Difference between revisions of "User:Veleno77"

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Hi, I'm an ArchLinux user, moderator of the [http://www.archlinux.it/forum/index.php Arch Italian Forum] and manager of the [http://www.archlinux.it/forum/viewtopic.php?id=8483 Arch Wiki Italian Traslators], a team which aims to  translate, monitor, upgrade and align the italian wiki to the English wiki.
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Hi, I'm an Arch-Linux user, moderator of the [http://www.archlinux.it/forum/index.php Arch Italian Forum] and manager of the [http://www.archlinux.it/forum/viewtopic.php?id=8483 Arch Wiki Italian Traslators], a team which aims to  translate, monitor, upgrade and align the italian wiki to the English wiki.
 
This page was created for my personal notes and "translation in progress"
 
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=Allineamento e Revisione Guida per Principianti=
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[[Category:Getting and installing Arch (Italiano)]]
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[[Category:About Arch (Italiano)]]
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[[Category:Tutorials (Italiano)]]
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{{i18n|Beginners' Guide}}
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{{Article summary start|Sommario}}
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{{Article summary text|Fornisce una guida molto dettagliata per l'installazione e la configurazione di un sistema Arch Linux full-optional.}}
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{{Article summary heading|Articoli correlati}}
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{{Article summary wiki|Official Arch Linux Install Guide (Italiano)}} (fornisce un approccio più generale)
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{{Article summary wiki|General Recommendations (Italiano)}} (fornisce dei consigli post-installazione)
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{{Article summary end}}
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==Prefazione==
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===== Tutto ciò che avete sempre voluto sapere sull' installazione di Arch, ma non avete mai osato chiedere =====
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Benvenuto.
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Questa pagina vi guiderà nel processo di installazione e configurazione di [[Arch_Linux_(Italiano) | Arch Linux]], un sistema operativo UNIX-like (basato su GNU/Linux).
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Questa guida, pur essendo indirizzata ai nuovi utenti Arch, si propone come solido punto di riferimento e fonte di informazioni per chiunque.
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'''Caratteristiche principali di [[Arch_Linux_(Italiano) | Arch Linux]]'''
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* Design e filosofia improntati alla [[The_Arch_Way_(Italiano)|semplicità]]
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* [http://www.archlinux.org/packages/?q= Pacchetti] precompilati sia per architetture '''i686''' che per architetture '''x86_64'''
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* Script di [[Arch_Boot_Process_(Italiano) | avvio BSD-style]], con un file di configurazione centralizzato
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* [[mkinitcpio_(Italiano)|mkinitcpio]]: un semplice e dinamico generatore di initramfs
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* Un gestore di pacchetti,  [[pacman_(Italiano)|pacman]], veloce, scritto in '''C''', leggero e agile, con un uso di memoria davvero modesto
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* Sistema altamente personalizzabile in quanto assemblato pezzo per pezzo dall'utente
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* Modello di aggiornamento [http://en.wikipedia.org/wiki/Rolling_release Rolling Release]
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* Un sistema di pacchettizzazione ports-like (ABS - [[Arch Build System_(Italiano)|Arch Build System]]) che rende facile ottenere dal sorgente un pacchetto binario da installare e/o da condividere su AUR
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* Un repository di script (AUR - [[Arch User Repository_(Italiano)|Arch User Repository]]) per compilare pacchetti, condivisi da utenti Arch
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Arch Linux richiede una certa dose di conoscenze sulla configurazione e sulla metodologia dei sistemi <code>UNIX</code>-like e per questa ragione sono state incluse delle informazioni aggiuntive.
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Così come è stata concepita, questa guida concentrerà l'attenzione su alcuni punti ritenuti particolarmente utili; per approfondire si può utilizzare il  [[Main Page (Italiano)|Wiki di Arch Linux]] o il [http://www.archlinux.it/forum/index.php forum di Arch Linux]. Una lettura interessante è [[The Arch Way (Italiano) | Il metodo Arch]], che delinea i principi fondamentali della distribuzione Arch Linux.
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Per chi si avvicina per la prima volta a un sistema GNU/Linux si consiglia qualche lettura sul sistema in generale. Il testo più completo in lingua italiana è [http://a2.pluto.it/ Appunti di informatica libera]. Una buona documentazione sui sistemi GNU/Linux è reperibile sul sito del [http://www.pluto.it/ PLUTO Project] in italiano ([http://tldp.org/ The Linux Documentation Project] in inglese).
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=====DON'T PANIC!=====
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Un sistema Arch Linux è costruito '''dall'utente''', partendo da semplici strumenti a riga di comando. Diversamente da altre distribuzioni, non vi sono ambienti di default né configurazioni imposte all'utente. Dalla riga di comando si aggiungeranno pacchetti dai repository Arch usando [[Pacman_(Italiano) | pacman]] e si procederà alla configurazione manuale dell'installazione, fino a che il sistema sarà adattato alle proprie esigenze. Questo permette la massima flessibilità, scelta, e controllo delle risorse occupate dal sistema. Dato che è l''''utente''' che lo costruisce, egli conoscerà perfettamente i pregi e i difetti del proprio sistema, e acquisterà familiarità con quello che c'è sotto l'involucro.
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Il sistema Arch Linux viene configurato editando file di testo, non ci sono utilità grafiche preinstallate e quindi la progettazione e personalizzazione del proprio sistema è fatta a mano.
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Arch Linux è destinato all'utente competente di GNU/Linux o all'utente disposto ad investire del tempo per imparare i meccanismi del sistema.
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=====Licenza (in inglese)=====
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Arch Linux, pacman, documentation, and scripts are copyright
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©2002-2007 by Judd Vinet, ©2007-2010 by Aaron Griffin and are licensed under the GNU General Public License Version 2.
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=====[[The Arch Way (Italiano) | Il metodo Arch]]=====
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'''''Il principio su cui Arch si basa è "mantenersi semplice" (KISS, Keep It Simple Stupid).'' '''
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Da notare che, in questo contesto, "semplice" ''non'' significa né "facile" né "amichevole", ma piuttosto "senza inutili aggiunte, modifiche o complicazioni". In breve, un approccio elegante e minimalistico.
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*''"Semplice" è definito da un punto di vista tecnico, non dell'usabilità. È meglio essere tecnicamente eleganti, con un'alta curva di apprendimento, che facili da usare ma tecnicamente schifosi" - Aaron Griffin''
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*''"La parte straordinaria [del mio metodo] sta nella sua semplicità...Ho sempre pensato che un metodo semplice è un metodo giusto."'' - Bruce Lee
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*Il rasoio di Occam: ''Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem'' cioè "Non moltiplicare gli elementi più del necessario". Il termine rasoio si riferisce all'atto di grattare via le assunzioni non strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno.
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{{Nota |'''Seguire questa guida è essenziale per installare con successo un sistema Arch Linux ben configurato. Leggere attentamente!'''}}
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* Si può stampare questa guida come utile prontuario per l'utente di Arch Linux.
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*''Se si desidera aggiungere qualcosa a questo wiki, si prega di includere il "Perchè" e il "Come", in modo appropriato. La migliore documentazione insegna come fare ma anche il perché!''
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* Il wiki di Arch è un'ottima risorsa e dovrebbe essere consultata per ogni problema '''prima di tutto'''; Sono disponibili anche IRC e i forum, nel caso in cui non fosse possibile trovare una risposta.
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Benvenuto in Arch! Ora cominciamo.
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Questa guida è strutturata in 4 parti principali:
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'''[[#Parte I: Installare il Sistema di Base|Parte I: Installare il sistema di base]]'''
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'''[[#Parte II: Configurare e aggiornare il sistema|Parte II: Configurare e aggiornare il sistema]]'''
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'''[[#Parte III: Installare X e configurare ALSA|Parte III: Installare X e configurare ALSA]]'''
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'''[[#Parte IV: Installare e configurare un ambiente Desktop|Parte IV: Installare e configurare un ambiente Desktop]]'''
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==Parte I: Installare il Sistema di Base==
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Il sistema Arch Linux di base è un sistema utilizzabile da riga di comando (senza interfaccia grafica) e composto principalmente di kernel Linux, GNU toolchain (compilatore, assembler, linker, librerie, shell e alcuni servizi utili) e alcune librerie e moduli. A questo sistema di base andranno poi aggiunte le parti che si desidera.
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Il modo più semplice per installare Arch Linux consiste nell'usare il sistema live Arch Linux il quale, oltre ad essere utilizzabile come sistema di ripristino o per vari altri scopi, dispone anche dell'installatore per installare il sistema operativo nella macchina.
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===Step 1: Ottenere il più recente supporto per l'installazione===
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Dalla [http://www.archlinux.org/download/ pagina di download] è possibile scaricare la versione '''2010.05''' dell'immagine del sistema live.
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Ci sono due tipi di immagine, la '''Netinstall''' e la '''Core''', entrambe installano un  '''sistema operativo Arch Linux di base'''. L'immagine '''Netinstall''' contiene il sistema live ma non contiene nessun pacchetto da installare. I pacchetti necessari all'installazione verranno invece scaricati tutti da internet durante l'installazione stessa, ottenendo in questo modo un sistema già completamente aggiornato; consigliato per chi ha una connessione veloce ed è capace di configurarla da riga di comando (una scheda di rete in una LAN si configura facilmente, una scheda wifi o un modem ADSL USB possono presentare difficoltà). L'immagine '''Core''' contiene sia il sistema live che i pacchetti per installare il sistema di base, aggiornati però alla data di rilascio del supporto d'installazione (quindi il sistema appena installato sarà già da aggiornare). Consigliato a chi vuole installare subito il sistema, in assenza di collegamento a Internet.
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Ognuna delle due versioni è poi disponibile come immagine ISO da masterizzare su cd/dvd, o da scrivere su memoria flash USB.
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Si ricorda che Arch Linux è disponibile anche per le architetture x86_64 per i processori che lo supportano. Per maggiori informazioni circa Arch64 consultate l'apposita pagina di [[Arch64_FAQ_(Italiano) | Arch64 Faq]].
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====Installare da una distro Gnu/Linux preesistente====
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Arch è così flessibile da poter essere installata su di un'altra partizione direttamente "dall'interno" di una installazione già esistente o da un Live CD. Consultare [http://wiki.archlinux.org/index.php/Install_from_Existing_Linux questo articolo del wiki] per conoscere la procedura. Questa possibilità si dimostra particolarmente interessante per installazioni remote tramite vnc o ssh.
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====Installer su CD====
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Masterizzare l'immagine .iso su un CD o DVD col proprio programma preferito, e procedere con [[#Step_2:_Avviare_l.27installer | Avviare l'installer Arch Linux]].
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{{Box Note| In generale, per masterizzazioni affidabili è raccomandata una velocità bassa (alcuni utenti consigliano '''4x''' o '''2x'''). Se si verifica un comportamento imprevisto del CD, provare a masterizzare un altro cd usando la velocità minima.}}
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====Installer su Memoria Flash USB====
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Potete consultare il wiki "[[Install_from_a_USB_flash_drive|Installazione da USB e supporti Flash]]" per maggiori dettagli.
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Questo metodo è valido per qualsiasi tipo di supporti flash da cui il vostro BIOS vi permetta il boot, sia esso un card reader o una porta USB.
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{{warning|Verranno distrutti tutti i dati e le partizioni presenti nel vostro supporto.}}
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'''Metodo su <tt>UNIX</tt>:'''
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Inserire un dispositivo flash vuoto (ne basta uno da 512MB), determinare il percorso (/dev/sdx), assicurarsi che le partizioni presenti nel dispositivo siano smontate e scrivere l'immagine tramite il comando {{codeline|dd}}:
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# dd if=archlinux-2010.05-''{core|netinstall}''-''{i686|x86_64|dual}''.iso of=/dev/sd''x''
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dove ''if='' è il percorso del file immagine (in formato '''.iso''') e ''of='' è il file di dispositivo del vostro supporto flash. Assicurarsi di usare /dev/sd''x'' (l'intero dispositivo) '''e non''' /dev/sd''x1'' (una sua partizione). In questo modo la tabella delle partizioni del dispositivo verrà sovrascritta, quindi tutti i dati precedentemente presenti nel vostro dispositivo di memoria flash verranno persi.
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 +
'''Controllo md5sum (opzionale):'''
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Annotare il numero di blocchi letti e scritti, quindi eseguire il seguente controllo:
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dd if=/dev/sd''<u>x</u>'' count=''<u>number_of_records</u>'' status=noxfer | md5sum
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Il risultato dovrebbe essere identico a quello restituito dal md5sum usato sull'immagine CD scaricata, ed entrambi dovrebbero concordare con quello presente nel [ftp://ftp.archlinux.org/iso/2010.05/md5sums.txt file md5sum reperibile nel sito Internet] della distribuzione.
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Di seguito un esempio della procedura:
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$ [sudo] dd if=archlinux-2010.05-core-i686.iso of=/dev/sdc
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744973+0 records in
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744973+0 records out
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381426176 bytes (381 MB) copied, 106.611 s, 3.6 MB/s
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$ [sudo] dd if=/dev/sdc count=744973 status=noxfer | md5sum
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4850d533ddd343b80507543536258229  -
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744973+0 records in
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744973+0 records out
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'''Metodo su Windows:'''
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Scaricare Disk Imager da [https://launchpad.net/win32-image-writer/+download qui]. Inserire la memoria. Avviare Disk Imager e selezionare il file immagine. Selezionare la lettera corrispondente al flash drive. Cliccare su "Write".
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Continuare con [[#Step 2: BootArch Linux Installer | Step 2: Avviare l'Arch Linux Installer]]
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===Step 2: Avviare l'installer===
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Inserire il CD oppure il supporto flash e avviare il pc. A seconda delle impostazioni del BIOS, il computer potrebbe avviare automaticamente il sistema su CD, USB o card reader, oppure potrebbe essere necessario premere un tasto (generalmente {{keypress|Canc}}, oppure {{keypress|F1}},{{keypress|F2}},{{keypress|F11}} o {{keypress|F12}}) durante l'accensione o cambiare direttamente l'ordine di avvio nel bios.
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{{tip| I requisiti minimi per una installazione di base sono:
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*128 MB RAM x86_64/i686 (con tutti i pacchetti selezionati e con una partizione di swap) sia se si installa Arch dalla versione CORE, che dalla NETINSTALL.}}
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Dal menu di avvio scegliere «Boot Archlive». Se si presentano problemi relativi al disco rigido, riavviare e scegliere invece «Boot Archlive [legacy IDE]».
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Per modificare le opzioni di boot, premere {{keypress|e}} ed editare le linee. È possibile cambiare la risoluzione dello schermo, per un output più leggibile durante l'installazione:
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vga=773
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aggiungerlo alla fine della riga del kernel, così da avere una risoluzione di 1024x768. Premere {{keypress|b}} per procedere nel boot.(avvio)
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Il sistema live si avvierà e presenterà una schermata di login nella console virtuale numero 1. Sono disponibili sei console virtuali identificate da vc/1 a vc/6, ed è possibile spostarsi dall'una all'altra premendo una combinazione di tasti da {{keypress | ALT}}+{{keypress | F1}} ad {{keypress | ALT}}+{{keypress | F6}}.
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====Login e Cambio della mappatura della tastiera====
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Loggarsi come 'root'.
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Inizialmente è attiva la mappatura dei caratteri per una tastiera inglese.
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Per impostare la tastiera italiana scrivere:
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# km
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e scegliere la mappatura '''i386/qwerty/it.map.gz'''.
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La scelta del font per la console si può tralasciare (''<skip>'').
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In alternativa a ''km'', si può usare direttamente il comando
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# loadkeys it
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====Documentazione====
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Questa guida è disponibile in inglese sul sistema live. Aprire il terminale virtuale 2 premendo {{keypress | ALT}}+{{keypress | F2}} e digitare:
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# less /usr/share/aif/docs/official_installation_guide_en
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Per tornare al terminale virtuale 1 e proseguire l'installazione premere {{keypress | ALT}}+{{keypress | F1}}. In qualunque momento dell'installazione si potrà tornare al terminale virtuale 2 per consultare la guida.
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{{tip| Si prega di notare che la guida ufficiale riguarda solo l'installazione e la configurazione del sistema di base. Una volta che è installato, si consiglia vivamente di tornare a consultare il wiki per saperne di più sulla procedura post-installazione e altre questioni connesse.}}
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===Step 3: Iniziare l'installazione===
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Per far partire l'installazione:
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# /arch/setup
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===A: Selezionare una fonte di installazione===
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Dopo una schermata di benvenuto, verrà richiesta una fonte da cui installare. Scegliere quella appropriata al tipo di installazione che si sta eseguendo.
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* Se si sceglie l'installazione da CORE, continuare più sotto con [[#B: Set Clock|B: Impostazione Orologio]].
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* Solo per l'installazione netinstall: si verrà indirizzati a caricare i driver ethernet manualmente, se opportuno. Udev è molto efficace a caricare i moduli necessari, così questo passo dovrebbe essere portato a termine automaticamente. La verifica può essere fatta con il comando ifconfig -a da vc/3. (Selezionare OK per continuare.)
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====Configurare la rete (Netinstall)====
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Verranno mostrate le interfacce disponibili. Se un interfaccia ed il suo HWaddr ('''H'''ard'''W'''are '''addr'''ess) sono elencati, allora il relativo modulo è già stato caricato. Se l'interfaccia non  compare nell'elenco si può cercare di testarla ed avviarla tramite l'installer, o manualmente tramite un'altra console virtuale.
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La schermata seguente richiederà di ''Selezionare l'interfaccia, avviarla'', oppure di ''Annullare''. Scegliere l'interfaccia appropriata e proseguire.
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L'installer richiederà se si desidera utilizzare DHCP. Scegliendo '''Yes''', verrà eseguito ''dhcpcd'', al fine di rilevare un gateway disponibile e richiedere un indirizzo IP; Scegliendo '''No''', verrà richiesto l'inserimento di IP statico, netmask, broadcast, gateway DNS IP, proxy HTTP, e proxy FTP. Infine, verrà visualizzata una schermata riassuntiva per consentire la verifica della correttezza delle informazioni immesse.
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=====Guida rapida all'(A)DSL per l'ambiente live (Se si è in possesso di un semplice modem (o di un router in modalità bridged) per connettersi al proprio ISP) =====
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Portarsi in un'altra console virtuale premendo {{keypress | ALT}} + {{keypress | F2}}, effettuare il login come utente root ed eseguire
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# pppoe-setup
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Se tutto è stato correttamente configurato, al termine si sarà in grado di connettersi al proprio ISP tramite
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# pppoe-start
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Ritornare alla prima console virtuale premendo {{keypress | ALT}}+{{keypress | F1}}. Continuare con [[#B: Impostare l'orologio|B: Impostazione Orologio]]
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=====Guida rapida al wireless per l'ambiente live (Se si necessità di connessione wireless durante l'installazione)=====
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Le utilità ed i driver wireless sono ora disponibili nell'ambiente live del supporto d'installazione. Una buona conoscenza del proprio hardware wireless sarà di importanza fondamentale per una buona riuscita dell'operazione. È da notare che la seguente procedura rapida ''eseguita a questo punto dell'installazione'' inizializzerà l'hardware di rete per un utilizzo esclusivamente ''all'interno dell'ambiente live''. Sarà necessario ripetere questi passaggi (o un qualche altro tipo di gestione della rete wireless) una volta avviato il sistema installato in sul disco.
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Da notare anche che questi passaggi sono opzionali se non si ha necessità di connessione wireless durante il processo d'installazione; le funzionalità wireless verranno comunque abilitate in seguito.
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Il procedimento di base sarà:
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* Portarsi in una console virtuale libera, ad es.: {{keypress | ALT}}+{{keypress | F3}}
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* Effettuare il login da utente root
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* (Opzionale) Identificare l'interfaccia wireless ed il modulo del driver:
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# lsmod | grep -i net
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* Assicurarsi che udev abbia caricato il driver, a che il driver abbia creato un'interfaccia del kernel utilizzabile con {{codeline|/usr/sbin/iwconfig}}:
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# iwconfig
 +
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Esempio di output:
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lo no wireless extensions.
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eth0 no wireless extensions.
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wlan0    unassociated  ESSID:""
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          Mode:Managed  Channel=0  Access Point: Not-Associated 
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          Bit Rate:0 kb/s  Tx-Power=20 dBm  Sensitivity=8/0 
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          Retry limit:7  RTS thr:off  Fragment thr:off
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          Power Management:off
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          Link Quality:0  Signal level:0  Noise level:0
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          Rx invalid nwid:0  Rx invalid crypt:0  Rx invalid frag:0
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          Tx excessive retries:0  Invalid misc:0  Missed beacon:0
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<code>wlan0</code> è l'interfaccia wireless disponibile nell'esempio.
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* Accendere l'interfaccia con {{codeline|/sbin/ifconfig <interface> up}}.
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Un esempio utilizzando l'interfaccia wlan0:
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# ifconfig wlan0 up
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(Ricordarsi che la propria interfaccia potrà avere nomi differenti in base al modulo (driver) ed al chipset: wlan0, eth1, etc.)
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* Se l'essid è stato dimenticato o è sconosciuto, utilizzare {{codeline|/sbin/iwlist <interface> scan}} per trovare le reti wireless nelle vicinanze.
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# iwlist wlan0 scan
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 +
* Associare la propria interfaccia wireless con l'access point che si vuole utilizzare. A seconda del tipo di crittografia (nessuna, WEP, o WPA), la procedura potrebbe essere differente. È necessario conoscere il nome della rete scelta (ESSID), ad es. 'linksys' nel seguente esempio:
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* Un esempio utilizzando una rete ''non-cifrata'':
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# iwconfig wlan0 essid &quot;linksys&quot;
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 +
* Un esempio utilizzando ''codifica WEP e chiave esadecimale'':
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# iwconfig wlan0 essid &quot;linksys&quot; key 0241baf34c
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 +
* Un esempio utilizzando ''codifica WEP e parola chiave ASCII'':
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 +
# iwconfig wlan0 essid "linksys" key s:pass1
 +
 +
* Utilizzando ''WPA'', la procedura è un po' più complessa. Consultare [[WPA_Supplicant_(Italiano)|WPA supplicant]] per informazioni più dettagliate e risoluzione di problemi (in alternativa si può utilizzare [[Netcfg]]):
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# wpa_passphrase linksys "secretpassphrase" > /etc/wpa_supplicant.conf
 +
# wpa_supplicant -B -Dwext -i wlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf
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* Verificare la corretta associazione con l'access point prima di proseguire:
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# iwconfig wlan0
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* Richiedere un indirizzo IP tramite {{codeline|/sbin/dhcpcd <interface>}}. ad es.:
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# dhcpcd wlan0
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* Assicurarsi il corretto instradamento all'esterno tramite {{codeline|/bin/ping}}:
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# ping -c 3 www.google.com
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Ora si dovrebbe avere a disposizione una connessione funzionante. Per la risoluzione di problemi, controllare la dettagliata pagina [[Wireless_Setup|Wireless Setup]].
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 +
======Il chipset wireless richiede un firmware?======
 +
 +
Una piccola percentuale di chipset wireless richiedono un firmware, oltre al corrispondente driver. Se non si è sicuri, eseguire {{codeline|/usr/bin/dmesg}} per interrogare il log del kernel per una richiesta di firmware da parte del chipset wireless:
 +
 +
# dmesg | grep firmware
 +
 +
Esempio di output da un chipset Intel che necessita ed ha richiesto un firware al kernel all'avvio.
 +
 +
firmware: requesting iwlwifi-5000-1.ucode
 +
 +
Se non vi è output, si può concludere che il chipset wireless del sistema non richiede firmware..
 +
 +
{{Note | '''I pacchetti con i chipset per il wireless (per le schede che lo necessitano) sono preinstallati in  {{filename|/lib/firmware}} nell'ambiente live, (su CD o supporto USB) ''ma dovranno essere esplicitamente installati sul sistema definitivo per fornire funzionalità wireless all'avvio!'' La selezione e installazione dei pacchetti è spiegata in seguito. Accertarsi di aver spuntato sia il modulo sia il firmware durante la selezione dei pacchetti! Consultare [[Wireless_Setup_(Italiano)|Wireless Setup]] se non si è sicuri riguardo l'installazione del particolare firmware per la propria scheda. Questo è un errore molto comune.'''}}
 +
 +
Una volta completata l'iniziale installazione di Arch, si può fare riferimento a[[Wireless_Setup_(Italiano)|Wireless Setup]] per garantirsi una soluzione permanente alla configurazione del wireless sul sistema installato.
 +
 +
Ritornare a vc/1 con {{keypress | ALT}}+{{keypress | F1}}. Continuare con [[#B: Impostare l'orologio|B: Impostazione Orologio]]
 +
 +
===B: Impostare l'orologio===
 +
* UTC - Selezionare UTC se si utilizzano solo sistemi operativi <tt>UNIX</tt>-like.
 +
 +
* localtime - Scegliere local se si utilizza anche un sistema Microsoft Windows.
 +
 +
 +
===C: Preparare il disco rigido ===
 +
 +
{{Warning|Partizionare un hard disk è sempre un'operazione rischiosa, e può distruggere i dati presenti in esso. Siete avvisati, è fortemente consigliato fare prima una copia di sicurezza dei dati importanti.}}
 +
 +
{{warning| É stato riscontrato un '''Bug'''. Attualmente quando si sceglie il pulsante "cancel" nel menu ''Prepare Hard Drive'', non cancellerà le operazioni da voi finora effettuate. Vedere {{Bug|19805}}. Se si deve annullare l'installazione da questo menu premere {{keypress|CTRL}}+{{keypress|C}}, per uscire del tutto dal programma di installazione e immediatamente.}}
 +
 +
Il partizionamento può essere eseguito prima di avviare l'installazione di Arch se lo si desidera, utilizzando gli strumenti disponibili come [http://gparted.sourceforge.net/download.php GParted] o altro. Se l'unità di installazione è già stata partizionata con le specifiche desiderate, allora potete continuare consultando continuare con [[#Impostare i filesystem nei punti di montaggio| Impostare i filesystem nei punti di montaggio]]
 +
 +
Verificate le identità dei dischi e delle partizioni correnti invocando il comando {{codeline|/sbin/fdisk}} con l'opzione <code>-l</code> (lower-case L).
 +
Aprire un'altra console virtuale {{keypress|ALT}}+{{keypress|F3}} e dare il comando:
 +
 +
# fdisk -l
 +
 +
Prendere nota del disco(i)/partizione(i) da utilizzare durante l'installazione di Arch.
 +
 +
Ritornare allo script di installazione con {{keypress|ALT}}+{{keypress|F1}}
 +
 +
Il menu ''''Prepare Hard Drive'''' offre due opzioni (le prime due) per partizionare il disco rigido.
 +
 +
*OPZIONE 1 : '''Auto-Prepare (erases the ENTIRE hard drive)''': cancella un intero disco, quindi è utile solo se si vuole eliminare qualunque sistema operativo e qualunque altro dato preesistente nel disco; il disco viene poi diviso in quattro partizioni:
 +
** partizione ext2 per la /boot da 32MB. ''Verrà chiesto di modificare la dimensione.''
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** partizione swap da 256MB. ''Vi verrà chiesto di modificare la dimensione.''
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** Partizione separata per / e per /home, (la dimensione può anche essere specificata). È possibile scegliere tra ext2, ext3, ReiserFS, XFS e JFS, ma nota che ''sia '''/''' che '''/home''' devono condividere lo stesso tipo di fs'' condizione necessaria per usare Auto Prepare.
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:Tenere bene in conto che Auto-prepare cancella completamente il disco rigido scelto. <font color="red">Attenzione</font>. Leggere l'avviso presentato con molta attenzione e assicurarsi di partizionare il dispositivo corretto.
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*OPZIONE 2 : '''(Consigliato) Partition Hard Drives''': avvia il programma ''cfdisk'' per un partizionamento manuale, più elaborato e personalizzato per le proprie esigenze.
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''A questo punto, gli utenti GNU/Linux più esperti che hanno familiarità con il partizionamento manuale possono anche saltare a '''[[#D: Select Packages|D: Selezionare i pacchetti]]'''.''
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{{Note|Se si sta installando su dispositivi USB flash, consultare "[[Installing Arch Linux on a USB key]]".}}
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====Partizionare il Disco Rigido====
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Prima di procedere in un'operazione così delicata, si ritiene opportuno fornire informazioni generali riguardo le partizioni, la gerarchia di file UNIX e i filesystem. Se si conosce già la teoria, è possibile saltare alla sezione "Partizionare il disco rigido".
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=====Le partizioni=====
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Una partizione è una porzione del dispositivo di archiviazione (disco rigido, memoria USB Flash, disco a stato solido SSD, ecc.) che viene vista dal sistema operativo come un dispositivo separato. Il sistema più usato su personal computer prevede 3 tipi di partizione:
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#Primaria
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#Estesa
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#Logica
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Le partizioni '''primarie''' possono essere massimo 4. Se si desidera avere più di 4 partizioni, una partizione primaria deve essere impostata come partizione '''estesa''', inutilizzabile per archiviare dati ma capace di contenere al suo interno le partizioni '''logiche'''.
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Quando si partiziona un disco, le partizioni primarie (compresa l'eventuale partizione estesa) ricevono una numerazione da 1 a 4, mentre le eventuali partizioni logiche partono sempre dal numero 5. Se per esempio si crea una partizione primaria, una estesa e all'interno di questa due partizioni logiche, la primaria sarà sda1, l'estesa sda2 (inutilizzabile), le logiche sda5 e sda6.
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=====La partizione Swap=====
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La memoria di swap è uno spazio sul disco rigido (può essere un file o una partizione) che viene trattata come ram virtuale, aumentando quindi la ram totale a disposizione del sistema. Rispetto alla RAM reale, la swap è molto più lenta, di conseguenza il sistema cerca di usarla il meno possibile. In generale, su macchine fino a 512MB di RAM, una swap grande il doppio della RAM è di solito più che sufficiente. Su macchine con 1GB RAM, un gigabyte di swap è in genere sufficiente. Se si dispone di più di 1GB di RAM può essere possibile rinunciare completamente alla partizione di swap,
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{{Note|Se si vuole usare la sospensione su disco è necessaria una swap pari almeno alla dimensione della RAM più un 10-15% (per evitare problemi legati a possibili settori danneggiati).Una partizione di swap è un settore del disco dove viene allocata la ram virtuale, consentendo al kernel di usare facilmente spazio su disco, per dati che non richiedono di essere caricati sulla RAM vera.}}
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=====Schema di partizionamento e gerarchia di file=====
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Il processo di partizionamento del disco consiste nello scegliere quante partizioni creare, con quali filesystem formattarle e per quali scopi utilizzarle, in base alle proprie abitudini, alle esigenze e ai requisiti hardware. Se desidera un sistema dual boot Arch Linux e un sistema operativo Windows si veda [[Windows and Arch Dual Boot]].
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Alcune directory che possono risiedere in partizioni separate:
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'''/''' (root) La directory radice sta in cima alla gerarchia di file nei sistemi Unix, pertanto un sistema Unix deve avere minimo una partizione e questa partizione deve contenere la directory radice. Tutti gli altri file e directory appaiono all'interno di questa directory, anche se fisicamente possono trovarsi in altre partizioni, altri dispositivi o altri computer. Soltanto le directory ''/bin'', ''/dev'', ''/etc'', ''/lib'', ''/proc'', ''/sbin'' e i loro contenuti sono vincolate a risiedere nella stessa partizione della directory radice, perchè sono indispensabili per avviare, ripristinare, recuperare, e/o riparare il sistema anche in caso non si riesca a montare eventuali altre partizioni. Una scelta sicura per la partizione radice è Ext4.
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'''/boot''' Questa directory contiene i kernel (ed eventuali immagini ramdisk associate) e i file necessari al bootloader per avviare il sistema. Contiene anche dati usati prima che il kernel esegua programmi in spazio utente. Può avere una dimensione ridotta, anche di 32MB, ma se si prevede di usare diversi kernel o di condividerla con altri sistemi operativi che installeranno i loro kernel, bisogna aumentare la dimensione in proporzione. Ext2, Ext3, Reiserfs, XFS e JFS vanno ugualmente bene dal momento che il bootloader GRUB (verrà installato più avanti) può avviare da tutti questi, di solito si tende a scegliere un filesystem di tipo Ext2 poichè privo di journaling, non indispensabile per questa partizione, e che occupa meno spazio su disco, essendo già una partizione di ridotte dimensioni.
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'''/home''' Al suo interno è presente una directory per ogni utente, in cui vengono salvati i dati personali e le configurazioni personalizzate. Si può scegliere, una volta dimensionate le altre partizioni, di lasciare il resto dello spazio a questa partizione in modo che ogni utente abbia ampio spazio nella propria cartella personale; o per esempio si può creare un'altra partizione più grande per i file condivisi tra gli utenti (file scaricati, immagini, video, ecc), da montare in /media. Molto spesso gli utenti tendono a creare una partizione separata per /home, in modo da avere sempre i propri dati personali separati dalla partizione radice ('''/'''); questa metodologia trova molto consenso sia per questioni di sicurezza sia in caso di ripristino e/o formattazione del sistema, salvaguardando in questo modo i propri dati.
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'''/usr''' Contiene la maggior parte delle applicazioni utente, il suo contenuto è in sola lettura (tranne in caso di aggiornamento del parco applicazioni) e può essere condiviso fra più macchine. Se si intende usare un ambiente Desktop completo (comprensivo di suite per l'ufficio, la posta, internet, ecc), è meglio prevedere almeno 6GB per questa partizione. Questa è una partizione che può crescere molto col tempo se si prevede l'installazione di molte applicazioni e giochi, è quindi da tenere in particolare considerazione lo spazio da dedicargli nel caso si decida di montare /usr in una partizione separata dalla radice ('''/''')
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'''/tmp''' I programmi che hanno bisogno di file temporanei usano questa directory. Da dimensionare a seconda degli usi (programmi per l'editing audio o video hanno bisogno di molto spazio in questa directory). I file e directory che si trovano in /tmp saranno generalmente cancellati ogni volta che il sistema viene riavviato. Da considerare che anche le compilazioni vengono spesso effettuate in /tmp per linea predefinita.
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'''/var''' Contiene dati di sistema variabili, come log di sistema, l'albero ABS, dati sulle connessioni bluetooth, ecc. Il filesystem /var conterrà, fra l'altro, la cache di pacman. Mantenere i pacchetti nella cache è utile poiché consente il downgrade dei pacchetti, se necessario. Col passare del tempo la cache può crescere di dimensioni ma può essere periodicamente pulita. Dal momento che /var contiene molti file di piccole dimensioni, si può anche usare un filesystem ottimizzato apposta.
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Ci sono molti vantaggi nel distribuire le directory su più partizioni invece che tenerle tutte in una sola:
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*Sicurezza: i filesystem possono essere configurati in {{filename|/etc/fstab}} come 'nosuid', 'nodev', 'noexec', 'readonly', ecc.
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*Stabilità: un utente, o un programma malfunzionante, può riempire completamente il filesystem di spazzatura se ne ha i permessi di scrittura. Programmi critici che risiedono in un filesystem differente non vengono interrotti.
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*Velocità: un filesystem su cui viene scritto di frequente può diventare frammentato. (Un buon metodo per evitare la frammentazione è assicurarsi che ogni filesystem non sia mai in pericolo di essere riempito completamente.) Filesystem separati non vengono compromessi e possono essere comunque deframmentati separatamente.
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*Integrità: Se un filesystem viene danneggiato, filesystem separati non vengono compromessi.
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*Versatilità: Condividere dati fra vari sistemi diventa più comodo usando filesystem indipendenti. Inoltre possono essere scelti tipi di filesystem differenti in base alla natura dei dati e all'utilizzo.
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=====Quanto dovrebbero essere grandi le partizioni?=====
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La risposta è che dipende dalle esigenze personali.
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Si potrebbe semplicemente creare '''una partizione per root e una partizione per swap, o solo una per root senza swap''' oppure prendere spunto dagli esempi che seguono e utilizzarli come uno schema di riferimento:
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* Il filesystem root (/) nell'esempio contiene la cartella /usr, che può espandersi considerevolmente, dipendendo da quanto software verrà poi installato.  15-20 GB possono essere sufficienti per la maggior parte degli utenti.
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* Il filesystem /var conterrà, oltre al resto, l'albero [[Arch_Build_System_(Italiano)|ABS]] e la cache di pacman. Mantenere i pacchetti di pacman "in salvo" può risultare piuttosto utile, in quanto permette di fare il downgrade dei pacchetti in caso di bisogno futuro. /var tende ad espandersi anche molto con il passare del tempo, ma è possibile svuotarlo facilmente in qualsiasi momento.  Se si usa un disco SSD, si potrebbe anche installare /var su un HDD mantenendo le partizioni / e /home sull'SSD, limitando così il numero di letture e scritture sull'SSD.  6-8 GB su un sistema desktop dovrebbero bastare per /var. I server invece, tendono ad avere dei /var estremamente grossi.
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* Il filesystem /home è tradizionalmente il posto dove vengono conservati dati, downloads, e file di applicazioni multimediali, perciò su un sistema desktop è normalmente il filesystem che richiede le dimensioni più grandi. Da ricordare inoltre, che in caso di reinstallazione di Arch, tutti i dati contenuti in /home non verranno in nessun caso persi con l'utilizzo della partizione separata.
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* Uno spazio extra del 25% aggiunto ad ogni filesystem , fornirà un cuscino di sicurezza nel caso di imprevisti ed espansioni, oltre a prevenire la frammentazione.
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'''''Da quanto descritto sopra, il sistema d'esempio disporrà di ~15GB come partizione di root (/), ~7GB /var, 1GB swap, e una /home contenente lo spazio di disco rimanente.'''''
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=====Esempio di utilizzo di cfdisk=====
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Cominciare creando la partizione primaria che conterrà la directory radice "''/''": scegliere '''N'''ew -> Primary  e immettere la dimensione desiderata per la partizione di root. Inserire la partizione all'inizio del disco.
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Scegliere come tipo di partizione (alla voce '''T'''ype) '83 Linux'. La partizione creata apparirà come ''sda1'' nel nostro esempio.
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Creare una partizione primaria per ''/var'', dandole ancora come tipo '83 Linux'. Questa partizione apparirà come ''sda2''.
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Creare adesso una partizione per la ''swap'', specificando come tipo '82 Linux swap / Solaris'. Questa partizione apparirà come ''sda3''.
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Per ultimo, creare una partizione per la ''/home'' directory. Scegliere ancora una partizione primaria di tipo '83 Linux' e impostare la dimensione desiderata. Questa partizione apparirà come ''sda4''.
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Esempio:
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Name    Flags  Part Type  FS Type        [Label]        Size (MB)
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-------------------------------------------------------------------------
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sda1    Boot  Primary    Linux                          15440
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sda2          Primary    Linux                            6256
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sda3          Primary    Linux swap / Solaris            1024
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sda4          Primary    Linux                          140480
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Scegliere '''W'''rite e digita ''''yes''''. '''Attenzione''', questa operazione distruggerà i dati sul disco. Scegliere '''Q'''uit per abbandonare il partizionatore.
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Scegliere Done per abbandonare questo menù e continuare con [[#Impostare i filesystem nei punti di montaggio]]
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{{Note | Il kernel linux attuale ha abbandonato il vecchio schema di denominazione «hd'''x'''» per i dischi rigidi ATA, in favore del più generico schema «sd'''x'''» per tutti i dischi PATA, SATA e SCSI e USB.}}
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====Impostare i filesystem nei punti di montaggio====
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Specificare per ogni partizione il suo punto di montaggio corrispondente alle vostre esigenze. (Si ricordi che le partizioni terminano con un numero (es: '''sda1'''). Di conseguenza, '''sda''' di per sé non è una partizione, ma piuttosto, indica l'intero disco)
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La prima ad essere richiesta sarà la partizione di '''swap'''. Scegliere la partizione appropriata (sda3 nell'esempio). Alla domanda se si vuole creare una partizione di swap, selezionare ''yes''. A continuazione, scegliere dove montare la directory di root '''/''' (sda1 nell'esempio). In ultimo verrà richiesto di specificare quali tipi di file system utilizzare.
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=====Tipi di Filesystem=====
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Un filesystem è, detta informalmente, un meccanismo con il quale i file sono scritti e organizzati su una partizione di un dispositivo di archiviazione. Invece, con "file system" (notare lo spazio) si indica in genere una struttura gerarchica imposta alle directory di un dato sistema e al loro contenuto. I sistemi Unix-like come Arch Linux seguono il [http://www.pathname.com/fhs/ Filesystem Hierarchy Standard (FHS)]. Pertanto, quando viene chiesto se si desidera creare un "filesystem" su una partizione, viene chiesto se si desidera formattare la partizione e ricrearla in un "formato" a scelta (ext3, fat, reiserfs ecc.). Ma quando viene chiesto un punto di mount, si sta chiedendo dove risiederà (in quale directory) una data partizione nel "file system" (gerarchia di directory) di Arch Linux.
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Non esiste il filesystem migliore in assoluto, ognuno può essere ottimizzato per un certo uso e perdere colpi per un uso differente. Di seguito è riportata una breve panoramica sui filesystem supportati.
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# '''ext2''' ''Second Extended Filesystem''- È il vecchio filesystem GNU/Linux. Veloce e molto stabile, ma senza supporto al journaling. ''Un filesystem ext2 può facilmente essere convertito in ext3.'' Generalmente è una buona scelta per /boot.
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# '''ext3''' ''Third Extended Filesystem''- Essenzialmente è il sistema ext2, ma col supporto per il journaling. Ext3 è completamente compatibile con Ext2, perciò si può montarlo anche con CD di ripristino molto vecchi. Estremamente stabile, maturo e di gran lunga il più usato, supportato e sviluppato da GNU/Linux FS. ''Leggermente'' più lento di ext2 ed altri filesystem.
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'''Filesystems ad alte prestazioni:'''
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# '''ext4''' ''Fourth Extended Filesystem''- Evoluzione di ext3, introduce numerose migliorie e abbatte i limiti di ext3 per la dimensione del singolo file e dell'intera partizione e il limite per il numero di sottodirectory. Compatibile con i bootloader GRUB(>=0.97) e GRUB2.
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# '''ReiserFS''' (V3)- Il file system con journaling ad alte prestazioni di Hans Reiser usa un metodo di manipolazione dati molto interessante, basato su un algoritmo innovativo. ReiserFS è molto veloce e reattivo, specialmente nella gestione di molti file di piccole dimensioni. È veloce per quanto riguarda la formattazione, ma relativamente lento nel montaggio. Da considerarsi maturo e stabile, ReiserFS non è più in fase di sviluppo attivo (Reiser4 è il nuovo filesystem Reiser). In genere rappresenta una buona scelta per le partizioni /var/.
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# '''JFS''' - è il journaling FS di IBM. JFS è piuttosto ben affermato, veloce e stabile. È stato il primo filesystem ad offrire il journaling, ed è stato impiegato per molti anni nel sistema operativo IBM AIX® prima di accedere a GNU/Linux. JFS è il filesystem che occupa meno risorse CPU tra tutti quelli disponibili per GNU/Linux. Veloce nella formattazione, montaggio e controllo integrità, gode di ottime prestazioni in generale, specialmente in associazione con il "deadline I/O scheduler". (Consultare [[JFS]].) Non così largamente supportato come ext o ReiserFS, ma molto maturo e stabile.
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# '''XFS''' - anche questo tra i primi filesystem con journaling, sviluppato originariamente da Silicon Graphics per il SO IRIX e portato poi su Linux. XFS offre una gestione molto veloce su file e file system di grandi dimensioni, così come una veloce fase di formattazione e montaggio. In generale più lento con molti file di piccole dimensioni, rispetto ad altri filesystem. XFS è molto maturo e supporta servizi di deframmentazione online.
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* JFS e XFS non possono essere ''ridimensionati'' completamente da utilità di partizionamento grafiche quali gparted o parted magic.
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===== Una considerazione sul Journaling=====
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Tutti i filesystem sopra, ad eccezione di ext2, utilizzano il [http://en.wikipedia.org/wiki/Journaling_file_system journaling]. I file system con journaling, utilizzano un "diario" per registrare le modifiche prima che queste siano inviate al file system, per evitare la corruzione dei metadati in caso di crash.  Da notare che non tutte le tecniche di journaling sono uguali: in particolare, solo ext3 ed ext4 si avvalgono della modalità ''journaling dei dati'' (anche se non di default), che annota sia i ''dati'' che i ''meta-dati'' (con una penalità di velocità significativa). Gli altri supportano unicamente la modalità ''data-mode-journaling'', che registra solo i meta-dati.  Dopo un crash (come ad esempio l'interruzione di corrente elettrica), il filesystem verrà ripristinato allo stato precedente senza conseguenze negative, in quanto la modalità journaling offre la massima protezione contro la corruzione del file system e la perdita di dati, anche se può soffrire di un certo degrado nelle prestazioni, dato che tutti i dati vengono scritti due volte (prima al journaling, poi al disco). Quando si sceglie un filesystem anche questo tipo di considerazioni deve essere preso in esame, soprattutto al fine di preservare dati importanti con maggiore sicurezza.
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'''''Mettendo in pratica...'''''
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Scegliere e creare il filesystem (formattare la partizione) per / selezionando '''yes'''. Ora verrà chiesto di aggiungere eventuali altre partizioni. Nel nostro esempio, rimangono sda2 e sda4. Per sda2, scegliere un tipo di filesystem e montarlo in /var. Infine, scegliere il tipo di filesystem per sda4, e montarla come /home.
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{{Box Note |Se non è stata creata o non si ha bisogno di una partizione separata /boot, si può tranquillamente ignorare l'avviso che appare in seguito.}} Tornare al menu principale.
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===D: Selezionare i Pacchetti===
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*Core ISO: Scegliere CD come fonte d'installazione e selezionare il dispositivo CD adeguato nel caso ce ne sia più di uno sul computer.
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*Netinstall: Scegliere un [https://www.archlinux.de/?page=MirrorStatus mirror] FTP/HTTP. ''Notare che archlinux.org è limitato a 50KB/s''.
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*Tutti i pacchetti richiesti durante l'installazione si trovano nel repository [core]. Sono successivamente suddivisi tra '''Base''', e '''Base-devel'''.
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*Informazioni sui pacchetti, descrizione e relative istruzioni sono disponibili [http://www.archlinux.org/packages/?repo=Core&arch=i686&limit=all&sort=pkgname qui].
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La selezione dei pacchetti è suddivisa in due fasi. Per prima cosa, selezionare la categoria del pacchetto:
