Difference between revisions of "Official Installation Guide (Italiano)"

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[[Category:Website Resources]]
 
 
 
{{i18n|Official Installation Guide}}
 
 
 
{{Article summary start|Sommario}}
 
{{Article summary text| 1=
 
 
 
<p>Documentazione generale di installazione per la distribuzione Arch Linux.</p>
 
<p>Questa guida è valida solo per le versioni 2010.05 o più recenti.
 
Questa guida è mantenuta in [http://projects.archlinux.org/?p=aif.git aif git] <br />
 
Avviare richieste, patch e commenti sono i benvenuti sulla
 
[http://www.archlinux.org/mailman/listinfo/arch-releng releng mailing list]</p>
 
<p>Questa guida è reperibile nella directory /usr/share/aif/docs</p>}}
 
{{Article summary heading|Articoli Collegati}}
 
{{Article summary wiki|Guida per Principianti}} (Consigliata per utenti poco esperti)
 
{{Article summary end}}
 
 
 
La Guida all'installazione ufficiale è mantenuto in [http://projects.archlinux.org/aif.git/ aif.git].
 
 
 
La versione inclusa con l'ultima [http://www.archlinux.org/download/ versione] (2011.08.19) può essere reperita [http://projects.archlinux.org/aif.git/plain/doc/official_installation_guide_en?id=13c8c0813328eb8f52b03b3c53a32f1f40558021 qui]
 
 
 
L'ultima versione può essere trovata [http://projects.archlinux.org/aif.git/plain/doc/official_installation_guide_en qui].
 
 
 
La (non-ufficiale) [[Guida per Principianti]] offre una guida completa del del processo di installazione e configurazione.
 
 
 
<h1>Introduzione</h1>
 
 
 
<h2>Cos'&egrave; Arch Linux?</h2>
 
 
 
<p>Arch Linux &egrave; una distribuzione Linux ottimizzata per architetture i686 e
 
x86_64 sviluppata in maniera indipendente, originariamente basta sulle idee di
 
CRUX.
 
Lo sviluppo &egrave; focalizzato sul bilanciamento tra semplicit&agrave;, eleganza,
 
correttezza del codice e software aggiornato all'ultima versione.
 
La sua leggerezza ed il suo design semplice la rendono facile da estendere e
 
trasformare in qualsiasi tipo di sistema si stia costruendo.</p>
 
 
 
<h2>Licenza</h2>
 
 
 
<p>Arch Linux ed i suoi script sono copyright</p>
 
 
 
<p>2002-2007 Judd Vinet</p>
 
 
 
<p>2007-2010 Aaron Griffin</p>
 
 
 
<p>e sono rilasciati sotto GNU General Public License (GPL).</p>
 
 
 
<h1>Pre-Installazione</h1>
 
 
 
<h2>Architetture</h2>
 
 
 
<p>Arch Linux &egrave; ottimizzata per processori i686 e x86_64 e quindi non girer&agrave; su
 
quasiasi tipo di processore x86 inferiore o incompatibile con questi ultimi
 
(i386, i486 o i586). Sono richiesti processori Pentium Pro, Pentium II, AMD
 
Athlon (K7) o superiori (tecnicamente, cpu senza le istruzioni cmov come l'AMD
 
K6 ed il VIA C3 sono anch'esse i686, ma in questa distribuzione si utilizza
 
gcc che si avvale di istruzioni cmov). Prima di installare Arch Linux,
 
bisognerebbe decidere quale metodo di installazione si vuole utilizzare.</p>
 
 
 
<h2>Immagini disponibili</h2>
 
 
 
<p>Arch Linux fornisce immagini che possono essere scritte su CD-rom o su dischi e periferiche USB.</p>
 
 
 
<p>Viene utilizzato il bootloader Isolinux.
 
Ci sono due varianti per ogni tipo di supporto, che differiscono solo in
 
termini di pacchetti forniti.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Le immagini "core" contengono uno "snapshot" dei pacchetti essenziali. <br />
 
Queste immagini sono ideali per chi ha una connessione internet lenta, o
 
difficile da configurare.</p></li>
 
<li><p>Le immagini "net" non contengono alcun pacchetto, e useranno sempre la
 
connessione internet per installarli. <br />
 
</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Entrambi i tipi di immagini possono essere utilizzate per eseguire una netinstall, ottenendo un sistema aggiornato, anche con una immagine "core" che non è necessaria.
 
Tutte le immagini possono anche essere utilizzata come ambiente di recupero completamente funzionante.
 
Tutte le immagini lavorano come un qualsiasi sistema Arch Linux regolarmente
 
installato. Infatti sono esattamente la stessa cosa, solamente installate
 
su CD o su un'immagine USB anzich&egrave; su di un disco fisso. <br />
 
Includono l'intero set di pacchetti "base", cos&igrave; come vari programmi
 
di utilit&agrave; di rete e driver, e hanno il pacchetto AIF installato.
 
Se nel corso della procedura si dovesse aver bisogno di qualcosa d'altro,
 
basta installarlo tramite pacman sfruttando la connessione internet. <br />
 
Una breve guida ai comandi di pacman &egrave; disponibile alla fine di questa pagina.</p>
 
 
 
<p>Tutte le immagini sono disponibili per architetture i686, x86_64 o con la doppia variante. L'ultima le contiene entrambe e permette di scegliere l'architettura desiderata durante il processo d'avvio.</p>
 
 
 
<h2>AIF, lo strumento di installazione</h2>
 
 
 
<p>Arch Linux utilizza AIF, 'Arch Linux Installation Framework', per eseguire
 
l'installazione. <br />
 
Questo strumento - scritto in Bash - consiste in alcune librerie per eseguire
 
varie attivit&agrave; (installazione di pacchetti, preparazione del disco etc.) e
 
alcune c.d. procedure che usano queste librerie per fornire un
 
semplice mezzo di installazione o per eseguire porzioni di procedura
 
correlate pi&ugrave; piccole ('procedure parziali').
 
Le seguenti procedure sono fornite di default:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>interattiva: una procedura d'installazione interattiva, che pone alcuni
 
          quesiti all'utente, lo guida durante l'installazione e lo
 
          aiuta a configurare il sistema finale modificando
 
          automaticamente alcune impostazioni in base alle scelte
 
          effettuate in precedenza (ad es. impostazioni di rete).
 
          Il sistema installato avr&agrave; inizialmente solo un set di pacchetti
 
          "base" personalizzabile con tutti gli strumenti e i driver di
 
          cui si ha bisogno per essere connessi in rete.
 
          Una volta avviato correttamente il sistema installato, si potr&agrave;
 
          eseguire un aggiornamento totale del sistema e l'installazione
 
          di altri pacchetti desiderati. (richiamata da /arch/setup)</li>
 
<li>automatica:  una procedura automatizzata, con un interazione con l'utente
 
          tendente a zero. <br />
 
          Utilizza profili predefiniti per la configurazione del sistema.
 
