secondo la vostra convenienza. Qui, diamo due delle possibilità come esempi :

  • gummiboot è un semplice boot manager che fornisce fondamentalmente un menu dei kernel per EFISTUB e altre applicazioni UEFI. Questo è il metodo di avvio UEFI consigliato.
  • GRUB è un bootloader più completo, utile se si hanno problemi ad eseguire Gummiboot.
Nota: Per un avvio da UEFI, il disco deve essere partizionato in GPT, e una "partizione di sistema EFI" (512 MiB o superiore, di tipo EF00, formattata in FAT32") deve essere presente. Per gli esempi seguenti, questa partizione deve essere montata su /boot. Se avete seguito questa guida dall'inizio, avete già effettuato questo passaggio.
Gummiboot

Recentemente systemd, ha integrato al proprio interno gummiboot, per cui non è più necessario installare alcun pacchetto

# mount -t efivarfs efivarfs /sys/firmware/efi/efivars              # ignorare se già montato
# bootctl --path=/boot/$esp install

Sarà necessario creare manualmente un file di configurazione per aggiungere una voce per Arch Linux per il manager gummiboot. Creare /boot/loader/entries/arch.conf e aggiungere i seguenti contenuti, sostituendo /dev/sdaX con la vostra partizione di root, di solito /dev/sda2:

# nano /boot/loader/entries/arch.conf
title          Arch Linux
linux          /vmlinuz-linux
initrd         /initramfs-linux.img
options        root=/dev/sdaX rw

Per ulteriori informazioni su come configurare ed utilizzare gummiboot, consultare Gummiboot.

GRUB

Installare i pacchetti grub e efibootmgr, ed eseguire grub-install per installare il bootloader :

# mount -t efivarfs efivarfs /sys/firmware/efi/efivars              [ignora se già montato]
# pacman -S grub efibootmgr
# grub-install --target=x86_64-efi --efi-directory=/boot --bootloader-id=arch_grub --recheck

Poi, creare manualmente un file grub.cfg è assolutamente indicato. Si raccomanda per i principianti che si può generare automaticamente uno:

# grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg
Suggerimento: Per la ricerca automatica di altri sistemi operativi sul computer, installare os-prober, tuttavia os-prober è noto per non riuscire a rilevare correttamente tutti i sistemi operativi in ambiente UEFI.

Per ulteriori informazioni sulla configurazione e l'utilizzo di GRUB, vedere GRUB.

Smontare le partizioni montate

Uscire dall'ambiente chroot:

# exit

Precedentemente, come esempio, si sono montate le partizioni sotto /mnt. In questa fase procedere a smontarle tutte.

# umount -R /mnt

Riavviare il computer:

# reboot
Suggerimento: Assicurarsi di rimuovere il supporto di installazione altrimenti si rischia di avviare nuovamente il supporto di installazione.


Post-Installazione

Il nuovo sistema di base Arch Linux è ora un funzionale sistema operativo GNU/Linux pronto per essere personalizzato con quello che si desidera o in base ai vostri scopi. Se siete nuovi a Linux , potrebbe essere utile dare uno sguardo alle principali utility in dotazione con il nuovo sistema.

Gestione Utenti

Aggiungere gli account utente che si desiderano, oltre a root, come descritto in Gestione degli utenti. Non è consigliabile utilizzare l'account di root per un uso regolare, o esporlo tramite SSH su un server. L'account di root deve essere utilizzato solo per le attività amministrative.

In un tipico sistema desktop per aggiungere un nuovo utente denominato archie specificando bash come shell di login

# useradd -m -s /bin/bash archie

Questo comando creerà automaticamente un gruppo denominato archie con lo stesso GID pari all' UID dell'utente archie e ne fa di questo il gruppo predefinito dell'utente archie al login.

Altri scenari sono possibili, si veda Utenti e gruppi per maggiori dettagli e potenziali rischi per la sicurezza.

Gestione dei pacchetti

Pacman è il package manager di Arch Linux. Si faccia riferimento alla pagina di Pacman e alle relative FAQ per le risposte inerenti l'aggiornamento, l'installazione e la gestione dei pacchetti.

Poichè il metodo Arch prevede la correttezza del codice oltre la convenienza, prima di effettuare un aggiornamento del sistema è indispensabile mantenersi aggiornati con i cambiamenti in Arch Linux che richiedono un intervento manuale. Questo può essere fatto iscrivendovi alla arch-announce mailing list o controllando la pagina Arch news. In alternativa, può essere utile iscriversi a questo feed RSS o seguire @archlinux su Twitter.

Se si è installato Arch Linux x86_64, si consiglia di abilitare il deposito [multilib] , se si pensa di utilizzare le applicazioni a 32 bit .