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{{Note | Tutti i pacchetti contenuti in '''base''' sono già selezionati in maniera predefinita. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.}}
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* '''Base''': Pacchetti del repo [core] che forniscono un ambiente  di base minimale. ''Selezionarlo in ogni caso e rimuovere semmai quei pacchetti che si è sicuri non verranno utilizzati.''
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* '''Base-devel''': Pacchetti ed utilità extra da [core] come '''make''', e '''automake'''. '' Sarebbe meglio selezionarlo, in quanto, anche se non fondamentale in questa fase, sarà comunque molto utile in seguito .
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Dopo questa prima selezione delle categorie, saranno visualizzate le liste complete dei pacchetti, che consentiranno di affinare la selezione. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.
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{{Note | Se è richiesta una connessione con una rete wireless, il pacchetto '''wireless_tools''' e ora già disponibile in modo predefinito nel caso di una installazione  CORE. Certe interfacce wireless richiedono [[Wireless_Setup_(Italiano)#ndiswrapper|'''ndiswrapper''']] e/o uno specifico [[Wireless_Setup_(Italiano)#Drivers_e_Firmware|'''firmware''']]. Se inoltre si avrà bisogno di usare il sistema di codifica WPA, sarà necessario [[WPA_Supplicant_(Italiano)|'''wpa_supplicant''']]. Il [[Wireless_Setup_(Italiano) | Wireless Setup page]] aiuterà nella scelta dei pacchetti necessari per il dispositivo wifi. Altra raccomandabile alternativa è l'installazione di [[Netcfg|'''netcfg''']], che assisterà nella configurazione della rete e dei suoi profili.}}
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Dopo aver terminato con la selezione dei pacchetti, uscire dalla schermata e continuare con la seguente fase, cioè installare i pacchetti.
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===E: Installare i Pacchetti===
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Selezionare 'Installare i pacchetti'. Verrà chiesto se si vogliono mantenere i pacchetti installati nella cache di pacman. Se si sceglie 'si', si avrà la flessibilità di effettuare un [[Downgrade packages|downgrade]] a versioni precedenti dei pacchetti in futuro, perciò questa è l'impostazione raccomandata. (Sarà comunque possibile ripulire la cache in futuro). Lo script d'installazione si occuperà ora di installare i pacchetti selezionati, così come il kernel 2.6 di default di Arch, sul sistema.
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*Netinstall: Il gestore di pacchetti [[Pacman_(Italiano)|Pacman]] scaricherà ed installerà i pacchetti selezionati. (Passare alla vc/5 per controllare l'output, ed alla vc/1 per ritornare all'installer)
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*Core immagine: I pacchetti verranno installati dal CD o dal supporto USB.
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===F: Configurazione iniziale===
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La configurazione di Arch Linux è per la maggior parte manuale, al fine di ottenere ''trasparenza'' e controllo sulle risorse di sistema. Potrebbe sembrare un lavoro difficile o inutile (altre distribuzioni dispongono di procedure più automatizzate) ma una volta finito di modificare questi file per le vostre esigenze specifiche, avrete imparato il semplice metodo della configurazione manuale di Arch Linux e acquisirete familiarità con la struttura di base e dimestichezza ad usare e gestire produttivamente il nuovo sistema.
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Ora verrà chiesto quale editor di testo si desidera utilizzare tra [[Nano]] (raccomandato),[[Vim_(Italiano) | Vim]] o [http://joe-editor.sourceforge.net/ Joe].
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=====Nota sull'editor di testo «nano»=====
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Per selezionare un testo, premere una volta {{keypress|ALT}}+{{keypress|A}} e muoversi con i tasti freccia. Per copiare il testo selezionato, premere {{keypress|ALT}}+{{keypress|SHIFT}}+{{keypress|ì}}, per tagliarlo premere {{keypress|CTRL}}+{{keypress|K}}, per incollarlo {{keypress|CTRL}}+{{keypress|U}}. Una volta modificato il file di testo, premere {{keypress|CTRL}}+{{keypress|O}} per salvarlo (occorre premere invio per confermare il nome del file) e premere {{keypress|CTRL}}+{{keypress|X}} per uscire dall'editor.
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Verrà presentato un menu tra cui i principali file di configurazione per il nuovo sistema.
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====/etc/rc.conf:====
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Seguendo la tradizione '''*BSD''', Arch Linux utilizza '''{{filename|/etc/rc.conf}}''' e i file associati come principale centro di configurazione del sistema. Questi file contengono una vasta gamma di informazioni di configurazione, principalmente utilizzati all'avvio del sistema.
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===== Sezione '''LOCALIZATION'''=====
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* '''LOCALE'''=: imposta la lingua per tutte le applicazioni che rispettano ''i18n''. Per impostare l'italiano: "it_IT.utf8"; per conoscere i codici lingua installati nel proprio pc: 'locale -a' in un terminale.
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* '''HARDWARECLOCK'''=: ''UTC'' (orario universale), oppure ''localtime'' (preso dalla scheda madre, e consigliato in caso si utilizzi un dual boot con un altro sistema operativo).
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* '''USEDIRECTISA'''=: Usa direttamente la richiesta I/O all'interno del file {{Filename|/dev/rtc}} per settare l'orologio via hardware.
 +
* '''TIMEZONE'''=: "Europe/Rome", ulteriori ''zone'' sono reperibili in {{filename |/usr/share/zoneinfo/}}.
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* '''KEYMAP'''=: "it", ulteriori mappature per la tastiera sono reperibili in {{filename | /usr/share/kbd/keymaps}}, la mappatura scelta con questo parametro influisce solamente nella console TTY, non assegna la mappatura al vostro gestore di finestre e/o ambiente desktop, compresi i relativi emulatori di terminali lanciati da essi.
 +
* '''CONSOLEFONT'''=: i font per la console si trovano sotto {{filename|/usr/share/kbd/consolefonts/}}. Può essere lasciato vuoto.
 +
* '''CONSOLEMAP'''=: le mappature tasti-caratteri per la console si trovano in {{filename|/usr/share/kbd/consoletrans}}.  Può essere lasciato vuoto.
 +
* '''USECOLOR'''=: selezionare "yes" se si dispone di un monitor a colori e si desidera avere i colori nella console.
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 +
LOCALE="it_IT.utf8"
 +
HARDWARECLOCK="localtime"
 +
USEDIRECTISA=&quot;no&quot;
 +
TIMEZONE="Europe/Rome"
 +
KEYMAP="it"
 +
CONSOLEFONT=
 +
CONSOLEMAP=
 +
USECOLOR="yes"
 +
 +
=====Sezione '''HARDWARE'''=====
 +
 +
* '''MOD_AUTOLOAD'''=: impostarlo su "yes" per far caricare automaticamente i driver appropriati per l'hardware in uso, tramite '''udev''' (scelta raccomandata se si usa il kernel fornito da Arch Linux). Impostandolo su "no" dovranno essere specificati manualmente i moduli da caricare in avvio (utile se si compila un kernel personalizzato).
 +
* '''MOD_BLACKLIST'''=: deprecato, usare la riga '''MODULES=''' (qui di sotto) per specificare i moduli da non caricare.
 +
* '''MODULES'''=: forza il caricamento (o il non caricamento) di un modulo del kernel. Utile nei casi in cui un modulo non venga caricato automaticamente, o venga caricato un modulo sbagliato, o si desideri disabilitare moduli specifici (per esempio il modulo per l'IPv6 o il driver per l'altoparlante incorporato) o abilitarli (per esempio kvm per la macchina virtuale). Per forzare il non caricamento bisogna mettere un punto esclamativo davanti al modulo.
 +
 +
# Scan hardware and load required modules at boot
 +
MOD_AUTOLOAD="yes"
 +
# Module Blacklist - Deprecated
 +
MOD_BLACKLIST=()
 +
#
 +
MODULES=(fuse kvm !net-pf-10 !pcspkr)
 +
 +
===== Sezione '''NETWORKING''' =====
 +
 +
Parte relativa alla configurazione per connettere il computer a una rete durante l'avvio del sistema (mediante lo script d'avvio «network»). Se si prevede di installare un ambiente desktop (vedere più sotto) che usa un proprio gestore delle connessioni (per esempio NetworkManager o Wicd), si può saltare questa sezione. È comunque necessario specificare subito HOSTNAME.
 +
* '''HOSTNAME'''=: nome per il computer, appare sulla console e può essere usato per identificare il computer in una rete locale. Si può immettere qualsiasi nome a propria scelta, ma deve essere impostato anche nel file {{filename|/etc/hosts}}.
 +
* '''eth0'''=: configurazione dell'interfaccia di rete eth0. Se la propria rete LAN usa il DHCP, impostare "dhcp". Se si usano invece indirizzi IP statici, impostare la riga come si farebbe usando manualmente ''codeline|ifconfig'' (vedere l'esempio più sotto). <!--Oltre alla scheda di rete è possibile aggiungere altre righe per configurare scheda wifi, modem analogico, ecc.-->
 +
* '''INTERFACES'''=: Specifica quali interfacce di rete verranno attivate all'avvio del sistema se nella lista DAEMONS è presente "network" (vedere più sotto). Interfacce multiple devono essere separate da uno spazio:
 +
(eth0 wlan0)
 +
* '''gateway'''=: Se si usa un '''IP statico''', settare l' indirizzo IP del gateway come si farebbe usando manualmente '''route''' (vedere l'esempio più sotto). Se si usa il '''DHCP''' si può ignorare questa variabile (alcuni utenti hanno segnalato la necessità di definirla comunque).
 +
* '''ROUTES'''=: Se si usa un '''IP''' statico, rimuovere '''!''' davanti a 'gateway', di modo che venga attivato il gateway definito alla riga precedente. Se si usa il DHCP si può lasciare il '''!''' davanti a 'gateway' (alcuni utenti hanno segnalato la necessità di definirla comunque, in caso di malfunzionamenti della rete si può quindi provare a ridefinire queste variabili).
 +
 +
======Esempio, usando '''DHCP'''======
 +
 +
HOSTNAME="arch"
 +
#eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"
 +
eth0="dhcp"
 +
INTERFACES=(eth0)
 +
gateway="default gw 192.168.0.1"
 +
ROUTES=(!gateway)
 +
 +
{{Box Note | Arch usa '''dhcpcd''' per ottenere un indirizzo dal server DHCP. In alternativa si può installare '''dhclient''' dal repository [extra] usando pacman.}}
 +
 +
======Example, using a '''static''' IP address======
 +
 +
HOSTNAME=&quot;arch&quot;
 +
eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"
 +
INTERFACES=(eth0)
 +
gateway="default gw 192.168.0.1"
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ROUTES=(gateway)
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Modificare {{Filename|/etc/resolv.conf}} per specificare dei server DNS particolari. Esempio:
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search my.isp.net.
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nameserver 4.2.2.1
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nameserver 4.2.2.2
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nameserver 4.2.2.3
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Vari processi possono sovrascrivere il contenuto di {{filename|/etc/resolv.conf}}.  Per esempio, di default Archlinux sfrutta il client DHCP '''dhcpcd''', che sovrascriverà il file al suo avvio.  [[Resolv.conf_(Italiano)|Vari metodi]] possono essere utilizzati per preservare le impostazioni nameserver all'interno di {{filename|/etc/resolv.conf}}.  Ad esempio, il file di configurazione di dhcpcd può essere modificato in modo da impedire al demone di sovrascrivere il file in questione. Per ottenere ciò, è necessario aggiungere questa stringa al file {{Filename|/etc/dhcpcd.conf}}:
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nohook resolv.conf
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{{tip|Se si desidera utilizzare una misura MTU non standard (anche nota come jumbo frames) e l'hardware della macchina lo supporta, consultare l'articolo wiki [[Jumbo Frames]] per ulteriori configurazioni.}}
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=====Sezione '''DAEMONS'''=====
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Questo elenco contiene i nomi degli script (presenti in {{filename|/etc/rc.d/}}) da eseguire all'avvio del sistema, nell'ordine in cui verranno eseguiti.
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DAEMONS=(@network syslog-ng netfs crond)
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* un punto esclamativo '''!''' davanti a uno script ne impedisce l'esecuzione.
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* una chiocciola '''@''' davanti a uno script ne forza l'esecuzione in background, in modo che lo script successivo non ne attende il completamento (utile per migliorare il tempo di avvio, ma da usare con cautela in quanto uno script potrebbe dipendere dalla corretta conclusione di uno script precedente).
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* è necessario modificare questo elenco ogni volta che viene installato un nuovo servizio di sistema, se si desidera che tale servizio venga attivato all'avvio del sistema (per esempio il demone Hal).
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Questo sistema di inizializzazione in stile BSD è il metodo Arch di gestire ciò che altre distribuzioni gestiscono con vari link alla directory {{filename|/etc/init.d}}.
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======DEMONI======
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Un [[Daemons | demone]] (daemon in inglese, da '''d'''isk '''a'''nd '''e'''xecution '''mon'''itor) è un programma che viene eseguito in background, rimane in attesa di eventi e fornisce servizi. Un buon esempio è HAL, che intercetta eventi come il collegamento di un dispositivo al computer (chiavetta usb,  mouse o tastiera usb, fotocamera, monitor, batteria, cavo della corrente o qualunque altro dispositivo) e li notifica sul bus di sistema Dbus (un altro demone). Xorg (il server grafico di Arch, vedi più sotto) fa affidamento su HAL per riconoscere mouse e tastiera, altrimenti questi non funzioneranno. Altri esempi: un demone che, su richiesta, scrive messaggi in un file di log (e.g. syslog, metalog), un demone che abbassa la frequenza della cpu se il sistema non ha niente da fare o un demone che fornisce un login grafico (e.g. gdm, kdm).<br/>
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Tutti questi programmi possono essere aggiunti  alla riga daemons e verranno eseguiti all'avvio del sistema. Demoni utili saranno presentati nel corso di questa guida.
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{{Tip|Tutti i demoni su Arch risiedono in {{filename|/etc/rc.d/}}}}
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====/etc/fstab====
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Il file '''/etc/fstab''' (che sta per '''f'''ile '''s'''ystems '''tab'''le) permette di specificare regole particolari per il montaggio di dispositivi di memoria. È usato principalmente dal comando {{codeline|mount}}, il quale rende disponibile il contenuto di un filesystem "montandolo sopra" una directory già presente nel sistema. Il comando {{codeline|mount -a}} è richiamato dallo script di avvio {{filename|/etc/rc.sysinit}}, a circa 3/4 del processo di avvio, e monta tutti i dispositivi presenti in fstab (tranne quelli con l'opzione '''noauto''') usando le relative opzioni e punti di montaggio.
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{{nota| Nel caso si stia procedendo ad una installazione o reinstallazione di sistema che preveda il montaggio partizioni precedentemente già utilizzate , come ad esempio la propria /home o partizioni di dati, sarà necessario modificare questo file per impostare il corretto punto di montaggio}}
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Ecco un file '''/etc/fstab''' di esempio:
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{{file|name=/etc/fstab|content=<nowiki>
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# <file system>        <dir>        <type>        <options>                <dump>    <pass>
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none                  /dev/pts    devpts        defaults                      0        0
 +
none                  /dev/shm    tmpfs        defaults                      0        0
 +
#/dev/cdrom            /media/cdrom  auto        ro,user,noauto,unhide          0        0
 +
#/dev/dvd              /media/dvd    auto        ro,user,noauto,unhide          0        0
 +
#/dev/fd0              /media/fl      auto        user,noauto                    0        0
 +
/dev/disk/by-uuid/0ec-933.. /          jfs        defaults,noatime              0        1
 +
/dev/disk/by-uuid/7ef-223.. /home      jfs        defaults,noatime              0        2
 +
/dev/disk/by-uuid/530-1e-..  swap    swap        defaults                      0        0
 +
/dev/disk/by-uuid/4fe-110.. /var    reiserfs    defaults,noatime,notail        0        2
 +
UUID=077ff7b4-d2c1-460c-80ea-530969831aa0 /media/dati ext4 defaults,noatime      0        0
 +
LABEL=VIDEO                /media/video          ext4 defaults,noatime          0        0
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</nowiki>}}
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{{Nota | L'opzione 'noatime' disabilita i tempi di accesso in lettura ai metadata dei file e può essere tranquillamente accodata alle partizioni /, /home indipendentemente dal filesystem utilizzato, per incrementare la velocità, le prestazioni e l'efficienza energetica. L'opzione 'notail' disabilita la funzionalità 'tailpacking' di ReiserFS, per migliori performance al costo di una minore efficienza di utilizzo dello spazio su disco.}}
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{{Nota | Potrebbe essere utile prendere nota dell'UUID della partizione di root (/), dato che può essere utile successivamente nella configurazione del bootloader GRUB.}}
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* '''<file system>''' è Il primo campo ed indica il filesystem da montare. È possibile specificare l'UUID ('''U'''niversally '''U'''nique '''ID'''entifier) della partizione, il file di dispositivo della partizione, la LABEL della partizione, oppure il percorso per i filesystem remoti.
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{{Nota | Se il sistema ha più di un disco rigido, il programma d'installazione di default userà come schema di denominazione gli UUID anziché la classica nomenclatura SDX, per la mappatura dei dispositivi compatibili. '''[[Persistent block device naming | Utilizzare gli UUID]] ha diversi vantaggi ed è anche preferito per evitare eventuali problemi se vengono aggiunti dei dischi rigidi in futuro'''. A causa del continuo sviluppo attivo del '''kernel''' e anche di '''udev''', l'ordine in cui i driver per il controllo di memoria vengono caricati possono cambiare in modo casuale, ottenendo un sistema non bootabile - kernel panic. Quasi ogni scheda madre ha diversi controller (SATA,IDE) e, a causa degli aggiornamenti di sviluppo di cui sopra elencati,  {{filename|/dev/sda}} potrebbe diventare {{filename|/dev/sdb}} al riavvio successivo. (Vedere [[Persistent_block_device_naming_(Italiano)|questo articolo del wiki]] per maggiori informazioni sulla denominazione persistente dei dispositivi a blocchi.) }}
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Il comando
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ls -lF /dev/disk/by-uuid/
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visualizzerà tutte le partizioni del sistema con i loro UUID.
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* '''<dir>''' è il secondo campo ed indica la directory (mount point) su cui verrà montato il filesystem. Per la partizione di swap bisogna mettere 'swap' (le partizioni swap di fatto non vengono montate sul filesystem).
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* '''<type>''' è il terzo campo ed indica il tipo di filesystem. Il kernel Linux supporta molteplici tipi di filesystem. (per una lista dei filesystem supportati dal kernel in uso, dare un occhiata a /proc/filesystems). Per la partizione di swap va usato 'swap'. Il valore 'ignore' invece fa sì che la partizione non venga considerata; è utile per mostrare dischi che non vengono utilizzati.
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* '''<options>''' è il quarto campo e descrive le opzioni di montaggio, separate da virgola, per il filesystem di riferimento. Di solito include il tipo di montaggio più altre eventuali opzioni che possono differire in base al tipo di filesystem utilizzato. Per ulteriore documentazione sulle opzioni disponibili per filesystem che non siano di tipo nfs, far riferimento alla pagina man del comando '''mount'''.
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* '''<dump>''' è il quinto campo stabilisce se '''dump''' (non installato di default) deve gestire il backup della partizione. Se il quinto campo non è presente, di default gli verrà assegnato il valore zero e dump assumerà che il filesystem non necessita di backup.
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* '''<pass>''' è il sesto campo ed è utilizzato dal programma '''fsck''' per determinare l'ordine col quale i filesystem devono essere controllati al boot del sistema. Il filesystem di root dovrebbe essere contrassegnato col valore pass di 1, mentre tutti gli altri dovrebbero avere il valore 2 o 0 (o nessun valore), a seconda se debbano essere controllati oppure no. I filesystem presenti su uno stesso disco verranno controllati uno ad uno, mentre filesystem posti su dischi differenti verranno controllati contemporaneamente per sfruttare il parallelismo disponibile dall'hardware.
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* Se si ha intenzione di usare un ambiente Desktop che gestisce automaticamente il montaggio di supporti come i DVD o particolari partizioni, si possono commentare le righe che vi fanno riferimento.
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Ulteriori informazioni sono disponibili nel wiki [[Fstab_(Italiano)|Fstab]] dedicato.
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===='''[[Mkinitcpio_(Italiano) | /etc/mkinitcpio.conf]]'''====
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Modificare questa configurazione non è necessario a questo punto della installazione: queste informazioni sono fornite qui a titolo di spiegazione.
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Questo file permette di configurare a puntino il cosiddetto ''initial ram filesystem'' o ''initrd'', cioè un immagine g-zippata che caricata all'avvio dal kernel, permette di portare il sistema in uno stato dove può correttamente accedere al filesystem di root; ciò significa che l'initrd permette di caricare correttamente i moduli necessari per leggere dalle unità IDE, SCSI o SATA (o anche USB/FW se state caricando un sistema da un disco USB). Dopo che initrd ha caricato correttamente i moduli (sia in maniera manuale, sia tramite udev), esso passa il controllo del sistema al kernel vero e proprio, e la fase di boot continua. Per questa ragione, l'initrd necessita solo di contenere i moduli necessari ad accedere al filesystem di root, non necessita di contenere qualsiasi modulo vogliate voi caricare effettivamente nel sistema. La maggioranza dei moduli generici verranno poi caricati in un momento successivo da udev, durante il caricamento vero e proprio del sistema.
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'''mkinitcpio''' è la nuova generazione dell'utility per la '''creazione dell'initramfs'''. Esso possiede molti vantaggi rispetto ai vecchi scripts '''mkinitrd''' e '''mkinitramfs'''.
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* Usa '''glibc''' e '''busybox''' che sono sviluppati dagli sviluppatori del kernel in maniera da fornire una piccola e leggera base per l'userspace iniziale.
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* Può utilizzare '''udev''' per il riconoscimento automatico dell'hardware, ciò evita all'utente di dover caricare tonnellate di moduli non necessari.
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* Il suo script di inizializzazione basato sui cosiddetti '''hooks''' è facilmente estendibile con degli hooks personalizzati, che possono facilmente essere inclusi i pacchetti per pacman senza la necessità di modificare lo stesso mkinitcpio.
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* Fornisce già supporto a '''lvm2''', '''dm-crypt''' per entrambi i volumi legacy e luks, '''raid''', '''swsusp''' e '''suspend2''' riesumazione e boot da periferiche '''usb mass storage'''.
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* Molte caratteristiche possono essere configurate dalla riga di comando del kernel senza dover ricompilarne l'immagine.
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* Lo script '''mkinitcpio''' rende possibile l'inclusione dell'immagine nel kernel stesso, così da rendere la creazione di un kernel incluso in sè stesso (monolitico?) possibile.
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* La sua flessibilità rende la ricompilazione del kernel in molti casi non necessaria.
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Se si utilizza RAID o LVM sul filesistem di root, l'HOOKS appropriato deve essere configurato. Consultare le pagine wiki [[Installing with Software RAID or LVM| RAID]] e [[Mkinitcpio_(Italiano) | /etc/mkinitcpio]] per ulteriori informazioni. Se si utilizza una tastiera non-US, aggiungere l'HOOK"<code>keymap</code>" per caricare la propria mappatura locale all'avvio. Aggiungere l'HOOK "<code>usb</code>" se si utilizza una tastiera USB, ad ese.:
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HOOKS="base udev autodetect pata scsi sata filesystems keymap usbinput"
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(Altrimenti, se l'avvio fallisse per qualche motivo, sarebbe richesto l'inserimento della password di root, ma si sarebbe impossibilitati ad effettuarlo.)
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Se si ha bisogno del supporto all'avvio da dispositivo USB, Firewire, PCMCIA, condivisione NFS, array software RAIDI, volumi LVM2, volumi crittografati o supporto al DSDT, configurare i propri HOOKS coerentemente alle proprie necessità.
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Se si effettua una installazione da CF o SD, si potrebbe avere bisogno dell'aggiunta dell'HOOK <code>usbinput</code> perchè il sistema si avvii correttamente.
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''Se si utilizza una tastiera US, e non si ha bisogno di nessuno degli HOOKS sopracitati, la modifica di questa configurazione potrebbe non essere necessaria.''
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'''mkinitcpio''' è sviluppato da Aaron Griffin e Tobias Powalowski con un po' di aiuto dalla comunità.
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==== /etc/modprobe.conf====
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Non è necessario modificare questo file nello stesso momento.
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* '''modprobe.conf''' può essere usato per impostare particolari opzioni di configurazione per i moduli del kernel.
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====/etc/resolv.conf (per IP statico)====
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Il file {{filename|/etc/resolv.conf}} contiene i DNS (Domain Name Server), cioè l'indirizzo IP da contattare per convertire il nome di un sito nel corrispondente indirizzo IP.
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Questo file viene sovrascritto di volta in volta dal programma che si occupa della connessione (pppd, NetworkManager, DHCP o altri).
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*''Se si utilizza DHCP, è possibile ignorare questo file. Come impostazione predefinita, questo file, verrà creato in modo dinamico e distrutto dal demone {{codeline|dhcpcd}}. È possibile modificare questo comportamento predefinito se lo desideri. Per informazioni più dettagliate consultare questo [[Network#For_DHCP_IP | wiki]].''
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Se si usa una configurazione con un IP statico, per esempio in una LAN, si può impostare manualmente uno o più server dns:
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nameserver 208.67.222.222 # Server OpenDNS funzionante
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nameserver 208.67.220.220 # Server OpenDNS funzionante
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In una LAN con DHCP è possibile specificare i server DNS nel router stesso, e semplicemente inserire nel file {{filename|/etc/resolv.conf}} l'indirizzo IP del router (che è anche il proprio gateway da {{filename|/etc/rc.conf}}), e.g.:
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nameserver 192.168.1.1
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per fare ciò bisogna anche configurare il proprio client DHCP perchè non chieda i DNS durante la connessione.
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====/etc/hosts====
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Questo file mantiene alcune corrispondenze fra indirizzi IP e relativi nomi.
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Aggiungere l'''hostname'' definito prima in {{filename|rc.conf}} come nel seguente esempio:
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127.0.0.1  localhost.localdomain  localhost <u>miohostname</u>
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Questo formato è richiesto per la compatibilità dei programmi che usano la rete per dialogare con altre parti del sistema operativo. Errori in questa voce possono causare scarse prestazioni della rete e/o malfunzionamenti di alcuni programmi, lentezza ad avviarsi o addirittura potrebbero non funzionare affatto. '''Questo è un errore molto comune''' tra i nuovi utenti che si avvicinano ad Arch.
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 +
Se si usa un IP statico in una rete locale, aggiungere una nuova riga <static-ip> <hostname.domainname.org> <hostname>, p. es.
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192.168.1.100 miohostname.domain.org  miohostname
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{{Tip|È possibile usare degli alias per gli altri host nella propria rete o anche per i siti Internet, per esempio:
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 +
64.233.169.103  www.google.com  g
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192.168.1.90  media
 +
192.168.1.88  data
 +
 +
è possibile in questo modo scrivere semplicemente ''g'' nella barra degli indirizzi del proprio browser per aprire il sito ''www.google.com'', e ''media'' o ''data'' per accedere ai computer nella propria rete senza doversi ricordare i rispettivi indirizzi ip.}}
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 +
====/etc/hosts.deny e /etc/hosts.allow====
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 +
Modifica questi file di configurazione a seconda delle tue necessità se hai intenzione di utilizzare il demone [[SSH_(Italiano)|ssh]]. Le impostazioni predefinite rifiuteranno ogni connessione in entrata, non solo tramite ssh. Modifica il tuo '''/etc/hosts.allow''' e aggiungi i parametri corretti:
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 +
* permetti a chiunque di connettersi al tuo sistema
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sshd: ALL
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 +
* restringi le connessioni a determinati IP
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sshd: 192.168.0.1
 +
 +
* limitare alla rete locale LAN (range 192.168.0.0 a 192.168.0.255)
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sshd: 192.168.0.
 +
 +
* oppure restringi le connessioni a determinati intervalli di IP
 +
sshd: 10.0.0.0/255.255.255.0
 +
 +
Se non hai intenzione di utilizzare il demone [[SSH_(Italiano)|ssh]] lascia questo file come di default, per una maggiore sicurezza.
 +
 +
====/etc/locale.gen ====
 +
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Il file di configurazione {{filename|/etc/locale.gen}} viene letto dal programma {{codeline|/usr/bin/locale-gen}} durante l'installazione del sistema operativo e dopo ogni aggiornamento del pacchetto ''glibc'' per rigenerare i "locale", in modo che tutte le applicazioni che sfruttano questo sistema possano usare la stessa lingua e i simboli specifici della lingua.
 +
 +
Scegliere i ''locale'' che servono, rimuovendo il prefisso '''#''' dalla riga desiderata (scegliere perlomeno lo stesso ''locale'' specificato nel file /etc/rc.conf). Esempio:
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en_US ISO-8859-1
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en_US.UTF-8
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it_IT.UTF-8 UTF-8 
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it_IT ISO-8859-1 
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it_IT@euro ISO-8859-15
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{{Note |'''''Sbagliare ad impostare il locale porterà sicuramente ad errori simili al classico &quot;The current locale is invalid...&quot;. Questo è forse uno dei più comuni errori fatti durante una installazione dai nuovi utenti di Arch, ed è dimostrato dal fatto che le domande e i thread relativi a questa impostazione sono fra i più frequenti sul forum.'''''}}
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====Pacman-Mirror====
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Scegliere un mirror per i repository da utilizzare con '''pacman'''.
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*''archlinux.org è sconsigliato poiché la velocità di download è limitata a 50KB/s''
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====root password====
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Per finire impostare una password per l'utente ''root'' e assicurarsi di ricordarla in futuro.
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===G: Installare un bootloader===
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Il boot loader è un programma che viene avviato dal bios e avvia a sua volta un sistema operativo fra quelli disponibili. Se è già presente un bootloader nel sistema (installato da un'altra distribuzione GNU/Linux) allora non c'è bisogno di installarne un altro ma è sufficiente modificare la configurazione di quello esistente per aggiungere la voce per Arch Linux. Se non è presente nessun bootloader (perchè l'intero disco è stato formattato) o è presente il bootloader di Microsoft Windows (incompatibile con sistemi GNU/linux) sarà necessario installarne uno nuovo. Si consiglia di installare [http://www.gnu.org/software/grub/ GNU GRUB] (un'alternativa è [http://lilo.go.dyndns.org/ LILO]).
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====GRUB====
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La configurazione di GRUB proposta ({{filename|/boot/grub/menu.lst}}) dovrebbe essere sufficiente. La sola cosa che si potrebbe modificare è la risoluzione della console. Aggiungere un vga=<numero> alla prima riga del kernel.
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title  Arch Linux (Main)
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root  (hd0,0)
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kernel /boot/vmlinuz26 root=/dev/sda1 ro vga=773
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initrd /boot/kernel26.img
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{{Nota | '' Il kernel linux, 'vmlinuz', prende questo nome in quanto ha incorporato la capacità di utilizzare la '''v'''irtual '''m'''emory (memoria virtuale) sin dalle prime fasi di sviluppo. La '''z''' denota un'immagine compressa con zip.''}}
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Esempio per una partizione di ''/boot'' separata:
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title  Arch Linux (Main)
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root  (hd0,0)
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kernel /vmlinuz26 root=/dev/sda3 ro vga=773
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initrd /kernel26.img
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Spiegazione:
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Riga 1: '''title''': Il titolo della voce visualizzato nel menu di selezione. &quot;Arch Linux (Main)&quot; verrà visualizzato nel menu di selezione.
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Riga 2: '''root''': radice di '''GRUB'''; il dispositivo e la partizione nella quale risiede il kernel (/boot), in accordo col BIOS di sistema. (Più precisamente, dove lo stage2 di GRUB risiede). ''non necessariamente il filesystem di root''' (/), visto che può trovarsi anche su partizioni separate. Lo schema di numerazione di GRUB parte da 0, ed usa un formato hd''x,x'' sia per dispositivi IDE che SATA, racchiusi tra parentesi.
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L'esempio indica che /boot è la prima partizione sul primo dispositivo, in accordo al BIOS, o, (hd0,0).
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Riga 3: '''kernel''': Questa riga specifica:
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* Il percorso ed il nome del kernel '''''relativo alla radice di GRUB'''''.
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Nell'esempio, /boot è semplicemente una directory situata nella stessa partizione di / e '''vmlinuz26''' è il nome del file del kernel; '''/boot/vmlinuz26'''. ''Se /boot fosse stato su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbero stati semplicemente '''/vmlinuz26''', essendo relativi alla radice di  '''GRUB'''.''
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* L'argomento root= tra le informazioni del kernel specifica la partizione contenete la directory root (/) nel sistema avviato, (più precisamente, la partizione contenente '''/sbin/init''').
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*Un modo semplice per distinguere le due istanze di 'root' all'interno di /boot/grub/menu.lst è di ricordare che la prima ''specifica a GRUB dove risiede il kernel'', mentre il secondo argomento root= kernel  ''dice al kernel dove risiede il filesystem di root (/) ''.
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* Opzioni del kernel.
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Nel nostro esempio, '''ro''' monta il filesystem in sola lettura all'avvio, (solitamente una preimpostazione di sicurezza; potrebbe rendersi necessario modificare questa impostazione in caso di problemi all'avvio) e l'argomento '''&quot;vga=773&quot;''' fornirà un framebuffer 1024x768 con una profondità di colore di 256.
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Riga 4: '''initrd''': (Per il RAM disk iniziale) Il percorso ed il nome del filesystem RAM iniziale '''relativo alla radice di GRUB'''. Ancora una volta, nell'esempio, /boot è semplicemente una directory residente sulla stessa partizione di / e '''kernel26.img''' è il nome del file initrd; '''/boot/kernel26.img'''. ''Se /boot fosse stata su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbe stato semplicemente '''/kernel26.img''', essendo relativo alla'''radice di GRUB'''.''
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Installare il bootloader GRUB(nel master boot record, sda nel nostro esempio).
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{{tip|Per ulteriori dettagli, consultare la pagina wiki [[GRUB_(Italiano)|GRUB]] .}}
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=== H: Riavvio ===
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Uscire dall'installazione e digitare :
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# reboot
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Se tutto va bene, il nuovo sistema Arch Linux verrà caricato e al termine comparirà una riga di login (è possibile ora cambiare nel BIOS l'ordine di avvio per avviare dal disco rigido invece che dal CD-ROM).
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'''Congratulazioni, e benvenuti nel sistema base di Arch Linux!'''
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==Parte II: Configurare e aggiornare il sistema==
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Il nuovo sistema di base Arch Linux è ora un funzionale sistema operativo GNU/Linux pronto per essere personalizzato. A partire da questo elegante set di strumenti sarà possibile costruire il sistema più adatto ai propri scopi.
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Autenticarsi (''login'') con l'account ''root''. Vedremo come configurare la connessione a Internet e come aggiornare il sistema da utente root, poi aggiungeremo un utente normale per l'uso quotidiano del computer.
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{{Box Note |Le console virtuali 1-6 sono accessibili. Potete passare da una all'altra con {{keypress|ALT}}+{{keypress|F1}}... {{keypress|F6}}.}}
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===Step 1: Configurazione della rete (se necessario)===
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*''Questa sezione fornirà supporto per la configurazione di molti tipi di rete, nel caso la propria configurazione non funzionasse.''
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Se si ha correttamente configurato il proprio sistema, si dovrebbe avere una connessione funzionante. Provare ad effettuare il ping su www.google.com per verificare.
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# ping -c 3 www.google.com
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''Se si è correttamente stabilita una connessione di rete, continuare con''' [[#Step 2: La gestione dei pacchetti software | Step 2: La gestione dei pacchetti software]]'''.''
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Se, dopo aver provato ad effettuare il ping su www.google.com,si è ricevuto un errore &quot;unknown host&quot;, si può concludere che la rete non è correttamente configurata. Innanzitutto verificare nuovamente l'integrità ed le corrette impostazioni dei seguenti file
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'''/etc/rc.conf''' # Verificare sopratutto i valori delle sezioni HOSTNAME e NETWORKING.
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'''/etc/hosts'''  # Controllare la formattazione. (Vedere sopra.)
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'''/etc/resolv.conf''' # Se si usa un IP statico. Se si utilizza DHCP, questo file verrà creato e distrutto dinamicamente, ma può essere modificato in base alle proprie esigenze.(Vedere il wiki  [[Configuring_Network_(Italiano)|Network]].)
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{{Tip|Istruzioni avanzate per la configurazione della rete possono essere rinvenute nell'articolo [[Configuring_Network_(Italiano)|Network]].}}
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====LAN via cavo====
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Controllare le proprie interfacce ethernet con
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# ifconfig -a
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Tutte le interfacce devono essere elencate. Dovrebbe essere presente una voce per eth0, o magari eth1.
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*'''IP Statico'''
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Se richiesto, è possibile impostare un nuovo IP statico tramite:
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# ifconfig eth0 <ip address> netmask <netmask> up
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ed un gateway predefinito con:
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# route add default gw <ip address of the gateway>
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verificare che {{filename|/etc/resolv.conf}} contenga il prio server DNS ed aggiungerlo nel caso non fosse presente.
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Verificare di nuovo la propria configurazione di rete con il ping su www.google.com. Se tutto dovesse funzionare ora, modificare {{filename|/etc/rc.conf}} come descritto in precedenza per l'IP statico.
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*'''DHCP'''
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Se si ha nella propria rete un server DHCP/router, provare:
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# dhcpcd eth0
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Se questo dovesse funzionare, modificare {{filename|/etc/rc.conf}} come descritto in precedenza per l'IP dinamico.
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====LAN Wireless====
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* Assicurarsi che il driver abbia creato un'interfaccia utilizzabile:
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# iwconfig
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* Attivare l'interfaccia con {{codeline|ifconfig <interface> up}}. ad es.:
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# ifconfig wlan0 up
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{{Note| Se ottenete l'errore: <code>SIOCSIFFLAGS: No such file or directory</code> la causa risiede nella maggior parte dei casi nel firmware mancante, richiesto dal vostro chipset wireless per funzionare, del quale avete tralasciato l'installazione durante la fase di selezione dei pacchetti. Fate riferimento a [[Beginners'_Guide_(Italiano)#Il_chipset_wireless_richiede_un_firmware.3F|Il chipset wireless richiede il Firmware?]] e [[Beginners'_Guide_(Italiano)#D:_Selezionare_i_Pacchetti|Selezionare i Pacchetti]].}}
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* Associate il vostro device wireless con il vostro access point. A seconda del tipo di protezione (libera, WEP, o WPA), la procedura potrebbe differire. Avrete bisogno di conoscere il nome della rete wireless (ESSID). Ad esempio, nel prossimo esempio, il nome della rete è 'linksys':
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* Un esempio con una ''rete non protetta'':
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# iwconfig wlan0 essid &quot;linksys&quot;
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* Un esempio di ''chiavi WEP esadecimali'':
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# iwconfig wlan0 essid &quot;linksys&quot; key 0241baf34c
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* Un esempio di ''chiavi (passphrase) WEP in ASCII '':
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# iwconfig wlan0 essid "linksys" key s:pass1
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* Con la protezione ''WPA'', la procedura è un pò più articolata. Riferitevi a [[WPA_Supplicant_(Italiano)|WPA supplicant]] per maggiori informazioni e la risoluzione di problemi:
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# wpa_passphrase linksys "secretpassphrase" > /etc/wpa_supplicant.conf
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# wpa_supplicant -B -Dwext -i wlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf
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* Controllate di essere associati correttamente al vostro access point prima di continuare:
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# iwconfig wlan0
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* Richiedete un indirizzo IP attraverso il comando {{codeline|/sbin/dhcpcd <interfaccia> }}. Ad esempio:
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# dhcpcd wlan0
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* Assicuratevi di poter dialogare con il web attraverso il comando {{codeline|/bin/ping}}:
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# ping -c 3 www.google.com
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Ora si dovrebbe avere una connessione di rete attiva. Per approfondimenti, o la risoluzione di particolari problemi, consultare la guida [[Configurazione Wireless]].
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====Modem analogico====
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Per poter usare un modem Hayes-compatibile, esterno, analogico, bisogna aver installato almeno il pacchetto ppp. Modificare il file {{filename|/etc/ppp/options}} per adattarlo alle proprie esigenze e seguendo la pagina man di pppd ({{codeline|man pppd}}). Bisogna definire uno script di chat per fornire username e password all'ISP una volta stabilita la connessione iniziale. Le pagine man di pppd e chat forniscono esempi che dovrebbero essere sufficienti per stabilire una connessione funzionante se si ha abbastanza esperienza o perseveranza. Con udev, le porte seriali in genere sono ''/dev/tts/0'' and ''/dev/tts/1''.
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Leggere il suggerimento [[Dialup without a dialer HOWTO]]
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Invece di combattere con lo spartano pppd, si può scegliere di installare wvdial o uno strumento simile che semplifichi considerevolmente il processo di configurazione. Nel caso si usi un cosiddetto WinModem, che è sostanzialmente una scheda interna PCI che che lascia al driver tutto il lavoro di ''mo''dulazione/''dem''odulazione, ci si può soffermare sull'ampia documentazione nella pagina principale di [http://www.linmodems.org/ LinModem].
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====ISDN====
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La configurazione dell'ISDN è fatta in tre fasi:
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# Installare e configurare l'hardware
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# Installare e configurare le utilità ISDN
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# Aggiungere le impostazioni per il proprio ISP
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Il kernel di Arch include i moduli per la maggior parte degli apparecchi ISDN. Dopo aver installato fisicamente la scheda ISDN sulla macchina oppure collegato il box ISDN alla porta USB, si cercherà di caricare i moduli con modprobe. Quasi tutte le schede ISDN PCI passive sono gestite dal modulo isax che richiede due parametri; "type" e "protocol". Il protocollo dev'essere impostato a '1' se il proprio paese usa lo standard TR6, '2' se usa EuroISDN (EDSS1), '3' se si è agganciati ad una cosiddetta leased-line senza canale Delta, e '4' per US NI1.
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I dettagli di tutte queste impostazioni e su come definirle sono inclusi nei sorgenti del kernel, subdirectory «Documentation/isdn», oppure sono [http://git.kernel.org/?p=linux/kernel/git/stable/linux-2.6-stable.git;a=tree;f=Documentation/isdn;hb=HEAD disponibili online]. Il parametro type dipende dalla scheda; una lista di tutti i possibili tipi si trova nel file {{filename|README.HiSax}}. Scegliere la propria scheda e caricare il modulo con le opzioni appropriate in questo modo:
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# modprobe hisax type=18 protocol=2
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L'esempio carica il modulo ''hisax'' per «ELSA Quickstep 1000PCI», che in Germania è usato col protocollo EDSS1. Si può trovare un utile rapporto di debug nel file {{filename|/var/log/everything.log}} nel quale si vede come la scheda viene preparata per il funzionamento. Notare che probabilmente sarà necessario caricare alcuni moduli usb prima di poter utilizzare un adattatore USB ISDN esterno.
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Verificato che la scheda funziona con determinate impostazioni, aggiungere le opzioni del modulo a {{filename|/etc/modprobe.conf}}:
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alias ippp0 hisax
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options hisax type=18 protocol=2
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Alternativamente, si può aggiungere qui solo la riga delle opzioni, e aggiungere hisax all'array MODULES in {{filename|/etc/rc.conf}}. Questa è una scelta personale, ma questo esempio ha il vantaggio che il modulo non verrà caricato finché non ce ne sarà veramente bisogno.
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Fatto questo, si dovrebbe avere un hardware funzionante e supportato. Ora servono i programmi essenziali per poterlo usare effettivamente!
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Installare il pacchetto isdn4k-utils e leggere la pagina man di isdnctrl per iniziare. Proseguendo nella pagina man si troveranno spiegazioni su come creare un file di configurazione che può essere analizzato da isdnctrl, così come alcuni utili esempi di configurazione. Notare che se si usa US NI1 bisogna aggiungere il proprio SPID all'impostazione dell'MSN separato da due punti.
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Dopo aver configurato la scheda ISDN con l'utilità isdnctrl, si  dovrebbe essere in grado di  collegarsi al numero di telefono specificato nel parametro PHONE_OUT, senza però riuscire nell'autenticazione con nome utente e password. Per far questo è necessario aggiungere nome utente e password a {{filename|/etc/ppp/pap-secrets}} o {{filename|/etc/ppp/chap-secrets}}, a seconda del protocollo usato dal proprio ISP per l'autenticazione,  come se si dovesse configurare una normale connessione analogica PPP. Nel dubbio inserire i dati in entrambi i file.
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Se tutto è configurato correttamente, si dovrebbe essere in grado di stabilire una connessione dial-up con
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# isdnctrl dial ippp0
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come utente root. Se ci sono problemi controllare i file di log!
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====DSL (PPPoE)====
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Queste istruzioni valgono solo se dovrà essere il proprio PC a controllare la connessione all'ISP.
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Collegare con un [http://it.wikipedia.org/wiki/RJ-45 cavo RJ-45] la propria scheda di rete ethernet al modem DSL. Installare il pacchetto ''rp-pppoe'' ed eseguire lo script {{codeline|pppoe-setup}} per configurare la connessione. Una volta inseriti tutti i dati richiesti, ci si può connettere con
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# /etc/rc.d/adsl start
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e disconnettere con
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# /etc/rc.d/adsl stop
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La configurazione è generalmente piuttosto facile e lineare, però si possono leggere le pagine man per avere suggerimenti. Per connettersi automaticamente all'avvio aggiungere adsl alla lista DAEMONS nel file {{filename|/etc/rc.conf}}.
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===Step 2: La gestione dei pacchetti software===
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====Cos'è Pacman ?====
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Il programma che gestisce i pacchetti software di Arch Linux si chiama [[Pacman_(Italiano)| Pacman]]. Pacman è veloce, semplice ed estremamente potente, permette l'installazione, la disinstallazione, il ripristino di versioni precedenti dei pacchetti (attraverso la cache), il trattamento dei pacchetti autocompilati, la risoluzione automatica delle dipendenze, ricerche da remoto e in locale, e molto altro.
 +
Pacman scarica ed installa i pacchetti dei programmi da repository remoti.Arch utilizza tarball pkg.tar.xz.
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Pacman è la più importante tra le applicazioni di Arch Linux per la costruzione del sistema più adatto alle proprie esigenze.
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====Package Repositories and /etc/pacman.conf====
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Arch offre attualmente 4 repository prontamente accessibili tramite Pacman:
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'''[core]'''
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Il semplice pricipio dietro a [core] è di fornire una sola versione di ogni tool necessario al funzionamento di un sistema arch base; la toolchain GNU, il kernel Linux, un editor, un browser a riga di comando, etc. (Fatte salve alcune eccezioni, ad esempio sono resi disponibili sia Vi che Nano lasciando all'utente la scelta su quale installare). Contiene quei pacchetti che DEVONO essere sempre perfettamente funzionanti per consentire al sistema di mantenere la propria stabilità. Questi sono i pacchetti critici di sistema.
 +
* Mantenuto dagli sviluppatori
 +
* Solo pacchetti binari
 +
* accessibile tramite pacman 
 +
*''Il supporto di installazione Core, contiene semplicemente uno script di installazione, ed un'immagine del repository core al momento del rilascio.''
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 +
'''[extra]'''
 +
 +
Il repository [extra] contiene tutti quei pacchetti di Arch che non sono necessari al corretto funzionamento di un sistema base, ma che contribuiscono a fornire un ambiente più funzionale.'''X''', KDE, ed Apache, per esempio, si trovano qui.
 +
* Mantenuto dagli sviluppatori
 +
* Solo pacchetti binari
 +
* accessibile tramite pacman 
 +
'''[testing]'''
 +
 +
Il repository [testing] contiene dei pacchetti che sono candidati all'inclusione nei repository [core] o [extra]. I nuovi pacchetti finiscono in [testing] se:
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 +
<nowiki>*</nowiki> ci si aspetta che possano corrompere il sistema all'atto dell'aggiornamento, e si vuole quindi testarli prima.
 +
 +
<nowiki>*</nowiki> richiedono la ricompilazione di altri pacchetti. In questo caso, tutti i pacchetti che necessitano di ricompilazione, sono inseriti prima in [testing], e quando tutte le ricompilazioni sono state effettuate, sono spostati in uno degli altri repository.
 +
* Mantenuto dagli sviluppatori
 +
* Solo pacchetti binari
 +
* Accessibile tramite pacman
 +
 