          Si vedano i file con i profili d'esempio nella directory
 
          /usr/share/aif/examples/. Gli esempi rappresentano alcuni
 
          scenari generici, ma si &egrave; liberi di modificarli nel caso si
 
          volessero installare ulteriori pacchetti, apportare modifiche
 
          alle configurazioni, etc.</li>
 
<li>base:        installazione di base, con poca interazione con l'utente, e
 
          alcune configurazioni standard. <br />
 
          Questa procedura &egrave; utilizzata dalle altre per ereditariet&agrave;, NON
 
          &egrave; stata creata per essere utilizzata direttamente dall'utente
 
          finale.</li>
 
<li>parziale-configurazione della rete: riprende i passi della procedura <br />
 
                                  interattiva relativamente alla
 
                                  configurazione della rete, per dare
 
                                  assistenza per la configurazione della
 
                                  rete nell'ambiente live
 
parziale-dischi: esegue il sottosistema disco o un ripristino
 
parziale-keymap: cambia le configurazioni di mappatura della tastiera o dei
 
            font della console (richiamata dal comando km)</li>
 
</ul>
 
 
 
<p>L'utilit&agrave; di procedure come parziale-keymap e
 
parziale-configurazione-della-rete rispetto all'utilizzo diretto di strumenti
 
quali loadkeys o ifconfig sta nel fatto che, al momento di eseguire la
 
procedura interattiva, verr&agrave; richiesto se applicare o meno queste impostazioni
 
ai file di configurazione del sistema finale.</p>
 
 
 
<p>Se si vuole andare oltre, si pu&ograve; anche:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>scrivere le proprie procedure da zero o sovrascrivendo alcune parti di
 
procedure gi&agrave; esistenti</li>
 
<li>scrivere le proprie librerie, in modo da fornire nuove e riusabili
 
funzionalit&agrave;</li>
 
<li>creare le proprie configurazioni per le procedure che le supportano (ad es. automatica)</li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Per maggiori informazioni, consultare il README di AIF.</p>
 
 
 
<h2>Ottenere Arch Linux</h2>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>&Egrave; possibile scaricare Arch Linux da un qualsiasi mirror tra quelli
 
elencati sulla pagina [http://www.archlinux.org/download/ download]</p></li>
 
<li><p>&Egrave; anche possibile acquistare un cd d'installazione da Archux, OSDisc o
 
LinuxCD e riceverlo in qualsiasi parte del mondo.</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<h2>Preparazione del supporto d'installazione</h2>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Si scarichi l'ambiente scelto attraverso file torrent (metodo suggerito) o attraverso un mirror preferito.</p></li>
 
<li><p>Scaricare iso/<release>/sha1sums.txt</p></li>
 
<li><p>Verificare l'integrit&agrave; dell'immagine .iso utilizzando sha1sum:</p>
 
 
 
<p>sha1sum --check sha1sums.txt</p>
 
 
 
<p>archlinux-XXX.iso: OK</p></li>
 
<li><p>Masterizzare l'immagine .iso su di un CD-R o CD-RW utilizzando un software a scelta, o se si sta usando un' unit&agrave; di archiviazione di massa USB, si utilizzi dd o altri software simili di scrittura a basso livello:</p>
 
 
 
<p>dd if=archlinux-XXX.iso of=/dev/sdX</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Assicurarsi di utilizzare /dev/sdX e non /dev/sdX1.
 
Questo comando canceller&agrave; irrimediabilmente tutti i dati dalla memoria USB,
 
per cui &egrave; meglio assicurarsi di non avere file importanti su di essa.</p>
 
 
 
<h1>Installare Arch Linux</h1>
 
 
 
<h2>Usare il supporto di installazione</h2>
 
 
 
<h3>Prima di avviare</h3>
 
 
 
<p>Controllare che il BIOS del computer sia impostato per accettare l'avvio da
 
CD-ROM o da periferica USB. <br />
 
Riavvare il computer con il CD di installazione di Arch Linux nel lettore o la
 
periferica USB inserita nella porta. Una volta che il supporto di installazione
 
scelto verr&agrave; avviato, appariranno a schermo il logo di Arch Linux e un men&ugrave; di Isolinux
 
con delle opzioni tra cui scegliere.
 
Molto probabilmente a questo punto baster&agrave; premere Invio per procedere con
 
l'installazione.</p>
 
 
 
<h3>Dopo aver avviato</h3>
 
 
 
<p>Al termine della procedura di avvio dovrebbe comparire un prompt di login con
 
alcune semplici istruzioni nella parte alta dello schermo. <br />
 
Eseguire il login come root. A questo punto &egrave; possibile eseguire eventualmente
 
le preparazioni manuali e cominciare l’installazione vera e propria.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>Per usare una mappatura della tastiere diversa da quella americana si deve
 
dare il comando <code>km</code> per definirne una (per la tastiera italiana selezionare 'qwerty\it'; lasciare il font di default nella schermata successiva).</li>
 
<li>Se per qualche ragione &egrave; necessario un accesso alla rete prima di
 
inizializzare l'installer (la procedura interattiva permette di configurare
 
la rete per l'installazione NET)
 
si pu&ograve; dare il comando <code>aif -p partial-configure-network</code></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Entrambe queste configurazioni saranno memorizzate per essere applicate
 
opzionalmente al sistema che verr&agrave; installato durante la procedura interattiva. </p>
 
 
 
<p>C'&egrave; anche la possibilit&agrave; di eseguire il login come utente <code>arch</code>, in caso si
 
abbia necessit&agrave; di fare qualcosa come utente senza privilegi. La maggior parte
 
delle persone non ha questa necessit&agrave;.</p>
 
 
 
<p>Tutti gli strumenti necessari per effettuare l'installazione (una copia di
 
questa guida, il README di aif, scorciatoie per le pi&ugrave; comuni procedure di aif)
 
possono essere trovati nella directory /arch.</p>
 
 
 
<h2>Usare PXE (processo d'avvio attraverso il Network)</h2>
 
 
 
<h3>Server</h3>
 
 
 
<p>Su un'altra macchina in cui è avviata Arch Linux o un'altra distribuzione Linux (in modalit&agrave; live o normale), <br />
 
occorre installare e configurare un demone dhcp e tftpd.
 
Dnsmasq è una buona scelta per entrambi. <br />
 
Occorre inoltre avere un demone nbd (network block device) in modo che il sistema client possa caricare i file necessari.</p>
 
 
 
<p>Si possono trovare ulteriori informazioni sul Wiki: [http://wiki.archlinux.org/index.php/Archiso-as-pxe-server Community contributed documentation]</p>
 
 
 
<p>(Questa sezione potrebbe essere un po 'più elaborata)</p>
 
 
 
<h3>Client</h3>
 
 
 
<p>Configurare il proprio sistema per provare innanzitutto un avvio da network (pxe).
 
Nella maggior parte dei sistemi ci&ograve; avviene di base.
 
Si ottiene un IP dal server e vengono caricati tutti i file necessari attraverso la rete automaticamente. Una volta effettuato il processo d'avvio, si può procedere come segue.</p>
 
 
 
<h2>Effettuare l'installazione</h2>
 
 
 
<p>E' possibile utilizzare o la procedura interattiva o quella automatica.
 