Si veda Repositories Ufficiali per dettagli maggiori su ogni deposito.

Gestione dei servizi

Arch Linux utilizza systemd come metodo di init, che oltre al sistema di init è il responsabile della gestione dei servizi per Linux. Per il mantenimento della vostra installazione di Arch Linux, è caldamente consigliato imparare le basi su del suo funzionamento. L'interazione con systemd è garantita tramite il comando systemctl. Si legga il paragrafo Uso base di systemctl per ulteriori informazioni.

Audio

ALSA di solito funziona tranquillamente, ha solo bisogno di essere riattivato. Installare alsa-utils (il quale fornisce alsamixer) e seguire queste istruzioni.

ALSA è incluso con il kernel e si consiglia di provarlo per primo. Tuttavia, se non funziona, OSS è una valida alternativa. Se si dispone di avanzati requisiti di audio, si dia un'occhiata alla pagina Audio per una panoramica dei diversi articoli.

Graphical User Interface (interfaccia grafica utente)

Installare X

L'X Window System (comunemente chiamato X11, o semplicemente X) consente di disegnare su schermo le finestre. Fornisce il toolkit standard per visualizzare interfacce utente grafiche (Graphical User Interface, GUI).

Per installare i pacchetti base di Xorg:

# pacman -S xorg-server xorg-server-utils xorg-xinit

Installare mesa per il supporto 3D:

# pacman -S mesa

Installare un driver video

Nota: Se si sta installando Arch Linux come guest su virtualbox, non è necessario installare un driver video. Consultare la pagina Arch Linux guests per installare ed impostare le Guest Additions, e saltare alla parte Impostare il layout della tastiera descritto di seguito.

Il kernel Linux include driver video open-source e il supporto per il framebuffer hardware accelerato. Tuttavia, il supporto in spazio utente è necessario per OpenGL e l'accelerazione 2D in X11 .

Se non si conosce la scheda grafica disponibile sul vostro computer, è possibile eseguire:

$ lspci | grep VGA

Per una lista completa di driver video open-source, cercare nel database dei pacchetti:

$ pacman -Ss xf86-video | less

Il driver vesa è un generico mode-setting driver che funziona con quasi tutte le GPU, ma non fornisce alcuna accelerazione 2D o 3D. Se un driver migliore non può essere trovato o non viene caricato, Xorg ripiegherà a vesa . Per installarlo:

# pacman -S xf86-video-vesa

Al fine di poter usufruire dell'accelerazione video per lavorare, e spesso per poter usufruire di tutte le modalità che la GPU può impostare, è necessario un driver video corretto. Si veda Xorg (Italiano)#Installazione dei Driver per una tabella dei driver video più frequentemente utilizzati.

Installare driver di input

Udev dovrebbe essere in grado di rilevare l'hardware senza problemi. Il driver evdev (xf86-input-evdev) è il moderno driver di input hot-plugging per quasi tutti i dispositivi, quindi, nella maggior parte dei casi, l'installazione di driver di input specifici non è più necessaria. A questo punto evdev è già astato installato come dipendenza del pacchetto xorg-server.

Gli utenti notebook (o utilizzatori di un touchscreen) avranno inoltre bisogno del pacchetto xf86-input-synaptics per permettere ad X di configurare il touchpad/touchscreen:

# pacman -S xf86-input-synaptics

Per maggiori informazioni su particolari configurazioni o riguardo alla risoluzione di problemi nella configurazione del touchpad, consultare il wiki Touchpad Synaptics.

Configurare X

Attenzione: I driver proprietari di solito richiedono un riavvio dopo la loro installazione. Si veda NVIDIA o ATI Catalyst per i dettagli.

Xorg contempla l'auto-configurazione. Pertanto, in molti casi, potrebbe tranquillamente funzionare senza l'ausilio di un file xorg.conf. Se si desidera configurare il Server X, consultare la documentazione di Xorg.

Potrebbe essere necessario impostare un Qui è possibile impostare un [[layout per la tastiera se non si utilizza una tastiera standard US.

Nota: Il valore da inserire in XkbLayout può differire dal codice keymap solitamente usato dai comandi loadkeys. Un elenco dei layout di tastiera e le loro varianti possono essere trovati in /usr/share/X11/xkb/rules/base.lst (si veda il testo subito dopo la linea ! layout). Ad esempio il valore: gb corrisponde a English (UK), mentre per la console era loadkeys uk.