 +
{{Note|[testing] è l'unico repository in cui è possibile riscontrare conflitti di nomenclatura con uno degli altri repository ufficiali. Per questo motivo, se abilitato, [testing] deve essere mantenuto in cima all'elenco dei repository elencati in {{filename|/etc/pacman.conf}}.}}
 +
 +
{{Warning|Solo gli utenti esperti dovrebbero usare [testing].}}
 +
 +
'''[community]'''
 +
 +
Il repository [community] è mantenuto dai ''Trusted User (TUs)'' e non è altro che il ramo binario di ''Arch User Repository ([[Arch_User_Repository_(Italiano)|AUR]])''. Contiene pacchetti binari originariamente ottenuti da PKGBUILD su ''AUR'' [unsupported] che hanno ottenuto un sufficiente numero di voti da essere adottati da un ''TU''. Come tutti i repository elencati finora, anche [community] è facilmente accessibile da Pacman.
 +
* Mantenuto dai TU
 +
* Solo pacchetti binari
 +
* Accessibile tramite pacman
 +
 +
'''AUR (unsupported)'''
 +
 +
Il repository '''[[Arch_User_Repository_(Italiano)|AUR]]''' contiene anche il ramo '''unsupported''', al quale non è possibile accedere direttamente tramite pacman*. '''AUR''' [unsupported] non contiene pacchetti binari. Fornisce invece oltre 23000 script PKGBUILD per compilare pacchetti da sorgente, che non sarebbero disponibili tramite gli altri repository. Quando su AUR un pacchetto non supportato acquisisce abbastanza voti, può essere spostato nel repository AUR [community], se un TU decide di adottarlo e mantenerlo.
 +
* Mantenuto dai Trusted User
 +
* Solo script bash di compilazione PKGBUILD
 +
* '''''Non''''' accessibile tramite pacman di default
 +
 +
<nowiki>*</nowiki> I wrapper di pacman ('''''[[AUR Helpers]]''''') possono aiutare ad accedere ad AUR senza difficoltà.
 +
 +
'''/etc/pacman.conf'''
 +
 +
Pacman tenterà di accedere al file {{filename|/etc/pacman.conf}} ogni volta che viene eseguito. Questo file di configurazione è diviso in sezioni o repository. Ogni sezione definisce un [[Official Repositories|repository]] di pacchetti che pacman può utilizzare nel cercare pacchetti. L'eccezione a questa regola è la sezione "Options", che definisce opzioni globali.
 +
 +
Da notare, che il file fornito di default dovrebbe funzionare correttamente, perciò potrebbe non essere necessario modificarlo a questo punto, ma si raccomando comunque di verificare. Ulteriori informazioni sono disponibili nell'articolo [[Mirrors]].
 +
 +
# nano /etc/pacman.conf
 +
 +
Example:
 +
{{file|name=/etc/pacman.conf|content=<nowiki>
 +
#
 +
# /etc/pacman.conf
 +
#
 +
# See the pacman.conf(5) manpage for option and repository directives
 +
 +
#
 +
# GENERAL OPTIONS
 +
#
 +
[options]
 +
# The following paths are commented out with their default values listed.
 +
# If you wish to use different paths, uncomment and update the paths.
 +
#RootDir    = /
 +
#DBPath      = /var/lib/pacman/
 +
#CacheDir    = /var/cache/pacman/pkg/
 +
#LogFile    = /var/log/pacman.log
 +
HoldPkg    = pacman glibc
 +
 +
# If upgrades are available for these packages they will be asked for first
 +
SyncFirst  = pacman
 +
#XferCommand = /usr/bin/wget --passive-ftp -c -O %o %u
 +
#XferCommand = /usr/bin/curl -C - %u > %o
 +
#CleanMethod = KeepInstalled
 +
Architecture = auto
 +
 +
# Pacman won't upgrade packages listed in IgnorePkg and members of IgnoreGroup
 +
#IgnorePkg  =
 +
#IgnoreGroup =
 +
 +
#NoUpgrade  =
 +
#NoExtract  =
 +
 +
# Misc options (all disabled by default)
 +
#UseSyslog
 +
#ShowSize
 +
#UseDelta
 +
#TotalDownload
 +
 +
#
 +
# REPOSITORIES
 +
#  - can be defined here or included from another file
 +
#  - pacman will search repositories in the order defined here
 +
#  - local/custom mirrors can be added here or in separate files
 +
#  - repositories listed first will take precedence when packages
 +
#    have identical names, regardless of version number
 +
#  - URLs will have $repo replaced by the name of the current repo
 +
#  - URLs will have $arch replaced by the name of the architecture
 +
#
 +
# Repository entries are of the format:
 +
#      [repo-name]
 +
#      Server = ServerName
 +
#      Include = IncludePath
 +
#
 +
# The header [repo-name] is crucial - it must be present and
 +
# uncommented to enable the repo.
 +
#
 +
 +
# The testing repositories are disabled by default. To enable, uncomment the
 +
# repo name header and Include lines. You can add preferred servers immediately
 +
# after the header, and they will be used before the default mirrors.
 +
 +
#[testing]
 +
## Add your preferred servers here, they will be used first
 +
#Include = /etc/pacman.d/mirrorlist
 +
 +
[core]
 +
## Add your preferred servers here, they will be used first
 +
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist
 +
 +
[extra]
 +
## Add your preferred servers here, they will be used first
 +
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist
 +
 +
#[community-testing]
 +
## Add your preferred servers here, they will be used first
 +
#Include = /etc/pacman.d/mirrorlist
 +
 +
[community]
 +
## Add your preferred servers here, they will be used first
 +
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist
 +
 +
# An example of a custom package repository.  See the pacman manpage for
 +
# tips on creating your own repositories.
 +
#[custom]
 +
#Server = file:///home/custompkgs
 +
</nowiki>}}
 +
 +
Abilitare tutti i repository desiderati (Rimuovere il cancelletto "#" davanti alle righe 'Include =' e '[repository]').
 +
 +
 +
*'''''Quando si scelgono i repository, assicurarsi di decommentare sia la riga d'intestazione del repository racchiusa tra parentesi quadre, sia la riga 'Include ='. Diversamente, il repository in oggetto sarà omesso. È un errore molto comune.'''''
 +
 +
====/etc/pacman.d/mirrorlist  ====
 +
Definisce i mirror dei repository di pacmane le loro priorità.
 +
 +
'''Costruire una lista di mirror utilizzando lo script rankmirror''' (Opzionale)
 +
 +
{{codeline|/usr/bin/rankmirrors}} è uno script in bash che tenterà di rilevare quali mirror tra quelli decommentati in {{filename|/etc/pacman.d/mirrorlist}} sono più vicini alla macchina calcolandone la latenza. Mirror più veloci incrementeranno drasticamente le performance di pacman, e l'esperienza globale con Archlinux. Questo script può essere eseguito periodicamente, specialmente se si riscontrano velocità di download e/o aggiornamenti scarsi. Da notare che {{codeline|rankmirrors}} non esegue verifiche sulla banda disponibile dal mirror. Altri tool quali {{codeline|wget}} o {{codeline|rsync}} possono essere utilizzati per quantificare l'effettiva capacità in upload del mirror dopo la generazione di un nuovo {{filename|/etc/pacman.d/mirrorlist}}.
 +
 +
'''Forzare inizialmente pacman a rigenerare la lista di pacchetti'''
 +
 +
eseguire il seguente comando:
 +
# pacman -Syy
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Passare due volte il flag --refresh o -y a pacman, lo costringe a rigenerare tutta la lista dei pacchetti anche se quella esistente è considerata aggiornata. Eseguire pacman -Syy ''ogni volta che si cambia mirror'', è una buona abitudine ed evita possibili mal di testa..
 +
 +
Utilizzare pacman per installare curl:
 +
# pacman -S curl
 +
 +
*'''''Se si ottiene un errore in questo passaggio, usare il comando "nano /etc/pacman.d/mirrorlist" e decommentare un server adatto alle proprie esigenze.'''''
 +
 +
spostarsi fino alla directory {{filename|/etc/pacman.d/}}:
 +
 +
# cd /etc/pacman.d
 +
 +
creare una copia di sicurezza di {{filename|/etc/pacman.d/mirrorlist}}:
 +
 +
# cp mirrorlist mirrorlist.backup
 +
 +
Modificare mirrorlist.backup e decommentare tutti i mirror appartenenti al proprio continente o che risultino geograficamente vicini da un test con rankmirrors.
 +
 +
# nano mirrorlist.backup
 +
 +
Eseguire lo script su mirrorlist.backup con lo switch -n e redirigere l'output su un nuovo file {{filename|/etc/pacman.d/mirrorlist}}:
 +
 +
# rankmirrors -n 6 mirrorlist.backup > mirrorlist
 +
'''-n 6''': classifica i 6 mirror più vicini
 +
 +
Forzare pacman a rigenerare tutte le liste di pacchetti ora che il nuovo mirrorlist è al suo posto:
 +
# pacman -Syy
 +
 +
====Controllo dei mirror per pacchetti aggiornati====
 +
 +
Alcuni dei mirror ufficiali potrebbero contenere pacchetti non più aggiornati. [http://users.archlinux.de/~gerbra/mirrorcheck.html ArchLinux Mirrorcheck] riporta vari aspetti dei mirror tra i quali: quelli su cui sono riscontrati problemi di rete, problemi di database, riporta la data dell'ultima sincronizzazione, etc.
 +
 +
Qualcuno potrebbe voler manualmente controllare i mirror in {{filename|/etc/pacman.d/mirrorlist}} per assicurarsi che contenga solo mirror aggiornati, se avere software all'ultima versione disponibile è una priorità.
 +
 +
====Ignorare pacchetti====
 +
 +
Dopo l'esecuzione del comando {{codeline|pacman -Syu}}, l'intero sistema sarà aggiornato. È possibile prevenire l'aggiornamento di un pacchetto. Uno scenario tipico potrebbe essere quello di un pacchetto il cui aggiornamento potrebbe risultare problematico per il sistema.  In questo caso, Ci sono due opzioni; indicare il/i pacchetto/i da ignorare direttamente nella riga di comando di pacman utilizzando lo switch --ignore (eseguire {{codeline|pacman -S --help}} per i dettagli) oppure indicare permanentemente il/i pacchetto/i da ignorare all'interno di {{filename|/etc/pacman.conf}} nella array IgnorePkg. Elencare tutti i pacchetti, separati da uno spazio:
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 +
IgnorePkg = wine 
 +
 +
La maniera classica di utilizzare Arch, è di sfruttare pacman per installare tutti i pacchetti, a meno che un pacchetto non sia disponibile, nel qual caso si può ricorrere ad [[Arch_Build_System_(Italiano)|ABS]]. Molti script di compilazione dei pacchetti gestiti dagli utenti sono anche disponibili in [[Arch_User_Repository_(Italiano)|AUR]].
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 +
L'utente avanzato, dovrebbe tenere il sistema costantemente aggiornato tramite {{codeline|pacman -Syu}}, piuttosto che aggiornare i pacchetti uno per uno. Naturalmente questo non è obbligatorio, ma bisogna tenere presente che un comportamento differente potrebbe comportare un blocco del sistema o un suo malfunzionamento. La maggior parte delle lamentele giungono a causa di aggiornamenti di singoli pacchetti, compilazioni inusuali o installazioni improprie. Anche l'utilizzo di '''IgnorePkg''' in {{filename|/etc/pacman.conf}} non è affatto incoraggiato, e dovrebbe essere utilizzato solo raramente, quando si è certi di sapere ciò che si sta facendo.
 +
 +
====Ignorare i file di configurazione====
 +
 +
Sulla falsariga di quanto detto finora, si possono anche ''proteggere'' i propri file di configurazione e di sistema da eventuali sovrascritture durante un {{codeline|pacman -Su}}; usando la seguente opzione nel proprio {{filename|/etc/pacman.conf}}
 +
 +
NoUpgrade = etc/lilo.conf boot/grub/menu.lst
 +
 +
====Familiarizzare con pacman====
 +
Pacman è il miglior amico dell'utente Arch. È fortemente raccomandato studiarne i comandi e poi provarli. Vedere:
 +
<code>man pacman</code>
 +
Per ulteriori informazioni consultare la guida [[Pacman_(Italiano)|pacman]].
 +
 +
===Step 3: Aggiornare il sistema con pacman===
 +
Ora siete pronti per aggiornare l'intero sistema. Prima di effettuare questa operazione, è buona norma leggere le [http://www.archlinux.org/news/ notizie] (e facoltativamente il [http://archlinux.org/pipermail/arch-announce/ annunci della mailing list]). Spesso gli sviluppatori forniscono importanti informazioni su configurazioni richieste e modifiche per problemi noti. É pratica di ogni buon Arciere consultare queste pagine, prima di ogni aggiornamento.
 +
Per aggiornare all'ultima versione disponibile tutti i pacchetti installati nel proprio sistema:
 +
 +
# pacman -Syu
 +
 +
oppure con :
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 +
# pacman --sync --refresh --sysupgrade
 +
 +
* L'opzione '''-S''' (--sync) indica che si vuole installare qualcosa (sincronizzare i pacchetti, nella terminologia di Arch)
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* '''-y''' (--refresh) impone un aggiornamento della lista dei pacchetti disponibili nei repository
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* '''-u''' (--sysupgrade) indica che tutti i pacchetti installati saranno aggiornati alle versioni presenti nei repository.
 +
 +
Potrebbe venire proposto di aggiornare pacman in primo luogo. Nel caso, rispondere "yes" e una volta finito ridare il comando {{codeline|pacman -Syu}}. In caso di aggiornamento del Kernel occorre riavviare il sistema.
 +
 +
{{Nota | Occasionalmente, le modifiche di configurazione possono richiedere un intervento dell'utente durante un aggiornamento, leggere l'output di pacman per eventuali informazioni pertinenti.}}
 +
 +
Pacman salva l'ouput nel file {{filename|/var/log/pacman.log}}. Per ulteriori informazioni su opzioni e configurazione consultare la guida approfondita su [[Pacman_(Italiano)|Pacman]].
 +
 +
=====La bellezza di una distribuzione rolling release=====
 +
 +
Tenere presente che Arch è una distribuzione '''rolling release'''. Questo significa che non c'è necessità di eseguire la reinstallazione del sistema per aggiornarlo ad una versione più recente. Dare periodicamente il comando {{codeline|pacman -Syu}} mantiene aggiornato il sistema alla versione più recente.
 +
 +
=====Network Time Protocol=====
 +
 +
Si potrebbe ora voler impostare l'orologio di sistema tramite il protocollo NTP per sincronizzare l'orologio locale con i server remoti NTP. In questo caso potete optare per due scelte
 +
 +
* '''NTPD''' funziona molto bene, anche se la configurazione iniziale può essere più complessa.
 +
 +
* '''OpenNTPD''' è un'alternativa OpenBSD al progetto NTP che è più semplice da configurare. Lo sviluppo non è attivo per GNU / Linux in questo momento, l'ultima versione è stata rilasciata il 14 maggio 2006. OpenNTPD può anche essere aggiunto alla riga DAEMONS in {{filename|/etc/rc.conf}} in modo da fornire il servizio ad ogni avvio.
 +
 +
Consultare l'articolo [[Network Time Protocol]] per ulteriori informazioni sulla loro configurazione.
 +
 +
===Step 4: Aggiungere un utente e impostare i gruppi===
 +
 +
UNIX è un ambiente multi-utente. Non si dovrebbe fare il lavoro quotidiano (navigare in Internet, scrivere una e-mail, ascoltare musica, ecc.) con l'account di root, perchè è un rischio per la sicurezza del sistema. L'utente Root è per compiti amministrativi, utilizzarlo solo per modifiche al sistema (aggiornamenti, installazioni, configurazioni). Invece, aggiungere un normale account utente non-root utilizzando il comando {{codeline| /usr/sbin/adduser}}, un programma interattivo  per aggiungere gli utenti al sistema che richiederà i dati pertinenti (vedi dettagli sotto) (consigliato per i principianti):
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 +
Aggiungere  un account utente con:
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# adduser
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 +
'''Metodo alternativo, utilizzando {{codeline|/usr/sbin/useradd}}:'''
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Alternativamente, è possibile utilizzare {{codeline|useradd}}
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# useradd -m -g [initial_group] -G [additional_groups] -s [login_shell] [username]
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* '''-m''' Crea una directory home dell'utente come /home/'''username'''. All'interno della propria directory home, un utente può scrivere file, cancellarli, installare programmi, etc. Le directory home degli utenti conterranno i loro dati ed i loro file di configurazione personali, i cosiddetti ''file punto'' (il loro nome è preceduto da un punto), che risultano ''nascosti''. (Per visualizzare i file nascosti, abilitare l'opzione dedicata nel proprio file manager, oppure utilizzare ''ls'' con lo switch ''-a''. Se dovesse presentarsi un conflitto tra i file di configurazione ''lato utente'' (sotto /home/username) e ''globali'' (solitamente sotto /etc), i settaggi ''lato utente'' prevarranno. Tra i file-punto spesso modificati dall'utente, troviamo {{filename|.xinitrc}} e {{filename|.bashrc}}. I file di configurazione rispettivamente del server X e di Bash. Tra le altre cose consentono all'utente rispettivamente: di cambiare il window manager da avviare dopo il login il primo, e gli alias, comandi personalizzati e variabili d'ambiente il secondo. Quando viene creato un utente i suoi file-punto vengono prelevati dalla directory /etc/skel dove risiedono dei prototipi di file di sistema.
 +
* '''-g''' Il nome del gruppo o il numero del gruppo iniziale di login dell'utente. Il nome del gruppo deve esistere. Se è previsto il numero di un gruppo, deve riferirsi ad un gruppo già esistente. Se non specificato, il bahavior di useradd dipenderà dalla variabile USERGROUPS_ENAB contenuti in {{filename|/etc/login.defs}}.
 +
* '''-G''' Aggiunge l'utente ad una lista di gruppi supplementari. ''Ogni gruppo è separato dal seguente da una virgola, senza spazi interposti''. La condizione predefinita, è quella di far appartene l'utente al singolo gruppo iniziale (users).
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* '''-s''' Il percorso ed il nome del file della shell di login di default dell'utente. Arch linux utilizza Bash. Al termine della procedura d'avvio la shell di login predefinita è quella specificata dall'utente. (Assicurarsi che il pacchetto della shell impostata sia installato se si sceglie una shell differente da Bash)
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Le opzioni di default possono essere usate tranquillamente; quando richiesto, aggiungere i seguenti gruppi supplementari (utili specialmente se si ha intenzione di installare un ambiente Desktop completo):
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*'''audio''' - per processi che riguardano la scheda audio e il software relativo
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*'''floppy''' - per accedere al floppy
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*'''lp''' - per gestire i processi di stampa
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*'''optical''' - per gestire i drive ottici e masterizzare
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*'''storage''' - per gestire i dispositivi di archiviazione
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*'''video''' - per gestire il video ed usare l'accelerazione 3d
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*'''wheel''' - per usare sudo
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*'''games''' - necessario per il permesso di scrittura per i giochi nel gruppo giochi
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*'''power''' - per spegnere il computer da utente normale
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Un esempio per un tipico sistema desktop, aggiungere un utente denominato "archie" specificando bash come shell di login
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# useradd -m -g users -G audio,lp,optical,storage,video,wheel,games,power -s /bin/bash archie
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Successivamente, aggiungere una password per il nuovo utente tramite {{codeline|/usr/bin/passwd}}.
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Un esempio per il nostro utente, 'archie':
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# passwd archie
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(Sarà richiesto di fornire la nuova password <tt>UNIX</tt> .)
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Il nuovo utente non-amministratore è stato ora creato, completo di una directory home ed una password di login.
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'''Cancellare un account utente:'''
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In caso di errore, se si volesse cancellare un account utente per utilizzare un nome differente o per qualsiasi altra ragione, utilizzare {{codeline|/usr/sbin/userdel}}:
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# userdel -r [username]
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* '''-r ''' I file nella directory home dell'utente saranno cancellati con la directory stessa e la coda di messaggi dell'utente.
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Se si desidera cambiare il nome del vostro utente o di qualsiasi utente esistente, consultate le guide [[Change_username]] ed [[User_Management]], per avere ulteriori informazioni sui gruppi consultare l'articolo [[Groups_(Italiano) | correlato]].  È anche possibile controllare le pagine man di <code>usermod(8)</code> e <code>gpasswd(8)</code>.
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===Step 5: Installare ed impostare Sudo (Optional)===
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Sudo è un sistema che permette a un utente di lanciare un comando usando le credenziali di un altro utente; per esempio un utente normale può modificare un file di configurazione di sistema senza loggarsi come root e senza conoscerne la password, basta che l'amministratore del sistema lo abbia abilitato a fare ciò. Per usare questo sistema basta anteporre il comando '''sudo''' al comando che si vuole lanciare.
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Per Installare Sudo:
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# pacman -S sudo
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Per aggiungere un utente ai sudo user (sudoer) usare il comando visudo che deve essere impartito da root.
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# EDITOR=nano visudo
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{{nota| Si noti che si sta settando una variabile e si sta dando il comando  {{codeline|visudo}} sulla stessa linea e allo stesso tempo. Questo perchè separando i comandi potrebbe non eseguirsi correttamente.}}
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Se si ha dimistichezza con l'utilizzo dell'editor '''vi''', allora si raccomando l'utilizzo del comando {{codeline|visudo}} senza l'ausilio della variabile EDITOR=nano :
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# visudo
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Questo comando aprirà il file {{filename|/etc/sudoers}} in una sessione dell'editor ''nano'' (è possibile cambiare nano con vi tramite la variabile d'ambiente EDITOR). Visudo copia il file da modificare in un file temporaneo, e successivamente esegue un controllo "sanity check". Se passa, il file temporaneo sovrascrive l' originale con i permessi corretti.
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{{warning|Non modificare {{filename|/etc/sudoers}} direttamente con un editor; Errori nelle sintassi possono causare problemi (come rendere l'account di root inutilizzabile). È necessario utilizzare il comando ''visudo'' per modificare il file {{filename|/etc/sudoers}}.}}
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Nel paragrafo precedente si è aggiunto l'utente al gruppo ''wheel''. Per dare agli ''utenti'' del gruppo ''wheel'' pieni privilegi di ''root'' usano "sudo" prima di un comando decommentate la riga seguente:
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%wheel ALL=(ALL) ALL
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Ora si può dare a qualsiasi utente l'accesso al comando '''sudo''' semplicemente aggiungendolo al gruppo '''wheel'''.
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Per maggiori informazioni, ad esempio su come settare la bash_completion, consultare la guida relativa a [[Sudo_(Italiano) | sudo]].
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Per dare ai soli ''utenti'' del gruppo ''wheel'' accesso al comando '''su''', dovete editare il file {{filename|/etc/pam.d/su }} e decommentare la seguente stringa:
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auth required pam_wheel.so use_uid
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==Parte III: Installare X e configurare ALSA==
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===Step 1: Configurare l'audio con alsamixer===
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L' Advanced Linux Sound Architecture (conosciuto con l'acronimo di '''ALSA''') è una componente del kernel che si prefigge di sostituire l'originale Open Sound System (OSS) nel fornire driver per le schede audio. Oltre ai driver per questi dispositivi, '''ALSA''' mette a disposizione anche una libreria in user-space sviluppatori che volessero sfruttare le caratteristiche di questi driver tramite API di alto livello anziché interagire direttamente con questi ultimi..
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{{Nota| Alsa è incluso nel kernel principale di Arch e udev tenterà automaticamente il riconoscimento dell'hardware all'avvio, caricando il modulo del kernel corrispondente ai componenti rilevati. La scheda quindi dovrebbe essere subito funzionanti, ma di default con i canali mutati.}}
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{{Nota| OSS4.1 è stato rilasciato sotto una licenza libera ed è generalmente considerato un significativo passo in avanti rispetto alle versioni precedenti. Se si riscontrano problemi con ALSA, o semplicemente si vuole provare un'alternativa, si può scegliere OSS4.1. Maggiori informazioni possono essere reperite alla pagina [[OSS]]}}
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Il pacchetto alsa-utils contiene il tool in user-space {{codeline|alsamixer}}, che consente la configurazione del dispositivo tramite console o terminale.
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I sorgenti del kernel vengono distribuiti con ''snd_pcsp'', il modulo alsa per l'altoparlante del pc, ''snd_pcsp'' è solitamente caricato prima del modulo della scheda audio ''effettivo'';. Nella maggior parte dei casi sarà conveniente che questo modulo sia caricato dopo, in modo da consentire ad alsamixer un corretto controllo sulla scheda.
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Per posticipare il caricamento di ''snd_pcsp'' aggiungere la seguente riga a {{filename|/etc/modprobe.d/modprobe.conf}}:
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options snd-pcsp index=2
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Alternativamente, se si vuole che snd_pcsp non sia caricato affatto, può essere messo in blacklist modificando in questo modo {{filename|/etc/rc.conf}}
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MODULES=(... !snd_pcsp)
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{{Nota | Sarà necessario rimuovere e ricaricare tutti i propri moduli relativi al suono perchè i cambiamenti abbiano effetto. Potrebbe essere più semplice riavviare. }}
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Installare il pacchetto alsa-utils:
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  # pacman -S alsa-utils
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Inoltre si potrebbe voler installare anche il pacchetto alsa-oss, che racchiude applicazioni scritte per [[OSS]] in una libreria di compatibilità, consentendo loro di funzionare con [[ALSA_(Italiano)|ALSA]]:
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# pacman -S alsa-oss 
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Il proprio utente è stato aggiunto al gruppo audio? Se così non fosse utilizzare {{codeline|/usr/bin/gpasswd}}. Da utente root eseguire:
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# gpasswd -a ''yourusername'' audio
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Da utente '''''normale, non-root''''' , richiamare {{filename|/usr/bin/alsamixer}}:
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# su - ''yourusername''
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'''$''' alsamixer
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Togliere il muto dai canali Master e PCM portandosi su di loro tramite le frecce {{keypress|←}}/{{keypress|→}} e premendo {{keypress|M}}. Con il tasto {{keypress|↑}} aumentate il volume fino ad ottenere un valore di '''db Gain pari a zero''', tale dicitura è reperibile in alto a sinistra. Valori più elevati di Gain producono suoni distorti e gracchianti.
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 +
Card: NVidia CK804
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Chip: Realtek ALC658D
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View: F3:[Playback] F4: Capture  F5: All
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Item: PCM ['''dB gain: 0,00, 0,00''']
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Di solito un volume attorno a '''75''' produce un gain pari a zero, ma alcune schede anche ad un valore massimo non aggiungono Gain. Alcuni dispositivi (come il Thinkpad T61) hanno un canale '''Speaker''' a cui deve essere tolto il muto e regolato. Uscire da alsamixer premendo {{keypress|Esc}}.
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 +
==== Provare il sistema sonoro ====
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Assicurarsi che le casse siano correttamente collegate, e testare la propria configurazione da utente semplice tramite {{codeline|/usr/bin/aplay}}:
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$ aplay /usr/share/sounds/alsa/Front_Center.wav
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Dovrebbe sentirsi una voce femminile dire: &quot;Front, center.&quot;
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==== Salvare le impostazioni sonore ====
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Ritornare all'account root, e memorizzare i parametri attuali tramite:
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# alsactl store
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che creerà un file {{filename|/etc/asound.state}}, salvando le impostazioni di alsamixer.
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 +
Inoltre, aggiungere il ''demone'' alsa alla sezione DAEMONS in {{filename|/etc/rc.conf}} per ripristinare automaticamente all'avvio le impostazioni salvate.
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# nano /etc/rc.conf
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...
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DAEMONS=(syslog-ng network crond '''alsa''')
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...
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{{Nota| Il demone alsa non fa altro che ripristinare i livelli di volume per i vari canali leggendo il file {{filename|/etc/asound.state}}. Non interagisce in alcun modo con le librerie audio alsa e con le loro API a livello del kernel.''}}
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Informazioni più approfondite sono disponibili nella pagina wiki [[ALSA]]
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===Step 2: Il Server grafico ===
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{{Warning | 1=Dalla versione 1.8, xorg-server utilizza più file di configurazione all'interno di {{filename|/etc/X11/xorg.conf.d}}, al posto del singolo xorg.conf. il file {{filename|xorg.conf}} è in gran parte obsoleto, anche se è ancora analizzato da Xorg-server durante la sua inizializzazione. Si '''consiglia vivamente''' di seguire le istruzioni contenute nel wiki di '''[[Xorg_(Italiano)|Xorg]]''' per impostare '''X''' fino a quando questa sezione è aggiornata. Questo in particolare porterà ad impostare tutte le configurazione generando un unico file {{filename|xorg.conf}} al posto di avere diversi file di configurazione in {{filename|/etc/xorg.conf.d}}.}}
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 +
L' '''X''' Windows System versione 11 (comunemente chiamato '''X11''', o semplicemente '''X''') consente di disegnare su schermo le finestre. Fornisce il toolkit standard per visualizzare interfacce utente grafiche (Graphical User Interface, GUI) nei sistemi operativi <tt>UNIX</tt>-like
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 +
'''X''' fornisce il framework basico, o primitive, per costruire ambienti GUI: disegnare e muovere finestre sullo schermo e interagire con un mouse e/o una tastiera. '''X''' non  controlla l'interfaccia utente, ogni programma client se ne occupa.
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 +
'''X''' è chiamato così perché fu preceduto dal '''W''' Window System, originalmente sviluppato alla Stanford University.
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{{warning| Se si sta installando Arch Linux come ''guest'' su ''virtualbox'', è necessario un modo diverso per completare l'installazione di X. Consultare il viki '''[[Virtualbox#Running_Arch_Linux_as_a_guest | lanciare Arch Linux come guest]]''', e saltare gli step A,B,C, descritti di seguito.}}
 +
 +
====A: Gli <code>X-Files</code>====
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Adesso installeremo i pacchetti base '''[[Xorg]]''' usando pacman. Questo è il primo passo per costruire una GUI.
 +
Se si pianifica di utilizzare un drivere video '''open-source''', e serve l'accelerazione 3d, installare la libreria libgl prima di installare Xorg:
 +
# pacman -S libgl
 +
''(I driver video proprietari forniscono la loro implementazione di libgl, in questo caso non va installato )''
 +
 +
Installare i pacchetti base:
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# pacman -S xorg
 +
Le utility 3d {{codeline|glxgears}} e {{codeline|glxinfo}} sono incluse nel pacchetto '''mesa''':
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# pacman -S mesa
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 +
====B: Installare un driver video specifico====
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 +
Adesso che si hanno i pacchetti base per eseguire il server '''X'''. Si dovrebbero aggiungere adesso i driver per la propria scheda grafica (per esempio xf86-video-<nome>).Il modo più semplice per configurare X.org è installare il corretto driver video per prima cosa, e generare il file {{filename |/etc/X11/xorg.conf}} con uno script autoconfigurante. come Xorg -configure.
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 +
Se non si conosce la scheda grafica in uso eseguire
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$ lspci | grep VGA
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 +
Se serve una lista di tutti i driver video '''open-source''', utilizzare:
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# pacman -Ss xf86-video | less
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 +
Ecco una lista di driver '''open source''', e i corrispettivi chipset video.
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*'''xf86-video-apm''' &mdash; Alliance ProMotion video driver
 +
*'''xf86-video-ark''' &mdash; ark video driver
 +
*'''xf86-video-ati''' &mdash; ATI(AMD) radeon video driver
 +
**'''xf86-video-r128''' &mdash; ATI(AMD) video driver per X.org ati Rage128 video
 +
**'''xf86-video-mach64''' &mdash; ATI(AMD) video driver per X.org mach64 video
 +
**'''xf86-video-radeonhd''' &mdash; ATI(AMD) radeonhd video driver
 +
*'''xf86-video-chips''' &mdash; Chips and Technologies video driver
 +
*'''xf86-video-cirrus''' &mdash; Cirrus Logic video driver
 +
*'''xf86-video-dummy''' &mdash; dummy video driver
 +
*'''xf86-video-fbdev''' &mdash; framebuffer video driver
 +
*'''xf86-video-glint''' &mdash; GLINT/Permedia video driver
 +
*'''xf86-video-i128''' &mdash; Number 0 i128 video driver
 +
*'''xf86-video-i740''' &mdash; Intel i740 video driver
 +
*'''xf86-video-i810''' &mdash; Intel i810/i830/i9xx video driver (deprecato, utilizzare intel)
 +
*'''xf86-video-intel''' &mdash; Nuova versione degli Intel i810/i830/i9xx video driver. (i driver ''xf86-video-intel-legacy'' sono stati integrati in questo pacchetto)
 +
*'''xf86-video-imstt''' &mdash; Integrated Micro Solutions Twin Turbo video driver
 +
*'''xf86-video-mga''' &mdash; mga video driver  (Matrox Graphics Adapter)
 +
*'''xf86-video-neomagic''' &mdash; neomagic video driver
 +
*'''xf86-video-nv''' &mdash; Nvidia nv video driver
 +
*'''xf86-video-nouveau''' &mdash; Driver video open source con accelerazione 3d per schede nVidia (sperimentali), controllare: [http://nouveau.freedesktop.org/wiki/] fper lo stato corrente
 +
*'''xf86-video-openchrome''' &mdash; VIA/S3G UniChrome, UniChrome Pro e Chrome9 video driver
 +
*'''xf86-video-rendition''' &mdash; Rendition video driver
 +
*'''xf86-video-s3''' &mdash; S3 video driver
 +
*'''xf86-video-s3virge''' &mdash; S3 Virge video driver
 +
*'''xf86-video-savage''' &mdash; savage video driver
 +
*'''xf86-video-siliconmotion''' &mdash; siliconmotion video driver
 +
*'''xf86-video-sis''' &mdash; SiS video driver
 +
*'''xf86-video-sisusb''' &mdash; SiS USB video driver
 +
*'''xf86-video-tdfx''' &mdash; tdfx video driver
 +
*'''xf86-video-trident''' &mdash; Trident video driver
 +
*'''xf86-video-tseng''' &mdash; tseng video driver
 +
*'''xf86-video-unichrome''' &mdash; VIA S3 Unichrome video driver
 +
*'''xf86-video-v4l''' &mdash; v4l video driver
 +
*'''xf86-video-vesa''' &mdash; vesa video driver
 +
*'''xf86-video-vga''' &mdash; VGA 16 color video driver
 +
*'''xf86-video-vmware''' &mdash; vmware video driver
 +
*'''xf86-video-voodoo''' &mdash; voodoo video driver
 +
 +
'''''Nota''''': Il driver '''vesa''' è il più generico, e dovrebbe essere compatibile con quasi tutti i moderni chipset video. Se non si riesce a trovare un driver adatto per il proprio chipset video, vesa '''dovrebbe''' funzionare.
 +
 +
 +
Installare il driver video appropriato per la propria scheda video:
 +
<code>pacman -S xf86-video-savage</code>
 +
(per il cdriver Savage).
 +
 +
*Se si ha una scheda nVidia o ATI si potrebbe voler installare il driver proprietario. '''Come installare driver proprietari è spiegato sotto'''.
 +
*Se non si vuole installare il driver proprietario o non si possiede una scheda nVidia o ATI, si dovrebbe saltare a '''[[#C: Installare driver di input|C: Installare driver di input]]'''.
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=====Scheda grafica Nvidia=====
 +
 +
I driver nVIDIA proprietari sono attualmente gli unici a supportare l'accelerazione 3d e tutte le funzionalità che ci si aspetta per le schede Nvidia (il progetto libero Nouveau sta cercando di ottenere un driver open source analogo).
 +
 +
Arch ha attualmente 3 driver, adatti ognuno a un certo sottogruppo di schede:
 +
 +
# '''nvidia-96xx''' (e nvidia-96xx-utils) ''supporta le schede vecchie fino alla GF 4''
 +
# '''nvidia-173xx''' (e nvidia-173xx-utils) ''supporta le schede della serie Geforce FX''
 +
# '''nvidia''' (e nvidia-utils)      ''supporta solo le GPU più nuove, successive alle GF FX''
 +
 +
{{Nota| La serie di driver Nvidia-71xx, richiesti per schede molto vecchie come le TNT e TNT2, sono stati rimossi dai repository poichè non compatibili con le nuove versioni di Xorg che vengono utilizzate su Arch, e il loro sviluppo è stato interrotto da parte di Nvidia. In caso abbiate una di queste vecchie schede, dovreste usare i driver '''xf86-video-nv''' or '''xf86-video-vesa''' o in alternativa, regalarvi una scheda video più moderna.}}
 +
{{nota| Attualmente i driver '''nvidia-96xx''' non sono compatibili con al versione 1.8 di Xorg. Per ulteriore informazioni consultare questa [http://www.archlinux.org/news/502/ nota]. Questo non è il caso se si scarica gli ultimi driver binari direttamente dal sito nVidia.}}
 +
Consultare l'[http://www.nvidia.com/Download/index.aspx homepage] di nVidia per vedere quella che va bene. La differenza è solo per l'installazione, mentre la configurazione è la stessa per tutti i driver.
 +
 +
Installare i driver nvidia appropriati, p. es.:
 +
<code>pacman -S nvidia nvidia-utils</code>
 +
 +
{{nota| A questo punto, con il driver 'nvidia', potrebbe accadere che ci sia un errore fatale quando si cerca di caricare il driver. Se questo accade, il riavvio dovrebbe risolvere il problema.}}
 +
 +
Istruzioni avanzate per la configurazione Nvidia si trovano nell'articolo [[NVIDIA_(Italiano)| Nvidia]].
 +
 +
Continuate l'installazione passando al punto '''[[#C:_Installare_driver_di_input |C: Installare driver di input]]'''.
 +
 +
=====Schede grafiche ATI=====
 +
 +
I possessori di schede grafiche ATI possono scegliere tra diverse opzioni per i driver:
 +
 +
* I driver open source '''''radeon''''', forniti dal pacchetto '''xf86-video-ati'''.
 +
** Si tratta del driver open source originale modificato, con pieno supporto ai chipset Radeon fino a X1950 (gli ultimi chipset R500). Le schede fino alle serie 9200 sono largamente supportate, stabili, e forniscono l'accelerazione 2D e 3D. Le schede dalle 9500 alle hd4000 forniscono una completa accelerazione 2D e una stabile e parziale accelerazione 3D, ma risentono della carenza di certe funzionalità fornite dai driver proprietari; la gestione energetica è in fase di sviluppo ed in fase avanzata, ma non è comparabile con quella fornita dai driver Catalyst. Il supporto alle schede HD5000 è attualmente in corso di sviluppo. Il supporto KMS dei driver e dell'uscita audio tramite presa HDMI è contemplata sin dal kernel 2.6.33.
 +
* I driver open source '''''radeonhd''''', forniti dal pacchetto '''xf86-video-radeonhd'''.
 +
** Questo driver supporta i chipset ATI R500 (Radeon serie X1000) e i più recenti. È sviluppato da Novell con le specifiche rilasciate da AMD. Supporta RandR 1.2 e uscita audio HDMI. '''Lo sviluppo attuale è praticamente morto e le funzionalità possono essere incoerenti su tutta la gamma di schede supportate'''.
 +
* I driver proprietari '''''fglrx''''', forniti dal pacchetto Catalyst disponibile su AUR. I driver proprietari sono descritti più sotto.
 +
I driver open-source coprono la maggior parte dei requisiti e sono generalmente meno problematici.
 +
 +
Installare i driver ATI '''''radeon''''' con
 +
# pacman -S xf86-video-ati libgl ati-dri
 +
Installare i driver ATI '''''radeonhd''''' con
 +
# pacman -S xf86-video-radeonhd libgl ati-dri
 +
 +
I driver ATI '''Catalyst''' erano precedentemente un pacchetto precompilato fornito da Arch nei repository <code>extra</code>, ma da marzo 2009 non sono più supportati ufficialmente a causa della non soddisfacente celerità e qualità del loro sviluppo. I driver catalyst sono disponibili ora su [http://aur.archlinux.org/packages.php?ID=22899 AUR]. Ulteriori nformazioni per la loro installazione [[ATI_Catalyst_(Italiano) | qui]]
 +
 +
{{Warning| I driver proprietari ATI supportano solo le serie R600 e più recenti (ossia, dalle HD2xxx in su). Le serie meno recenti (X1xxx e anteriori) non sono supportate.}}
 +
 +
{{Tip|Instruzioni più dettagliate per la configurazione delle ATI sono disponibili su [[ATI | ATI wiki article]].}}
 +
 +
====C: Installare driver di input====
 +
Il sistema X di ultima generazione richiede l'installazione dei driver per i dispositivi di input, tastiera e mouse inclusi. Per una lista completa dei driver disponibili, eseguire una ricerca con pacman:
 +
 +
# pacman -Ss xf86-input | less
 +
 +
Nella maggior parte dei casi, xf86-input-keyboard e xf86-input-mouse dovrebbero essere sufficienti per una configurazione di base. Usare pacman per installarli. Per esempio:
 +
 +
# pacman -S xf86-input-keyboard xf86-input-mouse
 +
 +
Gli utenti di notebook avranno inoltre bisogno del pacchetto synaptics per permettere ad X di configurare il touchpad:
 +
 +
# pacman -S xf86-input-synaptics
 +
 +
{{Tip| Per maggiori informazioni su particolari configurazioni o riguardo alla risoluzione di problemi nella configurazione del touchpad, consultare il wiki [[Touchpad Synaptics]].}}
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 +
{{Warning|Acluni utenti hanno avuto problemi con i pacchetti xf86-input-keyboard e xf86-input mouse. Se il mouse e la tastiera non funzionano ed il server X sembra congelato, provate a disinstallarli. Per ulteriori informazioni seguite la discussione sul forum [[http://bbs.archlinux.org/viewtopic.php?id=89352]] }}
 +
 +
===Step 3: Configurare X (Optional)===
 +
 +
A questo punto, riavviare in modo che il sistema abbia caricato il driver video corretto, quindi procedere.
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 +
====A: Introduzione al file di configurazione: xorg.conf====
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 +
'''Xorg''' è in grado di riconoscere correttamente la maggior parte di schede grafiche, impostazioni dei monitor, mouse, tastiere, touchpad ecc. Ci sono casi in cui però l'auto-configurazione fallisce o non è ottimale, e casi in cui si desiderano configurazioni particolari, come una certa larghezza dell'area di scrolling in un touchpad, o un'opzione particolare per la scheda video.
 +
 +
{{Warning | 1=Dalla versione 1.8, xorg-server utilizza più file di configurazione all'interno di {{filename|/etc/X11/xorg.conf.d}}, al posto del singolo xorg.conf. il file {{filename|xorg.conf}} è in gran parte obsoleto, anche se è ancora analizzato da Xorg-server durante la sua inizializzazione. Si '''consiglia vivamente''' di seguire le istruzioni contenute nel wiki di '''[[Xorg_(Italiano)|Xorg]]''' per impostare '''X''' fino a quando questa sezione è aggiornata. Questo in particolare porterà ad impostare tutte le configurazione generando un unico file {{filename|xorg.conf}} al posto di avere diversi file di configurazione in {{filename|/etc/xorg.conf.d}}.}}
 +
 +
{{Note | Dalla versione X11R7.2  il server X ed X.Org contemplano  l'auto-configurazione. Pertanto, in molti casi, potrebbe tranquillamente  funzionare senza l'ausilio di un file {{filename|xorg.conf}}. ''Se'' la configurazione automatica funziona in modo '''soddisfacente''' e non è necessario specificare le caratteristiche speciali come AIGLX, compositing e così via, si può rinunciare alla creazione di un file xorg.conf e continuare con la configurazione di [[#B:_Input_hotplugging|Input hotplugging]].}}
 +
 +
La configurazione del server grafico Xorg avviene tutta nel file di testo semplice {{filename|/etc/X11/xorg.conf}}, ordinato in sezioni e sottosezioni, quelle più importanti sono le sezioni ''Device, Monitor, Screen, e ServerLayout''. Le sezioni possono comparire in qualsiasi ordine e potrebbero essercene più di una per ogni tipo (ad esempio se avete più di un monitor, come un LCD e un videoproiettore che avranno diverse impostazioni di risoluzione, refresh, ecc.. avrete più sezioni "Monitor").
 +
 +
ATI e Nvidia inoltre hanno strumenti che elaborano il file {{filename|/etc/X11/xorg.conf}} per configurare i loro driver proprietari (vedi sotto).
 +
 +
Per approfondimenti sulla configurazione del file {{filename|xorg.conf}} vedere la pagine di manuale '''{{codeline|man xorg.conf}}'''.
 +
 +
=====Creazione standard di xorg.conf=====
 +
 +
Gli utenti esperti probabilmente preferiranno creare manualmente il proprio {{filename|xorg.conf}}. Si può anche usare il programma {{codeline|/usr/bin/Xorg}} con l'opzione '''''-configure''''' per generare un file di configurazione di base; da root dare:
 +
 +
# Xorg -configure
 +
 +
Con questo comando verrà creato il file in {{filename|/root/xorg.conf.new}}
 +
 +
Copiare il file in {{filename|/etc/X11/}}:
 +
 +
# cp /root/xorg.conf.new /etc/X11/xorg.conf
 +
 +
=====Creazione alternativa di uno xorg.conf=====
 +
 +
Le ultime versioni di Xorg Server(successive alla 1.6) non includono gli script {{Filename|/usr/bin/xorgconfig}} e {{Filename|/usr/bin/xorgcfg}}. Se si incontrano problemi nel creare o utilizzare le configurazioni in {{Filename|xorg.conf}}, può essere utile seguire questa guida.
 +
 +
Leggere l'aricolo [[Xorg (Italiano)#Configurazione|relativo a X.Org, nel paragrafo "Configurazione"]].
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* Se si è in possesso di un file {{Filename|xorg.conf}} funzionante con un'altra distribuzione che utilizza la stessa versione di Xorg, è possibile copiarlo su Arch nel percorso {{Filename|/etc/X11}}.
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{{Tip | Per le schede video Intel, potrebbe essere necessario inserire delle specifiche configurazioni per abilitare le accelerazioni grafiche 2D e 3D, come spiegato nel wiki relativo alle [[Intel (Italiano)|schede video Intel]].}}
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Se si ha una scheda grafica Nvidia e si è scelto di installare i driver proprietari(nvidia) sarà necessario configurarli ora. Altrimenti saltare al punto '''[[#B: Input hotplugging|B: Input hotplugging]]'''
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Il pacchetto NVIDIA comprende una utility per la creazione automatica (o di aggiornamento nel caso esista già) di {{Filename|/etc/X11/xorg.conf}} per abilitare il driver NVIDIA:
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# nvidia-xconfig
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{{Warning | Nell'output dello script sarà riportato come poter testare il file appena creato. Non testare il sever ora dato che il demone {{Codeline|hal}} non è stato ancora avviato. Senza di esso il server grafico non riceverà gli input e quindi sembrerà bloccato.}}
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Questo comando prevede diverse opzioni, che permettono di specificare il contenuto e le opzioni del file xorg.conf.
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Ad esempio,
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# nvidia-xconfig --composite --add-argb-glx-visuals
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Per maggiori informazioni, consultare il manuale nvidia-xconfig(1).
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Alcune utili opzioni da inserire nella <nowiki>Section Device</nowiki> sono(attenzione potrebbero non funzionare con tutte le schede):
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        Option          &quot;RenderAccel&quot; &quot;true&quot;
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        Option          &quot;NoLogo&quot; &quot;true&quot;
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        Option          &quot;AGPFastWrite&quot; &quot;true&quot;
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        Option          &quot;EnablePageFlip&quot; &quot;true&quot;
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Se ci sono istanze di DRI, assicurarsi di decommentare:
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#    Load        &quot;dri&quot;
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Controllare attentamente che in {{Filename|/etc/X11/xorg.conf}}, siano impostati dei valori accettabili per la profondità(depth) di default, la sincronizzazione orizzontale(horizontal sync), il refresh verticale e la risoluzione.
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Aggiornare le dipendenze dei moduli del kernel usando {{Filename|/sbin/depmod}}:
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# depmod -a
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(Un riavvio potrebbe essere necessario.)
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{{Tip| Informazioni più dettagliate sulle configurazioni possono essere trovate nella pagina relativa ad [[NVIDIA (Italiano)|NVIDIA]].}}
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====B: Input hotplugging====
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L'[[Xorg input hotplugging | inserimento a caldo delle periferiche (input hotplugging)]] è supportato a partire dalla versione 1.4 del server grafico X.Org, ed abilitato di default. Quando è abilitato, X utilizzerà '''udev''' per permettere di collegare delle periferiche, senza dovere riavviare il server grafico.
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{{nota | Come per XOrg e XServer 1.8, il demone '''hal''' non viene più utilizzato per gestire l'input hotplugging, al suo posto viene usato '''udev''', che viene installato automaticamente.}}
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{{warning| Alcuni ambienti desktop e file manager, utilizzano ancora '''hal''' per gestire l'automount delle periferiche, questo perchè non sono ancora stati ririscritti per poter utilizzare solamente '''udev'''. Fare riferimento alle singole guide di ogni ambiente desktop per ulteriori informazioni.}}
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Sarà necessario quindi decidere se si intende utilizzare l'input hotplugging (abilitato di default) o disabilitarlo. L'input hotplugging sarà comodo per molti utenti, specialmente su portatili o su netbook. Altri utenti vorranno disabilitarlo in favore di configurazioni manuali o statiche in {{Filename|/etc/X11/xorg.conf}}.
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{{Tip |  Consultare l'articolo [[Xorg input hotplugging]] per maggiori informazioni.}}
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=====Usare l'input hotplugging=====
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Installare i driver input evdev:
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# pacman -S xf86-input-evdev
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Impostare il layout della tastiera nel file {{filename|/etc/X11/xorg.conf.d/10-evdev.conf}} (se si usa un layout diverso da quello della tastiera standard US)
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Section "InputClass"
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Identifier "evdev keyboard catchall"
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MatchIsKeyboard "on"
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MatchDevicePath "/dev/input/event*"
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Driver "evdev"
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'''Option "XkbLayout" "it"'''
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EndSection
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{{Note| Il valore da inserire in '''input.xkb.layout''' può differire dal codice keymap solitamente usato dai comandi {{Codeline|km}} o {{Codeline|loadkeys}}. Ad esempio per ottenere il layout uk il valore da usare sarà: '''gb'''.}}
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Aggiungendo l'opzione :
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Option "XkbOptions" "terminate:ctrl_alt_bksp"
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Si abiliterà la possibilità di riavviare il server X premendo i tasti {{keypress|CTRL}}+{{keypress|ALT}}+{{keypress|Backspace}}.
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=====Disabilitare l'input hotplugging=====
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Disabilitando l'input hotplugging verrà impedito ad hal di rilevare le periferiche, verranno quindi usate (per mouse e tastiera) le configurazioni presenti in xorg.conf