Dare un'occhiata alla sezione
 
[#AIF, lo strumento di installazione]
 
o al README di AIF per maggiori informazioni.</p>
 
 
 
<h3>Procedura di installazione interattiva</h3>
 
 
 
<p>Digitare <code>/arch/setup</code> (oppure <code>aif -p interactive -d -l</code>, che &egrave; lo stesso)
 
per iniziare la procedura di installazione.</p>
 
 
 
<p>Dopo il messaggio di benvenuto e il disclaimer, verr&agrave; presentato a schermo il
 
men&ugrave; di installazione principale. Tramite le frecce SU e GIÙ sar&agrave; possibile
 
muoversi all'interno del men&ugrave;; con il tasto TAB si passa da un pulsante
 
all'altro e col tasto INVIO si effettua la selezione. In qualsiasi punto
 
durante il processo di installazione sar&agrave; possibile passare alla console
 
virtuale 7 (tramite ALT+F7) per vedere l'output dei comandi che sono in
 
esecuzione durante l'installazione, e per tornare alla schermata
 
dell'installazione sar&agrave; sufficiente ritornare alla console virtuale 1
 
(ALT+F1). Tramite ALT + un altro tasto-F sar&agrave; possibile aprire un'ulteriore
 
console per effettuare manualmente delle eventuali operazioni.</p>
 
 
 
<h4>Selezionare la sorgente</h4>
 
 
 
<p>Come primo si deve scegliere il repository da dove installare Arch Linux.
 
Se &egrave; disponibile una connessione veloce a internet si potrebbe preferire abilitare un mirror in rete
 
per essere sicuri di ottenere gli ultimi pacchetti invece di utilizzare il CD, o contenuto dell'immagine USB,
 
potenzialmente obsoleto .
 
Se si dispone di un'immagine Netinstall la NET installation sar&agrave; l'unica scelta possibile ;-).
 
È inoltre possibile montare i propri repository nella struttura di filesystem manualmente.
 
Se si utilizza una immagine Core e non dispone di una connessione internet veloce,
 
probabilmente avrete bisogno di utilizzare l'archivio di base incluso, a meno che non sia molto vecchio.
 
L'unico requisito è di selezionare un repository centrale.
 
È possibile combinare repository locali e remoti, ma solo se si sa cosa si sta facendo.
 
(combinazione di un archivio Core più vecchio con i nuovi pacchetti da un mirror di rete si tradurrà in pacchetti corrotti)</p>
 
 
 
<h5>Optionale: solo quando si utilizza il mirror di rete</h5>
 
 
 
<h6>Configurare la rete</h6>
 
 
 
<p>La voce di men&ugrave; Setup Network permette di installare e configurare tutti i
 
dispositivi di rete. Se si utilizza una periferica di connessione wireless,
 
sar&agrave; necessario utilizzare i normali programmi di utilit&agrave; per
 
configurarla manualmente; in queso caso questa parte dell'installer non
 
servir&agrave; a molto. Verr&agrave; invece mostrata una lista dei dispositivi di rete
 
disponibili. Se nessun dispositivo ethernet &egrave; disponibile al momento, o se
 
manca quello che si vorrebbe utilizzare, verr&agrave; chiesto se si vuole che
 
l’installatore provi a cercare il modulo adatto. In alternativa, &egrave; sempre
 
possibile passare a una console e caricare il modulo manualmente. Nel caso non
 
sia ancora possibile configurare la scheda di rete, assicurarsi che sia
 
effettivamente funzionante e che sia supportata dal kernel Linux.</p>
 
 
 
<p>Una volta caricato il modulo corretto e mostrata nella lista la scheda di
 
rete desiderata, si dovr&agrave; selezionare il dispositivo ethernet che si vuole
 
configurare, e verr&agrave; presentata l'opzione di configurare la rete con DHCP.
 
Premere YES se si deve usare DHCP, e l’installatore far&agrave; tutto in automatico.
 
Selezionando NO verr&agrave; richiesto di inserire le informazioni di rete
 
manualmente. In entrambi i casi, a questo punto la rete sar&agrave; configurata e
 
sar&agrave; possibile controllare l'avvenuta connessione con l'esecuzione del
 
classico ping attraverso un'altra console.</p>
 
 
 
<h6>Scegliere il mirror</h6>
 
 
 
<p>La voce Choose Mirror permetter&agrave; di selezionare il mirror preferito per
 
scaricare i pacchetti da installare nel sistema. In generale, una buona scelta
 
&egrave; quella di selezionare un mirror vicino a dove si vive (per l'Italia, vista l'assenza di server sul nostro territorio, guardare nella lista dei mirror tedeschi o francesi), in modo da ottenere le velocit&agrave; migliori. Successivamente,
 
l'installer chieder&agrave; se questa scelta debba essere confermata anche per
 
impostare il mirror di default del sistema.</p>
 
 
 
<p><em>*Nota: *</em> ftp.archlinux.org &egrave; limitato a 50 KB/s.</p>
 
 
 
<p>Queste voci di men&ugrave; saranno disponibili solo se si sceglie l'installazione
 
via FTP. Dopo aver scelto il mirror, si potr&agrave; tornare al men&ugrave; principale.</p>
 
 
 
<h3>Impostare un Editor</h3>
 
 
 
<p>Consente di impostare un editor di vostra preferenza.
 
Avrete la possibilità di scegliere tra nano e VI (e pico/joe/vim se si installano
 
in una console separata). È possibile saltare questo passaggio, ma vi verrà richiesto nuovamente
 
se necessario.</p>
 
 
 
<h4>Configurare l'Orologio</h4>
 
 
 
<p>La voce Set Clock permette di configurare l'orologio di sistema e la data.
 
Innanzitutto, sar&agrave; necessario specificare se il proprio orologio di sistema
 
debba essere impostato su UTC o su localtime.
 
É preferibile che sia impostato s UTC, ma nel caso vi siano installati anche
 
altri sistemi operativi che non sono in grado di gestire l'orario UTC del BIOS
 
correttamente -come Windows- sar&agrave; necessario scegliere localtime. Dopodich&acute;
 
verr&agrave; richiesto di selezionare il proprio continente/nazione (timezone - per
 
l'Italia Europe/Rome), e si potr&agrave; impostare la data e l'ora (si pu&ograve; controllare
 
su [http://www.ntp.org/ NTP] se la connessione &egrave; attiva).</p>
 
 
 
<h4>Preparazione del disco rigido</h4>
 
 
 
<p>La voce Prepare Hard Drive dar&agrave; accesso a un sottomen&ugrave; con due alternative di
 
preparazione del disco (o o dei dischi) che verr&agrave; usato per l'installazione,
 
oltre che a un sistema per annullare le scelte fatte in caso di errore.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>Auto-prepare partizioner&agrave; automaticamente (e sovrascriver&agrave; completamente) un
 
disco scelto dall'utente, creando un semplice schema di partizionamento con
 
una partizione /boot, una partizione swap, una partizione / e una partiizone
 
/home, lasciando qualche scelta in merito alle dimensioni e ai filesystem da
 
utilizzare.</li>
 
<li>In alternativa, sar&agrave; possibile partizionare manualmente uno o pi&ugrave; dischi
 
rigidi, oltre a definire  sempre manualmente la configuraizone completa
 
delle partiizoni sui dischi. Anche sistemi come lvm e dm_crypt possono
 
essere utilizzati tramite questo metodo.</li>
 
<li>L'ultima scelta, la Rollback feature in pratica annuller&agrave; tutte le scelte
 
fatte fino ad ora, permettendo di rifare tutto. Sarete avvisati di tutte le
 
operazioni che verranno annullate.</li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Note:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>AIF pu&ograve; fornire assistenza nell'impostazione dei volumi dm_crypt e lvm, ma
 
non (ancora) per quelli softraid.</li>
 
<li>AIF non pu&ograve; ad oggi dare assistenza nella creazione di gruppi di volume da
 
spalmare su diversi volumi fisici (se si avesse bisogno di questo, usare
 
vgcreate).</li>
 
<li>AIF supporta il riuso dei filesystem, ma solo se pu&ograve; trovarne il
 
dispositivo a blocchi. Se si vuole riutilizzare un filesystem su un volume
 
lvm/dm_crypt/softraid, si devono impostare questi volumi manualmente.</li>
 
</ul>
 
 
 