Testare X

Suggerimento: Questi passaggi sono opzionali . Utile solo se si sta installando Arch Linux per la prima volta o per l'hardware più recente.
Nota: Se i dispositivi di input non funzionano durante il test, installare il driver necessario dal gruppo xorg-drivers, e riprovare. Per un elenco completo di driver di input disponibili, richiamare una ricerca con pacman (premere Q per uscire ):
$ pacman -Ss xf86-input | less
Se avete intenzione di disattivare l'hot-plugging, avete bisogno solamente dei pacchetti xf86-input-keyboard o xf86-input-mouse, altrimenti evdev agirà come driver di ingresso principale (consigliato).

Installare un Ambiente di test predefinito.

# pacman -S xorg-twm xorg-xclock xterm

Se Xorg è stato installato prima della creazione del proprio utente non-root e si avrà un modello di file .Xinitrc vuoto nella propria $HOME che è necessario eliminare o commentare in modo da avviare un ambiente desktop. Semplicemente eliminandolo X avvierà l'esecuzione di un ambiente predefinito installato.

$ rm ~/.xinitrc
Nota: X deve sempre essere eseguito sulla stessa tty in cui si è effettuato il login, per preservare la sessione logind. Questo è gestito dal file predefinito /etc/X11/xinit/xserverrc.

Per avviare una sessione (di test) di Xorg, eseguire:

$ startx 

Alcune finestre mobili dovrebbe apparire, e il vostro mouse dovrebbe funzionare correttamente. Una volta verificato che l'installazione X è stato un successo, si può uscire da X con il comando exit al prompt e si ritornerà alla console.

$ exit

Se lo schermo dovesse diventare nero, si può provare a spostarsi su un'altra console virtuale (CTRL-Alt-F2 ad esempio), ed effettuare un login "cieco" come root, premendo poi Enter, ed immettendo la password di root confermata di nuovo con Enter.

Si può anche provare a terminare la sessione X con /usr/bin/pkill (si noti che è una X maiuscola):

# pkill X

Se pkill non funziona, riavviare alla cieca con:

# reboot
In caso di errori

Se si verificano problemi, cercare gli errori in Xorg.0.log. Al suo interno si ricerchino le linee che iniziano con (EE) che rappresentano gli errori, ed anche (WW) che sono avvertimenti che potrebbero indicare altri problemi.

$ grep EE /var/log/Xorg.0.log

Se dopo aver consultato l'articolo inerente la configurazione di Xorg si hanno ancora dei problemi e si necessita di richiedere assistenza sul forum di Arch o sul canale IRC, ci si assicuri di installare e utilizzare wgetpaste, postando anche i collegamenti dei seguenti file:

# pacman -S wgetpaste
$ wgetpaste ~/.xinitrc
$ wgetpaste /etc/X11/xorg.conf
$ wgetpaste /var/log/Xorg.0.log
Nota: È estremamente importante fornire più dettagli possibili (hardware, informazioni sui driver, etc) quando si chiede assistenza.

Font

Si potrebbe desiderare di installare un set di caratteri TrueType, in quanto solo font bitmap non scalabili sono inclusi di default. Tuttavia, se si utilizza un Ambiente Desktop completo come KDE, questo passaggio potrebbe non essere necessario. Dejavu è un font di uso generico di alta qualità e con una buona copertura Unicode :

# pacman -S ttf-dejavu

Fare riferimento a Font Configuration per sapere come configurare il rendering dei font e a Fonts per i suggerimenti sui tipi di caratteri e le istruzioni di installazione.

Scegliere ed installare una interfaccia grafica

Mentre il sistema X Window fornisce il quadro di base per la costruzione di una Graphicals User Interface (GUI).

Nota: La scelta di un DE o WM è una decisione molto soggettiva e personale. Si scelga l'ambiente migliore in base alle proprie esigenze. É possibile costruire il proprio ambiente desktop (DE) utilizzando un Window Manager (WM) e le applicazioni di propria scelta.
  • Un Window Manager (Gestore delle finestre) controlla il posizionamento e l'aspetto delle finestre dell'applicazione in combinazione con il sistema X Window.
  • Un Desktop Environment (Ambiente desktop), lavora in cima e in collaborazione con X, per fornire una completa interfaccia grafica funzionale e dinamica. Un ambiente desktop contiene in genere un gestore di finestre, icone, applets, finestre, barre degli strumenti, cartelle, wallpapers, una suite di applicazioni e capacità come il drag and drop.

Al posto di lanciare X manualmente tramite startx da xorg-xinit, si veda Display Manager per le istruzioni su come utilizzare un gestore grafico delle sessioni, oppure si veda Far partire X al boot per l'utilizzo di un terminale virtuale esistente come equivalente ad un display manager ..

Appendice

Per un elenco dei programmi maggiormente utilizzati e si veda l'articolo Lista delle Applicazioni.

Si veda anche Raccomandazioni Generali per consigli post-installazione, come la configurazione del touchpad o il rendering dei font.