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# nano /etc/X11/xorg.conf
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aggiungere le seguenti linee:
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Section &quot;ServerFlags&quot;
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    Option &quot;AutoAddDevices&quot; &quot;False&quot;
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EndSection
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======Impostare il layout della tastiera se non si usa quello standard US======
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Aggiungere delle linee di opzione nella sezione &quot;InputDevice&quot; del file {{Filename|/etc/X11/xorg.conf}} specificando il layout e la variante:
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Option &quot;XkbLayout&quot; &quot;it&quot;
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Option &quot;XkbVariant&quot; &quot;&quot;
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Alternativamente si può utilizzare il comando {{Codeline|setxkbmap}}:
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# setxkbmap pl
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(chiaramente inserendo al posto di '''pl''' il layout appropriato)  questo comando cambierà il layout della tastiera all'interno di X.
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Per rendere permanente questa modifica, aggiungere il comando in {{filename|/home/<nomeutente>/.xinitrc}} prima dell'avvio del window manager (cioè prima del comando tipo {{codeline|exec startxfce4}}).
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==== C: Test di X ====
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Per prima cosa, leggere il messaggio di avviso degli "input hotplugging" nella sezione precedente. A questo punto si dovrebbe avere xorg installato, un driver video adatto e un file di configurazione {{filename|/etc/X11/xorg.conf}} (a meno che non si sia scelto di usare '''X''' senza xorg.conf). Per eseguire un test velocemente e assicurarsi che '''X''' si avvii correttamente dalla riga di comando prima di installare un ambiente desktop completo, si può configurare {{filename|~/.xinitrc}} per invocare '''Xterm'''. Xterm è un semplice [[Terminal Emulator|emulatore di terminale]] che viene eseguito nell'ambiente '''X '''Server; fa parte del pacchetto base di xorg.
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Si dovrebbe avere una sessione di xterm aperta. Si può terminare il server X (e tutti i programmi in esecuzione al suo interno, in questo caso solo xterm) con {{keypress|Ctrl}}+{{keypress|Alt}}+{{keypress|Backspace}}, o si può uscire dall'xterm (con il comando "exit" o premendo {{keypress|CTRL}}+{{keypress|D}}) e a quel punto il server terminerà automaticamente perchè non ha più client da servire. Se si hanno problemi nell'avviare X, si possono cercare gli errori nel file {{filename|/var/log/Xorg.0.log}} e nei messaggi sulla consolle da cui è stato avviato X.
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===== Prepararsi per il test configurando ~/.xinitrc=====
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Una delle principali funzioni di questo file è dirigere, con determinate specifiche, il windows client '''X''' quando viene avviato con '''{{codeline|/usr/bin/startx}}''' o con '''{{filename|/usr/bin/xinit}}''', ''in maniera personalizzata per ogni singolo utente''. (Lo script  '''startx'''  è semplicemente un front end al più versatile comando '''xinit'''). C'è un enorme numero di configurazioni addizionali e comandi possibili che possono essere aggiunti in ~/[[.xinitrc]], proseguendo nella personalizzazione del sistema.
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{{Note | '''[[.xinitrc]]''' è anche chiamato "dot" (.) file. In un filesystem UNIX, i file preceduti da un punto (.) sono "nascosti", e non verranno visualizzati da un normale comando {{codeline|ls}}, con l'obiettivo di mantenere ordinato l'aspetto delle cartelle. Possono essere visualizzati con il comando '''ls -a'''. Le lettere "rc" significano ''Run Commands'' e indicano semplicemente che si tratta di un file di configurazione. Dal momento che controlla il modo in cui un programma viene eseguito, può (ma è storicamente inesatto) anche significare &quot;Run Control&quot;.}}
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'''{{codeline|startx/xinit}}''' avvia l' '''X''' server e i clients. Per determinare il client da avviare, '''{{codeline|startx/xinit}}''' analizzerà per prima cosa un qualche file [[.xinitrc]] nella cartella home dell'utente. In caso di mancato rilevamento di ~/[[.xinitrc]], predeterminerà le impostazioni del file xinitrc nella cartella xinit, {{filename|/etc/X11/xinit/xinitrc}}, che utilizzerà in maniera predeterminata il window manager TWM. Ecco perchè avviando startx senza un file ~/[[.xinitrc]] viene avviata una sessione TWM. Ulteriori informazioni sulla configurazione di [[.xinitrc]] nella sezione del wiki.
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Passare da utente root all'utente '''''normale, non-root''''':
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# su - ''yourusername''
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* {{filename|/etc/skel/}} contiene file e cartelle per fornire una corretta struttura predefinita agli account dei nuovi utenti creati. Il nome '''skel''' è derivato dalla parola '''skeleton''', poichè i file in esso contenuti costituiscono la struttura di base per le cartelle home degli utenti.
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{{Note | Un file campione '''[[.xinitrc]]''' è disponibile nella cartella {{filename|/etc/skel}}, dov'è installato il pacchetto '''xorg-xinit'''.}}
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* Un file {{filename|.xinitrc}} d'esempio è disponibile [[Xinitrc#A_standard_.xinitrc | qui]]
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Copiare il file xinitrc da /etc/skel/ alla propria cartella /home:
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$ cp /etc/skel/[[.xinitrc]] ~/
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Modificare il file:
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$ nano ~/.xinitrc
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e aggiungere &quot; {{codeline|exec xterm}};; dovrebbe presentarsi così:
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{{file|name=~/.xinitrc|content=<nowiki>
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#!/bin/sh
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#
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# ~/.xinitrc
 +
#
 +
# Executed by startx (run your window manager from here)
 +
#
 +
# exec wmaker
 +
# exec startkde
 +
# exec icewm
 +
# exec blackbox
 +
# exec fluxbox
 +
# exec openbox-session
 +
#
 +
exec xterm
 +
</nowiki>}}
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 +
{{Note | ''Assicurarsi di avere solo '''una''' riga '''exec''' decommentata in {{filename|~/.xinitrc}}'' per il momento.}}
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Più avanti si modificherà nuovamente questo file per specificare l'ambiente desktop/window manager scelto.
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===== Eseguire il test =====
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Fare una prova della configurazione eseguendo '''X''' come utente '''normale, non-root''', con:
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$ startx
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o
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$ xinit
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Si dovrebbe ottenere una sessione di '''xterm''', da cui sarà possibile verificare il funzionamento della tastiera e del mouse. Si potrebbe dover muovere il mouse in circolo per visualizzarne il cursore nell'area di xterm, prima che la tastiera sia rilevata dai terminali.
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 +
Se il test di verifica da esiti positivi, si può supporre che le configurazioni di {{filename|/etc/X11/xorg.conf}} sono state elaborate con successo, e che l'ambiente desktop che si installerà successivamente funzionerà quindi in modo soddisfacente.
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 +
Uscire da Xterm con:
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$ exit
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{{Tip|Ulteriori istruzioni per la configurazione di Xorg sono disponibili nella sezione [[Xorg_(Italiano)|Xorg]].}}
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{{Note| Da Xorg 1.6 {{keypress|CTRL}}-{{keypress|Alt}}-{{keypress|Backspace}} è inattivo e quindi non può essere usato per uscire dal test. Un modo alternativo è spostarsi su un'altra console virtuale ({{keypress|CTRL}}-{{keypress|Alt}}-{{keypress|F2}} per esempio) e poi spostarsi nuovamente sulla console dove il test è in esecuzione (probabilmente {{keypress|CTRL}}-{{keypress|Alt}}-{{keypress|F1}}). Si potrà quindi usare {{keypress|CTRL}}-{{keypress|C}} per uccidere il test di X. È possibile abilitare {{keypress|CTRL}}-{{keypress|Alt}}-{{keypress|Backspace}} modificando xorg.conf, come descritto [http://wiki.archlinux.org/index.php/Xorg#Ctrl-Alt-Backspace_doesn.27t_work qui]. Oppure ('''scelta consigliata''') aggiungere l'opzione adeguata nel file {{filename|/etc/X11/xorg.conf.d/10-evdev.conf}}, vedi [[http://wiki.archlinux.org/index.php/Beginners'_Guide_(Italiano)#Usare_l.27input_hotplugging | Usare input hotplugging]].}}
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Se lo schermo dovesse diventare nero, si può provare a spostarsi su un'altra console virtuale ({{keypress|CTRL}}-{{keypress|Alt}}-{{keypress|F2}} ad esempio), ed effettuare un login "cieco" come root, premendo poi {{keypress|Enter}}, ed immettendo la password di root confermata di nuovo con {{keypress|Enter}}.
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 +
Si può anche provare ad uccidere la sessione X con {{codeline|/usr/bin/pkill}}:
 +
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# pkill X
 +
 +
Se pkill non funziona, riavviare alla cieca con:
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 +
# reboot
 +
 +
o
 +
 +
# init 6
 +
 +
=====In caso di errori=====
 +
In caso di errori all'avvio di '''X''', è possibile trovarne evidenza nel file {{filename|/var/log/Xorg.0.log}}, come anche nell'output della console virtuale dove '''X''' è stato avviato.
 +
 +
Inoltre, se si sta utilizzando {{filename|/etc/X11/xorg.conf}}, verificarne i contenuti con:
 +
 +
# nano /etc/X11/xorg.conf
 +
 +
e cercando le seguenti voci:
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 +
*Il driver video dovrebbe essere specificato, per esempio:
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 +
Section &quot;Device&quot;
 +
 +
        ...
 +
        Driver  &quot;savage&quot;
 +
        ...
 +
 +
EndSection
 +
 +
*Le specifiche "Horizontal Sync" e "Vertical Refresh" potrebbero dover essere aggiunte nella sezione &quot;Monitor&quot;, per esempio:
 +
 +
Section &quot;Monitor&quot;
 +
        Identifier  &quot;Monitor0&quot;
 +
        VendorName  &quot;Monitor Vendor&quot;
 +
        ModelName    &quot;Monitor Model&quot;
 +
        HorizSync    30.0 - 130.0 # Safe for LCD's
 +
        VertRefresh  50.0 - 100.0 # Safe for LCD's and most CRT's.
 +
EndSection
 +
 +
(Se le specifiche di queste voci non sono note, consultare il manuale del monitor).
 +
 +
*La profondità del colore può essere specificata nella sezione &quot;Screen&quot;:
 +
 +
Section &quot;Screen&quot;
 +
        Identifier &quot;Screen0&quot;
 +
        Device    &quot;Card0&quot;
 +
        Monitor    &quot;Monitor0&quot;
 +
        DefaultDepth 24
 +
 +
(Generalmente può essere impostata su 24).
 +
 +
*Si possono anche aggiungere alcune impostazioni video (Modes) alla sottosezione &quot;Display&quot;, generalmente sotto la voce Depth 24:
 +
 +
  SubSection &quot;Display&quot;
 +
                Viewport  0 0
 +
                Depth    24
 +
                Modes &quot;1024x768&quot; &quot;800x600&quot; &quot;640x480&quot;
 +
 +
*Aggiungere la seguente sezione se gli effetti video desiderati richiederanno l'estensione "composite":
 +
 +
Section &quot;Extensions&quot;
 +
  Option &quot;Composite&quot; &quot;Enable&quot;
 +
EndSection
 +
 +
Fare un'altro test con la nuova configurazione modificata, eseguendo:
 +
 +
# startx
 +
 +
o
 +
 +
# xinit
 +
 +
'''''Se si verificano ulteriori malfunzionamenti, consultare la sezione [[Xorg_(Italiano)|Xorg]] per istruzioni più dettagliate.'''''
 +
 +
=====Avete bisogno di aiuto?=====
 +
 +
Se dopo aver consultato l'articolo inerente la configurazione di [[Xorg_(Italiano)| Xorg]] avete ancora dei problemi e necessitate di richiedere assistenza sul forum di Arch, assicuratevi di installare e utilizzare wgetpaste:
 +
 +
# pacman -S wgetpaste
 +
Utilizzare  wgetpaste e postare i collegamenti dei seguenti file al momento di chiedere aiuto nel tuo post sul forum:
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 +
* {{filename|~/.xinitrc}}
 +
* {{filename|/etc/X11/xorg.conf}}
 +
* {{filename|/var/log/Xorg.0.log}}
 +
* {{filename|/var/log/Xorg.0.log.old}}
 +
 +
Utilizzare wgetpaste in questo modo:
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 +
$ wgetpaste </percorso/del/file>
 +
 +
Invia il link corrispondente nel tuo post sul forum. Assicurarsi di fornire anche adeguate informazioni riguardo il vostro hardware e i driver.
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 +
{{Warning| '''''E' estremamente importante fornire più dettagli possibili per la risoluzione dei problemi con X. Quando si chiede aiuto sul forum di Arch, si prega di fornire tutte le informazioni pertinenti come specificato in precedenza.'''''}}
 +
 +
==Parte IV: Installare e configurare un ambiente Desktop==
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Mentre il sistema '''X''' Window fornisce il quadro di base per la costruzione di una ''Graphicals User Interface'' (GUI), un Desktop Environment (Ambiente desktop, abbr. DE), lavora in cima e in collaborazione con '''X''', per fornire una completa interfaccia grafica funzionale e dinamica.
 +
Con ambiente desktop si intende un insieme di programmi con interfaccia grafica omogenea, riuniti sotto un unico progetto, atti a soddisfare le esigenze di base dell'utente di personal computer, e  contiene in genere un gestore di finestre, icone, applets, finestre, barre degli strumenti, cartelle, wallpapers, una suite di applicazioni e capacità come il drag and drop, alcuni di essi integrano utleriori funzionalità come gestire uno sfondo per il desktop, esplorare i file sul computer, masterizzare CD/DVD, guardare video e ascoltare musica, navigare su Internet, scrivere testi, eccetera.
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Esistono diversi progetti software in grado di fornire un completo ambiente Desktop per sistemi GNU/Linux, il migliore in assoluto non esiste. Di seguito un breve elenco dei più conosciuti:
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* Se si cerca qualcosa di simile a Windows e Mac OSX, [[Beginners%27_Guide_(Italiano)#KDE | KDE]] è una buona scelta.
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* Se si cerca qualcosa di più minimale, che segue il principio K.I.S.S. più da vicino, è meglio [[Beginners%27_Guide_(Italiano)#Gnome | GNOME]].
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* Se si ha una vecchia macchina o si cerca qualcosa di più leggero, una buona soluzione è [[Beginners%27_Guide_(Italiano)#Xfce | Xfce4]] o [[Beginners%27_Guide_(Italiano)#LXDE | Lxde]] poichè forniscono ancora un ambiente desktop completo.
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* Se la bassa potenza della macchina costringe a scendere a compromessi, [[Beginners%27_Guide_(Italiano)#Openbox | openbox]], [[Beginners%27_Guide_(Italiano)#Fluxbox | fluxbox]] o [[Beginners%27_Guide_(Italiano)#FVWM2 | fvwm2]] può essere quello giusto (per non parlare di tutti gli altri window manager leggeri come [[PekWM_(Italiano) | PekWM]], [[IceWM | icewm]], [[Window_Maker_(Italiano) | windowmaker]], [[Twm_(Italiano) | twm]] e [[Evilwm_(Italiano) | Evilwm]] ).
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* Se si ha in mente qualcosa di completamente differente provare [[Awesome3_(Italiano) | Awesome3]], [[Ion3 | ion]], [[Wmii | wmii]],  [[Dwm | dwm]], [[Xmonad | Xmonad]], [[Ratpoison | Ratpoison]] o [[Musca | Musca]].
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===Step 1: Installare i font===
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Conviene installare in anticipo alcuni font, per esempio Dejavu e bitstream-vera e i font microsoft (richiesti da alcuni siti web e animazioni flash):
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Per installarli :
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# pacman -S ttf-ms-fonts ttf-dejavu ttf-bitstream-vera
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Fare riferimento alla pagina [[Font_Configuration_(Italiano)|Xorg Font Configuration]] per come configurare i font.
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===Step 2: Avviare l'ambiente desktop===
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Ci sono due modi per avviare un ambiente desktop: fare login testuale e avviare il Server X da console; installare un programma grafico per il login che parta in automatico all'avvio del sistema.
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*'''Login da terminale'''
 +
Per fare il login da terminale bisogna prima modificare il file di configurazione personale per l'avvio del server X {{filename|~/.xinitrc}}, che dovrebbe presentarsi così:
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 +
{{file|name=~/.xinitrc|content=<nowiki>
 +
#!/bin/sh
 +
#
 +
# ~/.xinitrc
 +
#
 +
# Executed by startx (run your window manager from here)
 +
#
 +
# exec gnome-session
 +
# exec startkde
 +
# exec startxfce4
 +
# exec icewm
 +
# exec openbox
 +
# exec blackbox
 +
# exec fluxbox
 +
# exec ratpoison
 +
# exec dwm
 +
# ... or any other WM of your choosing ...
 +
</nowiki>}}
 +
è sufficiente decommentare la riga corrispondente al proprio ambiente desktop, oppure aggiungere la riga adatta fra le seguenti:
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 +
* per GNOME: '''exec gnome-session'''
 +
* per KDE: '''exec startkde'''
 +
* per Xfce: '''exec startxfce4'''
 +
* per LXDE: '''exec startlxde'''
 +
* per Fluxbox: '''exec startfluxbox'''
 +
* per Openbox: '''exec openbox'''
 +
* per Fvwm: '''exec fvwm'''
 +
 +
A questo punto, per far partire il proprio ambiente desktop è sufficiente fare il login testuale e dare il comando:
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 +
$ startx
 +
 +
Dopo che avete scelto quale DE installare, se riscontrate dei problemi con l'automount, provare a utilizzare il seguente comando in {{filename|~/.Xinitrc}}. (Sostituire "startxfce4" con il comando che è appropriato per il window manager/DE).
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 +
Exec ck-launch-session startxfce4
 +
 +
Ciò garantirà che le varie variabili d'ambiente siano impostate correttamente avviando una sessione pulita di consolekit. ConsoleKit è un framework per tenere traccia dei vari utenti, le sessioni e sedi presenti sul sistema. Esso fornisce un meccanismo per il software di reagire ai cambiamenti di qualsiasi di questi elementi o di uno qualsiasi dei metadati ad essi associati. Esso funziona in congiunzione con dbus, e altri strumenti. Ricordatevi di avere una sola riga non commentata ''exec'' nel proprio {{filename|~/.Xinitrc}}.
 +
 +
*'''Login grafico'''
 +
Il Diplay Manager è il programma che si occupa del login grafico. I principali DM sono:
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* '''GDM''': sfrutta alcune librerie di GNOME ed è quindi più adatto se si usa questo ambiente desktop.
 +
* '''KDM''': sfrutta alcune librerie di KDE ed è quindi più adatto se si usa questo ambiente desktop.
 +
* '''SLIM''': leggero e minimale DM, va bene con tutti gli ambienti desktop ma richiede più attenzioni nella configurazione.
 +
Una volta installato il pacchetto desiderato fra ''gdm'', ''kdm'' e ''slim'', è sufficiente aggiungere il demone corrispondente (''gdm'', ''kdm'' o ''slim'') in coda alla lista DAEMONS nel file {{filename|/etc/rc.conf}}, in modo che in avvio del sistema verrà presentato un login grafico (personalizzabile in vari modi, dall'immagine di sfondo alla foto per ogni utente, ecc) invece del classico login testuale. Ulteriori informazioni verranno segnalate in seguito quando si affronteranno singolarmente i vari Ambienti Desktop.
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 +
===Step 3: Installare l'ambiente desktop===
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 +
Di seguito viene mostrata l'installazione dei maggiori ambienti desktop e dei più usati gestori delle finestre.
 +
 +
* [[#GNOME|'''GNOME''']]
 +
* [[#KDE|'''KDE''']]
 +
* [[#Xfce|'''Xfce''']]
 +
* [[#LXDE|'''LXDE''']]
 +
* [[#Openbox|'''Openbox''']]
 +
* [[#Fluxbox|'''Fluxbox''']]
 +
* [[#FVWM2|'''FVWM2''']]
 +
 +
====Gnome====
 +
=====Riguardo a GNOME=====
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Il '''G'''NU '''N'''etwork '''O'''bject '''M'''odel '''E'''nvironment. Il progetto GNOME fornisce un intuitivo e completo ambiente desktop, e una piattaforma di sviluppo per la creazione di applicazioni da integrare nel resto del desktop.
 +
 +
=====Installazione=====
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Il gruppo di pacchetti ''gnome'' installa l'ambiente desktop GNOME di base :
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 +
# pacman -S gnome
 +
 +
mentre il gruppo ''gnome-extra'' installa programmi aggiuntivi sempre facenti parte del progetto GNOME:
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 +
# pacman -S gnome-extra
 +
 +
Istruzioni avanzate per l'installazione e la configurazione di Gnome si trovano nell'articolo [[GNOME (Italiano)|Gnome]].
 +
 +
=====Demoni consigliati per GNOME=====
 +
Si ricorda che un '''daemon''' (demone) è un programma che viene eseguito in background e rimane in attesa di eventi particolari per offrire i servizi richiesti.
 +
 +
Alcuni utenti preferiscono usare il demone '''hal'''. Il demone '''hal''',  tra le altre cose, aiuterà a automatizzare il montaggio di dischi, unità ottiche e unità USB per l'uso nella GUI. Il pacchetto hal è installato come una dipendenza con GNOME, ma deve essere invocata per diventare utile.
 +
 +
{{Warning|Il demone FAM (File Alteration Monitor) è considerato obsoleto; usare [[Gamin]] al suo posto, se possibile. Gamin è una re-implementazione delle specifiche di FAM. E' generalmente considerato più affidabile, inoltre è più recente, più sviluppato e seguito, inoltre è semplice da configurare:
 +
 +
# pacman -S gamin
 +
}}
 +
 +
Se si desidera installare un login manager grafico, allora per GNOME, il demone '''gdm''' risulta la scelta migliore.
 +
 +
{{Nota | il pacchetto '''gdm''' fa parte del gruppo ''gnome-extra''; se lo si è già installato in precedenza allora la procedura seguente non è necessaria.}}
 +
 +
Da root:
 +
# pacman -S gdm
 +
 +
Inizializzare hal:
 +
 +
# /etc/rc.d/hal start
 +
 +
Aggiungere i demoni che si desiderano al proprio file {{filename|/etc/rc.conf}} nella sezione DAEMONS , in tal modo verranno richiamati in fase di boot.
 +
{{Note| Il demone '''gamin''' non ha bisogno di essere aggiunto tra la lista dei DAEMONS}}
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Esempio:
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# nano /etc/rc.conf
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DAEMONS=(syslog-ng '''dbus hal gdm''' network crond alsa)
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{{Tip|Se si preferisce accedere da console e avviare manualmente X tramite {{codeline|startx}}  escludete il demone ''gdm''.}}
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{{Note | Il demone HAL avvia automaticamente ''dbus'' e in teoria non sarebbe necessario specificarlo tra i demoni in avvio. Tuttavia, molti utenti hanno segnalato un errato comportamento di networkmanager se dbus non viene specificamente inserito prima di hal nella stringa relativa ai DAEMONS.}}
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Quindi modificare {{filename|/etc/gdm/custom.conf}} e nella sezione '''[servers]''' aggiungete:
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0=Standard vt7
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Come utente normale, avviare X:
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$ startx
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oppure
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$ xinit
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Se {{filename|~/.xinitrc}} non è stato precedentemente configurato per avviare GNOME, si può sempre inizializzarlo con '''xinit''', seguito dal percorso relativo a GNOME:
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$ xinit /usr/bin/gnome-session
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{{Tip|Istruzioni avanzate sulla installazione e configurazione di GNOME possono essere reperite nel wiki relativo a [[Gnome]].}}
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Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop GNOME, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le [[General Recommendations_(Italiano) | raccomandazioni generali]], o il resto delle informazioni qui di seguito.
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=====Eye Candy=====
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Per impostazione predefinita, GNOME non viene fornito con molti temi e icone. Si potrebbe desiderare di installare alcune artwork più interessanti per GNOME:
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Un buon tema gtk (gui widget, inclusi temi) è il motore murrine. Lo potete installare con:
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# pacman -S gtk-engine-murrine
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Mentre per ulteriori temi opzionali:
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# pacman -S murrine-themes-collection
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Una volta installato lo potete selezionare da Sistema -> Preferenze -> Apparenze -> scheda temi.
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Il repository di  Arch Linux contiene ulteriori temi e motori che potrebbero piacervi. Potete installarli e confrontarli personalmente:
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# pacman -S gtk-engines gtk-aurora-engine gtk-candido-engine gtk-rezlooks-engine
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Potete trovare altri temi, icone, e sfondi su [http://www.gnome-look.org GNOME-Look].
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===== Ulteriori Personalizzazioni=====
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Consultate la pagina wiki di [[GNOME_(Italiano)| Gnome]] per ulteriori dettagli , come ad esempio [[GNOME_(Italiano)#Abilitare_l.27accesso_senza_password_in_gnome.28eliminare_la_richiesta_della_password_in_GDM.29 | Abilitare l'accesso senza password in gnome]] funzionalità per gli utenti e altre informazioni utili.
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====KDE SC====
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=====Riguardo a KDE=====
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Il '''K''' '''D'''esktop '''E'''nvironment. KDE è un potente ambiente grafico Free Software per sistemi GNU/Linux e Unix che unisce facilità d'uso, funzionalità e grafica straordinaria.
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=====Installazione=====
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Si può scegliere tra due versioni di KDE, dopodiché potete continuare leggendo '''[[#Demoni consigliati per KDE|Demoni consigliati per KDE]]''':
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1. Il pacchetto '''kde''' che risiede nel repository [extra] corrisponde alla versione ufficiale e completa di KDE 4.x.x vanilla.
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Installazione base di KDE:
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# pacman -S kdebase-workspace
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Installazione completa del Desktop Environment:
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# pacman -S kde
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''oppure''
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# pacman -S kde-meta
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{{note | Ulteriori informazioni sulla differenza tra i pacchetti '''kde''' e '''kde-meta''' possono essere reperite nell'articolo [[KDE_Packages|Pacchetti di KDE]].}}
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2. Infine, '''[[KDEmod_(Italiano)|KDEmod]]''' (ovvero [http://kdemod.ath.cx/ The Chakra Project]) è un progetto esclusivo di Arch Linux tenuto dalla comunità, modificato per avere grandi prestazioni e modularità. KDEmod è estremamente veloce, leggero e reattivo, con tema gradevole e personalizzabile. Viene installato KDE4, ma è possibile in alternativa  installare KDE3.
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Istruzioni avanzate su come installare e configurare KDE si trovano nell'articolo [[KDE (Italiano)|KDE]].
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[[Gamin_(Italiano)|Gamin]], è una implementazione per il controllo dell'alterazione dei file, che nasce dal progetto ''fam'', oramai obsoleto. '''Gamin''' è molto più attivo e sviluppato di '''fam''', e sarà utile per riflettere in tempo reale i cambiamenti nel file-system.
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Lo potete installare con:
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# pacman -S gamin
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=====Demoni consigliati per KDE=====
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Si ricorda che un '''daemon''' (demone) è un programma che viene eseguito in background e rimane in attesa di eventi particolari per offrire i servizi richiesti.
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Attualmente KDE richiede ancora il demone '''hal''' ('''H'''ardware '''A'''bstraction '''L'''ayer) per un ottimale funzionamento. Il demone hal, tra le altre cose, aiuterà a automatizzare il montaggio di dischi, unità ottiche e unità USB per l'uso nella GUI. il pacchetto ''hal'' viene installato come dipendenza di ''KDE'', ma deve essere esplicitamente invocato per poterlo utilizzare.
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Se lo desiderate, potete utilizzare il demone '''kdm''' che è il '''K''' '''D'''isplay '''M'''anager, il quale fornisce un '''Login grafico'''.
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Inizializzare hal:
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# /etc/rc.d/hal start
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{{Note | Il demone HAL avvia automaticamente ''dbus'' e in teoria non sarebbe necessario specificarlo tra i demoni in avvio. Tuttavia, molti utenti hanno segnalato un errato comportamento di networkmanager se ''dbus'' non viene specificamente inserito prima di ''hal'' nella stringa relativa ai DAEMONS.}}
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Modificare il file {{filename|/etc/rc.conf}}:
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# nano /etc/rc.conf
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Aggiungere '''dbus''' e '''hal''' nella sezione DAEMONS, per poterlo avviare durante la fase di  boot. Se desiderate avere un login grafico aggiungete '''kdm''' alla fine dei demoni:
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DAEMONS=(syslog-ng '''dbus hal''' networkmanager alsa crond '''kdm''')
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{{Note|Se avete optato per installare KDEmod3 invece del normale KDE, usate '''kdm3''' al posto di '''kdm'''.}}
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 +
*Questo metodo avvierà il sistema in runlevel 3, ({{filename|/etc/inittab}} predefinito, modalità multi-utente), e avvierà KDM come un demone.
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 +
*Alcuni utenti preferiscono usare un metodo alternativo per avviare il login grafico come KDM al boot, utilizzando {{filename|/etc/inittab}} per avviare il sistema come runlevel 5. Consultare [[Display_Manager_(Italiano)|Display Manager]] per maggiori informazioni.
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{{tip| Si fa notare che il metodo di avvio tramite {{filename|/etc/inittab}} a volte è consigliato in caso di errori e malfunzionamenti di KDM, come il ritorno al display manager dopo il login.}}
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*Se invece preferite optare per un login nella '''console''' con un runlevel 3, e avviare manualmente X, allora levate il demone '''kdm''', oppure commentatelo con il simbolo ( ! ) in tal modo non verrà avviato.
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Ora potete avviare il server X come un normale utente tramite il comando:
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$ startx
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oppure
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$ xinit
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{{Tip|Istruzioni avanzate sulla installazione e/o configurazione di KDE possono essere trovate nell'articolo [[KDE (Italiano) | KDE]].}}
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Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop KDE, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le [[General Recommendations_(Italiano) | raccomandazioni generali]], o il resto delle informazioni qui di seguito.
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=====Eye candy=====
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Al contrario di GNOME, KDE ingloba già molti abbellimenti per avere una esperienza deskotp più gradevole, grazie all'uso di '''Plasma''', che è già parte integrante dell'ambiente desktop, inoltre offre effetti grafici stile '''Compiz'''.
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Ulteriori plasmoidi per plasma li potete avere installando il metapacchetto:
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# pacman -S kde-meta-kdeplasma-addons
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Temi di Arch per KDE si trovano invece nel pacchetto:
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# pacman -S archlinux-themes-kde
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====Xfce====
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=====Riguardo a Xfce=====
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Xfce è un ambiente desktop (DE), tipo GNOME o KDE. Contiene una serie di applicazioni come: un'applicazione root window, un window manager, un file manager, un pannello, etc. Xfce è scritto utilizzando il toolkit GTK2 e contiene un proprio ambiente di sviluppo (librerie, demoni, etc.) simile agli altri grandi DE. Diversamente da GNOME o KDE, Xfce è leggero e progettato più sul modello di CDE che su quello di Windows o Mac. Ha un ciclo di sviluppo molto più lento, ma è molto stabile ed estremamente veloce. Xfce è ottimo per sistemi hardware più vecchi.
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=====Installazione=====
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Installare xfce con
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# pacman -S xfce4
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Se si vuole installare anche temi ed extras :
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#pacman -S xfce4-goodies murrine-themes-collection
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Istruzioni avanzate per l'installazione e la configurazione di Xfce si trovano nell'articolo [[Xfce (Italiano)|Xfce]].
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{{nota| '''xfce4-xfapplet-plugin''' (un plugin che permette l'uso di applet di GNOME nel pannello di Xfce4) fa parte del gruppo di '''xfce4-goodies''' e dipende da gnome-panel, che a sua volta dipende da '''gnome-desktop'''. Questo è un fattore da considerare prima di installare, dato che rappresenta un significativo numero di dipendenze extra.}}
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Se non volete installare il pacchetto '''xfce4-xfapplet-plugin''', potete installare '''xfce4-goodies''' in questo modo
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# pacman -S murrine-themes-collection $(pacman -Sgq xfce4-goodies | egrep -v xfce4-xfapplet-plugin)
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Per installare le icone di menu predefinite:
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# pacman -S gnome-icon-theme
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Se riscontrate degli errori con dbus-launch allora dovreste considerare di dover installare il dovuto pacchetto:
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# pacman -S dbus
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Se desiderate visualizzare 'Trucchi & Consigli' al login, allora installate il pacchetto '''fortune-mod''':
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# pacman -S fortune-mod
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=====Demoni consigliati per XFCE=====
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Si ricorda che un '''daemon''' (demone) è un programma che viene eseguito in background e rimane in attesa di eventi particolari per offrire i servizi richiesti.
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 +
Alcuni utenti preferiscono usare il demone '''hal'''. Il demone '''hal''',  tra le altre cose, aiuterà a automatizzare il montaggio di dischi, unità ottiche e unità USB per l'uso nella GUI. Il pacchetto ''hal'' è installato come una dipendenza con XFCE, ma deve essere invocata per diventare utile.
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{{Note|Il demone FAM (File Alteration Monitor) è considerato obsoleto; usare [[Gamin]] al suo posto, se possibile. Gamin è una re-implementazione delle specifiche di FAM. E' generalmente considerato più affidabile, inoltre è più recente, più sviluppato e seguito, non ha bisogno di essere configurato e aggiunto a {{filename|/etc/rc.conf}}, poichè si avvia in background automaticamente}}
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# pacman -S gamin
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Conrollare che Hal sia installato
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# pacman -Qs hal
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Inizializzare il demone hal :
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# /etc/rc.d/hal start
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 +
{{Note|Il demone HAL avvia automaticamente ''dbus'' e in teoria non sarebbe necessario specificarlo tra i demoni in avvio. Tuttavia, molti utenti hanno segnalato un errato comportamento di networkmanager se ''dbus'' non viene specificamente inserito prima di ''hal'' nella stringa relativa ai DAEMONS.}}
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Modificare la sezione DAEMONS in {{filename|/etc/rc.conf}}:
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# nano /etc/rc.conf
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Aggiungere '''hal''' nella stringa DAEMONS  per far in modo che si avvi al boot.
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{{Tip|Istruzioni avanzate sulla installazione e configurazione di GNOME possono essere reperite nel wiki relativo a [[Xfce_(Italiano)|Xfce]].}}
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Se desiderate avere un login grafico consultate il wiki [[Display_Manager_(Italiano)|Display Manager]]. Altrimenti puoi effettuare il login in via console ed eseguendo:
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  $ startxfce4
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Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop XFCE, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le [[General Recommendations_(Italiano) | raccomandazioni generali]], o il resto delle informazioni qui di seguito.
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====LXDE====
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=====Riguardo a LXDE=====
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LXDE, (che sta per ''L''ightweight ''X''11 ''D''esktop ''E''nvironment), è un nuovo progetto che la scopo di fornire un ambiente desktop moderno, che sia leggero, veloce, intuitivo e funzionale, utilizzando poche risorse di sistema. LXDE è leggermente diverso dagli altri ambienti desktop, in quanto ogni componente di LXDE è un'applicazione indipendente, e ognuna può essere facilmente sostituita da altri programmi. Questa architettura modulare elimina tutte le dipendenze non necessarie e fornisce una maggiore flessibilità. Maggiori dettagli e screenshot dimostrativi sono disponibili all'indirizzo: http://lxde.org
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LXDE fornisce:
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# un gestore delle finestre OpenBox
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# un File Manager PCManFM
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# un pannello di sistema LXpanel
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# un gestore delle sessioni LXSession
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# lo strumento per la gestione dei temi GTK+ LXAppareance
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# un visualizzatore di immagini GPicView
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# un semplice editor di testo Leafpad
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# un gestore di archivi XArchiver
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# lo strumento per la gestione delle reti, con supporto anche alle connessioni Wireless, LXNM (ancora in fase di sviluppo).
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Questi strumenti leggeri e versatili combinano rapidità di configurazione, modularità e semplicità.
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=====Installazione=====
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Installa LXDE tramite il comando:
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# pacman -S lxde gamin
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Il demone '''FAM''' (File Alteration Monitor) è considerato obsoleto; usare [[Gamin_(Italiano)|Gamin]] al suo posto, se possibile. '''Gamin''' è una re-implementazione delle specifiche di FAM. E' generalmente considerato più affidabile, inoltre è più recente, più sviluppato e seguito, non ha bisogno di essere configurato e aggiunto a {{filename|/etc/rc.conf}}, poichè si avvia in background automaticamente.
 +
 +
Aggiungere:
 +
exec startlxde
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al proprio file {{filename| ~/.xinitrc}} e avviare la sessione con il comando ''startx'' o ''xinit''
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*In caso riscontriate problemi con Policykit o lanciando '''nm-applet''', utilizzate il seguente comando al posto del precedente:
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exec ck-launch-session startlxde
 +
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Maggiori informazioni sono disponibili presso l'articolo su [[LXDE_(Italiano)|LXDE]] nel wiki.
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Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop LXDE, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le [[General Recommendations_(Italiano) | raccomandazioni generali]], o il resto delle informazioni qui di seguito.
 +
 +
====Gestori delle finestre====
 +
 +
Di seguito viene spiegata l'installazione dei principali gestori di finestre (WM), che, opportunamente configurate , possono essere utilizzate come un ambiente desktop completo.
 +
{{tip|Se volete utilizzare un gestore grafico per la sessione, leggero e slegato da un ambiente desktop, si consideri l'utilizzo di [[SLiM_(Italiano)|SLiM]].}}
 +
 +
=====Fluxbox=====
 +
Fluxbox © è un altro windowmanager per X.
 +
E' basato sul codice di Blackbox 0.61.1. Fluxbox assomiglia a blackbox e può gestire stili, colori, posizione di finestre e cose simili esattamente come blackbox (ha compatibilità al 100% con stili e temi).
 +
 +
Installa Fluxbox usando
 +
pacman -S fluxbox fluxconf
 +
 +
Se state utilizzando un gestore del login grafico come gdm/kdm, allora verrà automaticamente aggiunta una nuova sessione per avviare Fluxbox. In caso contrario sarà necessario modificare il proprio {{filename|.xinitrc}} e aggiungere il seguente comando:
 +
exec startfluxbox
 +
Successivamente sarà possibile avviare la sessione con {{codeline|startx}}.
 +
Sono disponibili maggiori informazioni in [[Fluxbox_(Italiano)|Fluxbox]].
 +
 +
=====Openbox=====
 +
 +
Openbox è un window manager aderente agli standard, veloce, leggero ed estensibile.
 +
 +
Openbox lavora con le tue applicazioni, e rende più facile la gestione del tuo desktop. Questo perchè l'approccio al suo sviluppo è stato l'esatto opposto di quello che sembra essere lo standard per i gestori di finestre. Openbox è stato scritto prima di tutto per essere aderente agli standard e lavorare a dovere. Solo quando questi requisiti sono stati soddisfatti, gli sviluppatori si sono concentrati sull'interfaccia.
 +
 +
Openbox è perfettamente funzionale come unico ambiente di lavoro, o può essere usato come un rimpiazzo per i gestori di finestre predefiniti in GNOME o KDE.
 +
 +
Si Installi openbox usando
 +
# pacman -S openbox
 +
Se si desidera avere degli strumenti di configurazione addizionali, si installi:
 +
# pacman -S obconf obmenu
 +
 +
Una volta che openbox è stato installato riceverai l'avviso di spostare {{filename|menu.xml}} e {{filename|rc.xml}} in {{filename|~/.config/openbox}} nella tua cartella home.
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 +
# su - ''yourusername''
 +
$ mkdir -p ~/.config/openbox/
 +
$ cp /etc/xdg/openbox/rc.xml ~/.config/openbox/
 +
$ cp /etc/xdg/openbox/menu.xml ~/.config/openbox/
 +
 +
Nel file '''rc.xml''' puoi cambiare diversi impostazioni per Openbox (oppure puoi usare OBconf). In '''menu.xml''' puoi cambiare il menu che compare con il click del tasto destro.
 +
 +
Se utilizzate un gestore della sessione grafico come KDM/GDM avrete come la relativa voce nel menu per avviare Openbox, oppure potete avviarlo tramite il comando {{codeline|startx}}, in quest'ultimo caso dovrete modificare il vostro file {{filename|~/.xinitrc}} (come utente normale) e aggiungere quanto segue:
 +
 +
exec openbox-session
 +
 +
Se si pensa di utilizzare '''dbus''' (che è richiesto da ''hal'') allora bisogna modificare il file {{filename|~/.xinitrc}} in questo modo:
 +
 +
exec dbus-launch --exit-with-session openbox-session
 +
 +
Si può anche avviare openbox dalla console utilizzando '''xinit''':
 +
$ xinit /usr/bin/openbox-session
 +
Openbox può anche essere usato come window manager di GNOME, KDE e Xfce.
 +
 +
Programmi utili per openbox sono:
 +
* PyPanel, Tint2, or LXpanel se vuoi un pannello
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* feh se vuoi impostare lo sfondo
 +
* ROX se vuoi un filemanager semplice e le icone sul desktop
 +
* PcmanFM un altro leggero e versatile file manager (comprende anche la funzione per le icone sul desktop)
 +
* iDesk (reperibile su [[AUR]]) per aggiungere la funzionalità delle icone sul desktop
 +
* Graveman un programma per masterizzare CD o DVD
 +
 +
{{Tip | Ulteriori informazioni sono disponibili nel wiki [[Openbox (Italiano) | Openbox]].}}
 +
 +
====FVWM2====
 +
 +
'''FVWM''' (F Virtual Window Manager) è un manager di desktop virtuali per X estremamente potente e conforme alle specifiche ICCCM. Lo sviluppo è attivo, e il supporto è eccellente.
 +
 +
Installa fvwm2 con
 +
# pacman -S fvwm
 +
 +
In questo modo si ottiene la versione ufficiale di fvwm2. In alternativa se si desidera usufruire di alcune caratteristiche avanzate, si può installare una versione patchata da [[AUR (Italiano)|AUR]] (vedere il pacchetto [http://aur.archlinux.org/packages.php?ID=7195 fvwm-patched]) o reperirlo dal deposito Archlinuxfr (vedere [[Unofficial user repositories]]) usando pacman:
 +
# pacman -S fvwm-patched
 +
 +
Se state già utilizzando un gestore grafico della sessione come Kdm/Gdm allora avrete già implementato automaticamente nel proprio menu una voce per avviare la sessione con fvwm. In caso contrario aggiungete:
 +
exec fvwm2
 +
 +
al proprio file {{filename|.xinitrc}}.
 +
 +
{{nota|Se volete utilizzare un gestore grafico per la sessione alternativo, leggero e slegato da un ambiente desktop, si consideri l'utilizzo di [[SLiM_(Italiano)|SLiM]].}}
 +
 +
Il primo avvio di [[FVWM_(Italiano)|FVWM2]] risulterà senza una configurazione. Tuttavia, cliccando col tasto sinistro sul desktop, è possibile accedere al menu di configurazione di FVWM e poter scegliere anche quali moduli devono essere caricati. Si possono ottenere ulteriori configurazioni, o controllare le proprie sul sito http://www.box-look.org. Si consideri anceh la possibilità di sfruttare il [http://fvwm.lair.be forum] di FVWM per un ulteriore supporto.
 +
 +
Le applicazioni più comuni sono simili a quelle suggerite per [[Openbox (Italiano)|Openbox]] o [[Fluxbox (Italiano)|Fluxbox]].
 +
 +
====Tilling WMs====
 +
 +
Tilling è un termine dal mondo della interfacce grafiche. Si intende la disposizione delle finestre affiancate una accanto all'altra, senza sovrapposizioni, detto anche a "piastrelle". Oltre ai gestori di finestre, ci sono anche diversi Tilling window manager disponibili. Questo tipo di gestore di finestre può essere descritto come in grado di rendere l'utilizzo più esteso della tastiera, meno (o no) dipendenza dal mouse, e il controllo finestra tramite layout predefiniti. Le finestre sono solitamente ridimensionati e posizionati in modo da non sovrapporsi, potenzialmente massimizzare lo spazio.
 +
 +
Ecco alcuni dei più popolari Tiling WMS, in ordine alfabetico:
 +
 +
* [[Awesome3_(Italiano)|Awesome]]
 +
* [[dwm]]
 +
* [[Musca]]
 +
* [[wmii]]
 +
* [[Xmonad]]
 +
 +
Maggiori informazioni possono essere trovate nella pagine [[Comparison of Tiling Window Managers | confronto fra i vari Tiling Windows Manager]].
 +
 +
==Multimedia==
 +
 +
===Usare programmi 32bit sui sistemi 64bit===
 +
 +
Su un sistema 64bit (Arch x86_64), alcuni programmi come ad esempio skype non sono presenti per questa architettura, ma è possibile installarli utilizzando le ''lib32'' apposite. A tal supporto è stato creato un repository che racchiude tutte le lib32 necessarie a molti programmi per girare su un sistema 64 bit. Questo deposito contiene anche programmi come '''skype''', '''wine''' e '''flashplugin'''.
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 +
Editate il file {{filename|/etc/pacman.conf}}, aggiungendo la seguente stringa alla lista dei vari repository:
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[multilib]
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Include = /etc/pacman.d/mirrorlist
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 +
Successivamente aggiornate la lista con il comando:
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# pacman -Syy
 +
 +
{{nota| Il pacchetto ''flashplugins'' contenuto in questo deposito non è nativo per i sistemi a 64 bit, ma è la sua versione a 32bit che utilizza ''nspluginwrapper'' per poter funzionare. Se non volete utilizzare questo metodo si consiglia di prendere in considerazione l'installazione di soluzioni open come '''gnash''' o '''lightspark'''. Il pacchetto lightspark e reperibile su [[http://aur.archlinux.org/packages.php?O=0&K=lightspark AUR]].}}
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 +
===Codec, plugins e supporto Java===
 +
I codec multimediali, plugins e il supporto a Java , possono essere installati tramite i seguenti pacchetti:
 +
 +
# pacman -S mplayer gecko-mediaplayer xine-lib xine-ui libdvdread libdvdcss alsa-oss flashplugin jre
 +
Si ricorda di controllare se è legalmente utilizzabile l'uso di libdvdcss nella vostra regione, prima di installarlo.
 +
 +
{{Warning | Se avete installato un sistema '''Arch Linux x86_64''', dovete tenere presente che allo stato attuale il pacchetto '''Flashplugin''' ha una [http://www.adobe.com/support/security/advisories/apsa10-01.html vulnerabilità critica]  nella versione 10.0.45.2 che è stata corretta nella versione 10.1.53.64. Sfortunatamente, Adobe ha rilasciato questa versione solo per i686 poiché lo sviluppo per [http://labs.adobe.com/technologies/flashplayer10/64bit.html x86_64 è stato attualmente bloccato]. Si è deciso di rimuoverlo dai repository ufficiali.
 +
Si suggerisce di usare delle alternative open per eseguire flash su un sistema x86_64 (ad esempio '''gnash''' o '''lightspark''') oppure utilizzare la versione 32bit di flashplayer (vedere [[Beginners'_Guide_(Italiano)#Usare programmi 32bit sui sistemi 64bit|Usare programmi 32bit sui sistemi 64bit]]). In alternativa di scaricare l'ultima versione contenente la vulnerabilità da [http://schlunix.org/archlinux/extra/os/x86_64/flashplugin-10.0.45.2-1-x86_64.pkg.tar.gz qui] ed usare l'estensione flashblock per firefox e chromium. Scaricato il pacchetto va installato con:
 +
# pacman -U flashplugin-10.0.45.2-1-x86_64.pkg.tar.gz
 +
}}
 +
 +
==Delucidazioni & Ulteriori Informazioni==
 +
Ulteriori informazioni e supporto possono essere trovati all'[http://www.archlinux.it  homepage italiana di arch] ,nell'[http://www.archlinux.org  homepage ufficiale di arch], nei [http://www.archlinux.it/forum  forum italiano] e [http://bbs.archlinux.org  forum inglese ] , nei canali irc di Arch e nelle mailing list.
 +
 +
Al pari delle indicazioni di questa guida, può essere altrettanto utile la [http://wiki.archlinux.org/index.php/Official_Arch_Linux_Install_Guide_(Italiano) Guida ufficiale di installazione di Arch Linux]. Inoltre, è disponibile una [http://www.archlinux.org/static/docs/arch-install-guide.html copia stampabile]
 +
 +
==Applicazioni Utili==
 +
Per una lista di applicazioni utili, vedere [[Useful Applications (Italiano)|qui]].
 +
 +
=Appendice=
 +
Vedere [[General Recommendations (Italiano)|Appendice alla Beginner's Guide]]