<h5>Auto-Prepare (autopreparazione)</h5>
 
 
 
<p>Scegliendo Auto-Prepare, il disco selezionato verr&agrave; diviso automaticamente in
 
quattro partizioni: /boot, swap, root e /home, e per tutte e quattro verranno
 
creati i filesystem. Queste partizioni saranno anche montate nei punti di
 
mount adeguati. Nello specifico, questa opzione creer&agrave;:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>una partizione /boot ext2 da 32 MB</li>
 
<li>una partizione swap da 256 MB</li>
 
<li>una partizione root da 7,5 GB</li>
 
<li>una partizione /home per tutto lo spazio rimanente</li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Verr&agrave; richiesto se si desidera modificare le dimensioni delle prime 3, ma la
 
partizione /home sar&agrave; quella che andr&agrave; poi a riempire tutto il disco. </p>
 
 
 
<p><strong>AUTO-PREPARE CANCELLERA’ TUTTI I DATI PRESENTI SUL DISCO RIGIDO!</strong></p>
 
 
 
<h5>Partizionamento manuale dei dischi rigidi</h5>
 
 
 
<p>Tramite questo metodo sar&agrave; necessario selezionare il disco che si vuol
 
partizionare, dopodich&egrave; automaticamente verr&agrave; caricato il programma cfdisk,
 
grazie al quale si potranno modificare dimensioni e numero di partizioni, per
 
poi salvare e confermare la configurazione scelta con [Write] (Scrivi) e [Quit]
 
(Chiudi). Sar&agrave; necessario creare almeno una partizione root per
 
poter continuare l’installazione. </p>
 
 
 
<h5>Configurazione manuale dei dispositivi a blocchi, dei filesystem e</h5>
 
 
 
<p>dei punti di montaggio</p>
 
 
 
<p>In questo men&ugrave; saranno visualizzate tutte le partizioni riconosciute. A
 
questo punto si possono creare i filesystem.
 
Si dovrebbe fare attenzione a queste considerazioni:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>Tutto queso &egrave; solo un modello; tutte le modifiche fatte non saranno
 
eseguite finch&egrave; non completerete la procedura confermando tutto.</li>
 
<li>Non tutti i dispositivi a blocchi supportano tutti i filesystem (e.g. non si
 
pu&ograve; mettere un gruppo di volumi LVM su qualcosa che non sia un volume fisico
 
LVM). L'installer mostrer&agrave; automaticamente solo i filesystem utilizzabili
 
per ogni partizione, e nel caso ve ne sia solo uno disponibile selezioner&agrave;
 
automaticamente quello.</li>
 
<li>Alcuni filesystem implicano la creazione di nuovi dispositivi a blocchi.
 
&Egrave; il caso dei volumi dm_crypt e lvm. Appariranno nel modello e si potr&agrave;
 
scegliere anche per essi il tipo di filesystem da utilizzare.</li>
 
<li>Quando verr&agrave; richiesto se utilizzare le opzioni (non obbligatorie)
 
da passare a mkfs, gli argomenti devono essere aggiunti esattamente come
 
quando si utilizza direttamente il comando.
 
Ad esempio, per disablilitare il journaling sui filesystems ext:
 
<ul>
 
<li>non scrivete: <code>^has_journal</code></li>
 
<li>ma piuttosto: <code>-O ^has_journal</code></li>
 
</ul></li>
 
<li>Utilizzare 'dev' è il modo più semplice per riferirsi ai propri dischi nei file
 
di configurazione, come fstab e il menu.lst di grub (file di dispositivo semplici).
 
Aggiornamenti del kernel possono provocare la ri-nominazione dei dispositivi, che comporta dei problemi.
 
'uuid' è un hassle-free (anche se un po' brutto), ed una maniera solida per riferirsi ai dischi,
 
'label' userà l'etichetta dei filesystem - che è possibile scegliere - e
 
tornerà ad usare 'dev' se necessario.
 
</ul>
 
 
 
<p>Una volta completata la configurazion del filesystem, per proseguire
 
selezionare il pulsante 'Done'. A questo punto verr&agrave; eseguito un controllo che
 
avviser&agrave; di eventuali errori critici (come l'assenza di una partizione root ad
 
esempio) e far&agrave; altre segnalazioni meno importanti, che si possono anche
 
ignorare (come l'assenza di partizioni swap).
 
Se si riscontrano errori si pu&ograve; tornare indietro per sistemare questi problemi,
 
altrimenti si continua fino a quando sar&agrave; tutto configurato come richiesto.</p>
 
 
 
<p>Per esempio, se si vuol creare un sistema che sfrutti LVM sopra dm_crypt,
 
si dovrebbe:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>assicurarsi di avere due partizioni, una piccola per un avvio non criptato
 
(circa 100M), e una per il resto del sistema criptato (si possono creare
 
tramite il partizionamento manuale - "Manually partition hard drives").</li>
 
<li>su /dev/sdX1 creare un filesystem ext2 con punto di montaggio /boot</li>
 
<li>su /dev/sdX2 fare un volume dm_crypt, con etichetta sdX2crypt
 
(o una etichetta di propria scelta)</li>
 
<li>apparir&agrave; /dev/mapper/sdX2crypt, su cui si dovr&agrave; mettere un volume fisico LVM</li>
 
<li>apparir&agrave; anche /dev/mapper/sdX2crypt+, cio&egrave; la rappresentazione del volume
 
fisico. Su questo di dovr&agrave; mettere un gruppo di volumi, con etichetta
 
cryptpool (o altra etichetta a piacere)</li>
 
<li>infine, apparir&agrave; /dev/mapper/cryptpool. Su questo gruppo di volumi si
 
possono montare volumi logici multipli. Crearne due:
 
<ul>
 
<li>uno da 5G: etichettarlo cryptroot</li>
 
<li>uno da 10G: etichettarlo crypthome</li>
 
</ul></li>
 
<li>appariranno 2 ulteriori volumi:
 
<ul>
 
<li>/dev/mapper/cryptpool-cryptroot: su questo dispositivo a blocchi si deve
 
mettere il filesystem root, con punto di montaggio /.</li>
 
<li>/dev/mapper/cryptpool-crypthome &egrave; il dispositivo a blocchi sul quale
 
mettere il filesystem con punto di montaggio /home.</li>
 
</ul></li>
 
<li>Se si desidera uno spazio di swap, creare un volume logico per la swap,
 
sopra il quale ci si deve mettere un volume di swap.</li>
 
<li>Questo &egrave; tutto! Selezionando 'done' verr&agrave; elaborato il modello e creato
 
tutto il setup dei dischi come &egrave; stato progettato.
 