Revision as of 11:27, 31 August 2010

Hi, I'm an Arch-Linux user, moderator of the Arch Italian Forum and manager of the Arch Wiki Italian Traslators, a team which aims to translate, monitor, upgrade and align the italian wiki to the English wiki. This page was created for my personal notes and "translation in progress"


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Allineamento e Revisione Guida per Principianti

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Prefazione

Tutto ciò che avete sempre voluto sapere sull' installazione di Arch, ma non avete mai osato chiedere

Benvenuto. Questa pagina vi guiderà nel processo di installazione e configurazione di Arch Linux, un sistema operativo UNIX-like (basato su GNU/Linux). Questa guida, pur essendo indirizzata ai nuovi utenti Arch, si propone come solido punto di riferimento e fonte di informazioni per chiunque.

Caratteristiche principali di Arch Linux

  • Design e filosofia improntati alla semplicità
  • Pacchetti precompilati sia per architetture i686 che per architetture x86_64
  • Script di avvio BSD-style, con un file di configurazione centralizzato
  • mkinitcpio: un semplice e dinamico generatore di initramfs
  • Un gestore di pacchetti, pacman, veloce, scritto in C, leggero e agile, con un uso di memoria davvero modesto
  • Sistema altamente personalizzabile in quanto assemblato pezzo per pezzo dall'utente
  • Modello di aggiornamento Rolling Release
  • Un sistema di pacchettizzazione ports-like (ABS - Arch Build System) che rende facile ottenere dal sorgente un pacchetto binario da installare e/o da condividere su AUR
  • Un repository di script (AUR - Arch User Repository) per compilare pacchetti, condivisi da utenti Arch

Arch Linux richiede una certa dose di conoscenze sulla configurazione e sulla metodologia dei sistemi UNIX-like e per questa ragione sono state incluse delle informazioni aggiuntive.

Così come è stata concepita, questa guida concentrerà l'attenzione su alcuni punti ritenuti particolarmente utili; per approfondire si può utilizzare il Wiki di Arch Linux o il forum di Arch Linux. Una lettura interessante è Il metodo Arch, che delinea i principi fondamentali della distribuzione Arch Linux.

Per chi si avvicina per la prima volta a un sistema GNU/Linux si consiglia qualche lettura sul sistema in generale. Il testo più completo in lingua italiana è Appunti di informatica libera. Una buona documentazione sui sistemi GNU/Linux è reperibile sul sito del PLUTO Project in italiano (The Linux Documentation Project in inglese).

DON'T PANIC!

Un sistema Arch Linux è costruito dall'utente, partendo da semplici strumenti a riga di comando. Diversamente da altre distribuzioni, non vi sono ambienti di default né configurazioni imposte all'utente. Dalla riga di comando si aggiungeranno pacchetti dai repository Arch usando pacman e si procederà alla configurazione manuale dell'installazione, fino a che il sistema sarà adattato alle proprie esigenze. Questo permette la massima flessibilità, scelta, e controllo delle risorse occupate dal sistema. Dato che è l'utente che lo costruisce, egli conoscerà perfettamente i pregi e i difetti del proprio sistema, e acquisterà familiarità con quello che c'è sotto l'involucro.

Il sistema Arch Linux viene configurato editando file di testo, non ci sono utilità grafiche preinstallate e quindi la progettazione e personalizzazione del proprio sistema è fatta a mano. Arch Linux è destinato all'utente competente di GNU/Linux o all'utente disposto ad investire del tempo per imparare i meccanismi del sistema.

Licenza (in inglese)

Arch Linux, pacman, documentation, and scripts are copyright ©2002-2007 by Judd Vinet, ©2007-2010 by Aaron Griffin and are licensed under the GNU General Public License Version 2.

Il metodo Arch

Il principio su cui Arch si basa è "mantenersi semplice" (KISS, Keep It Simple Stupid).

Da notare che, in questo contesto, "semplice" non significa né "facile" né "amichevole", ma piuttosto "senza inutili aggiunte, modifiche o complicazioni". In breve, un approccio elegante e minimalistico.

  • "Semplice" è definito da un punto di vista tecnico, non dell'usabilità. È meglio essere tecnicamente eleganti, con un'alta curva di apprendimento, che facili da usare ma tecnicamente schifosi" - Aaron Griffin
  • "La parte straordinaria [del mio metodo] sta nella sua semplicità...Ho sempre pensato che un metodo semplice è un metodo giusto." - Bruce Lee
  • Il rasoio di Occam: Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem cioè "Non moltiplicare gli elementi più del necessario". Il termine rasoio si riferisce all'atto di grattare via le assunzioni non strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno.
Nota: Seguire questa guida è essenziale per installare con successo un sistema Arch Linux ben configurato. Leggere attentamente!
  • Si può stampare questa guida come utile prontuario per l'utente di Arch Linux.
  • Se si desidera aggiungere qualcosa a questo wiki, si prega di includere il "Perchè" e il "Come", in modo appropriato. La migliore documentazione insegna come fare ma anche il perché!
  • Il wiki di Arch è un'ottima risorsa e dovrebbe essere consultata per ogni problema prima di tutto; Sono disponibili anche IRC e i forum, nel caso in cui non fosse possibile trovare una risposta.

Benvenuto in Arch! Ora cominciamo.

Questa guida è strutturata in 4 parti principali:

Parte I: Installare il sistema di base

Parte II: Configurare e aggiornare il sistema

Parte III: Installare X e configurare ALSA

Parte IV: Installare e configurare un ambiente Desktop

Parte I: Installare il Sistema di Base

Il sistema Arch Linux di base è un sistema utilizzabile da riga di comando (senza interfaccia grafica) e composto principalmente di kernel Linux, GNU toolchain (compilatore, assembler, linker, librerie, shell e alcuni servizi utili) e alcune librerie e moduli. A questo sistema di base andranno poi aggiunte le parti che si desidera.

Il modo più semplice per installare Arch Linux consiste nell'usare il sistema live Arch Linux il quale, oltre ad essere utilizzabile come sistema di ripristino o per vari altri scopi, dispone anche dell'installatore per installare il sistema operativo nella macchina.

Step 1: Ottenere il più recente supporto per l'installazione

Dalla pagina di download è possibile scaricare la versione 2010.05 dell'immagine del sistema live.

Ci sono due tipi di immagine, la Netinstall e la Core, entrambe installano un sistema operativo Arch Linux di base. L'immagine Netinstall contiene il sistema live ma non contiene nessun pacchetto da installare. I pacchetti necessari all'installazione verranno invece scaricati tutti da internet durante l'installazione stessa, ottenendo in questo modo un sistema già completamente aggiornato; consigliato per chi ha una connessione veloce ed è capace di configurarla da riga di comando (una scheda di rete in una LAN si configura facilmente, una scheda wifi o un modem ADSL USB possono presentare difficoltà). L'immagine Core contiene sia il sistema live che i pacchetti per installare il sistema di base, aggiornati però alla data di rilascio del supporto d'installazione (quindi il sistema appena installato sarà già da aggiornare). Consigliato a chi vuole installare subito il sistema, in assenza di collegamento a Internet.

Ognuna delle due versioni è poi disponibile come immagine ISO da masterizzare su cd/dvd, o da scrivere su memoria flash USB.

Si ricorda che Arch Linux è disponibile anche per le architetture x86_64 per i processori che lo supportano. Per maggiori informazioni circa Arch64 consultate l'apposita pagina di Arch64 Faq.

Installare da una distro Gnu/Linux preesistente

Arch è così flessibile da poter essere installata su di un'altra partizione direttamente "dall'interno" di una installazione già esistente o da un Live CD. Consultare questo articolo del wiki per conoscere la procedura. Questa possibilità si dimostra particolarmente interessante per installazioni remote tramite vnc o ssh.

Installer su CD

Masterizzare l'immagine .iso su un CD o DVD col proprio programma preferito, e procedere con Avviare l'installer Arch Linux.

Template:Box Note

Installer su Memoria Flash USB

Potete consultare il wiki "Installazione da USB e supporti Flash" per maggiori dettagli.

Questo metodo è valido per qualsiasi tipo di supporti flash da cui il vostro BIOS vi permetta il boot, sia esso un card reader o una porta USB.

Warning: Verranno distrutti tutti i dati e le partizioni presenti nel vostro supporto.

Metodo su UNIX:

Inserire un dispositivo flash vuoto (ne basta uno da 512MB), determinare il percorso (/dev/sdx), assicurarsi che le partizioni presenti nel dispositivo siano smontate e scrivere l'immagine tramite il comando Template:Codeline:

# dd if=archlinux-2010.05-{core|netinstall}-{i686|x86_64|dual}.iso of=/dev/sdx

dove if= è il percorso del file immagine (in formato .iso) e of= è il file di dispositivo del vostro supporto flash. Assicurarsi di usare /dev/sdx (l'intero dispositivo) e non /dev/sdx1 (una sua partizione). In questo modo la tabella delle partizioni del dispositivo verrà sovrascritta, quindi tutti i dati precedentemente presenti nel vostro dispositivo di memoria flash verranno persi.

Controllo md5sum (opzionale):

Annotare il numero di blocchi letti e scritti, quindi eseguire il seguente controllo:

dd if=/dev/sdx count=number_of_records status=noxfer | md5sum

Il risultato dovrebbe essere identico a quello restituito dal md5sum usato sull'immagine CD scaricata, ed entrambi dovrebbero concordare con quello presente nel file md5sum reperibile nel sito Internet della distribuzione. Di seguito un esempio della procedura:

$ [sudo] dd if=archlinux-2010.05-core-i686.iso of=/dev/sdc
744973+0 records in
744973+0 records out
381426176 bytes (381 MB) copied, 106.611 s, 3.6 MB/s
$ [sudo] dd if=/dev/sdc count=744973 status=noxfer | md5sum
4850d533ddd343b80507543536258229  -
744973+0 records in
744973+0 records out

Metodo su Windows:

Scaricare Disk Imager da qui. Inserire la memoria. Avviare Disk Imager e selezionare il file immagine. Selezionare la lettera corrispondente al flash drive. Cliccare su "Write".

Continuare con Step 2: Avviare l'Arch Linux Installer

Step 2: Avviare l'installer

Inserire il CD oppure il supporto flash e avviare il pc. A seconda delle impostazioni del BIOS, il computer potrebbe avviare automaticamente il sistema su CD, USB o card reader, oppure potrebbe essere necessario premere un tasto (generalmente Template:Keypress, oppure Template:Keypress,Template:Keypress,Template:Keypress o Template:Keypress) durante l'accensione o cambiare direttamente l'ordine di avvio nel bios.

Tip: I requisiti minimi per una installazione di base sono: *128 MB RAM x86_64/i686 (con tutti i pacchetti selezionati e con una partizione di swap) sia se si installa Arch dalla versione CORE, che dalla NETINSTALL.

Dal menu di avvio scegliere «Boot Archlive». Se si presentano problemi relativi al disco rigido, riavviare e scegliere invece «Boot Archlive [legacy IDE]».

Per modificare le opzioni di boot, premere Template:Keypress ed editare le linee. È possibile cambiare la risoluzione dello schermo, per un output più leggibile durante l'installazione:

vga=773

aggiungerlo alla fine della riga del kernel, così da avere una risoluzione di 1024x768. Premere Template:Keypress per procedere nel boot.(avvio)

Il sistema live si avvierà e presenterà una schermata di login nella console virtuale numero 1. Sono disponibili sei console virtuali identificate da vc/1 a vc/6, ed è possibile spostarsi dall'una all'altra premendo una combinazione di tasti da Template:Keypress+Template:Keypress ad Template:Keypress+Template:Keypress.

Login e Cambio della mappatura della tastiera

Loggarsi come 'root'.

Inizialmente è attiva la mappatura dei caratteri per una tastiera inglese. Per impostare la tastiera italiana scrivere:

# km

e scegliere la mappatura i386/qwerty/it.map.gz. La scelta del font per la console si può tralasciare (<skip>).

In alternativa a km, si può usare direttamente il comando

# loadkeys it

Documentazione

Questa guida è disponibile in inglese sul sistema live. Aprire il terminale virtuale 2 premendo Template:Keypress+Template:Keypress e digitare:

# less /usr/share/aif/docs/official_installation_guide_en

Per tornare al terminale virtuale 1 e proseguire l'installazione premere Template:Keypress+Template:Keypress. In qualunque momento dell'installazione si potrà tornare al terminale virtuale 2 per consultare la guida.

Tip: Si prega di notare che la guida ufficiale riguarda solo l'installazione e la configurazione del sistema di base. Una volta che è installato, si consiglia vivamente di tornare a consultare il wiki per saperne di più sulla procedura post-installazione e altre questioni connesse.

Step 3: Iniziare l'installazione

Per far partire l'installazione:

# /arch/setup

A: Selezionare una fonte di installazione

Dopo una schermata di benvenuto, verrà richiesta una fonte da cui installare. Scegliere quella appropriata al tipo di installazione che si sta eseguendo.

  • Se si sceglie l'installazione da CORE, continuare più sotto con B: Impostazione Orologio.
  • Solo per l'installazione netinstall: si verrà indirizzati a caricare i driver ethernet manualmente, se opportuno. Udev è molto efficace a caricare i moduli necessari, così questo passo dovrebbe essere portato a termine automaticamente. La verifica può essere fatta con il comando ifconfig -a da vc/3. (Selezionare OK per continuare.)

Configurare la rete (Netinstall)

Verranno mostrate le interfacce disponibili. Se un interfaccia ed il suo HWaddr (HardWare address) sono elencati, allora il relativo modulo è già stato caricato. Se l'interfaccia non compare nell'elenco si può cercare di testarla ed avviarla tramite l'installer, o manualmente tramite un'altra console virtuale.

La schermata seguente richiederà di Selezionare l'interfaccia, avviarla, oppure di Annullare. Scegliere l'interfaccia appropriata e proseguire.

L'installer richiederà se si desidera utilizzare DHCP. Scegliendo Yes, verrà eseguito dhcpcd, al fine di rilevare un gateway disponibile e richiedere un indirizzo IP; Scegliendo No, verrà richiesto l'inserimento di IP statico, netmask, broadcast, gateway DNS IP, proxy HTTP, e proxy FTP. Infine, verrà visualizzata una schermata riassuntiva per consentire la verifica della correttezza delle informazioni immesse.

Guida rapida all'(A)DSL per l'ambiente live (Se si è in possesso di un semplice modem (o di un router in modalità bridged) per connettersi al proprio ISP)

Portarsi in un'altra console virtuale premendo Template:Keypress + Template:Keypress, effettuare il login come utente root ed eseguire

# pppoe-setup

Se tutto è stato correttamente configurato, al termine si sarà in grado di connettersi al proprio ISP tramite

# pppoe-start

Ritornare alla prima console virtuale premendo Template:Keypress+Template:Keypress. Continuare con B: Impostazione Orologio

Guida rapida al wireless per l'ambiente live (Se si necessità di connessione wireless durante l'installazione)

Le utilità ed i driver wireless sono ora disponibili nell'ambiente live del supporto d'installazione. Una buona conoscenza del proprio hardware wireless sarà di importanza fondamentale per una buona riuscita dell'operazione. È da notare che la seguente procedura rapida eseguita a questo punto dell'installazione inizializzerà l'hardware di rete per un utilizzo esclusivamente all'interno dell'ambiente live. Sarà necessario ripetere questi passaggi (o un qualche altro tipo di gestione della rete wireless) una volta avviato il sistema installato in sul disco.

Da notare anche che questi passaggi sono opzionali se non si ha necessità di connessione wireless durante il processo d'installazione; le funzionalità wireless verranno comunque abilitate in seguito.

Il procedimento di base sarà:

  • Portarsi in una console virtuale libera, ad es.: Template:Keypress+Template:Keypress
  • Effettuare il login da utente root
  • (Opzionale) Identificare l'interfaccia wireless ed il modulo del driver:
# lsmod | grep -i net
  • Assicurarsi che udev abbia caricato il driver, a che il driver abbia creato un'interfaccia del kernel utilizzabile con Template:Codeline:
# iwconfig

Esempio di output:

lo no wireless extensions.
eth0 no wireless extensions.
wlan0    unassociated  ESSID:""
         Mode:Managed  Channel=0  Access Point: Not-Associated   
         Bit Rate:0 kb/s   Tx-Power=20 dBm   Sensitivity=8/0  
         Retry limit:7   RTS thr:off   Fragment thr:off
         Power Management:off
         Link Quality:0  Signal level:0  Noise level:0
         Rx invalid nwid:0  Rx invalid crypt:0  Rx invalid frag:0
         Tx excessive retries:0  Invalid misc:0   Missed beacon:0

wlan0 è l'interfaccia wireless disponibile nell'esempio.

Un esempio utilizzando l'interfaccia wlan0:

# ifconfig wlan0 up

(Ricordarsi che la propria interfaccia potrà avere nomi differenti in base al modulo (driver) ed al chipset: wlan0, eth1, etc.)

  • Se l'essid è stato dimenticato o è sconosciuto, utilizzare Template:Codeline per trovare le reti wireless nelle vicinanze.
# iwlist wlan0 scan
  • Associare la propria interfaccia wireless con l'access point che si vuole utilizzare. A seconda del tipo di crittografia (nessuna, WEP, o WPA), la procedura potrebbe essere differente. È necessario conoscere il nome della rete scelta (ESSID), ad es. 'linksys' nel seguente esempio:
  • Un esempio utilizzando una rete non-cifrata:
# iwconfig wlan0 essid "linksys"
  • Un esempio utilizzando codifica WEP e chiave esadecimale:
# iwconfig wlan0 essid "linksys" key 0241baf34c
  • Un esempio utilizzando codifica WEP e parola chiave ASCII:
# iwconfig wlan0 essid "linksys" key s:pass1
  • Utilizzando WPA, la procedura è un po' più complessa. Consultare WPA supplicant per informazioni più dettagliate e risoluzione di problemi (in alternativa si può utilizzare Netcfg):
# wpa_passphrase linksys "secretpassphrase" > /etc/wpa_supplicant.conf
# wpa_supplicant -B -Dwext -i wlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf
  • Verificare la corretta associazione con l'access point prima di proseguire:
# iwconfig wlan0
# dhcpcd wlan0
# ping -c 3 www.google.com

Ora si dovrebbe avere a disposizione una connessione funzionante. Per la risoluzione di problemi, controllare la dettagliata pagina Wireless Setup.

Il chipset wireless richiede un firmware?

Una piccola percentuale di chipset wireless richiedono un firmware, oltre al corrispondente driver. Se non si è sicuri, eseguire Template:Codeline per interrogare il log del kernel per una richiesta di firmware da parte del chipset wireless:

# dmesg | grep firmware

Esempio di output da un chipset Intel che necessita ed ha richiesto un firware al kernel all'avvio.

firmware: requesting iwlwifi-5000-1.ucode

Se non vi è output, si può concludere che il chipset wireless del sistema non richiede firmware..

Note: I pacchetti con i chipset per il wireless (per le schede che lo necessitano) sono preinstallati in Template:Filename nell'ambiente live, (su CD o supporto USB) ma dovranno essere esplicitamente installati sul sistema definitivo per fornire funzionalità wireless all'avvio! La selezione e installazione dei pacchetti è spiegata in seguito. Accertarsi di aver spuntato sia il modulo sia il firmware durante la selezione dei pacchetti! Consultare Wireless Setup se non si è sicuri riguardo l'installazione del particolare firmware per la propria scheda. Questo è un errore molto comune.

Una volta completata l'iniziale installazione di Arch, si può fare riferimento aWireless Setup per garantirsi una soluzione permanente alla configurazione del wireless sul sistema installato.

Ritornare a vc/1 con Template:Keypress+Template:Keypress. Continuare con B: Impostazione Orologio

B: Impostare l'orologio

  • UTC - Selezionare UTC se si utilizzano solo sistemi operativi UNIX-like.
  • localtime - Scegliere local se si utilizza anche un sistema Microsoft Windows.


C: Preparare il disco rigido

Warning: Partizionare un hard disk è sempre un'operazione rischiosa, e può distruggere i dati presenti in esso. Siete avvisati, è fortemente consigliato fare prima una copia di sicurezza dei dati importanti.
Warning: É stato riscontrato un Bug. Attualmente quando si sceglie il pulsante "cancel" nel menu Prepare Hard Drive, non cancellerà le operazioni da voi finora effettuate. Vedere FS#19805. Se si deve annullare l'installazione da questo menu premere Template:Keypress+Template:Keypress, per uscire del tutto dal programma di installazione e immediatamente.

Il partizionamento può essere eseguito prima di avviare l'installazione di Arch se lo si desidera, utilizzando gli strumenti disponibili come GParted o altro. Se l'unità di installazione è già stata partizionata con le specifiche desiderate, allora potete continuare consultando continuare con Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Verificate le identità dei dischi e delle partizioni correnti invocando il comando Template:Codeline con l'opzione -l (lower-case L). Aprire un'altra console virtuale Template:Keypress+Template:Keypress e dare il comando:

# fdisk -l

Prendere nota del disco(i)/partizione(i) da utilizzare durante l'installazione di Arch.

Ritornare allo script di installazione con Template:Keypress+Template:Keypress

Il menu 'Prepare Hard Drive' offre due opzioni (le prime due) per partizionare il disco rigido.

  • OPZIONE 1 : Auto-Prepare (erases the ENTIRE hard drive): cancella un intero disco, quindi è utile solo se si vuole eliminare qualunque sistema operativo e qualunque altro dato preesistente nel disco; il disco viene poi diviso in quattro partizioni:
    • partizione ext2 per la /boot da 32MB. Verrà chiesto di modificare la dimensione.
    • partizione swap da 256MB. Vi verrà chiesto di modificare la dimensione.
    • Partizione separata per / e per /home, (la dimensione può anche essere specificata). È possibile scegliere tra ext2, ext3, ReiserFS, XFS e JFS, ma nota che sia / che /home devono condividere lo stesso tipo di fs condizione necessaria per usare Auto Prepare.
Tenere bene in conto che Auto-prepare cancella completamente il disco rigido scelto. Attenzione. Leggere l'avviso presentato con molta attenzione e assicurarsi di partizionare il dispositivo corretto.
  • OPZIONE 2 : (Consigliato) Partition Hard Drives: avvia il programma cfdisk per un partizionamento manuale, più elaborato e personalizzato per le proprie esigenze.

A questo punto, gli utenti GNU/Linux più esperti che hanno familiarità con il partizionamento manuale possono anche saltare a D: Selezionare i pacchetti.

Note: Se si sta installando su dispositivi USB flash, consultare "Installing Arch Linux on a USB key".

Partizionare il Disco Rigido

Prima di procedere in un'operazione così delicata, si ritiene opportuno fornire informazioni generali riguardo le partizioni, la gerarchia di file UNIX e i filesystem. Se si conosce già la teoria, è possibile saltare alla sezione "Partizionare il disco rigido".

Le partizioni

Una partizione è una porzione del dispositivo di archiviazione (disco rigido, memoria USB Flash, disco a stato solido SSD, ecc.) che viene vista dal sistema operativo come un dispositivo separato. Il sistema più usato su personal computer prevede 3 tipi di partizione:

  1. Primaria
  2. Estesa
  3. Logica

Le partizioni primarie possono essere massimo 4. Se si desidera avere più di 4 partizioni, una partizione primaria deve essere impostata come partizione estesa, inutilizzabile per archiviare dati ma capace di contenere al suo interno le partizioni logiche.

Quando si partiziona un disco, le partizioni primarie (compresa l'eventuale partizione estesa) ricevono una numerazione da 1 a 4, mentre le eventuali partizioni logiche partono sempre dal numero 5. Se per esempio si crea una partizione primaria, una estesa e all'interno di questa due partizioni logiche, la primaria sarà sda1, l'estesa sda2 (inutilizzabile), le logiche sda5 e sda6.

La partizione Swap

La memoria di swap è uno spazio sul disco rigido (può essere un file o una partizione) che viene trattata come ram virtuale, aumentando quindi la ram totale a disposizione del sistema. Rispetto alla RAM reale, la swap è molto più lenta, di conseguenza il sistema cerca di usarla il meno possibile. In generale, su macchine fino a 512MB di RAM, una swap grande il doppio della RAM è di solito più che sufficiente. Su macchine con 1GB RAM, un gigabyte di swap è in genere sufficiente. Se si dispone di più di 1GB di RAM può essere possibile rinunciare completamente alla partizione di swap,

Note: Se si vuole usare la sospensione su disco è necessaria una swap pari almeno alla dimensione della RAM più un 10-15% (per evitare problemi legati a possibili settori danneggiati).Una partizione di swap è un settore del disco dove viene allocata la ram virtuale, consentendo al kernel di usare facilmente spazio su disco, per dati che non richiedono di essere caricati sulla RAM vera.
Schema di partizionamento e gerarchia di file

Il processo di partizionamento del disco consiste nello scegliere quante partizioni creare, con quali filesystem formattarle e per quali scopi utilizzarle, in base alle proprie abitudini, alle esigenze e ai requisiti hardware. Se desidera un sistema dual boot Arch Linux e un sistema operativo Windows si veda Windows and Arch Dual Boot.

Alcune directory che possono risiedere in partizioni separate:

/ (root) La directory radice sta in cima alla gerarchia di file nei sistemi Unix, pertanto un sistema Unix deve avere minimo una partizione e questa partizione deve contenere la directory radice. Tutti gli altri file e directory appaiono all'interno di questa directory, anche se fisicamente possono trovarsi in altre partizioni, altri dispositivi o altri computer. Soltanto le directory /bin, /dev, /etc, /lib, /proc, /sbin e i loro contenuti sono vincolate a risiedere nella stessa partizione della directory radice, perchè sono indispensabili per avviare, ripristinare, recuperare, e/o riparare il sistema anche in caso non si riesca a montare eventuali altre partizioni. Una scelta sicura per la partizione radice è Ext4.

/boot Questa directory contiene i kernel (ed eventuali immagini ramdisk associate) e i file necessari al bootloader per avviare il sistema. Contiene anche dati usati prima che il kernel esegua programmi in spazio utente. Può avere una dimensione ridotta, anche di 32MB, ma se si prevede di usare diversi kernel o di condividerla con altri sistemi operativi che installeranno i loro kernel, bisogna aumentare la dimensione in proporzione. Ext2, Ext3, Reiserfs, XFS e JFS vanno ugualmente bene dal momento che il bootloader GRUB (verrà installato più avanti) può avviare da tutti questi, di solito si tende a scegliere un filesystem di tipo Ext2 poichè privo di journaling, non indispensabile per questa partizione, e che occupa meno spazio su disco, essendo già una partizione di ridotte dimensioni.

/home Al suo interno è presente una directory per ogni utente, in cui vengono salvati i dati personali e le configurazioni personalizzate. Si può scegliere, una volta dimensionate le altre partizioni, di lasciare il resto dello spazio a questa partizione in modo che ogni utente abbia ampio spazio nella propria cartella personale; o per esempio si può creare un'altra partizione più grande per i file condivisi tra gli utenti (file scaricati, immagini, video, ecc), da montare in /media. Molto spesso gli utenti tendono a creare una partizione separata per /home, in modo da avere sempre i propri dati personali separati dalla partizione radice (/); questa metodologia trova molto consenso sia per questioni di sicurezza sia in caso di ripristino e/o formattazione del sistema, salvaguardando in questo modo i propri dati.

/usr Contiene la maggior parte delle applicazioni utente, il suo contenuto è in sola lettura (tranne in caso di aggiornamento del parco applicazioni) e può essere condiviso fra più macchine. Se si intende usare un ambiente Desktop completo (comprensivo di suite per l'ufficio, la posta, internet, ecc), è meglio prevedere almeno 6GB per questa partizione. Questa è una partizione che può crescere molto col tempo se si prevede l'installazione di molte applicazioni e giochi, è quindi da tenere in particolare considerazione lo spazio da dedicargli nel caso si decida di montare /usr in una partizione separata dalla radice (/)

/tmp I programmi che hanno bisogno di file temporanei usano questa directory. Da dimensionare a seconda degli usi (programmi per l'editing audio o video hanno bisogno di molto spazio in questa directory). I file e directory che si trovano in /tmp saranno generalmente cancellati ogni volta che il sistema viene riavviato. Da considerare che anche le compilazioni vengono spesso effettuate in /tmp per linea predefinita.

/var Contiene dati di sistema variabili, come log di sistema, l'albero ABS, dati sulle connessioni bluetooth, ecc. Il filesystem /var conterrà, fra l'altro, la cache di pacman. Mantenere i pacchetti nella cache è utile poiché consente il downgrade dei pacchetti, se necessario. Col passare del tempo la cache può crescere di dimensioni ma può essere periodicamente pulita. Dal momento che /var contiene molti file di piccole dimensioni, si può anche usare un filesystem ottimizzato apposta.

Ci sono molti vantaggi nel distribuire le directory su più partizioni invece che tenerle tutte in una sola:

  • Sicurezza: i filesystem possono essere configurati in Template:Filename come 'nosuid', 'nodev', 'noexec', 'readonly', ecc.
  • Stabilità: un utente, o un programma malfunzionante, può riempire completamente il filesystem di spazzatura se ne ha i permessi di scrittura. Programmi critici che risiedono in un filesystem differente non vengono interrotti.
  • Velocità: un filesystem su cui viene scritto di frequente può diventare frammentato. (Un buon metodo per evitare la frammentazione è assicurarsi che ogni filesystem non sia mai in pericolo di essere riempito completamente.) Filesystem separati non vengono compromessi e possono essere comunque deframmentati separatamente.
  • Integrità: Se un filesystem viene danneggiato, filesystem separati non vengono compromessi.
  • Versatilità: Condividere dati fra vari sistemi diventa più comodo usando filesystem indipendenti. Inoltre possono essere scelti tipi di filesystem differenti in base alla natura dei dati e all'utilizzo.
Quanto dovrebbero essere grandi le partizioni?

La risposta è che dipende dalle esigenze personali. Si potrebbe semplicemente creare una partizione per root e una partizione per swap, o solo una per root senza swap oppure prendere spunto dagli esempi che seguono e utilizzarli come uno schema di riferimento:

  • Il filesystem root (/) nell'esempio contiene la cartella /usr, che può espandersi considerevolmente, dipendendo da quanto software verrà poi installato. 15-20 GB possono essere sufficienti per la maggior parte degli utenti.
  • Il filesystem /var conterrà, oltre al resto, l'albero ABS e la cache di pacman. Mantenere i pacchetti di pacman "in salvo" può risultare piuttosto utile, in quanto permette di fare il downgrade dei pacchetti in caso di bisogno futuro. /var tende ad espandersi anche molto con il passare del tempo, ma è possibile svuotarlo facilmente in qualsiasi momento. Se si usa un disco SSD, si potrebbe anche installare /var su un HDD mantenendo le partizioni / e /home sull'SSD, limitando così il numero di letture e scritture sull'SSD. 6-8 GB su un sistema desktop dovrebbero bastare per /var. I server invece, tendono ad avere dei /var estremamente grossi.
  • Il filesystem /home è tradizionalmente il posto dove vengono conservati dati, downloads, e file di applicazioni multimediali, perciò su un sistema desktop è normalmente il filesystem che richiede le dimensioni più grandi. Da ricordare inoltre, che in caso di reinstallazione di Arch, tutti i dati contenuti in /home non verranno in nessun caso persi con l'utilizzo della partizione separata.
  • Uno spazio extra del 25% aggiunto ad ogni filesystem , fornirà un cuscino di sicurezza nel caso di imprevisti ed espansioni, oltre a prevenire la frammentazione.

Da quanto descritto sopra, il sistema d'esempio disporrà di ~15GB come partizione di root (/), ~7GB /var, 1GB swap, e una /home contenente lo spazio di disco rimanente.

Esempio di utilizzo di cfdisk

Cominciare creando la partizione primaria che conterrà la directory radice "/": scegliere New -> Primary e immettere la dimensione desiderata per la partizione di root. Inserire la partizione all'inizio del disco. Scegliere come tipo di partizione (alla voce Type) '83 Linux'. La partizione creata apparirà come sda1 nel nostro esempio.

Creare una partizione primaria per /var, dandole ancora come tipo '83 Linux'. Questa partizione apparirà come sda2.

Creare adesso una partizione per la swap, specificando come tipo '82 Linux swap / Solaris'. Questa partizione apparirà come sda3.

Per ultimo, creare una partizione per la /home directory. Scegliere ancora una partizione primaria di tipo '83 Linux' e impostare la dimensione desiderata. Questa partizione apparirà come sda4.

Esempio:

Name    Flags  Part Type   FS Type         [Label]         Size (MB)
-------------------------------------------------------------------------
sda1    Boot   Primary     Linux                           15440
sda2           Primary     Linux                            6256
sda3           Primary     Linux swap / Solaris             1024
sda4           Primary     Linux                          140480

Scegliere Write e digita 'yes'. Attenzione, questa operazione distruggerà i dati sul disco. Scegliere Quit per abbandonare il partizionatore. Scegliere Done per abbandonare questo menù e continuare con #Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Note: Il kernel linux attuale ha abbandonato il vecchio schema di denominazione «hdx» per i dischi rigidi ATA, in favore del più generico schema «sdx» per tutti i dischi PATA, SATA e SCSI e USB.

Impostare i filesystem nei punti di montaggio

Specificare per ogni partizione il suo punto di montaggio corrispondente alle vostre esigenze. (Si ricordi che le partizioni terminano con un numero (es: sda1). Di conseguenza, sda di per sé non è una partizione, ma piuttosto, indica l'intero disco) La prima ad essere richiesta sarà la partizione di swap. Scegliere la partizione appropriata (sda3 nell'esempio). Alla domanda se si vuole creare una partizione di swap, selezionare yes. A continuazione, scegliere dove montare la directory di root / (sda1 nell'esempio). In ultimo verrà richiesto di specificare quali tipi di file system utilizzare.

Tipi di Filesystem

Un filesystem è, detta informalmente, un meccanismo con il quale i file sono scritti e organizzati su una partizione di un dispositivo di archiviazione. Invece, con "file system" (notare lo spazio) si indica in genere una struttura gerarchica imposta alle directory di un dato sistema e al loro contenuto. I sistemi Unix-like come Arch Linux seguono il Filesystem Hierarchy Standard (FHS). Pertanto, quando viene chiesto se si desidera creare un "filesystem" su una partizione, viene chiesto se si desidera formattare la partizione e ricrearla in un "formato" a scelta (ext3, fat, reiserfs ecc.). Ma quando viene chiesto un punto di mount, si sta chiedendo dove risiederà (in quale directory) una data partizione nel "file system" (gerarchia di directory) di Arch Linux.

Non esiste il filesystem migliore in assoluto, ognuno può essere ottimizzato per un certo uso e perdere colpi per un uso differente. Di seguito è riportata una breve panoramica sui filesystem supportati.

  1. ext2 Second Extended Filesystem- È il vecchio filesystem GNU/Linux. Veloce e molto stabile, ma senza supporto al journaling. Un filesystem ext2 può facilmente essere convertito in ext3. Generalmente è una buona scelta per /boot.
  1. ext3 Third Extended Filesystem- Essenzialmente è il sistema ext2, ma col supporto per il journaling. Ext3 è completamente compatibile con Ext2, perciò si può montarlo anche con CD di ripristino molto vecchi. Estremamente stabile, maturo e di gran lunga il più usato, supportato e sviluppato da GNU/Linux FS. Leggermente più lento di ext2 ed altri filesystem.

Filesystems ad alte prestazioni:

  1. ext4 Fourth Extended Filesystem- Evoluzione di ext3, introduce numerose migliorie e abbatte i limiti di ext3 per la dimensione del singolo file e dell'intera partizione e il limite per il numero di sottodirectory. Compatibile con i bootloader GRUB(>=0.97) e GRUB2.
  1. ReiserFS (V3)- Il file system con journaling ad alte prestazioni di Hans Reiser usa un metodo di manipolazione dati molto interessante, basato su un algoritmo innovativo. ReiserFS è molto veloce e reattivo, specialmente nella gestione di molti file di piccole dimensioni. È veloce per quanto riguarda la formattazione, ma relativamente lento nel montaggio. Da considerarsi maturo e stabile, ReiserFS non è più in fase di sviluppo attivo (Reiser4 è il nuovo filesystem Reiser). In genere rappresenta una buona scelta per le partizioni /var/.
  1. JFS - è il journaling FS di IBM. JFS è piuttosto ben affermato, veloce e stabile. È stato il primo filesystem ad offrire il journaling, ed è stato impiegato per molti anni nel sistema operativo IBM AIX® prima di accedere a GNU/Linux. JFS è il filesystem che occupa meno risorse CPU tra tutti quelli disponibili per GNU/Linux. Veloce nella formattazione, montaggio e controllo integrità, gode di ottime prestazioni in generale, specialmente in associazione con il "deadline I/O scheduler". (Consultare JFS.) Non così largamente supportato come ext o ReiserFS, ma molto maturo e stabile.
  1. XFS - anche questo tra i primi filesystem con journaling, sviluppato originariamente da Silicon Graphics per il SO IRIX e portato poi su Linux. XFS offre una gestione molto veloce su file e file system di grandi dimensioni, così come una veloce fase di formattazione e montaggio. In generale più lento con molti file di piccole dimensioni, rispetto ad altri filesystem. XFS è molto maturo e supporta servizi di deframmentazione online.
  • JFS e XFS non possono essere ridimensionati completamente da utilità di partizionamento grafiche quali gparted o parted magic.
Una considerazione sul Journaling

Tutti i filesystem sopra, ad eccezione di ext2, utilizzano il journaling. I file system con journaling, utilizzano un "diario" per registrare le modifiche prima che queste siano inviate al file system, per evitare la corruzione dei metadati in caso di crash. Da notare che non tutte le tecniche di journaling sono uguali: in particolare, solo ext3 ed ext4 si avvalgono della modalità journaling dei dati (anche se non di default), che annota sia i dati che i meta-dati (con una penalità di velocità significativa). Gli altri supportano unicamente la modalità data-mode-journaling, che registra solo i meta-dati. Dopo un crash (come ad esempio l'interruzione di corrente elettrica), il filesystem verrà ripristinato allo stato precedente senza conseguenze negative, in quanto la modalità journaling offre la massima protezione contro la corruzione del file system e la perdita di dati, anche se può soffrire di un certo degrado nelle prestazioni, dato che tutti i dati vengono scritti due volte (prima al journaling, poi al disco). Quando si sceglie un filesystem anche questo tipo di considerazioni deve essere preso in esame, soprattutto al fine di preservare dati importanti con maggiore sicurezza.

Mettendo in pratica...

Scegliere e creare il filesystem (formattare la partizione) per / selezionando yes. Ora verrà chiesto di aggiungere eventuali altre partizioni. Nel nostro esempio, rimangono sda2 e sda4. Per sda2, scegliere un tipo di filesystem e montarlo in /var. Infine, scegliere il tipo di filesystem per sda4, e montarla come /home.

Template:Box Note Tornare al menu principale.

D: Selezionare i Pacchetti

  • Core ISO: Scegliere CD come fonte d'installazione e selezionare il dispositivo CD adeguato nel caso ce ne sia più di uno sul computer.
  • Netinstall: Scegliere un mirror FTP/HTTP. Notare che archlinux.org è limitato a 50KB/s.
  • Tutti i pacchetti richiesti durante l'installazione si trovano nel repository [core]. Sono successivamente suddivisi tra Base, e Base-devel.
  • Informazioni sui pacchetti, descrizione e relative istruzioni sono disponibili qui.

La selezione dei pacchetti è suddivisa in due fasi. Per prima cosa, selezionare la categoria del pacchetto:

Note: Tutti i pacchetti contenuti in base sono già selezionati in maniera predefinita. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.
  • Base: Pacchetti del repo [core] che forniscono un ambiente di base minimale. Selezionarlo in ogni caso e rimuovere semmai quei pacchetti che si è sicuri non verranno utilizzati.
  • Base-devel: Pacchetti ed utilità extra da [core] come make, e automake. Sarebbe meglio selezionarlo, in quanto, anche se non fondamentale in questa fase, sarà comunque molto utile in seguito .

Dopo questa prima selezione delle categorie, saranno visualizzate le liste complete dei pacchetti, che consentiranno di affinare la selezione. Usare la barra spaziatrice per selezionare o deselezionare i pacchetti.

Note: Se è richiesta una connessione con una rete wireless, il pacchetto wireless_tools e ora già disponibile in modo predefinito nel caso di una installazione CORE. Certe interfacce wireless richiedono ndiswrapper e/o uno specifico firmware. Se inoltre si avrà bisogno di usare il sistema di codifica WPA, sarà necessario wpa_supplicant. Il Wireless Setup page aiuterà nella scelta dei pacchetti necessari per il dispositivo wifi. Altra raccomandabile alternativa è l'installazione di netcfg, che assisterà nella configurazione della rete e dei suoi profili.

Dopo aver terminato con la selezione dei pacchetti, uscire dalla schermata e continuare con la seguente fase, cioè installare i pacchetti.

E: Installare i Pacchetti

Selezionare 'Installare i pacchetti'. Verrà chiesto se si vogliono mantenere i pacchetti installati nella cache di pacman. Se si sceglie 'si', si avrà la flessibilità di effettuare un downgrade a versioni precedenti dei pacchetti in futuro, perciò questa è l'impostazione raccomandata. (Sarà comunque possibile ripulire la cache in futuro). Lo script d'installazione si occuperà ora di installare i pacchetti selezionati, così come il kernel 2.6 di default di Arch, sul sistema.

  • Netinstall: Il gestore di pacchetti Pacman scaricherà ed installerà i pacchetti selezionati. (Passare alla vc/5 per controllare l'output, ed alla vc/1 per ritornare all'installer)
  • Core immagine: I pacchetti verranno installati dal CD o dal supporto USB.

F: Configurazione iniziale

La configurazione di Arch Linux è per la maggior parte manuale, al fine di ottenere trasparenza e controllo sulle risorse di sistema. Potrebbe sembrare un lavoro difficile o inutile (altre distribuzioni dispongono di procedure più automatizzate) ma una volta finito di modificare questi file per le vostre esigenze specifiche, avrete imparato il semplice metodo della configurazione manuale di Arch Linux e acquisirete familiarità con la struttura di base e dimestichezza ad usare e gestire produttivamente il nuovo sistema.

Ora verrà chiesto quale editor di testo si desidera utilizzare tra Nano (raccomandato), Vim o Joe.

Nota sull'editor di testo «nano»

Per selezionare un testo, premere una volta Template:Keypress+Template:Keypress e muoversi con i tasti freccia. Per copiare il testo selezionato, premere Template:Keypress+Template:Keypress+Template:Keypress, per tagliarlo premere Template:Keypress+Template:Keypress, per incollarlo Template:Keypress+Template:Keypress. Una volta modificato il file di testo, premere Template:Keypress+Template:Keypress per salvarlo (occorre premere invio per confermare il nome del file) e premere Template:Keypress+Template:Keypress per uscire dall'editor.

Verrà presentato un menu tra cui i principali file di configurazione per il nuovo sistema.

/etc/rc.conf:

Seguendo la tradizione *BSD, Arch Linux utilizza Template:Filename e i file associati come principale centro di configurazione del sistema. Questi file contengono una vasta gamma di informazioni di configurazione, principalmente utilizzati all'avvio del sistema.

Sezione LOCALIZATION
  • LOCALE=: imposta la lingua per tutte le applicazioni che rispettano i18n. Per impostare l'italiano: "it_IT.utf8"; per conoscere i codici lingua installati nel proprio pc: 'locale -a' in un terminale.
  • HARDWARECLOCK=: UTC (orario universale), oppure localtime (preso dalla scheda madre, e consigliato in caso si utilizzi un dual boot con un altro sistema operativo).
  • USEDIRECTISA=: Usa direttamente la richiesta I/O all'interno del file Template:Filename per settare l'orologio via hardware.
  • TIMEZONE=: "Europe/Rome", ulteriori zone sono reperibili in Template:Filename.
  • KEYMAP=: "it", ulteriori mappature per la tastiera sono reperibili in Template:Filename, la mappatura scelta con questo parametro influisce solamente nella console TTY, non assegna la mappatura al vostro gestore di finestre e/o ambiente desktop, compresi i relativi emulatori di terminali lanciati da essi.
  • CONSOLEFONT=: i font per la console si trovano sotto Template:Filename. Può essere lasciato vuoto.
  • CONSOLEMAP=: le mappature tasti-caratteri per la console si trovano in Template:Filename. Può essere lasciato vuoto.
  • USECOLOR=: selezionare "yes" se si dispone di un monitor a colori e si desidera avere i colori nella console.
LOCALE="it_IT.utf8"
HARDWARECLOCK="localtime"
USEDIRECTISA="no"
TIMEZONE="Europe/Rome"
KEYMAP="it"
CONSOLEFONT=
CONSOLEMAP=
USECOLOR="yes"
Sezione HARDWARE
  • MOD_AUTOLOAD=: impostarlo su "yes" per far caricare automaticamente i driver appropriati per l'hardware in uso, tramite udev (scelta raccomandata se si usa il kernel fornito da Arch Linux). Impostandolo su "no" dovranno essere specificati manualmente i moduli da caricare in avvio (utile se si compila un kernel personalizzato).
  • MOD_BLACKLIST=: deprecato, usare la riga MODULES= (qui di sotto) per specificare i moduli da non caricare.
  • MODULES=: forza il caricamento (o il non caricamento) di un modulo del kernel. Utile nei casi in cui un modulo non venga caricato automaticamente, o venga caricato un modulo sbagliato, o si desideri disabilitare moduli specifici (per esempio il modulo per l'IPv6 o il driver per l'altoparlante incorporato) o abilitarli (per esempio kvm per la macchina virtuale). Per forzare il non caricamento bisogna mettere un punto esclamativo davanti al modulo.
# Scan hardware and load required modules at boot
MOD_AUTOLOAD="yes"
# Module Blacklist - Deprecated
MOD_BLACKLIST=()
#
MODULES=(fuse kvm !net-pf-10 !pcspkr)
Sezione NETWORKING

Parte relativa alla configurazione per connettere il computer a una rete durante l'avvio del sistema (mediante lo script d'avvio «network»). Se si prevede di installare un ambiente desktop (vedere più sotto) che usa un proprio gestore delle connessioni (per esempio NetworkManager o Wicd), si può saltare questa sezione. È comunque necessario specificare subito HOSTNAME.

  • HOSTNAME=: nome per il computer, appare sulla console e può essere usato per identificare il computer in una rete locale. Si può immettere qualsiasi nome a propria scelta, ma deve essere impostato anche nel file Template:Filename.
  • eth0=: configurazione dell'interfaccia di rete eth0. Se la propria rete LAN usa il DHCP, impostare "dhcp". Se si usano invece indirizzi IP statici, impostare la riga come si farebbe usando manualmente codeline|ifconfig (vedere l'esempio più sotto).
  • INTERFACES=: Specifica quali interfacce di rete verranno attivate all'avvio del sistema se nella lista DAEMONS è presente "network" (vedere più sotto). Interfacce multiple devono essere separate da uno spazio:
(eth0 wlan0)
  • gateway=: Se si usa un IP statico, settare l' indirizzo IP del gateway come si farebbe usando manualmente route (vedere l'esempio più sotto). Se si usa il DHCP si può ignorare questa variabile (alcuni utenti hanno segnalato la necessità di definirla comunque).
  • ROUTES=: Se si usa un IP statico, rimuovere ! davanti a 'gateway', di modo che venga attivato il gateway definito alla riga precedente. Se si usa il DHCP si può lasciare il ! davanti a 'gateway' (alcuni utenti hanno segnalato la necessità di definirla comunque, in caso di malfunzionamenti della rete si può quindi provare a ridefinire queste variabili).
Esempio, usando DHCP
HOSTNAME="arch"
#eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255" 
eth0="dhcp"
INTERFACES=(eth0)
gateway="default gw 192.168.0.1"
ROUTES=(!gateway)

Template:Box Note

Example, using a static IP address
HOSTNAME="arch"
eth0="eth0 192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"
INTERFACES=(eth0)
gateway="default gw 192.168.0.1"
ROUTES=(gateway)

Modificare Template:Filename per specificare dei server DNS particolari. Esempio:

search my.isp.net.
nameserver 4.2.2.1
nameserver 4.2.2.2
nameserver 4.2.2.3

Vari processi possono sovrascrivere il contenuto di Template:Filename. Per esempio, di default Archlinux sfrutta il client DHCP dhcpcd, che sovrascriverà il file al suo avvio. Vari metodi possono essere utilizzati per preservare le impostazioni nameserver all'interno di Template:Filename. Ad esempio, il file di configurazione di dhcpcd può essere modificato in modo da impedire al demone di sovrascrivere il file in questione. Per ottenere ciò, è necessario aggiungere questa stringa al file Template:Filename:

nohook resolv.conf
Tip: Se si desidera utilizzare una misura MTU non standard (anche nota come jumbo frames) e l'hardware della macchina lo supporta, consultare l'articolo wiki Jumbo Frames per ulteriori configurazioni.
Sezione DAEMONS

Questo elenco contiene i nomi degli script (presenti in Template:Filename) da eseguire all'avvio del sistema, nell'ordine in cui verranno eseguiti.

DAEMONS=(@network syslog-ng netfs crond)
  • un punto esclamativo ! davanti a uno script ne impedisce l'esecuzione.
  • una chiocciola @ davanti a uno script ne forza l'esecuzione in background, in modo che lo script successivo non ne attende il completamento (utile per migliorare il tempo di avvio, ma da usare con cautela in quanto uno script potrebbe dipendere dalla corretta conclusione di uno script precedente).
  • è necessario modificare questo elenco ogni volta che viene installato un nuovo servizio di sistema, se si desidera che tale servizio venga attivato all'avvio del sistema (per esempio il demone Hal).

Questo sistema di inizializzazione in stile BSD è il metodo Arch di gestire ciò che altre distribuzioni gestiscono con vari link alla directory Template:Filename.

DEMONI

Un demone (daemon in inglese, da disk and execution monitor) è un programma che viene eseguito in background, rimane in attesa di eventi e fornisce servizi. Un buon esempio è HAL, che intercetta eventi come il collegamento di un dispositivo al computer (chiavetta usb, mouse o tastiera usb, fotocamera, monitor, batteria, cavo della corrente o qualunque altro dispositivo) e li notifica sul bus di sistema Dbus (un altro demone). Xorg (il server grafico di Arch, vedi più sotto) fa affidamento su HAL per riconoscere mouse e tastiera, altrimenti questi non funzioneranno. Altri esempi: un demone che, su richiesta, scrive messaggi in un file di log (e.g. syslog, metalog), un demone che abbassa la frequenza della cpu se il sistema non ha niente da fare o un demone che fornisce un login grafico (e.g. gdm, kdm).
Tutti questi programmi possono essere aggiunti alla riga daemons e verranno eseguiti all'avvio del sistema. Demoni utili saranno presentati nel corso di questa guida.

Tip: Tutti i demoni su Arch risiedono in Template:Filename

/etc/fstab

Il file /etc/fstab (che sta per file systems table) permette di specificare regole particolari per il montaggio di dispositivi di memoria. È usato principalmente dal comando Template:Codeline, il quale rende disponibile il contenuto di un filesystem "montandolo sopra" una directory già presente nel sistema. Il comando Template:Codeline è richiamato dallo script di avvio Template:Filename, a circa 3/4 del processo di avvio, e monta tutti i dispositivi presenti in fstab (tranne quelli con l'opzione noauto) usando le relative opzioni e punti di montaggio.

Nota: Nel caso si stia procedendo ad una installazione o reinstallazione di sistema che preveda il montaggio partizioni precedentemente già utilizzate , come ad esempio la propria /home o partizioni di dati, sarà necessario modificare questo file per impostare il corretto punto di montaggio

Ecco un file /etc/fstab di esempio: Template:File

Nota: L'opzione 'noatime' disabilita i tempi di accesso in lettura ai metadata dei file e può essere tranquillamente accodata alle partizioni /, /home indipendentemente dal filesystem utilizzato, per incrementare la velocità, le prestazioni e l'efficienza energetica. L'opzione 'notail' disabilita la funzionalità 'tailpacking' di ReiserFS, per migliori performance al costo di una minore efficienza di utilizzo dello spazio su disco.
Nota: Potrebbe essere utile prendere nota dell'UUID della partizione di root (/), dato che può essere utile successivamente nella configurazione del bootloader GRUB.
  • <file system> è Il primo campo ed indica il filesystem da montare. È possibile specificare l'UUID (Universally Unique IDentifier) della partizione, il file di dispositivo della partizione, la LABEL della partizione, oppure il percorso per i filesystem remoti.
Nota: Se il sistema ha più di un disco rigido, il programma d'installazione di default userà come schema di denominazione gli UUID anziché la classica nomenclatura SDX, per la mappatura dei dispositivi compatibili. Utilizzare gli UUID ha diversi vantaggi ed è anche preferito per evitare eventuali problemi se vengono aggiunti dei dischi rigidi in futuro. A causa del continuo sviluppo attivo del kernel e anche di udev, l'ordine in cui i driver per il controllo di memoria vengono caricati possono cambiare in modo casuale, ottenendo un sistema non bootabile - kernel panic. Quasi ogni scheda madre ha diversi controller (SATA,IDE) e, a causa degli aggiornamenti di sviluppo di cui sopra elencati, Template:Filename potrebbe diventare Template:Filename al riavvio successivo. (Vedere questo articolo del wiki per maggiori informazioni sulla denominazione persistente dei dispositivi a blocchi.)

Il comando

ls -lF /dev/disk/by-uuid/

visualizzerà tutte le partizioni del sistema con i loro UUID.

  • <dir> è il secondo campo ed indica la directory (mount point) su cui verrà montato il filesystem. Per la partizione di swap bisogna mettere 'swap' (le partizioni swap di fatto non vengono montate sul filesystem).
  • <type> è il terzo campo ed indica il tipo di filesystem. Il kernel Linux supporta molteplici tipi di filesystem. (per una lista dei filesystem supportati dal kernel in uso, dare un occhiata a /proc/filesystems). Per la partizione di swap va usato 'swap'. Il valore 'ignore' invece fa sì che la partizione non venga considerata; è utile per mostrare dischi che non vengono utilizzati.
  • <options> è il quarto campo e descrive le opzioni di montaggio, separate da virgola, per il filesystem di riferimento. Di solito include il tipo di montaggio più altre eventuali opzioni che possono differire in base al tipo di filesystem utilizzato. Per ulteriore documentazione sulle opzioni disponibili per filesystem che non siano di tipo nfs, far riferimento alla pagina man del comando mount.
  • <dump> è il quinto campo stabilisce se dump (non installato di default) deve gestire il backup della partizione. Se il quinto campo non è presente, di default gli verrà assegnato il valore zero e dump assumerà che il filesystem non necessita di backup.
  • <pass> è il sesto campo ed è utilizzato dal programma fsck per determinare l'ordine col quale i filesystem devono essere controllati al boot del sistema. Il filesystem di root dovrebbe essere contrassegnato col valore pass di 1, mentre tutti gli altri dovrebbero avere il valore 2 o 0 (o nessun valore), a seconda se debbano essere controllati oppure no. I filesystem presenti su uno stesso disco verranno controllati uno ad uno, mentre filesystem posti su dischi differenti verranno controllati contemporaneamente per sfruttare il parallelismo disponibile dall'hardware.
  • Se si ha intenzione di usare un ambiente Desktop che gestisce automaticamente il montaggio di supporti come i DVD o particolari partizioni, si possono commentare le righe che vi fanno riferimento.

Ulteriori informazioni sono disponibili nel wiki Fstab dedicato.

/etc/mkinitcpio.conf

Modificare questa configurazione non è necessario a questo punto della installazione: queste informazioni sono fornite qui a titolo di spiegazione.

Questo file permette di configurare a puntino il cosiddetto initial ram filesystem o initrd, cioè un immagine g-zippata che caricata all'avvio dal kernel, permette di portare il sistema in uno stato dove può correttamente accedere al filesystem di root; ciò significa che l'initrd permette di caricare correttamente i moduli necessari per leggere dalle unità IDE, SCSI o SATA (o anche USB/FW se state caricando un sistema da un disco USB). Dopo che initrd ha caricato correttamente i moduli (sia in maniera manuale, sia tramite udev), esso passa il controllo del sistema al kernel vero e proprio, e la fase di boot continua. Per questa ragione, l'initrd necessita solo di contenere i moduli necessari ad accedere al filesystem di root, non necessita di contenere qualsiasi modulo vogliate voi caricare effettivamente nel sistema. La maggioranza dei moduli generici verranno poi caricati in un momento successivo da udev, durante il caricamento vero e proprio del sistema.

mkinitcpio è la nuova generazione dell'utility per la creazione dell'initramfs. Esso possiede molti vantaggi rispetto ai vecchi scripts mkinitrd e mkinitramfs.

  • Usa glibc e busybox che sono sviluppati dagli sviluppatori del kernel in maniera da fornire una piccola e leggera base per l'userspace iniziale.
  • Può utilizzare udev per il riconoscimento automatico dell'hardware, ciò evita all'utente di dover caricare tonnellate di moduli non necessari.
  • Il suo script di inizializzazione basato sui cosiddetti hooks è facilmente estendibile con degli hooks personalizzati, che possono facilmente essere inclusi i pacchetti per pacman senza la necessità di modificare lo stesso mkinitcpio.
  • Fornisce già supporto a lvm2, dm-crypt per entrambi i volumi legacy e luks, raid, swsusp e suspend2 riesumazione e boot da periferiche usb mass storage.
  • Molte caratteristiche possono essere configurate dalla riga di comando del kernel senza dover ricompilarne l'immagine.
  • Lo script mkinitcpio rende possibile l'inclusione dell'immagine nel kernel stesso, così da rendere la creazione di un kernel incluso in sè stesso (monolitico?) possibile.
  • La sua flessibilità rende la ricompilazione del kernel in molti casi non necessaria.