L'utilit&agrave; di questo procedimento sta nel fatto che si pu&agrave; iniziare con <br />
 
volumi di dimensioni relativamente ridotte, e se in futuro dovesse servire
 
ulteriore spazio si pu&ograve; ingrandire il volume logico e il relativo filesystem.</li>
 
</ul>
 
 
 
<h5>Rollback</h5>
 
 
 
<p>La funzione rollback far&agrave; tutto il necessario per ritornare alla situazione precedente ai cambiamenti che avete fatto manualmente nella parte Impostazione manuale dei filesystem e dei punti di montaggio o a quelli fatti dall' Auto Prepare, in modo da rifare tutto dall'inizio.</p>
 
 
 
<p>Quello che si pu&ograve; fare:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>smontare i filesystem dal sistema che verr&agrave; installato</li>
 
<li>distruggere eventuali volumi LVM e dm_crypt.</li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Quello che non si pu&ograve; fare:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>ripristinare il partizionamento precedente</li>
 
<li>rimuovere filesystem semplici come gli ext3, xfs, swap e simili.</li>
 
</ul>
 
 
 
<p>La ragione di ci&ograve; &egrave; molto semplice: vanno annullati i passi che possano compromettere eventuali preparazioni successive dei dischi.</p>
 
 
 
<h4>Selezionare i pacchetti</h4>
 
 
 
<p>"Select Packages" permetter&agrave; di selezionare i pacchetti che si desiderano
 
installare dal CD, da USB oppure dal mirror NET. In primo luogo, viene chiesto di selezionare un pacchetto
 
per il bootloader (il bootloader sarà configurato più tardi nella fase "Installare un Bootloader").
 
Dopo questo, è possibile selezionare interi gruppi contenenti i pacchetti che interessano, e
 
quindi perfezionare la scelta selezionando o deselezionando i pacchetti
 
usando la barra spaziatrice della tastiera. Si raccomanda l'installazione di
 
tutti i pacchetti della categoria "base" e nient'altro a questo punto
 
dell'installazione. L'unica eccezione riguarda i pacchetti necessari per
 
configurare la connessione internet.</p>
 
 
 
<p>Una volta selezionati i pacchetti necessari, uscire dalla schermata della
 
selezione e proseguire con il passo successivo.</p>
 
 
 
<h4>Installare i pacchetti</h4>
 
 
 
<p>La voce "Install Packages" installer&agrave; il sistema base e tutti i pacchetti
 
selezionati (risolvendone le dipendenze) sul disco rigido.</p>
 
 
 
<h4>Configurare il sistema</h4>
 
 
 
<ul>
 
<li>preconfigura automaticamente alcuni file di configurazione (ad esempio menu.
 
lst di grub, gli HOOK di mkinitcpio.conf, le impostazioni per la mappatura
 
della tastiera in rc.conf, i mirror di pacman, ecc.)</li>
 
<li>preconfigura alcuni file dopo l'intervento dell'utente (ad esempio le
 
impostazioni di rete)</li>
 
<li>permette di cambiare manualmente importanti file di configurazione per il
 
sistema finale.</li>
 
<li>permette di scegliere la password di root per il sistema finale</li>
 
<li>eseguire automaticamente alcuni strumenti che utilizzano la configurazione aggiornata (locales,
 
mkinitcpio, impostare l'orologio, etc)</li>
 
</ul>
 
 
 
<p><strong>File di configurazione</strong></p>
 
 
 
<p>Questi sono i file di configurazione fondamentali per Arch Linux.
 
Se si ha bisogno di assistenza nella configurazione di un servizio specifico,
 
si legga la pagina man del servizio stesso o si faccia riferimento a una
 
qualsiasi documentazione online.
 
In molti casi, il [http://wiki.archlinux.org/ Wiki] di Arch Linux e il [http://bbs.archlinux.org/ forum] della comunit&agrave;
 
costituiscono un'ottima fonte.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>/etc/rc.conf</li>
 
<li>[http://wiki.archlinux.org/index.php/Fstab  /etc/fstab]</li>
 
<li>/etc/mkinitcpio.conf</li>
 
<li>/etc/modprobe.d/modprobe.conf</li>
 
<li>/etc/resolv.conf</li>
 
<li>/etc/hosts</li>
 
<li>/etc/locale.gen</li>
 
<li>/etc/pacman.d/mirrorlist</li>
 
<li>/etc/pacman.conf</li>
 
<li>/etc/crypttab</li>
 
</ul>
 
 
 
<p><strong>/etc/rc.conf</strong></p>
 
 
 
<p>Questo &egrave; il file di configurazione principale di Arch Linux. Permette di
 
impostare la tastiera, il fuso orario, il nome dell'host, la rete, i demoni da
 
eseguire all'avvio e i moduli da caricare all'avvio, i profili e molto di pi&ugrave;.</p>
 
 
 
<p><strong>LOCALE:</strong> Questo imposta la lingua del sistema, che verr&agrave; utilizzata da tutte
 
le applicazioni che fanno uso della specifica i18n-. Vedere inoltre locale.gen
 
pi&ugrave; sotto per le opzioni disponibili. Il default &egrave; ovviamente impostato
 
sull'Inglese</p>
 
 
 
<p><strong>HARDWARECLOCK:</strong> Mettere UTC se l'orologio di sistema del BIOS &egrave; impostato
 
su UTC, oppure localtime se l'orologio di sistema &egrave; impostato sull'ora locale.
 
Se si ha un sistema operativo che non pu&ograve; gestire l'ora UTC
 
del BIOS (come Windows), scegliere localtime, mentre in caso contrario UTC &egrave;
 
preferibile, poich&acute; cambier&agrave; automaticamente l'ora solare\legale oltre ad avere
 
qualche altro aspetto positivo.</p>
 
 
 
<p><strong>USEDIRECTISA:</strong> Se impostato a "yes" dir&agrave; al hwclock di usare specifiche
 
istruzioni I/O per accedere all'orologio hardware. Altrimenti hwclock tenter&agrave;
 
di usare il dispositivo /dev/rtc che riterr&agrave; essere governato dal driver del
 
dispositivo rtc. Quest'impostazione, di base "no", va bene per le persone che
 
non usano una macchina ISA.</p>
 
 
 
<p><strong>TIMEZONE:</strong> Specifica il fuso orario. Le opzioni possibili sono i percorsi
 
relativi a un file di fuso orario presente nella cartella /usr/share/zoneinfo.
 