Se si utilizza RAID o LVM sul filesistem di root, l'HOOKS appropriato deve essere configurato. Consultare le pagine wiki RAID e /etc/mkinitcpio per ulteriori informazioni. Se si utilizza una tastiera non-US, aggiungere l'HOOK"keymap" per caricare la propria mappatura locale all'avvio. Aggiungere l'HOOK "usb" se si utilizza una tastiera USB, ad ese.:

HOOKS="base udev autodetect pata scsi sata filesystems keymap usbinput"

(Altrimenti, se l'avvio fallisse per qualche motivo, sarebbe richesto l'inserimento della password di root, ma si sarebbe impossibilitati ad effettuarlo.)

Se si ha bisogno del supporto all'avvio da dispositivo USB, Firewire, PCMCIA, condivisione NFS, array software RAIDI, volumi LVM2, volumi crittografati o supporto al DSDT, configurare i propri HOOKS coerentemente alle proprie necessità.

Se si effettua una installazione da CF o SD, si potrebbe avere bisogno dell'aggiunta dell'HOOK usbinput perchè il sistema si avvii correttamente.

Se si utilizza una tastiera US, e non si ha bisogno di nessuno degli HOOKS sopracitati, la modifica di questa configurazione potrebbe non essere necessaria.

mkinitcpio è sviluppato da Aaron Griffin e Tobias Powalowski con un po' di aiuto dalla comunità.

/etc/modprobe.conf

Non è necessario modificare questo file nello stesso momento.

  • modprobe.conf può essere usato per impostare particolari opzioni di configurazione per i moduli del kernel.

/etc/resolv.conf (per IP statico)

Il file Template:Filename contiene i DNS (Domain Name Server), cioè l'indirizzo IP da contattare per convertire il nome di un sito nel corrispondente indirizzo IP. Questo file viene sovrascritto di volta in volta dal programma che si occupa della connessione (pppd, NetworkManager, DHCP o altri).

  • Se si utilizza DHCP, è possibile ignorare questo file. Come impostazione predefinita, questo file, verrà creato in modo dinamico e distrutto dal demone Template:Codeline. È possibile modificare questo comportamento predefinito se lo desideri. Per informazioni più dettagliate consultare questo wiki.

Se si usa una configurazione con un IP statico, per esempio in una LAN, si può impostare manualmente uno o più server dns:

nameserver 208.67.222.222 # Server OpenDNS funzionante
nameserver 208.67.220.220 # Server OpenDNS funzionante

In una LAN con DHCP è possibile specificare i server DNS nel router stesso, e semplicemente inserire nel file Template:Filename l'indirizzo IP del router (che è anche il proprio gateway da Template:Filename), e.g.:

nameserver 192.168.1.1

per fare ciò bisogna anche configurare il proprio client DHCP perchè non chieda i DNS durante la connessione.

/etc/hosts

Questo file mantiene alcune corrispondenze fra indirizzi IP e relativi nomi.

Aggiungere l'hostname definito prima in Template:Filename come nel seguente esempio:

127.0.0.1  localhost.localdomain   localhost miohostname

Questo formato è richiesto per la compatibilità dei programmi che usano la rete per dialogare con altre parti del sistema operativo. Errori in questa voce possono causare scarse prestazioni della rete e/o malfunzionamenti di alcuni programmi, lentezza ad avviarsi o addirittura potrebbero non funzionare affatto. Questo è un errore molto comune tra i nuovi utenti che si avvicinano ad Arch.

Se si usa un IP statico in una rete locale, aggiungere una nuova riga <static-ip> <hostname.domainname.org> <hostname>, p. es.

192.168.1.100 miohostname.domain.org  miohostname


Tip: È possibile usare degli alias per gli altri host nella propria rete o anche per i siti Internet, per esempio:
64.233.169.103   www.google.com   g
192.168.1.90   media
192.168.1.88   data
è possibile in questo modo scrivere semplicemente g nella barra degli indirizzi del proprio browser per aprire il sito www.google.com, e media o data per accedere ai computer nella propria rete senza doversi ricordare i rispettivi indirizzi ip.

/etc/hosts.deny e /etc/hosts.allow

Modifica questi file di configurazione a seconda delle tue necessità se hai intenzione di utilizzare il demone ssh. Le impostazioni predefinite rifiuteranno ogni connessione in entrata, non solo tramite ssh. Modifica il tuo /etc/hosts.allow e aggiungi i parametri corretti:

  • permetti a chiunque di connettersi al tuo sistema
sshd: ALL
  • restringi le connessioni a determinati IP
sshd: 192.168.0.1
  • limitare alla rete locale LAN (range 192.168.0.0 a 192.168.0.255)
sshd: 192.168.0.
  • oppure restringi le connessioni a determinati intervalli di IP
sshd: 10.0.0.0/255.255.255.0

Se non hai intenzione di utilizzare il demone ssh lascia questo file come di default, per una maggiore sicurezza.

/etc/locale.gen

Il file di configurazione Template:Filename viene letto dal programma Template:Codeline durante l'installazione del sistema operativo e dopo ogni aggiornamento del pacchetto glibc per rigenerare i "locale", in modo che tutte le applicazioni che sfruttano questo sistema possano usare la stessa lingua e i simboli specifici della lingua.

Scegliere i locale che servono, rimuovendo il prefisso # dalla riga desiderata (scegliere perlomeno lo stesso locale specificato nel file /etc/rc.conf). Esempio:

en_US ISO-8859-1
en_US.UTF-8
it_IT.UTF-8 UTF-8  
it_IT ISO-8859-1  
it_IT@euro ISO-8859-15
Note: Sbagliare ad impostare il locale porterà sicuramente ad errori simili al classico "The current locale is invalid...". Questo è forse uno dei più comuni errori fatti durante una installazione dai nuovi utenti di Arch, ed è dimostrato dal fatto che le domande e i thread relativi a questa impostazione sono fra i più frequenti sul forum.

Pacman-Mirror

Scegliere un mirror per i repository da utilizzare con pacman.

  • archlinux.org è sconsigliato poiché la velocità di download è limitata a 50KB/s

root password

Per finire impostare una password per l'utente root e assicurarsi di ricordarla in futuro.

G: Installare un bootloader

Il boot loader è un programma che viene avviato dal bios e avvia a sua volta un sistema operativo fra quelli disponibili. Se è già presente un bootloader nel sistema (installato da un'altra distribuzione GNU/Linux) allora non c'è bisogno di installarne un altro ma è sufficiente modificare la configurazione di quello esistente per aggiungere la voce per Arch Linux. Se non è presente nessun bootloader (perchè l'intero disco è stato formattato) o è presente il bootloader di Microsoft Windows (incompatibile con sistemi GNU/linux) sarà necessario installarne uno nuovo. Si consiglia di installare GNU GRUB (un'alternativa è LILO).

GRUB

La configurazione di GRUB proposta (Template:Filename) dovrebbe essere sufficiente. La sola cosa che si potrebbe modificare è la risoluzione della console. Aggiungere un vga=<numero> alla prima riga del kernel.

title  Arch Linux (Main)
root   (hd0,0)
kernel /boot/vmlinuz26 root=/dev/sda1 ro vga=773
initrd /boot/kernel26.img
Nota: Il kernel linux, 'vmlinuz', prende questo nome in quanto ha incorporato la capacità di utilizzare la virtual memory (memoria virtuale) sin dalle prime fasi di sviluppo. La z denota un'immagine compressa con zip.

Esempio per una partizione di /boot separata:

title  Arch Linux (Main)
root   (hd0,0) 
kernel /vmlinuz26 root=/dev/sda3 ro vga=773
initrd /kernel26.img

Spiegazione:

Riga 1: title: Il titolo della voce visualizzato nel menu di selezione. "Arch Linux (Main)" verrà visualizzato nel menu di selezione.

Riga 2: root': radice di GRUB; il dispositivo e la partizione nella quale risiede il kernel (/boot), in accordo col BIOS di sistema. (Più precisamente, dove lo stage2 di GRUB risiede). non necessariamente il filesystem di root (/), visto che può trovarsi anche su partizioni separate. Lo schema di numerazione di GRUB parte da 0, ed usa un formato hdx,x sia per dispositivi IDE che SATA, racchiusi tra parentesi.

L'esempio indica che /boot è la prima partizione sul primo dispositivo, in accordo al BIOS, o, (hd0,0).

Riga 3: kernel: Questa riga specifica:

  • Il percorso ed il nome del kernel relativo alla radice di GRUB.

Nell'esempio, /boot è semplicemente una directory situata nella stessa partizione di / e vmlinuz26 è il nome del file del kernel; /boot/vmlinuz26. Se /boot fosse stato su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbero stati semplicemente /vmlinuz26, essendo relativi alla radice di GRUB.

  • L'argomento root= tra le informazioni del kernel specifica la partizione contenete la directory root (/) nel sistema avviato, (più precisamente, la partizione contenente /sbin/init).
  • Un modo semplice per distinguere le due istanze di 'root' all'interno di /boot/grub/menu.lst è di ricordare che la prima specifica a GRUB dove risiede il kernel, mentre il secondo argomento root= kernel dice al kernel dove risiede il filesystem di root (/) .
  • Opzioni del kernel.

Nel nostro esempio, ro monta il filesystem in sola lettura all'avvio, (solitamente una preimpostazione di sicurezza; potrebbe rendersi necessario modificare questa impostazione in caso di problemi all'avvio) e l'argomento "vga=773" fornirà un framebuffer 1024x768 con una profondità di colore di 256.

Riga 4: initrd: (Per il RAM disk iniziale) Il percorso ed il nome del filesystem RAM iniziale relativo alla radice di GRUB. Ancora una volta, nell'esempio, /boot è semplicemente una directory residente sulla stessa partizione di / e kernel26.img è il nome del file initrd; /boot/kernel26.img. Se /boot fosse stata su una partizione separata, il percorso ed il nome del file sarebbe stato semplicemente /kernel26.img, essendo relativo allaradice di GRUB.

Installare il bootloader GRUB(nel master boot record, sda nel nostro esempio).

Tip: Per ulteriori dettagli, consultare la pagina wiki GRUB .

H: Riavvio

Uscire dall'installazione e digitare :

# reboot

Se tutto va bene, il nuovo sistema Arch Linux verrà caricato e al termine comparirà una riga di login (è possibile ora cambiare nel BIOS l'ordine di avvio per avviare dal disco rigido invece che dal CD-ROM).

Congratulazioni, e benvenuti nel sistema base di Arch Linux!

Parte II: Configurare e aggiornare il sistema

Il nuovo sistema di base Arch Linux è ora un funzionale sistema operativo GNU/Linux pronto per essere personalizzato. A partire da questo elegante set di strumenti sarà possibile costruire il sistema più adatto ai propri scopi.

Autenticarsi (login) con l'account root. Vedremo come configurare la connessione a Internet e come aggiornare il sistema da utente root, poi aggiungeremo un utente normale per l'uso quotidiano del computer. Template:Box Note

Step 1: Configurazione della rete (se necessario)

  • Questa sezione fornirà supporto per la configurazione di molti tipi di rete, nel caso la propria configurazione non funzionasse.

Se si ha correttamente configurato il proprio sistema, si dovrebbe avere una connessione funzionante. Provare ad effettuare il ping su www.google.com per verificare.

# ping -c 3 www.google.com

Se si è correttamente stabilita una connessione di rete, continuare con Step 2: La gestione dei pacchetti software.

Se, dopo aver provato ad effettuare il ping su www.google.com,si è ricevuto un errore "unknown host", si può concludere che la rete non è correttamente configurata. Innanzitutto verificare nuovamente l'integrità ed le corrette impostazioni dei seguenti file

/etc/rc.conf # Verificare sopratutto i valori delle sezioni HOSTNAME e NETWORKING.

/etc/hosts # Controllare la formattazione. (Vedere sopra.)

/etc/resolv.conf # Se si usa un IP statico. Se si utilizza DHCP, questo file verrà creato e distrutto dinamicamente, ma può essere modificato in base alle proprie esigenze.(Vedere il wiki Network.)

Tip: Istruzioni avanzate per la configurazione della rete possono essere rinvenute nell'articolo Network.

LAN via cavo

Controllare le proprie interfacce ethernet con

# ifconfig -a

Tutte le interfacce devono essere elencate. Dovrebbe essere presente una voce per eth0, o magari eth1.

  • IP Statico

Se richiesto, è possibile impostare un nuovo IP statico tramite:

# ifconfig eth0 <ip address> netmask <netmask> up 

ed un gateway predefinito con:

# route add default gw <ip address of the gateway>

verificare che Template:Filename contenga il prio server DNS ed aggiungerlo nel caso non fosse presente. Verificare di nuovo la propria configurazione di rete con il ping su www.google.com. Se tutto dovesse funzionare ora, modificare Template:Filename come descritto in precedenza per l'IP statico.

  • DHCP

Se si ha nella propria rete un server DHCP/router, provare:

# dhcpcd eth0

Se questo dovesse funzionare, modificare Template:Filename come descritto in precedenza per l'IP dinamico.

LAN Wireless

  • Assicurarsi che il driver abbia creato un'interfaccia utilizzabile:
# iwconfig
# ifconfig wlan0 up
Note: Se ottenete l'errore: SIOCSIFFLAGS: No such file or directory la causa risiede nella maggior parte dei casi nel firmware mancante, richiesto dal vostro chipset wireless per funzionare, del quale avete tralasciato l'installazione durante la fase di selezione dei pacchetti. Fate riferimento a Il chipset wireless richiede il Firmware? e Selezionare i Pacchetti.
  • Associate il vostro device wireless con il vostro access point. A seconda del tipo di protezione (libera, WEP, o WPA), la procedura potrebbe differire. Avrete bisogno di conoscere il nome della rete wireless (ESSID). Ad esempio, nel prossimo esempio, il nome della rete è 'linksys':
  • Un esempio con una rete non protetta:
# iwconfig wlan0 essid "linksys"
  • Un esempio di chiavi WEP esadecimali:
# iwconfig wlan0 essid "linksys" key 0241baf34c
  • Un esempio di chiavi (passphrase) WEP in ASCII :
# iwconfig wlan0 essid "linksys" key s:pass1
  • Con la protezione WPA, la procedura è un pò più articolata. Riferitevi a WPA supplicant per maggiori informazioni e la risoluzione di problemi:
# wpa_passphrase linksys "secretpassphrase" > /etc/wpa_supplicant.conf
# wpa_supplicant -B -Dwext -i wlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf
  • Controllate di essere associati correttamente al vostro access point prima di continuare:
# iwconfig wlan0
# dhcpcd wlan0
# ping -c 3 www.google.com

Ora si dovrebbe avere una connessione di rete attiva. Per approfondimenti, o la risoluzione di particolari problemi, consultare la guida Configurazione Wireless.

Modem analogico

Per poter usare un modem Hayes-compatibile, esterno, analogico, bisogna aver installato almeno il pacchetto ppp. Modificare il file Template:Filename per adattarlo alle proprie esigenze e seguendo la pagina man di pppd (Template:Codeline). Bisogna definire uno script di chat per fornire username e password all'ISP una volta stabilita la connessione iniziale. Le pagine man di pppd e chat forniscono esempi che dovrebbero essere sufficienti per stabilire una connessione funzionante se si ha abbastanza esperienza o perseveranza. Con udev, le porte seriali in genere sono /dev/tts/0 and /dev/tts/1. Leggere il suggerimento Dialup without a dialer HOWTO

Invece di combattere con lo spartano pppd, si può scegliere di installare wvdial o uno strumento simile che semplifichi considerevolmente il processo di configurazione. Nel caso si usi un cosiddetto WinModem, che è sostanzialmente una scheda interna PCI che che lascia al driver tutto il lavoro di modulazione/demodulazione, ci si può soffermare sull'ampia documentazione nella pagina principale di LinModem.

ISDN

La configurazione dell'ISDN è fatta in tre fasi:

  1. Installare e configurare l'hardware
  2. Installare e configurare le utilità ISDN
  3. Aggiungere le impostazioni per il proprio ISP

Il kernel di Arch include i moduli per la maggior parte degli apparecchi ISDN. Dopo aver installato fisicamente la scheda ISDN sulla macchina oppure collegato il box ISDN alla porta USB, si cercherà di caricare i moduli con modprobe. Quasi tutte le schede ISDN PCI passive sono gestite dal modulo isax che richiede due parametri; "type" e "protocol". Il protocollo dev'essere impostato a '1' se il proprio paese usa lo standard TR6, '2' se usa EuroISDN (EDSS1), '3' se si è agganciati ad una cosiddetta leased-line senza canale Delta, e '4' per US NI1.

I dettagli di tutte queste impostazioni e su come definirle sono inclusi nei sorgenti del kernel, subdirectory «Documentation/isdn», oppure sono disponibili online. Il parametro type dipende dalla scheda; una lista di tutti i possibili tipi si trova nel file Template:Filename. Scegliere la propria scheda e caricare il modulo con le opzioni appropriate in questo modo:

# modprobe hisax type=18 protocol=2

L'esempio carica il modulo hisax per «ELSA Quickstep 1000PCI», che in Germania è usato col protocollo EDSS1. Si può trovare un utile rapporto di debug nel file Template:Filename nel quale si vede come la scheda viene preparata per il funzionamento. Notare che probabilmente sarà necessario caricare alcuni moduli usb prima di poter utilizzare un adattatore USB ISDN esterno.

Verificato che la scheda funziona con determinate impostazioni, aggiungere le opzioni del modulo a Template:Filename:

alias ippp0 hisax
options hisax type=18 protocol=2

Alternativamente, si può aggiungere qui solo la riga delle opzioni, e aggiungere hisax all'array MODULES in Template:Filename. Questa è una scelta personale, ma questo esempio ha il vantaggio che il modulo non verrà caricato finché non ce ne sarà veramente bisogno.

Fatto questo, si dovrebbe avere un hardware funzionante e supportato. Ora servono i programmi essenziali per poterlo usare effettivamente!

Installare il pacchetto isdn4k-utils e leggere la pagina man di isdnctrl per iniziare. Proseguendo nella pagina man si troveranno spiegazioni su come creare un file di configurazione che può essere analizzato da isdnctrl, così come alcuni utili esempi di configurazione. Notare che se si usa US NI1 bisogna aggiungere il proprio SPID all'impostazione dell'MSN separato da due punti.

Dopo aver configurato la scheda ISDN con l'utilità isdnctrl, si dovrebbe essere in grado di collegarsi al numero di telefono specificato nel parametro PHONE_OUT, senza però riuscire nell'autenticazione con nome utente e password. Per far questo è necessario aggiungere nome utente e password a Template:Filename o Template:Filename, a seconda del protocollo usato dal proprio ISP per l'autenticazione, come se si dovesse configurare una normale connessione analogica PPP. Nel dubbio inserire i dati in entrambi i file.

Se tutto è configurato correttamente, si dovrebbe essere in grado di stabilire una connessione dial-up con

# isdnctrl dial ippp0

come utente root. Se ci sono problemi controllare i file di log!

DSL (PPPoE)

Queste istruzioni valgono solo se dovrà essere il proprio PC a controllare la connessione all'ISP.

Collegare con un cavo RJ-45 la propria scheda di rete ethernet al modem DSL. Installare il pacchetto rp-pppoe ed eseguire lo script Template:Codeline per configurare la connessione. Una volta inseriti tutti i dati richiesti, ci si può connettere con

# /etc/rc.d/adsl start

e disconnettere con

# /etc/rc.d/adsl stop

La configurazione è generalmente piuttosto facile e lineare, però si possono leggere le pagine man per avere suggerimenti. Per connettersi automaticamente all'avvio aggiungere adsl alla lista DAEMONS nel file Template:Filename.

Step 2: La gestione dei pacchetti software

Cos'è Pacman ?

Il programma che gestisce i pacchetti software di Arch Linux si chiama Pacman. Pacman è veloce, semplice ed estremamente potente, permette l'installazione, la disinstallazione, il ripristino di versioni precedenti dei pacchetti (attraverso la cache), il trattamento dei pacchetti autocompilati, la risoluzione automatica delle dipendenze, ricerche da remoto e in locale, e molto altro. Pacman scarica ed installa i pacchetti dei programmi da repository remoti.Arch utilizza tarball pkg.tar.xz.

Pacman è la più importante tra le applicazioni di Arch Linux per la costruzione del sistema più adatto alle proprie esigenze.

Package Repositories and /etc/pacman.conf

Arch offre attualmente 4 repository prontamente accessibili tramite Pacman:

[core]

Il semplice pricipio dietro a [core] è di fornire una sola versione di ogni tool necessario al funzionamento di un sistema arch base; la toolchain GNU, il kernel Linux, un editor, un browser a riga di comando, etc. (Fatte salve alcune eccezioni, ad esempio sono resi disponibili sia Vi che Nano lasciando all'utente la scelta su quale installare). Contiene quei pacchetti che DEVONO essere sempre perfettamente funzionanti per consentire al sistema di mantenere la propria stabilità. Questi sono i pacchetti critici di sistema.

  • Mantenuto dagli sviluppatori
  • Solo pacchetti binari
  • accessibile tramite pacman
  • Il supporto di installazione Core, contiene semplicemente uno script di installazione, ed un'immagine del repository core al momento del rilascio.

[extra]

Il repository [extra] contiene tutti quei pacchetti di Arch che non sono necessari al corretto funzionamento di un sistema base, ma che contribuiscono a fornire un ambiente più funzionale.X, KDE, ed Apache, per esempio, si trovano qui.

  • Mantenuto dagli sviluppatori
  • Solo pacchetti binari
  • accessibile tramite pacman

[testing]

Il repository [testing] contiene dei pacchetti che sono candidati all'inclusione nei repository [core] o [extra]. I nuovi pacchetti finiscono in [testing] se:

* ci si aspetta che possano corrompere il sistema all'atto dell'aggiornamento, e si vuole quindi testarli prima.

* richiedono la ricompilazione di altri pacchetti. In questo caso, tutti i pacchetti che necessitano di ricompilazione, sono inseriti prima in [testing], e quando tutte le ricompilazioni sono state effettuate, sono spostati in uno degli altri repository.

  • Mantenuto dagli sviluppatori
  • Solo pacchetti binari
  • Accessibile tramite pacman
Note: [testing] è l'unico repository in cui è possibile riscontrare conflitti di nomenclatura con uno degli altri repository ufficiali. Per questo motivo, se abilitato, [testing] deve essere mantenuto in cima all'elenco dei repository elencati in Template:Filename.
Warning: Solo gli utenti esperti dovrebbero usare [testing].

[community]

Il repository [community] è mantenuto dai Trusted User (TUs) e non è altro che il ramo binario di Arch User Repository (AUR). Contiene pacchetti binari originariamente ottenuti da PKGBUILD su AUR [unsupported] che hanno ottenuto un sufficiente numero di voti da essere adottati da un TU. Come tutti i repository elencati finora, anche [community] è facilmente accessibile da Pacman.

  • Mantenuto dai TU
  • Solo pacchetti binari
  • Accessibile tramite pacman

AUR (unsupported)

Il repository AUR contiene anche il ramo unsupported, al quale non è possibile accedere direttamente tramite pacman*. AUR [unsupported] non contiene pacchetti binari. Fornisce invece oltre 23000 script PKGBUILD per compilare pacchetti da sorgente, che non sarebbero disponibili tramite gli altri repository. Quando su AUR un pacchetto non supportato acquisisce abbastanza voti, può essere spostato nel repository AUR [community], se un TU decide di adottarlo e mantenerlo.

  • Mantenuto dai Trusted User
  • Solo script bash di compilazione PKGBUILD
  • Non accessibile tramite pacman di default

* I wrapper di pacman (AUR Helpers) possono aiutare ad accedere ad AUR senza difficoltà.

/etc/pacman.conf

Pacman tenterà di accedere al file Template:Filename ogni volta che viene eseguito. Questo file di configurazione è diviso in sezioni o repository. Ogni sezione definisce un repository di pacchetti che pacman può utilizzare nel cercare pacchetti. L'eccezione a questa regola è la sezione "Options", che definisce opzioni globali.

Da notare, che il file fornito di default dovrebbe funzionare correttamente, perciò potrebbe non essere necessario modificarlo a questo punto, ma si raccomando comunque di verificare. Ulteriori informazioni sono disponibili nell'articolo Mirrors.

# nano /etc/pacman.conf

Example: Template:File

Abilitare tutti i repository desiderati (Rimuovere il cancelletto "#" davanti alle righe 'Include =' e '[repository]').


  • Quando si scelgono i repository, assicurarsi di decommentare sia la riga d'intestazione del repository racchiusa tra parentesi quadre, sia la riga 'Include ='. Diversamente, il repository in oggetto sarà omesso. È un errore molto comune.

/etc/pacman.d/mirrorlist

Definisce i mirror dei repository di pacmane le loro priorità.

Costruire una lista di mirror utilizzando lo script rankmirror (Opzionale)

Template:Codeline è uno script in bash che tenterà di rilevare quali mirror tra quelli decommentati in Template:Filename sono più vicini alla macchina calcolandone la latenza. Mirror più veloci incrementeranno drasticamente le performance di pacman, e l'esperienza globale con Archlinux. Questo script può essere eseguito periodicamente, specialmente se si riscontrano velocità di download e/o aggiornamenti scarsi. Da notare che Template:Codeline non esegue verifiche sulla banda disponibile dal mirror. Altri tool quali Template:Codeline o Template:Codeline possono essere utilizzati per quantificare l'effettiva capacità in upload del mirror dopo la generazione di un nuovo Template:Filename.

Forzare inizialmente pacman a rigenerare la lista di pacchetti

eseguire il seguente comando:

# pacman -Syy

Passare due volte il flag --refresh o -y a pacman, lo costringe a rigenerare tutta la lista dei pacchetti anche se quella esistente è considerata aggiornata. Eseguire pacman -Syy ogni volta che si cambia mirror, è una buona abitudine ed evita possibili mal di testa..

Utilizzare pacman per installare curl:

# pacman -S curl 
  • Se si ottiene un errore in questo passaggio, usare il comando "nano /etc/pacman.d/mirrorlist" e decommentare un server adatto alle proprie esigenze.

spostarsi fino alla directory Template:Filename:

# cd /etc/pacman.d

creare una copia di sicurezza di Template:Filename:

# cp mirrorlist mirrorlist.backup

Modificare mirrorlist.backup e decommentare tutti i mirror appartenenti al proprio continente o che risultino geograficamente vicini da un test con rankmirrors.

# nano mirrorlist.backup

Eseguire lo script su mirrorlist.backup con lo switch -n e redirigere l'output su un nuovo file Template:Filename:

# rankmirrors -n 6 mirrorlist.backup > mirrorlist

-n 6: classifica i 6 mirror più vicini

Forzare pacman a rigenerare tutte le liste di pacchetti ora che il nuovo mirrorlist è al suo posto:

# pacman -Syy

Controllo dei mirror per pacchetti aggiornati

Alcuni dei mirror ufficiali potrebbero contenere pacchetti non più aggiornati. ArchLinux Mirrorcheck riporta vari aspetti dei mirror tra i quali: quelli su cui sono riscontrati problemi di rete, problemi di database, riporta la data dell'ultima sincronizzazione, etc.

Qualcuno potrebbe voler manualmente controllare i mirror in Template:Filename per assicurarsi che contenga solo mirror aggiornati, se avere software all'ultima versione disponibile è una priorità.

Ignorare pacchetti

Dopo l'esecuzione del comando Template:Codeline, l'intero sistema sarà aggiornato. È possibile prevenire l'aggiornamento di un pacchetto. Uno scenario tipico potrebbe essere quello di un pacchetto il cui aggiornamento potrebbe risultare problematico per il sistema. In questo caso, Ci sono due opzioni; indicare il/i pacchetto/i da ignorare direttamente nella riga di comando di pacman utilizzando lo switch --ignore (eseguire Template:Codeline per i dettagli) oppure indicare permanentemente il/i pacchetto/i da ignorare all'interno di Template:Filename nella array IgnorePkg. Elencare tutti i pacchetti, separati da uno spazio:

IgnorePkg = wine  

La maniera classica di utilizzare Arch, è di sfruttare pacman per installare tutti i pacchetti, a meno che un pacchetto non sia disponibile, nel qual caso si può ricorrere ad ABS. Molti script di compilazione dei pacchetti gestiti dagli utenti sono anche disponibili in AUR.

L'utente avanzato, dovrebbe tenere il sistema costantemente aggiornato tramite Template:Codeline, piuttosto che aggiornare i pacchetti uno per uno. Naturalmente questo non è obbligatorio, ma bisogna tenere presente che un comportamento differente potrebbe comportare un blocco del sistema o un suo malfunzionamento. La maggior parte delle lamentele giungono a causa di aggiornamenti di singoli pacchetti, compilazioni inusuali o installazioni improprie. Anche l'utilizzo di IgnorePkg in Template:Filename non è affatto incoraggiato, e dovrebbe essere utilizzato solo raramente, quando si è certi di sapere ciò che si sta facendo.

Ignorare i file di configurazione

Sulla falsariga di quanto detto finora, si possono anche proteggere i propri file di configurazione e di sistema da eventuali sovrascritture durante un Template:Codeline; usando la seguente opzione nel proprio Template:Filename

NoUpgrade = etc/lilo.conf boot/grub/menu.lst

Familiarizzare con pacman

Pacman è il miglior amico dell'utente Arch. È fortemente raccomandato studiarne i comandi e poi provarli. Vedere:

man pacman

Per ulteriori informazioni consultare la guida pacman.

Step 3: Aggiornare il sistema con pacman

Ora siete pronti per aggiornare l'intero sistema. Prima di effettuare questa operazione, è buona norma leggere le notizie (e facoltativamente il annunci della mailing list). Spesso gli sviluppatori forniscono importanti informazioni su configurazioni richieste e modifiche per problemi noti. É pratica di ogni buon Arciere consultare queste pagine, prima di ogni aggiornamento. Per aggiornare all'ultima versione disponibile tutti i pacchetti installati nel proprio sistema:

# pacman -Syu

oppure con :

# pacman --sync --refresh --sysupgrade
  • L'opzione -S (--sync) indica che si vuole installare qualcosa (sincronizzare i pacchetti, nella terminologia di Arch)
  • -y (--refresh) impone un aggiornamento della lista dei pacchetti disponibili nei repository
  • -u (--sysupgrade) indica che tutti i pacchetti installati saranno aggiornati alle versioni presenti nei repository.

Potrebbe venire proposto di aggiornare pacman in primo luogo. Nel caso, rispondere "yes" e una volta finito ridare il comando Template:Codeline. In caso di aggiornamento del Kernel occorre riavviare il sistema.

Nota: Occasionalmente, le modifiche di configurazione possono richiedere un intervento dell'utente durante un aggiornamento, leggere l'output di pacman per eventuali informazioni pertinenti.

Pacman salva l'ouput nel file Template:Filename. Per ulteriori informazioni su opzioni e configurazione consultare la guida approfondita su Pacman.

La bellezza di una distribuzione rolling release

Tenere presente che Arch è una distribuzione rolling release. Questo significa che non c'è necessità di eseguire la reinstallazione del sistema per aggiornarlo ad una versione più recente. Dare periodicamente il comando Template:Codeline mantiene aggiornato il sistema alla versione più recente.

Network Time Protocol

Si potrebbe ora voler impostare l'orologio di sistema tramite il protocollo NTP per sincronizzare l'orologio locale con i server remoti NTP. In questo caso potete optare per due scelte

  • NTPD funziona molto bene, anche se la configurazione iniziale può essere più complessa.
  • OpenNTPD è un'alternativa OpenBSD al progetto NTP che è più semplice da configurare. Lo sviluppo non è attivo per GNU / Linux in questo momento, l'ultima versione è stata rilasciata il 14 maggio 2006. OpenNTPD può anche essere aggiunto alla riga DAEMONS in Template:Filename in modo da fornire il servizio ad ogni avvio.

Consultare l'articolo Network Time Protocol per ulteriori informazioni sulla loro configurazione.

Step 4: Aggiungere un utente e impostare i gruppi

UNIX è un ambiente multi-utente. Non si dovrebbe fare il lavoro quotidiano (navigare in Internet, scrivere una e-mail, ascoltare musica, ecc.) con l'account di root, perchè è un rischio per la sicurezza del sistema. L'utente Root è per compiti amministrativi, utilizzarlo solo per modifiche al sistema (aggiornamenti, installazioni, configurazioni). Invece, aggiungere un normale account utente non-root utilizzando il comando Template:Codeline, un programma interattivo per aggiungere gli utenti al sistema che richiederà i dati pertinenti (vedi dettagli sotto) (consigliato per i principianti):

Aggiungere un account utente con:

# adduser

Metodo alternativo, utilizzando Template:Codeline:

Alternativamente, è possibile utilizzare Template:Codeline

# useradd -m -g [initial_group] -G [additional_groups] -s [login_shell] [username] 

  • -m Crea una directory home dell'utente come /home/username. All'interno della propria directory home, un utente può scrivere file, cancellarli, installare programmi, etc. Le directory home degli utenti conterranno i loro dati ed i loro file di configurazione personali, i cosiddetti file punto (il loro nome è preceduto da un punto), che risultano nascosti. (Per visualizzare i file nascosti, abilitare l'opzione dedicata nel proprio file manager, oppure utilizzare ls con lo switch -a. Se dovesse presentarsi un conflitto tra i file di configurazione lato utente (sotto /home/username) e globali (solitamente sotto /etc), i settaggi lato utente prevarranno. Tra i file-punto spesso modificati dall'utente, troviamo Template:Filename e Template:Filename. I file di configurazione rispettivamente del server X e di Bash. Tra le altre cose consentono all'utente rispettivamente: di cambiare il window manager da avviare dopo il login il primo, e gli alias, comandi personalizzati e variabili d'ambiente il secondo. Quando viene creato un utente i suoi file-punto vengono prelevati dalla directory /etc/skel dove risiedono dei prototipi di file di sistema.
  • -g Il nome del gruppo o il numero del gruppo iniziale di login dell'utente. Il nome del gruppo deve esistere. Se è previsto il numero di un gruppo, deve riferirsi ad un gruppo già esistente. Se non specificato, il bahavior di useradd dipenderà dalla variabile USERGROUPS_ENAB contenuti in Template:Filename.
  • -G Aggiunge l'utente ad una lista di gruppi supplementari. Ogni gruppo è separato dal seguente da una virgola, senza spazi interposti. La condizione predefinita, è quella di far appartene l'utente al singolo gruppo iniziale (users).
  • -s Il percorso ed il nome del file della shell di login di default dell'utente. Arch linux utilizza Bash. Al termine della procedura d'avvio la shell di login predefinita è quella specificata dall'utente. (Assicurarsi che il pacchetto della shell impostata sia installato se si sceglie una shell differente da Bash)

Le opzioni di default possono essere usate tranquillamente; quando richiesto, aggiungere i seguenti gruppi supplementari (utili specialmente se si ha intenzione di installare un ambiente Desktop completo):

  • audio - per processi che riguardano la scheda audio e il software relativo
  • floppy - per accedere al floppy
  • lp - per gestire i processi di stampa
  • optical - per gestire i drive ottici e masterizzare
  • storage - per gestire i dispositivi di archiviazione
  • video - per gestire il video ed usare l'accelerazione 3d
  • wheel - per usare sudo
  • games - necessario per il permesso di scrittura per i giochi nel gruppo giochi
  • power - per spegnere il computer da utente normale

Un esempio per un tipico sistema desktop, aggiungere un utente denominato "archie" specificando bash come shell di login

# useradd -m -g users -G audio,lp,optical,storage,video,wheel,games,power -s /bin/bash archie

Successivamente, aggiungere una password per il nuovo utente tramite Template:Codeline.

Un esempio per il nostro utente, 'archie':

# passwd archie

(Sarà richiesto di fornire la nuova password UNIX .)

Il nuovo utente non-amministratore è stato ora creato, completo di una directory home ed una password di login.

Cancellare un account utente:

In caso di errore, se si volesse cancellare un account utente per utilizzare un nome differente o per qualsiasi altra ragione, utilizzare Template:Codeline:

# userdel -r [username]
  • -r I file nella directory home dell'utente saranno cancellati con la directory stessa e la coda di messaggi dell'utente.

Se si desidera cambiare il nome del vostro utente o di qualsiasi utente esistente, consultate le guide Change_username ed User_Management, per avere ulteriori informazioni sui gruppi consultare l'articolo correlato. È anche possibile controllare le pagine man di usermod(8) e gpasswd(8).

Step 5: Installare ed impostare Sudo (Optional)

Sudo è un sistema che permette a un utente di lanciare un comando usando le credenziali di un altro utente; per esempio un utente normale può modificare un file di configurazione di sistema senza loggarsi come root e senza conoscerne la password, basta che l'amministratore del sistema lo abbia abilitato a fare ciò. Per usare questo sistema basta anteporre il comando sudo al comando che si vuole lanciare.

Per Installare Sudo:

# pacman -S sudo

Per aggiungere un utente ai sudo user (sudoer) usare il comando visudo che deve essere impartito da root.

# EDITOR=nano visudo
Nota: Si noti che si sta settando una variabile e si sta dando il comando Template:Codeline sulla stessa linea e allo stesso tempo. Questo perchè separando i comandi potrebbe non eseguirsi correttamente.

Se si ha dimistichezza con l'utilizzo dell'editor vi, allora si raccomando l'utilizzo del comando Template:Codeline senza l'ausilio della variabile EDITOR=nano :

# visudo

Questo comando aprirà il file Template:Filename in una sessione dell'editor nano (è possibile cambiare nano con vi tramite la variabile d'ambiente EDITOR). Visudo copia il file da modificare in un file temporaneo, e successivamente esegue un controllo "sanity check". Se passa, il file temporaneo sovrascrive l' originale con i permessi corretti.

Warning: Non modificare Template:Filename direttamente con un editor; Errori nelle sintassi possono causare problemi (come rendere l'account di root inutilizzabile). È necessario utilizzare il comando visudo per modificare il file Template:Filename.

Nel paragrafo precedente si è aggiunto l'utente al gruppo wheel. Per dare agli utenti del gruppo wheel pieni privilegi di root usano "sudo" prima di un comando decommentate la riga seguente:

%wheel ALL=(ALL) ALL

Ora si può dare a qualsiasi utente l'accesso al comando sudo semplicemente aggiungendolo al gruppo wheel.

Per maggiori informazioni, ad esempio su come settare la bash_completion, consultare la guida relativa a sudo.

Per dare ai soli utenti del gruppo wheel accesso al comando su, dovete editare il file Template:Filename e decommentare la seguente stringa:

auth required pam_wheel.so use_uid

Parte III: Installare X e configurare ALSA

Step 1: Configurare l'audio con alsamixer

L' Advanced Linux Sound Architecture (conosciuto con l'acronimo di ALSA) è una componente del kernel che si prefigge di sostituire l'originale Open Sound System (OSS) nel fornire driver per le schede audio. Oltre ai driver per questi dispositivi, ALSA mette a disposizione anche una libreria in user-space sviluppatori che volessero sfruttare le caratteristiche di questi driver tramite API di alto livello anziché interagire direttamente con questi ultimi..

Nota: Alsa è incluso nel kernel principale di Arch e udev tenterà automaticamente il riconoscimento dell'hardware all'avvio, caricando il modulo del kernel corrispondente ai componenti rilevati. La scheda quindi dovrebbe essere subito funzionanti, ma di default con i canali mutati.
Nota: OSS4.1 è stato rilasciato sotto una licenza libera ed è generalmente considerato un significativo passo in avanti rispetto alle versioni precedenti. Se si riscontrano problemi con ALSA, o semplicemente si vuole provare un'alternativa, si può scegliere OSS4.1. Maggiori informazioni possono essere reperite alla pagina OSS

Il pacchetto alsa-utils contiene il tool in user-space Template:Codeline, che consente la configurazione del dispositivo tramite console o terminale.

I sorgenti del kernel vengono distribuiti con snd_pcsp, il modulo alsa per l'altoparlante del pc, snd_pcsp è solitamente caricato prima del modulo della scheda audio effettivo;. Nella maggior parte dei casi sarà conveniente che questo modulo sia caricato dopo, in modo da consentire ad alsamixer un corretto controllo sulla scheda.

Per posticipare il caricamento di snd_pcsp aggiungere la seguente riga a Template:Filename:

options snd-pcsp index=2

Alternativamente, se si vuole che snd_pcsp non sia caricato affatto, può essere messo in blacklist modificando in questo modo Template:Filename

MODULES=(... !snd_pcsp)
Nota: Sarà necessario rimuovere e ricaricare tutti i propri moduli relativi al suono perchè i cambiamenti abbiano effetto. Potrebbe essere più semplice riavviare.

Installare il pacchetto alsa-utils:

 # pacman -S alsa-utils

Inoltre si potrebbe voler installare anche il pacchetto alsa-oss, che racchiude applicazioni scritte per OSS in una libreria di compatibilità, consentendo loro di funzionare con ALSA:

# pacman -S alsa-oss   

Il proprio utente è stato aggiunto al gruppo audio? Se così non fosse utilizzare Template:Codeline. Da utente root eseguire:

# gpasswd -a yourusername audio

Da utente normale, non-root , richiamare Template:Filename:

# su - yourusername 
$ alsamixer

Togliere il muto dai canali Master e PCM portandosi su di loro tramite le frecce Template:Keypress/Template:Keypress e premendo Template:Keypress. Con il tasto Template:Keypress aumentate il volume fino ad ottenere un valore di db Gain pari a zero, tale dicitura è reperibile in alto a sinistra. Valori più elevati di Gain producono suoni distorti e gracchianti.

Card: NVidia CK804
Chip: Realtek ALC658D
View: F3:[Playback] F4: Capture  F5: All
Item: PCM [dB gain: 0,00, 0,00]

Di solito un volume attorno a 75 produce un gain pari a zero, ma alcune schede anche ad un valore massimo non aggiungono Gain. Alcuni dispositivi (come il Thinkpad T61) hanno un canale Speaker a cui deve essere tolto il muto e regolato. Uscire da alsamixer premendo Template:Keypress.