Per esempio, il fuso orario per la Germania sar&agrave; 'Europe/Berlin', che fa
 
riferimento al file /usr/share/zoneinfo/Europe/Berlin. Se non si conosce il
 
nome esatto del file del fuso orario di appartenenza, si pu&ograve; impostarlo in un
 
altro momento.</p>
 
 
 
<p><strong>KEYMAP:</strong> Definisce la mappa dei tasti da caricare col programma loadkeys
 
all'avvio del sistema. Possibili mappe di tasti si trovano in /usr/share/kbd/
 
keymaps. Si consideri che questa configurazione &egrave; valida solo nell'ambiente
 
TTY, non per i window manager grafici o per X! L'impostazione di default
 
&egrave; per la tastiera americana.</p>
 
 
 
<p><strong>CONSOLEFONT:</strong> Definisce il font da utilizzare per la console, che verr&agrave;
 
caricato all'avvio con il comando setfont. Possibili font da utilizzare si
 
trovano in /usr/share/kbd/consolefonts.</p>
 
 
 
<p><strong>CONSOLEMAP:</strong> Definisce la mappa dei caratteri per la console da caricare con
 
il programma setfont all'avvio. Le mappe possibili si trovano in
 
/usr/share/kbd/consoletrans. Impostare una mappa adatta al proprio locale
 
(8859-1 per Latin1, per esempio) se &egrave; stato definito un locale utf8, e si usano
 
programmi che generano output a 8-bit. Se si utilizza X per il lavoro di tutti
 
i giorni si pu&ograve; anche ignorare questa configurazione, visto che influisce solo
 
sull'output dei programmi GNU\Linux da console.</p>
 
 
 
<p><strong>USECOLOR:</strong> Abilita (o disabilita) i messaggi di stato colorati durante la
 
fase di inizializzazione del sistema.</p>
 
 
 
<p><strong>MOD_AUTOLOAD:</strong> Se impostato su "yes", udev sar&agrave; abilitato a caricare
 
automaticamente i moduli appropriati durante l'inizializzazione. Se &egrave; impostato
 
su "no" non lo far&agrave;.</p>
 
 
 
<p><strong>MODULES:</strong> In questa sezione si possono elencare i nomi dei moduli che si
 
vogliono caricare all'avvio, senza doverli legare a un particolare dispositivo
 
hardware come nel file modprobe.conf. &Egrave; sufficiente aggiungere il nome del
 
modulo qui, e inserire le eventuali opzioni nel file modprobe.conf. Apponendo
 
un punto esclamativo ('!') davanti al nome del modulo si eviter&agrave; che venga
 
caricato.</p>
 
 
 
<p><strong>USELVM:</strong> Imposta "yes" per eseguire un vgchange durante il sysinit,
 
attivando cos&igrave; qualsiasi gruppo LVM.</p>
 
 
 
<p><strong>HOSTNAME:</strong> Indicare qui il nome di host della macchina, senza la parte del
 
dominio. Questo nome &egrave; a totale scelta dell'utente, sempre che si limiti a
 
lettere, numeri e pochi altri caratteri speciali come il trattino.</p>
 
 
 
<p><strong>INTERFACES:</strong> Definire qui le impostazioni delle interfacce di rete. Le
 
righe di default e i commenti inclusi sono abbastanza autoesplicativi. Se si
 
usa il DHCP, 'eth0="dhcp"' dovrebbe funzionare. Se invece non lo si utilizza,
 
si tenga a mente che il valore della variabile (il cui nome deve essere uguale
 
al nome del dispositivo di rete che si intende configurare) sar&agrave; uguale alla
 
lista di opzioni che si dovrebbe accodare al comando ifconfig se si dovesse
 
configurare il dispositivo manualmente nella shell.</p>
 
 
 
<p><strong>ROUTES:</strong> Vengono definiti qui gli instradamenti statici della rete con un
 
nome arbitrario. Per avere un'idea si veda l'esempio per un gateway predefinito.
 
Fondamentalmente la parte tra apici &egrave; identica quello che si passerebbe a un
 
comando add di route dato manualmente, quindi &egrave; consigliabile una lettura alla
 
pagina man di route, o semplicemente lasciare vuota questa voce.</p>
 
 
 
<p><strong>[/index.php/Network_Profiles  NET_PROFILES]:</strong> Abilita specifici profili di rete all'avvio. I profili
 
di rete forniscono una vantaggiosa via per la gestione di configurazioni di
 
rete multiple, e sono pensate per sostituire la configurazione standard
 
INTERFACES/ROUTES che &egrave; ancora consigliata per sistemi con una sola
 
configurazione di rete. Se il computer far&agrave; parte di varie reti in momenti
 
diversi (ad esempio un portatile), si consiglia di dare uno sguardo alla
 
cartella /etc/network-profiles/ per impostare qualche profilo. Nella cartella
 
c'&egrave; un file modello che pu&ograve; essere usato per creare nuovi profili. In questo
 
caso serve il pacchetto netcfg.</p>
 
 
 
<p><strong>DAEMONS:</strong> Questo array &egrave; semplicemente una lista dei nomi degli script
 
contenuti in /etc/rc.d/ che si ritiene debbano essere eseguiti durante il
 
processo di avvio. Se il nome di uno script &egrave; preceduto da un punto esclamativo
 
(!), non sar&agrave; eseguito. Se uno script &egrave; preceduto dalla simbolo della
 
chiocciola (@), sar&agrave; eseguito in background, ovvero la sequenza d'avvio non
 
attender&agrave; il completamento prima di continuare. Solitamente non &egrave; necessario
 
cambiare i valori predefiniti per avere un sistema funzionante, ma si dovr&agrave;
 
modificare questo array nel caso che siano installati servizi di sistema
 
come sshd, e si voglia farli partire automaticamente all'avvio.</p>
 
 
 
<p><strong>[http://wiki.archlinux.org/index.php/Fstab  /etc/fstab]</strong></p>
 
 
 
<p>Le impostazioni relative ai filesystem e ai punti di montaggio sono inserite in
 
questo file. L'installer dovrebbe aver gi&agrave; creato le voci necessarie.
 
Assicurarsi che siano complete e corrette.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/mkinitcpio.conf</strong></p>
 
 
 
<p>Questo file permette di perfezionare l'iniziale ramdisk per il sistema. Il
 
ramdisk &egrave; un'immagine compressa letta dal kernel durante la fase di avvio. Il
 
suo scopo &egrave; di caricare il sistema fino all'accesso nel filesystem di root.
 
Questo significa che deve caricare tutti i moduli necessari a individuare cose
 
come unit&agrave; IDE, SCSI, o SATA (oppure USB/FW se si avvia da unit&agrave; USB/FW). Una
 
volta che il ramdisk ha caricato i moduli corretti, sia manualmente che tramite
 
udev, il controllo passa al sistema Arch e la fase di avvio continua. Per
 
questo motivo, il ramdisk deve contenere solamente i moduli necessari ad
 
accedere al filesystem root. Non serve che contenga moduli che non verranno
 
mai usai. La maggior parte dei moduli usati quotidianamente difatti sar&agrave;
 
caricata da udev successivamente, durante il processo init.</p>
 
 
 
<p>Di default, mkinitcpio.conf &egrave; configurato per caricare tutti i moduli per
 
sistemi  IDE,SCSI o SATA attraverso i cosidetti HOOK. L'installer dovrebbe
 
inoltre aver inserito hook come crypt, lvm, keymap e usbinput se necessario.
 
Ci&ograve; significa che l'initrd predefinito dovrebbe funzionare in tutti i casi. &Egrave;
 
possibile modificare mkinitcpio.conf e rimuovere gli HOOK di sottosistema (per
 
es. IDE;SCSI; RAID;USB ecc) che non servono.
 
Si pu&ograve; andare anche oltre nella personalizzazione specificando i moduli esatti
 
che servono nell'array MODULES rimuovendo quindi ulteriori hook, ma occorre
 
procedere con molta cautela.</p>
 
 
 
<p>Se si usa RAID nel filesystem di root, si dovranno configurare le specifiche
 
RAID che si trovano alla fine. Si vedano le pagine wiki relative a RAID e
 
mkinitcpio per ulteriori informazioni. Se non si usa una tastiera americana
 
si dovrebbe anche aggiungere l'hook chiamato 'keymap', oltrech&egrave; l'hook
 
'usbinput' se si usa una tastiera collegata tramite USB.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/modprobe.d/modprobe.conf</strong></p>
 
 
 
<p>Questo parametro fornisce indicazioni al kernel su quali moduli caricare per i
 
dispositivi di sistema, e quali opzioni applicarvi. Ad esempio, per far si che
 
il kernel carichi il modulo ethernet per Realtek 8139 quando avvia la rete
 
(ad es. quando prova a configurare eth0), usare queste linee:</p>
 
 
 
<pre> alias eth0 8139too
 
</pre>
 
 
 
<p>La maggior parte delle persone non hanno necessit&agrave; di modificare questo file.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/resolv.conf</strong></p>
 
 
 
<p>Utilizzare questo file per configurare manualmente il nameserver (o i
 
nameserver) preferito. Di base dovrebbe apparire cos&igrave;:</p>
 
 
 
<pre> search domain.tld
 
 
 
nameserver 192.168.0.1
 
 
 
nameserver 192.168.0.2
 
</pre>
 
 
 
<p>Sostituire domain.tld e l'indirizzo ip con i propri parametri. Il c.d. dominio
 
di ricerca indica il dominio predefinito che viene aggiunto ai nomi di host non
 
definiti. Impostandolo, un ping myhost diverr&agrave; in realt&agrave; un ping
 
myhost.domain.tld con i valori sopra specificati. Questi parametri non sono
 
tuttavia molto importanti e la maggior parte delle persone dovrebbe lasciarli
 
cos&igrave; come sono. Se si usa DHCP, questo file verr&agrave; modificato con i parametri
 
corretti automaticamente quando si stabilisce la connessione, quindi si pu&ograve;
 
ignorare tranquillamente questo file.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/hosts</strong></p>
 
 
 
<p>In questo file vengono definite le associazioni tra i nomi di host e gli
 
indirizzi ip dei computer nella rete. Se un nome di host non &egrave; riconosciuto
 
dal proprio DNS, si pu&ograve; aggiungerlo qui per permetterne la corretta
 
risoluzione, o per sovrascrivere le risposte del DNS. Normalmente non si ha
 
bisogno di modificare nulla, ma &egrave; sempre meglio aggiungere il nome di host e
 
il nome di host+dominio della macchina locale per risolvere l'IP
 
dell'interfaccia di rete. Altrimenti alcuni servizi, come ad esempio postfix,
 
fallirebbero. Se si &egrave; sicuri &egrave; meglio lasciare il file cos&igrave; com'&egrave; e finch&acute; non
 
ci si &egrave; documentati con man hosts.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/locale.gen</strong></p>
 
 
 
<p>Questo file contiene una lista dei locale supportati e dei set di caratteri
 
disponibili. Quando si sceglie un LOCALE nel file /etc/rc.conf o quando si
 
avvia un programma, viene richiesto di decommentare il locale corrispondente in
 
questo file, in modo tale da creare una versione “compilata” disponibile al
 
sistema; col il comando locale-gen da root vengono generati tutti i locale
 
ecommentati e inseriti poi al loro posto. Si dovrebbero decommentare tutti i
 
locale che si intendono usare.</p>
 
 
 
<p>Durante il processo d'installazione non c'&egrave; bisogno di eseguire locale-gen
 
manualmente; verr&agrave; fatto automaticamente dopo il salvataggio delle modifiche a
 
questo file. Di default, sono abilitati tutti i locale in linea con le
 
impostazioni LOCALE del file rc.conf. Per usare senza difficolt&agrave; il sistema si
 
dovrebbe decommentare, in questo file, almeno il locale utilizzato in rc.conf.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/pacman.d/mirrorlist</strong></p>
 
 
 
<p>Questo file contiene una lista di server dai quali pacman scaricher&agrave; i
 
pacchetti dei repository ufficiali Arch Linux. I server verranno interrogati
 
nell'ordine in cui sono elencati. La macro $repo viene espansa automaticamente
 
da pacman a seconda del repository (core, extra, community o testing).</p>
 
 
 
<p>Se si sta effettuan do un'installazione FTP, il mirror utilizzato per
 
scaricare i pacchetti verr&agrave; aggiunto in cima alla lista, in modo tale da
 
essere usato come server di default nel nuovo sistema Arch Linux.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/pacman.conf</strong></p>
 
 
 
<p>Qui possono essere specificati i parametri di pacman, come i repository da utilizzare.</p>
 
 
 
<p><strong>/etc/crypttab</strong></p>
 
<p>Se si utilizza la crittografia su un dispositivo che non viene utilizzato per la vostra root,
 
(e quindi non è abilitato dall'Hook encrypt in mkinitcpio.conf), è necessario configurare il volume
 
in questo file.</p>
 
 
 
<p><strong>Impostare la password di root</strong></p>
 
 
 
<p>A questo punto si deve scegliere la password di root per il sistema. Scegli
 
la password con cura, preferibilmente usando un insieme di caratteri
 
alfanumerici e speciali, dal momento che questa password permetter&agrave; di
 
modificare le parti pi&ugrave; critiche del sistema.</p>
 
 
 
<p>Una volta finito di editare i file di configurazione, scegliere Return per
 
tornare al menu principale. Il setup rigenerer&agrave; il ramdisk iniziale per
 
abilitare i cambiamenti fatti a mkinitcpio.conf.</p>
 
 
 
<h4>Installare un Bootloader</h4>
 
 
 
<p>'Install Bootloader' installerà e vi aiuterà a configurare il bootloader che è stato
 
selezionato nella sezione "Selezionare i pacchetti".</p>
 
 
 
<p>Un editor si aprirà, permettendovi di modificare il file appropriato di configurazione del bootloader,
 
che l'installatore deve pre-popolato. Si dovrebbe controllare e modificare questo file, se necessario,
 
per ospitare la configurazione di avvio.</p>
 
 
 
<p><strong>/boot/syslinux/syslinux.cfg</strong>
 
(Syslinux)
 
Dopo aver controllato la configurazione del bootloader per correttezza, vi verrà chiesto di
 
consentire al programma di installazione do impostare il flag di boot e installare
 
sull'MBR Syslinux.</p>
 
 
 
<p><strong>/boot/grub/menu.lst</strong> (Grub)
 
Dopo aver controllato la configurazione del bootloader per correttezza, vi verrà chiesto
 
di inserire il dispositivo dove installare il bootloader. È necessario installare GRUB nel
 
MBR del disco di installazione.</p>
 
 
 
<h4>Uscire dall'installazione</h4>
 
 
 
<p>Vi verrà mostrato un riepilogo dell'installazione, elencando i passaggi e se eseguiti
 
correttamente o meno. Se tutto è andato bene, uscire dal programma di installazione,
 
digitare reboot dalla riga di comando, rimuovere i supporti di installazione e incrocia le dita!</p>
 
 
 
<h3>Procedura d'installazione automatica</h3>
 
 
 
<p>Con la procedura di installazione automatica, &egrave; possibile fare installazioni
 
automatiche tramite script.
 
Vedere [#Aif_the_installation_tool 2.3 AIF, il programma di installazione].
 
In /usr/share/aif/examples si troveranno profili di esempio che non hanno
 
bisogno di nessuna modifica o quasi per installare il sistema:</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>generic-install-on-sda
 
in questo file vengono impostate alcune cose che si possono fare durante
 
l'installazione (aggiungere di pacchetti personalizzati, impostare il fuso
 
orario, aggiornare i file di configurazione, ecc).Configura una semplice
 
installazione (con una struttura simile a quella che si ottiene con
 
Auto-prepare) su /dev/sda</li>
 
<li>fancy-install-on-sda
 
molto simile a generic-install-on-sda, ma installa un sistema con
 
supporto a filesystem crittografati (LVM / dm_crypt) su /dev/sda</li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Si noti che questi file sono semplici file di bash, quindi se si desidera
 
definire per esempio SYNC_URL, questo deve essere racchiuso tra apici singoli
 
per evitare che bash espanda $repo</p>
 
 
 
<p>Richiamare come aif -p automatic -c /percorso/del/file/di/configurazione.
 
Ovviamente, non si deve dimenticare di modificare i nomi dei dischi rigidi a
 
meno che non si voglia usare /dev/sda.</p>
 
 
 
<h4>Sintassi del file di configurazione</h4>
 
 
 
<p>I file di configurazione saranno interpretati dalla shell bash, quindi devono
 
contenere codice bash valido.</p>
 
 
 
<p><strong>PARTITIONS:</strong> Permette di definire le partizioni del proprio disco rigido,
 
separate da spazi.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li>prima viene il file del dispositivo per il disco rigido</li>
 
<li>quindi per ogni partizione che si desidera: dimensione in MiB (o '*' per
 
tutto lo spazio restante), il tipo di filesystem e, facoltativamente, un '+'
 
per selezionare il flag avviabile separate dai due punti (':')</li>
 
</ul>
 
 
 
<p><strong>BLOCKDATA:</strong> In questa variabile multiriga si pu&ograve; stabilire come ciascuna
 
partizione dovrebbe essere usata. Studiare gli esempi per vedere
 
come funziona.</p>
 
 
 
<h3>Personalizzare l'installazione</h3>
 
 
 
<p>&Egrave; inoltre possibile personalizzare l'installazione, scrivendo nuove procedure
 
(possibilmente derivate da quelle attuali) o file di configurazione per le
 
procedure che lo supportano (p.es. automatico).
 
Si hanno le librerie AIF a disposizione e si possono creare nuove librerie
 
(si veda /usr/lib/aif).
 
Questo &egrave; in costante evoluzione. Consultare il file README di AIF per maggiori
 
informazioni.</p>
 
 
 
<h1>Il nuovo sistema</h1>
 
 
 
<p>Se tutto &egrave; andato a buon fine, si pu&ograve; riavviare il sistema (assicurandosi che
 
non si avvii di nuovo dallo stesso disco USB o dal CD-ROM).</p>
 
 
 
<p>Nel "early userspace" (la parte che viene immediatamente dopo il
 
bootloader) vengono eseguiti gli hook (definiti in mkinitcpio.conf) necessari
 
per ottenere il filesystem root.
 
Se si utilizza lvm, verr&agrave; eseguito l'hook lvm. Se si usa la crittografia, verr&agrave;
 
eseguito sia l'hook keymap che l'hook encrypt in modo che si possa inserire la
 
password per decrittare il volume.</p>
 
 
 
<p>Quando il sistema sar&agrave; avviato sar&agrave; possibile autenticarsi come root, senza
 
alcuna password, ma nella procedura interattiva &egrave; possibile impostarne una.</p>
 
 
 
<h1>Ulteriori Informazioni</h1>
 
 
 
<h2>Gestione dei pacchetti</h2>
 
 
 
<p>Pacman &egrave; un gestore di pacchetti che tiene traccia di tutto il software
 
installato sul sistema. Risolve automaticamente le dipendenze e usa
 
archivi in formato .tar.gz standard per tutti i pacchetti. Di seguito vengono
 
spiegate alcune operazioni ordinarie che si potrebbe aver bisogno di utilizzare
 
durante l'installazione, con i loro rispettivi comandi. Per una spiegazione pi&ugrave;
 
approfondita delle opzioni di pacman, leggere la sua pagina di manuale o
 
consultare il wiki di Arch Linux [http://wiki.archlinux.org/index.php/Pacman_(Italiano) Wiki].</p>
 
 
 
<p><strong>Operazioni ordinarie:</strong></p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Aggiornamento della lista dei pacchetti</p>
 
 
 
<p># pacman --sync --refresh</p>
 
 
 
<p># pacman -Sy</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Recupera un nuovo elenco dei pacchetti dai repository definiti nel file
 
/etc/pacman.conf e lo decomprime nel database locale.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Cercare un pacchetto nei repository</p>
 
 
 
<p># pacman --sync --search <regexp></p>
 
 
 
<p># pacman -Ss <regexp></p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Cerca ogni pacchetto all'interno dei database remoti il cui nome o descrizione
 
corrispondono con regexp.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Mostrare informazioni di un pacchetto dal database del repository</p>
 
 
 
<p># pacman --sync --info foo</p>
 
 
 
<p># pacman -Si foo</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Mostra le informazioni dal database dei pacchetti sul pacchetto foo
 
(dimensioni, data di costruzione, dipendenze, conflitti, ecc)</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Aggiungere un pacchetto dal database dei pacchetti</p>
 
 
 
<p># pacman --sync foo</p>
 
 
 
<p># pacman -S foo</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Recuperare e installare il pacchetto foo, completo di tutte le dipendenze che
 
richiede. Prima di utilizzare qualsiasi opzione di sincronizzazione,
 
assicurarsi di aver aggiornato la lista dei pacchetti.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Visualizzare tutti i pacchetti installati</p>
 
 
 
<p># pacman --query</p>
 
 
 
<p># pacman -Q</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Elenca tutti i pacchetti installati nel sistema.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Controllare se un pacchetto &egrave; installato</p>
 
 
 
<p># pacman --query foo</p>
 
 
 
<p># pacman -Q foo</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Questo comando visualizzer&agrave; il nome e la versione del pacchetto foo solo se
 
questo &egrave; installato nel sistema.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Mostrare informazioni su un pacchetto specifico</p>
 
 
 
<p># pacman --query --info foo</p>
 
 
 
<p># pacman -Qi foo</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Mostra informazioni sul pacchetto installato foo (dimensione, data di
 
installazione, data di costruzione, dipendenze, conflitti, ecc.)</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Mostrare la lista dei file contenuti in un pacchetto</p>
 
 
 
<p># pacman --query --list foo</p>
 
 
 
<p># pacman -Ql foo</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Elenca tutti i file appartenenti al pacchetto foo.</p>
 
 
 
<ul>
 
<li><p>Trovare a quale pacchetto appartenga uno specifico file</p>
 
 
 
<p># pacman --query --owns /percorso/del/file</p>
 
 
 
<p># pacman -Qo /percorso/del/file</p></li>
 
</ul>
 
 
 
<p>Questo comando mostra il nome e la versione del pacchetto che contiene il
 
file passato come parametro con il percorso completo.</p>
 
 
 
<h2>APPENDICE</h2>
 
 
 
<p>Vedere [http://wiki.archlinux.org/index.php/Official_Arch_Linux_Install_Guide_Appendix_(Italiano) Official Arch Linux Install Guide Appendix (Italiano)])
 
per ulteriore documentazione non ufficiale, che i nuovi utenti possono
 
trovare utile.</p>
 

Revision as of 20:01, 26 July 2012