Provare il sistema sonoro

Assicurarsi che le casse siano correttamente collegate, e testare la propria configurazione da utente semplice tramite Template:Codeline:

$ aplay /usr/share/sounds/alsa/Front_Center.wav

Dovrebbe sentirsi una voce femminile dire: "Front, center."

Salvare le impostazioni sonore

Ritornare all'account root, e memorizzare i parametri attuali tramite:

# alsactl store

che creerà un file Template:Filename, salvando le impostazioni di alsamixer.

Inoltre, aggiungere il demone alsa alla sezione DAEMONS in Template:Filename per ripristinare automaticamente all'avvio le impostazioni salvate.

# nano /etc/rc.conf
...
DAEMONS=(syslog-ng network crond alsa)
...
Nota: Il demone alsa non fa altro che ripristinare i livelli di volume per i vari canali leggendo il file Template:Filename. Non interagisce in alcun modo con le librerie audio alsa e con le loro API a livello del kernel.

Informazioni più approfondite sono disponibili nella pagina wiki ALSA

Step 2: Il Server grafico

Warning: Dalla versione 1.8, xorg-server utilizza più file di configurazione all'interno di Template:Filename, al posto del singolo xorg.conf. il file Template:Filename è in gran parte obsoleto, anche se è ancora analizzato da Xorg-server durante la sua inizializzazione. Si consiglia vivamente di seguire le istruzioni contenute nel wiki di Xorg per impostare X fino a quando questa sezione è aggiornata. Questo in particolare porterà ad impostare tutte le configurazione generando un unico file Template:Filename al posto di avere diversi file di configurazione in Template:Filename.

L' X Windows System versione 11 (comunemente chiamato X11, o semplicemente X) consente di disegnare su schermo le finestre. Fornisce il toolkit standard per visualizzare interfacce utente grafiche (Graphical User Interface, GUI) nei sistemi operativi UNIX-like

X fornisce il framework basico, o primitive, per costruire ambienti GUI: disegnare e muovere finestre sullo schermo e interagire con un mouse e/o una tastiera. X non controlla l'interfaccia utente, ogni programma client se ne occupa.

X è chiamato così perché fu preceduto dal W Window System, originalmente sviluppato alla Stanford University.

Warning: Se si sta installando Arch Linux come guest su virtualbox, è necessario un modo diverso per completare l'installazione di X. Consultare il viki lanciare Arch Linux come guest, e saltare gli step A,B,C, descritti di seguito.

A: Gli X-Files

Adesso installeremo i pacchetti base Xorg usando pacman. Questo è il primo passo per costruire una GUI. Se si pianifica di utilizzare un drivere video open-source, e serve l'accelerazione 3d, installare la libreria libgl prima di installare Xorg:

# pacman -S libgl

(I driver video proprietari forniscono la loro implementazione di libgl, in questo caso non va installato )

Installare i pacchetti base:

# pacman -S xorg

Le utility 3d Template:Codeline e Template:Codeline sono incluse nel pacchetto mesa:

# pacman -S mesa

B: Installare un driver video specifico

Adesso che si hanno i pacchetti base per eseguire il server X. Si dovrebbero aggiungere adesso i driver per la propria scheda grafica (per esempio xf86-video-<nome>).Il modo più semplice per configurare X.org è installare il corretto driver video per prima cosa, e generare il file Template:Filename con uno script autoconfigurante. come Xorg -configure.

Se non si conosce la scheda grafica in uso eseguire

$ lspci | grep VGA

Se serve una lista di tutti i driver video open-source, utilizzare:

# pacman -Ss xf86-video | less

Ecco una lista di driver open source, e i corrispettivi chipset video.

  • xf86-video-apm — Alliance ProMotion video driver
  • xf86-video-ark — ark video driver
  • xf86-video-ati — ATI(AMD) radeon video driver
    • xf86-video-r128 — ATI(AMD) video driver per X.org ati Rage128 video
    • xf86-video-mach64 — ATI(AMD) video driver per X.org mach64 video
    • xf86-video-radeonhd — ATI(AMD) radeonhd video driver
  • xf86-video-chips — Chips and Technologies video driver
  • xf86-video-cirrus — Cirrus Logic video driver
  • xf86-video-dummy — dummy video driver
  • xf86-video-fbdev — framebuffer video driver
  • xf86-video-glint — GLINT/Permedia video driver
  • xf86-video-i128 — Number 0 i128 video driver
  • xf86-video-i740 — Intel i740 video driver
  • xf86-video-i810 — Intel i810/i830/i9xx video driver (deprecato, utilizzare intel)
  • xf86-video-intel — Nuova versione degli Intel i810/i830/i9xx video driver. (i driver xf86-video-intel-legacy sono stati integrati in questo pacchetto)
  • xf86-video-imstt — Integrated Micro Solutions Twin Turbo video driver
  • xf86-video-mga — mga video driver (Matrox Graphics Adapter)
  • xf86-video-neomagic — neomagic video driver
  • xf86-video-nv — Nvidia nv video driver
  • xf86-video-nouveau — Driver video open source con accelerazione 3d per schede nVidia (sperimentali), controllare: [1] fper lo stato corrente
  • xf86-video-openchrome — VIA/S3G UniChrome, UniChrome Pro e Chrome9 video driver
  • xf86-video-rendition — Rendition video driver
  • xf86-video-s3 — S3 video driver
  • xf86-video-s3virge — S3 Virge video driver
  • xf86-video-savage — savage video driver
  • xf86-video-siliconmotion — siliconmotion video driver
  • xf86-video-sis — SiS video driver
  • xf86-video-sisusb — SiS USB video driver
  • xf86-video-tdfx — tdfx video driver
  • xf86-video-trident — Trident video driver
  • xf86-video-tseng — tseng video driver
  • xf86-video-unichrome — VIA S3 Unichrome video driver
  • xf86-video-v4l — v4l video driver
  • xf86-video-vesa — vesa video driver
  • xf86-video-vga — VGA 16 color video driver
  • xf86-video-vmware — vmware video driver
  • xf86-video-voodoo — voodoo video driver

Nota: Il driver vesa è il più generico, e dovrebbe essere compatibile con quasi tutti i moderni chipset video. Se non si riesce a trovare un driver adatto per il proprio chipset video, vesa dovrebbe funzionare.


Installare il driver video appropriato per la propria scheda video:

pacman -S xf86-video-savage

(per il cdriver Savage).

  • Se si ha una scheda nVidia o ATI si potrebbe voler installare il driver proprietario. Come installare driver proprietari è spiegato sotto.
  • Se non si vuole installare il driver proprietario o non si possiede una scheda nVidia o ATI, si dovrebbe saltare a C: Installare driver di input.

Scheda grafica Nvidia

I driver nVIDIA proprietari sono attualmente gli unici a supportare l'accelerazione 3d e tutte le funzionalità che ci si aspetta per le schede Nvidia (il progetto libero Nouveau sta cercando di ottenere un driver open source analogo).

Arch ha attualmente 3 driver, adatti ognuno a un certo sottogruppo di schede:

  1. nvidia-96xx (e nvidia-96xx-utils) supporta le schede vecchie fino alla GF 4
  2. nvidia-173xx (e nvidia-173xx-utils) supporta le schede della serie Geforce FX
  3. nvidia (e nvidia-utils) supporta solo le GPU più nuove, successive alle GF FX
Nota: La serie di driver Nvidia-71xx, richiesti per schede molto vecchie come le TNT e TNT2, sono stati rimossi dai repository poichè non compatibili con le nuove versioni di Xorg che vengono utilizzate su Arch, e il loro sviluppo è stato interrotto da parte di Nvidia. In caso abbiate una di queste vecchie schede, dovreste usare i driver xf86-video-nv or xf86-video-vesa o in alternativa, regalarvi una scheda video più moderna.
Nota: Attualmente i driver nvidia-96xx non sono compatibili con al versione 1.8 di Xorg. Per ulteriore informazioni consultare questa nota. Questo non è il caso se si scarica gli ultimi driver binari direttamente dal sito nVidia.

Consultare l'homepage di nVidia per vedere quella che va bene. La differenza è solo per l'installazione, mentre la configurazione è la stessa per tutti i driver.

Installare i driver nvidia appropriati, p. es.:

pacman -S nvidia nvidia-utils
Nota: A questo punto, con il driver 'nvidia', potrebbe accadere che ci sia un errore fatale quando si cerca di caricare il driver. Se questo accade, il riavvio dovrebbe risolvere il problema.

Istruzioni avanzate per la configurazione Nvidia si trovano nell'articolo Nvidia.

Continuate l'installazione passando al punto C: Installare driver di input.

Schede grafiche ATI

I possessori di schede grafiche ATI possono scegliere tra diverse opzioni per i driver:

  • I driver open source radeon, forniti dal pacchetto xf86-video-ati.
    • Si tratta del driver open source originale modificato, con pieno supporto ai chipset Radeon fino a X1950 (gli ultimi chipset R500). Le schede fino alle serie 9200 sono largamente supportate, stabili, e forniscono l'accelerazione 2D e 3D. Le schede dalle 9500 alle hd4000 forniscono una completa accelerazione 2D e una stabile e parziale accelerazione 3D, ma risentono della carenza di certe funzionalità fornite dai driver proprietari; la gestione energetica è in fase di sviluppo ed in fase avanzata, ma non è comparabile con quella fornita dai driver Catalyst. Il supporto alle schede HD5000 è attualmente in corso di sviluppo. Il supporto KMS dei driver e dell'uscita audio tramite presa HDMI è contemplata sin dal kernel 2.6.33.
  • I driver open source radeonhd, forniti dal pacchetto xf86-video-radeonhd.
    • Questo driver supporta i chipset ATI R500 (Radeon serie X1000) e i più recenti. È sviluppato da Novell con le specifiche rilasciate da AMD. Supporta RandR 1.2 e uscita audio HDMI. Lo sviluppo attuale è praticamente morto e le funzionalità possono essere incoerenti su tutta la gamma di schede supportate.
  • I driver proprietari fglrx, forniti dal pacchetto Catalyst disponibile su AUR. I driver proprietari sono descritti più sotto.

I driver open-source coprono la maggior parte dei requisiti e sono generalmente meno problematici.

Installare i driver ATI radeon con

# pacman -S xf86-video-ati libgl ati-dri

Installare i driver ATI radeonhd con

# pacman -S xf86-video-radeonhd libgl ati-dri

I driver ATI Catalyst erano precedentemente un pacchetto precompilato fornito da Arch nei repository extra, ma da marzo 2009 non sono più supportati ufficialmente a causa della non soddisfacente celerità e qualità del loro sviluppo. I driver catalyst sono disponibili ora su AUR. Ulteriori nformazioni per la loro installazione qui

Warning: I driver proprietari ATI supportano solo le serie R600 e più recenti (ossia, dalle HD2xxx in su). Le serie meno recenti (X1xxx e anteriori) non sono supportate.
Tip: Instruzioni più dettagliate per la configurazione delle ATI sono disponibili su ATI wiki article.

C: Installare driver di input

Il sistema X di ultima generazione richiede l'installazione dei driver per i dispositivi di input, tastiera e mouse inclusi. Per una lista completa dei driver disponibili, eseguire una ricerca con pacman:

# pacman -Ss xf86-input | less

Nella maggior parte dei casi, xf86-input-keyboard e xf86-input-mouse dovrebbero essere sufficienti per una configurazione di base. Usare pacman per installarli. Per esempio:

# pacman -S xf86-input-keyboard xf86-input-mouse

Gli utenti di notebook avranno inoltre bisogno del pacchetto synaptics per permettere ad X di configurare il touchpad:

# pacman -S xf86-input-synaptics
Tip: Per maggiori informazioni su particolari configurazioni o riguardo alla risoluzione di problemi nella configurazione del touchpad, consultare il wiki Touchpad Synaptics.
Warning: Acluni utenti hanno avuto problemi con i pacchetti xf86-input-keyboard e xf86-input mouse. Se il mouse e la tastiera non funzionano ed il server X sembra congelato, provate a disinstallarli. Per ulteriori informazioni seguite la discussione sul forum [[2]]

Step 3: Configurare X (Optional)

A questo punto, riavviare in modo che il sistema abbia caricato il driver video corretto, quindi procedere.

A: Introduzione al file di configurazione: xorg.conf

Xorg è in grado di riconoscere correttamente la maggior parte di schede grafiche, impostazioni dei monitor, mouse, tastiere, touchpad ecc. Ci sono casi in cui però l'auto-configurazione fallisce o non è ottimale, e casi in cui si desiderano configurazioni particolari, come una certa larghezza dell'area di scrolling in un touchpad, o un'opzione particolare per la scheda video.

Warning: Dalla versione 1.8, xorg-server utilizza più file di configurazione all'interno di Template:Filename, al posto del singolo xorg.conf. il file Template:Filename è in gran parte obsoleto, anche se è ancora analizzato da Xorg-server durante la sua inizializzazione. Si consiglia vivamente di seguire le istruzioni contenute nel wiki di Xorg per impostare X fino a quando questa sezione è aggiornata. Questo in particolare porterà ad impostare tutte le configurazione generando un unico file Template:Filename al posto di avere diversi file di configurazione in Template:Filename.
Note: Dalla versione X11R7.2 il server X ed X.Org contemplano l'auto-configurazione. Pertanto, in molti casi, potrebbe tranquillamente funzionare senza l'ausilio di un file Template:Filename. Se la configurazione automatica funziona in modo soddisfacente e non è necessario specificare le caratteristiche speciali come AIGLX, compositing e così via, si può rinunciare alla creazione di un file xorg.conf e continuare con la configurazione di Input hotplugging.

La configurazione del server grafico Xorg avviene tutta nel file di testo semplice Template:Filename, ordinato in sezioni e sottosezioni, quelle più importanti sono le sezioni Device, Monitor, Screen, e ServerLayout. Le sezioni possono comparire in qualsiasi ordine e potrebbero essercene più di una per ogni tipo (ad esempio se avete più di un monitor, come un LCD e un videoproiettore che avranno diverse impostazioni di risoluzione, refresh, ecc.. avrete più sezioni "Monitor").

ATI e Nvidia inoltre hanno strumenti che elaborano il file Template:Filename per configurare i loro driver proprietari (vedi sotto).

Per approfondimenti sulla configurazione del file Template:Filename vedere la pagine di manuale Template:Codeline.

Creazione standard di xorg.conf

Gli utenti esperti probabilmente preferiranno creare manualmente il proprio Template:Filename. Si può anche usare il programma Template:Codeline con l'opzione -configure per generare un file di configurazione di base; da root dare:

# Xorg -configure

Con questo comando verrà creato il file in Template:Filename

Copiare il file in Template:Filename:

# cp /root/xorg.conf.new /etc/X11/xorg.conf
Creazione alternativa di uno xorg.conf

Le ultime versioni di Xorg Server(successive alla 1.6) non includono gli script Template:Filename e Template:Filename. Se si incontrano problemi nel creare o utilizzare le configurazioni in Template:Filename, può essere utile seguire questa guida.

Leggere l'aricolo relativo a X.Org, nel paragrafo "Configurazione".

  • Se si è in possesso di un file Template:Filename funzionante con un'altra distribuzione che utilizza la stessa versione di Xorg, è possibile copiarlo su Arch nel percorso Template:Filename.
Tip: Per le schede video Intel, potrebbe essere necessario inserire delle specifiche configurazioni per abilitare le accelerazioni grafiche 2D e 3D, come spiegato nel wiki relativo alle schede video Intel.

Se si ha una scheda grafica Nvidia e si è scelto di installare i driver proprietari(nvidia) sarà necessario configurarli ora. Altrimenti saltare al punto B: Input hotplugging

Il pacchetto NVIDIA comprende una utility per la creazione automatica (o di aggiornamento nel caso esista già) di Template:Filename per abilitare il driver NVIDIA:

# nvidia-xconfig
Warning: Nell'output dello script sarà riportato come poter testare il file appena creato. Non testare il sever ora dato che il demone Template:Codeline non è stato ancora avviato. Senza di esso il server grafico non riceverà gli input e quindi sembrerà bloccato.

Questo comando prevede diverse opzioni, che permettono di specificare il contenuto e le opzioni del file xorg.conf. Ad esempio,

# nvidia-xconfig --composite --add-argb-glx-visuals

Per maggiori informazioni, consultare il manuale nvidia-xconfig(1).

Alcune utili opzioni da inserire nella Section Device sono(attenzione potrebbero non funzionare con tutte le schede):

       Option          "RenderAccel" "true"
       Option          "NoLogo" "true"
       Option          "AGPFastWrite" "true"
       Option          "EnablePageFlip" "true"

Se ci sono istanze di DRI, assicurarsi di decommentare:

#    Load        "dri"

Controllare attentamente che in Template:Filename, siano impostati dei valori accettabili per la profondità(depth) di default, la sincronizzazione orizzontale(horizontal sync), il refresh verticale e la risoluzione.

Aggiornare le dipendenze dei moduli del kernel usando Template:Filename:

# depmod -a

(Un riavvio potrebbe essere necessario.)

Tip: Informazioni più dettagliate sulle configurazioni possono essere trovate nella pagina relativa ad NVIDIA.

B: Input hotplugging

L' inserimento a caldo delle periferiche (input hotplugging) è supportato a partire dalla versione 1.4 del server grafico X.Org, ed abilitato di default. Quando è abilitato, X utilizzerà udev per permettere di collegare delle periferiche, senza dovere riavviare il server grafico.

Nota: Come per XOrg e XServer 1.8, il demone hal non viene più utilizzato per gestire l'input hotplugging, al suo posto viene usato udev, che viene installato automaticamente.
Warning: Alcuni ambienti desktop e file manager, utilizzano ancora hal per gestire l'automount delle periferiche, questo perchè non sono ancora stati ririscritti per poter utilizzare solamente udev. Fare riferimento alle singole guide di ogni ambiente desktop per ulteriori informazioni.

Sarà necessario quindi decidere se si intende utilizzare l'input hotplugging (abilitato di default) o disabilitarlo. L'input hotplugging sarà comodo per molti utenti, specialmente su portatili o su netbook. Altri utenti vorranno disabilitarlo in favore di configurazioni manuali o statiche in Template:Filename.

Tip: Consultare l'articolo Xorg input hotplugging per maggiori informazioni.
Usare l'input hotplugging

Installare i driver input evdev:

# pacman -S xf86-input-evdev

Impostare il layout della tastiera nel file Template:Filename (se si usa un layout diverso da quello della tastiera standard US)

Section "InputClass"
	Identifier "evdev keyboard catchall"
	MatchIsKeyboard "on"
	MatchDevicePath "/dev/input/event*"
	Driver "evdev"
	Option "XkbLayout" "it"
EndSection
Note: Il valore da inserire in input.xkb.layout può differire dal codice keymap solitamente usato dai comandi Template:Codeline o Template:Codeline. Ad esempio per ottenere il layout uk il valore da usare sarà: gb.

Aggiungendo l'opzione :

Option "XkbOptions" "terminate:ctrl_alt_bksp"

Si abiliterà la possibilità di riavviare il server X premendo i tasti Template:Keypress+Template:Keypress+Template:Keypress.

Disabilitare l'input hotplugging

Disabilitando l'input hotplugging verrà impedito ad hal di rilevare le periferiche, verranno quindi usate (per mouse e tastiera) le configurazioni presenti in xorg.conf

# nano /etc/X11/xorg.conf

aggiungere le seguenti linee:

Section "ServerFlags"
    Option "AutoAddDevices" "False"
EndSection
Impostare il layout della tastiera se non si usa quello standard US

Aggiungere delle linee di opzione nella sezione "InputDevice" del file Template:Filename specificando il layout e la variante:

Option "XkbLayout" "it"
Option "XkbVariant" ""

Alternativamente si può utilizzare il comando Template:Codeline:

# setxkbmap pl 

(chiaramente inserendo al posto di pl il layout appropriato) questo comando cambierà il layout della tastiera all'interno di X. Per rendere permanente questa modifica, aggiungere il comando in Template:Filename prima dell'avvio del window manager (cioè prima del comando tipo Template:Codeline).

C: Test di X

Per prima cosa, leggere il messaggio di avviso degli "input hotplugging" nella sezione precedente. A questo punto si dovrebbe avere xorg installato, un driver video adatto e un file di configurazione Template:Filename (a meno che non si sia scelto di usare X senza xorg.conf). Per eseguire un test velocemente e assicurarsi che X si avvii correttamente dalla riga di comando prima di installare un ambiente desktop completo, si può configurare Template:Filename per invocare Xterm. Xterm è un semplice emulatore di terminale che viene eseguito nell'ambiente X Server; fa parte del pacchetto base di xorg. Si dovrebbe avere una sessione di xterm aperta. Si può terminare il server X (e tutti i programmi in esecuzione al suo interno, in questo caso solo xterm) con Template:Keypress+Template:Keypress+Template:Keypress, o si può uscire dall'xterm (con il comando "exit" o premendo Template:Keypress+Template:Keypress) e a quel punto il server terminerà automaticamente perchè non ha più client da servire. Se si hanno problemi nell'avviare X, si possono cercare gli errori nel file Template:Filename e nei messaggi sulla consolle da cui è stato avviato X.

Prepararsi per il test configurando ~/.xinitrc

Una delle principali funzioni di questo file è dirigere, con determinate specifiche, il windows client X quando viene avviato con Template:Codeline o con Template:Filename, in maniera personalizzata per ogni singolo utente. (Lo script startx è semplicemente un front end al più versatile comando xinit). C'è un enorme numero di configurazioni addizionali e comandi possibili che possono essere aggiunti in ~/.xinitrc, proseguendo nella personalizzazione del sistema.

Note: .xinitrc è anche chiamato "dot" (.) file. In un filesystem UNIX, i file preceduti da un punto (.) sono "nascosti", e non verranno visualizzati da un normale comando Template:Codeline, con l'obiettivo di mantenere ordinato l'aspetto delle cartelle. Possono essere visualizzati con il comando ls -a. Le lettere "rc" significano Run Commands e indicano semplicemente che si tratta di un file di configurazione. Dal momento che controlla il modo in cui un programma viene eseguito, può (ma è storicamente inesatto) anche significare "Run Control".

Template:Codeline avvia l' X server e i clients. Per determinare il client da avviare, Template:Codeline analizzerà per prima cosa un qualche file .xinitrc nella cartella home dell'utente. In caso di mancato rilevamento di ~/.xinitrc, predeterminerà le impostazioni del file xinitrc nella cartella xinit, Template:Filename, che utilizzerà in maniera predeterminata il window manager TWM. Ecco perchè avviando startx senza un file ~/.xinitrc viene avviata una sessione TWM. Ulteriori informazioni sulla configurazione di .xinitrc nella sezione del wiki.

Passare da utente root all'utente normale, non-root:

# su - yourusername
  • Template:Filename contiene file e cartelle per fornire una corretta struttura predefinita agli account dei nuovi utenti creati. Il nome skel è derivato dalla parola skeleton, poichè i file in esso contenuti costituiscono la struttura di base per le cartelle home degli utenti.
Note: Un file campione .xinitrc è disponibile nella cartella Template:Filename, dov'è installato il pacchetto xorg-xinit.

Copiare il file xinitrc da /etc/skel/ alla propria cartella /home:

$ cp /etc/skel/.xinitrc ~/

Modificare il file:

$ nano ~/.xinitrc

e aggiungere " Template:Codeline;; dovrebbe presentarsi così: Template:File

Note: Assicurarsi di avere solo una riga exec decommentata in Template:Filename per il momento.

Più avanti si modificherà nuovamente questo file per specificare l'ambiente desktop/window manager scelto.

Eseguire il test

Fare una prova della configurazione eseguendo X come utente normale, non-root, con:

$ startx

o

$ xinit

Si dovrebbe ottenere una sessione di xterm, da cui sarà possibile verificare il funzionamento della tastiera e del mouse. Si potrebbe dover muovere il mouse in circolo per visualizzarne il cursore nell'area di xterm, prima che la tastiera sia rilevata dai terminali.

Se il test di verifica da esiti positivi, si può supporre che le configurazioni di Template:Filename sono state elaborate con successo, e che l'ambiente desktop che si installerà successivamente funzionerà quindi in modo soddisfacente.

Uscire da Xterm con:

$ exit
Tip: Ulteriori istruzioni per la configurazione di Xorg sono disponibili nella sezione Xorg.


Note: Da Xorg 1.6 Template:Keypress-Template:Keypress-Template:Keypress è inattivo e quindi non può essere usato per uscire dal test. Un modo alternativo è spostarsi su un'altra console virtuale (Template:Keypress-Template:Keypress-Template:Keypress per esempio) e poi spostarsi nuovamente sulla console dove il test è in esecuzione (probabilmente Template:Keypress-Template:Keypress-Template:Keypress). Si potrà quindi usare Template:Keypress-Template:Keypress per uccidere il test di X. È possibile abilitare Template:Keypress-Template:Keypress-Template:Keypress modificando xorg.conf, come descritto qui. Oppure (scelta consigliata) aggiungere l'opzione adeguata nel file Template:Filename, vedi [| Usare input hotplugging].

Se lo schermo dovesse diventare nero, si può provare a spostarsi su un'altra console virtuale (Template:Keypress-Template:Keypress-Template:Keypress ad esempio), ed effettuare un login "cieco" come root, premendo poi Template:Keypress, ed immettendo la password di root confermata di nuovo con Template:Keypress.

Si può anche provare ad uccidere la sessione X con Template:Codeline:

# pkill X

Se pkill non funziona, riavviare alla cieca con:

# reboot

o

# init 6
In caso di errori

In caso di errori all'avvio di X, è possibile trovarne evidenza nel file Template:Filename, come anche nell'output della console virtuale dove X è stato avviato.

Inoltre, se si sta utilizzando Template:Filename, verificarne i contenuti con:

# nano /etc/X11/xorg.conf

e cercando le seguenti voci:

  • Il driver video dovrebbe essere specificato, per esempio:
Section "Device"

       ...
       Driver  "savage"
       ...

EndSection
  • Le specifiche "Horizontal Sync" e "Vertical Refresh" potrebbero dover essere aggiunte nella sezione "Monitor", per esempio:
Section "Monitor"
       Identifier   "Monitor0"
       VendorName   "Monitor Vendor"
       ModelName    "Monitor Model"
       HorizSync     30.0 - 130.0 # Safe for LCD's
       VertRefresh   50.0 - 100.0 # Safe for LCD's and most CRT's.
EndSection

(Se le specifiche di queste voci non sono note, consultare il manuale del monitor).

  • La profondità del colore può essere specificata nella sezione "Screen":
Section "Screen"
       Identifier "Screen0"
       Device     "Card0"
       Monitor    "Monitor0"
       DefaultDepth 24

(Generalmente può essere impostata su 24).

  • Si possono anche aggiungere alcune impostazioni video (Modes) alla sottosezione "Display", generalmente sotto la voce Depth 24:
 SubSection "Display"
               Viewport   0 0
               Depth     24
               Modes "1024x768" "800x600" "640x480"
  • Aggiungere la seguente sezione se gli effetti video desiderati richiederanno l'estensione "composite":
Section "Extensions"
 	Option "Composite" "Enable"
EndSection

Fare un'altro test con la nuova configurazione modificata, eseguendo:

# startx

o

# xinit

Se si verificano ulteriori malfunzionamenti, consultare la sezione Xorg per istruzioni più dettagliate.

Avete bisogno di aiuto?

Se dopo aver consultato l'articolo inerente la configurazione di Xorg avete ancora dei problemi e necessitate di richiedere assistenza sul forum di Arch, assicuratevi di installare e utilizzare wgetpaste:

# pacman -S wgetpaste

Utilizzare wgetpaste e postare i collegamenti dei seguenti file al momento di chiedere aiuto nel tuo post sul forum:

Utilizzare wgetpaste in questo modo:

$ wgetpaste </percorso/del/file>

Invia il link corrispondente nel tuo post sul forum. Assicurarsi di fornire anche adeguate informazioni riguardo il vostro hardware e i driver.

Warning: E' estremamente importante fornire più dettagli possibili per la risoluzione dei problemi con X. Quando si chiede aiuto sul forum di Arch, si prega di fornire tutte le informazioni pertinenti come specificato in precedenza.

Parte IV: Installare e configurare un ambiente Desktop

Mentre il sistema X Window fornisce il quadro di base per la costruzione di una Graphicals User Interface (GUI), un Desktop Environment (Ambiente desktop, abbr. DE), lavora in cima e in collaborazione con X, per fornire una completa interfaccia grafica funzionale e dinamica. Con ambiente desktop si intende un insieme di programmi con interfaccia grafica omogenea, riuniti sotto un unico progetto, atti a soddisfare le esigenze di base dell'utente di personal computer, e contiene in genere un gestore di finestre, icone, applets, finestre, barre degli strumenti, cartelle, wallpapers, una suite di applicazioni e capacità come il drag and drop, alcuni di essi integrano utleriori funzionalità come gestire uno sfondo per il desktop, esplorare i file sul computer, masterizzare CD/DVD, guardare video e ascoltare musica, navigare su Internet, scrivere testi, eccetera.

Esistono diversi progetti software in grado di fornire un completo ambiente Desktop per sistemi GNU/Linux, il migliore in assoluto non esiste. Di seguito un breve elenco dei più conosciuti:

  • Se si cerca qualcosa di simile a Windows e Mac OSX, KDE è una buona scelta.
  • Se si cerca qualcosa di più minimale, che segue il principio K.I.S.S. più da vicino, è meglio GNOME.
  • Se si ha una vecchia macchina o si cerca qualcosa di più leggero, una buona soluzione è Xfce4 o Lxde poichè forniscono ancora un ambiente desktop completo.
  • Se la bassa potenza della macchina costringe a scendere a compromessi, openbox, fluxbox o fvwm2 può essere quello giusto (per non parlare di tutti gli altri window manager leggeri come PekWM, icewm, windowmaker, twm e Evilwm ).
  • Se si ha in mente qualcosa di completamente differente provare Awesome3, ion, wmii, dwm, Xmonad, Ratpoison o Musca.

Step 1: Installare i font

Conviene installare in anticipo alcuni font, per esempio Dejavu e bitstream-vera e i font microsoft (richiesti da alcuni siti web e animazioni flash):

Per installarli :

# pacman -S ttf-ms-fonts ttf-dejavu ttf-bitstream-vera

Fare riferimento alla pagina Xorg Font Configuration per come configurare i font.

Step 2: Avviare l'ambiente desktop

Ci sono due modi per avviare un ambiente desktop: fare login testuale e avviare il Server X da console; installare un programma grafico per il login che parta in automatico all'avvio del sistema.

  • Login da terminale

Per fare il login da terminale bisogna prima modificare il file di configurazione personale per l'avvio del server X Template:Filename, che dovrebbe presentarsi così:

Template:File è sufficiente decommentare la riga corrispondente al proprio ambiente desktop, oppure aggiungere la riga adatta fra le seguenti:

  • per GNOME: exec gnome-session
  • per KDE: exec startkde
  • per Xfce: exec startxfce4
  • per LXDE: exec startlxde
  • per Fluxbox: exec startfluxbox
  • per Openbox: exec openbox
  • per Fvwm: exec fvwm

A questo punto, per far partire il proprio ambiente desktop è sufficiente fare il login testuale e dare il comando:

$ startx

Dopo che avete scelto quale DE installare, se riscontrate dei problemi con l'automount, provare a utilizzare il seguente comando in Template:Filename. (Sostituire "startxfce4" con il comando che è appropriato per il window manager/DE).

Exec ck-launch-session startxfce4 

Ciò garantirà che le varie variabili d'ambiente siano impostate correttamente avviando una sessione pulita di consolekit. ConsoleKit è un framework per tenere traccia dei vari utenti, le sessioni e sedi presenti sul sistema. Esso fornisce un meccanismo per il software di reagire ai cambiamenti di qualsiasi di questi elementi o di uno qualsiasi dei metadati ad essi associati. Esso funziona in congiunzione con dbus, e altri strumenti. Ricordatevi di avere una sola riga non commentata exec nel proprio Template:Filename.

  • Login grafico

Il Diplay Manager è il programma che si occupa del login grafico. I principali DM sono:

  • GDM: sfrutta alcune librerie di GNOME ed è quindi più adatto se si usa questo ambiente desktop.
  • KDM: sfrutta alcune librerie di KDE ed è quindi più adatto se si usa questo ambiente desktop.
  • SLIM: leggero e minimale DM, va bene con tutti gli ambienti desktop ma richiede più attenzioni nella configurazione.

Una volta installato il pacchetto desiderato fra gdm, kdm e slim, è sufficiente aggiungere il demone corrispondente (gdm, kdm o slim) in coda alla lista DAEMONS nel file Template:Filename, in modo che in avvio del sistema verrà presentato un login grafico (personalizzabile in vari modi, dall'immagine di sfondo alla foto per ogni utente, ecc) invece del classico login testuale. Ulteriori informazioni verranno segnalate in seguito quando si affronteranno singolarmente i vari Ambienti Desktop.

Step 3: Installare l'ambiente desktop

Di seguito viene mostrata l'installazione dei maggiori ambienti desktop e dei più usati gestori delle finestre.

Gnome

Riguardo a GNOME

Il GNU Network Object Model Environment. Il progetto GNOME fornisce un intuitivo e completo ambiente desktop, e una piattaforma di sviluppo per la creazione di applicazioni da integrare nel resto del desktop.

Installazione

Il gruppo di pacchetti gnome installa l'ambiente desktop GNOME di base :

# pacman -S gnome 

mentre il gruppo gnome-extra installa programmi aggiuntivi sempre facenti parte del progetto GNOME:

# pacman -S gnome-extra

Istruzioni avanzate per l'installazione e la configurazione di Gnome si trovano nell'articolo Gnome.

Demoni consigliati per GNOME

Si ricorda che un daemon (demone) è un programma che viene eseguito in background e rimane in attesa di eventi particolari per offrire i servizi richiesti.

Alcuni utenti preferiscono usare il demone hal. Il demone hal, tra le altre cose, aiuterà a automatizzare il montaggio di dischi, unità ottiche e unità USB per l'uso nella GUI. Il pacchetto hal è installato come una dipendenza con GNOME, ma deve essere invocata per diventare utile.

Warning: Il demone FAM (File Alteration Monitor) è considerato obsoleto; usare Gamin al suo posto, se possibile. Gamin è una re-implementazione delle specifiche di FAM. E' generalmente considerato più affidabile, inoltre è più recente, più sviluppato e seguito, inoltre è semplice da configurare:
# pacman -S gamin

Se si desidera installare un login manager grafico, allora per GNOME, il demone gdm risulta la scelta migliore.

Nota: il pacchetto gdm fa parte del gruppo gnome-extra; se lo si è già installato in precedenza allora la procedura seguente non è necessaria.

Da root:

# pacman -S gdm

Inizializzare hal:

# /etc/rc.d/hal start

Aggiungere i demoni che si desiderano al proprio file Template:Filename nella sezione DAEMONS , in tal modo verranno richiamati in fase di boot.

Note: Il demone gamin non ha bisogno di essere aggiunto tra la lista dei DAEMONS

Esempio:

# nano /etc/rc.conf
DAEMONS=(syslog-ng dbus hal gdm network crond alsa)
Tip: Se si preferisce accedere da console e avviare manualmente X tramite Template:Codeline escludete il demone gdm.
Note: Il demone HAL avvia automaticamente dbus e in teoria non sarebbe necessario specificarlo tra i demoni in avvio. Tuttavia, molti utenti hanno segnalato un errato comportamento di networkmanager se dbus non viene specificamente inserito prima di hal nella stringa relativa ai DAEMONS.

Quindi modificare Template:Filename e nella sezione [servers] aggiungete:

0=Standard vt7

Come utente normale, avviare X:

$ startx

oppure

$ xinit

Se Template:Filename non è stato precedentemente configurato per avviare GNOME, si può sempre inizializzarlo con xinit, seguito dal percorso relativo a GNOME:

$ xinit /usr/bin/gnome-session
Tip: Istruzioni avanzate sulla installazione e configurazione di GNOME possono essere reperite nel wiki relativo a Gnome.

Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop GNOME, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le raccomandazioni generali, o il resto delle informazioni qui di seguito.

Eye Candy

Per impostazione predefinita, GNOME non viene fornito con molti temi e icone. Si potrebbe desiderare di installare alcune artwork più interessanti per GNOME:

Un buon tema gtk (gui widget, inclusi temi) è il motore murrine. Lo potete installare con:

# pacman -S gtk-engine-murrine

Mentre per ulteriori temi opzionali:

# pacman -S murrine-themes-collection 

Una volta installato lo potete selezionare da Sistema -> Preferenze -> Apparenze -> scheda temi.

Il repository di Arch Linux contiene ulteriori temi e motori che potrebbero piacervi. Potete installarli e confrontarli personalmente:

# pacman -S gtk-engines gtk-aurora-engine gtk-candido-engine gtk-rezlooks-engine

Potete trovare altri temi, icone, e sfondi su GNOME-Look.

Ulteriori Personalizzazioni

Consultate la pagina wiki di Gnome per ulteriori dettagli , come ad esempio Abilitare l'accesso senza password in gnome funzionalità per gli utenti e altre informazioni utili.

KDE SC

Riguardo a KDE

Il K Desktop Environment. KDE è un potente ambiente grafico Free Software per sistemi GNU/Linux e Unix che unisce facilità d'uso, funzionalità e grafica straordinaria.

Installazione

Si può scegliere tra due versioni di KDE, dopodiché potete continuare leggendo Demoni consigliati per KDE:

1. Il pacchetto kde che risiede nel repository [extra] corrisponde alla versione ufficiale e completa di KDE 4.x.x vanilla.

Installazione base di KDE:

# pacman -S kdebase-workspace

Installazione completa del Desktop Environment:

# pacman -S kde

oppure

# pacman -S kde-meta
Note: Ulteriori informazioni sulla differenza tra i pacchetti kde e kde-meta possono essere reperite nell'articolo Pacchetti di KDE.

2. Infine, KDEmod (ovvero The Chakra Project) è un progetto esclusivo di Arch Linux tenuto dalla comunità, modificato per avere grandi prestazioni e modularità. KDEmod è estremamente veloce, leggero e reattivo, con tema gradevole e personalizzabile. Viene installato KDE4, ma è possibile in alternativa installare KDE3.

Istruzioni avanzate su come installare e configurare KDE si trovano nell'articolo KDE.

Gamin, è una implementazione per il controllo dell'alterazione dei file, che nasce dal progetto fam, oramai obsoleto. Gamin è molto più attivo e sviluppato di fam, e sarà utile per riflettere in tempo reale i cambiamenti nel file-system.

Lo potete installare con:

# pacman -S gamin
Demoni consigliati per KDE

Si ricorda che un daemon (demone) è un programma che viene eseguito in background e rimane in attesa di eventi particolari per offrire i servizi richiesti.

Attualmente KDE richiede ancora il demone hal (Hardware Abstraction Layer) per un ottimale funzionamento. Il demone hal, tra le altre cose, aiuterà a automatizzare il montaggio di dischi, unità ottiche e unità USB per l'uso nella GUI. il pacchetto hal viene installato come dipendenza di KDE, ma deve essere esplicitamente invocato per poterlo utilizzare.

Se lo desiderate, potete utilizzare il demone kdm che è il K Display Manager, il quale fornisce un Login grafico.


Inizializzare hal:

# /etc/rc.d/hal start
Note: Il demone HAL avvia automaticamente dbus e in teoria non sarebbe necessario specificarlo tra i demoni in avvio. Tuttavia, molti utenti hanno segnalato un errato comportamento di networkmanager se dbus non viene specificamente inserito prima di hal nella stringa relativa ai DAEMONS.

Modificare il file Template:Filename:

# nano /etc/rc.conf

Aggiungere dbus e hal nella sezione DAEMONS, per poterlo avviare durante la fase di boot. Se desiderate avere un login grafico aggiungete kdm alla fine dei demoni:

DAEMONS=(syslog-ng dbus hal networkmanager alsa crond kdm)
Note: Se avete optato per installare KDEmod3 invece del normale KDE, usate kdm3 al posto di kdm.
  • Questo metodo avvierà il sistema in runlevel 3, (Template:Filename predefinito, modalità multi-utente), e avvierà KDM come un demone.
  • Alcuni utenti preferiscono usare un metodo alternativo per avviare il login grafico come KDM al boot, utilizzando Template:Filename per avviare il sistema come runlevel 5. Consultare Display Manager per maggiori informazioni.
Tip: Si fa notare che il metodo di avvio tramite Template:Filename a volte è consigliato in caso di errori e malfunzionamenti di KDM, come il ritorno al display manager dopo il login.
  • Se invece preferite optare per un login nella console con un runlevel 3, e avviare manualmente X, allora levate il demone kdm, oppure commentatelo con il simbolo ( ! ) in tal modo non verrà avviato.

Ora potete avviare il server X come un normale utente tramite il comando:

$ startx

oppure

$ xinit
Tip: Istruzioni avanzate sulla installazione e/o configurazione di KDE possono essere trovate nell'articolo KDE.

Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop KDE, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le raccomandazioni generali, o il resto delle informazioni qui di seguito.

Eye candy

Al contrario di GNOME, KDE ingloba già molti abbellimenti per avere una esperienza deskotp più gradevole, grazie all'uso di Plasma, che è già parte integrante dell'ambiente desktop, inoltre offre effetti grafici stile Compiz. Ulteriori plasmoidi per plasma li potete avere installando il metapacchetto:

# pacman -S kde-meta-kdeplasma-addons

Temi di Arch per KDE si trovano invece nel pacchetto:

# pacman -S archlinux-themes-kde

Xfce

Riguardo a Xfce

Xfce è un ambiente desktop (DE), tipo GNOME o KDE. Contiene una serie di applicazioni come: un'applicazione root window, un window manager, un file manager, un pannello, etc. Xfce è scritto utilizzando il toolkit GTK2 e contiene un proprio ambiente di sviluppo (librerie, demoni, etc.) simile agli altri grandi DE. Diversamente da GNOME o KDE, Xfce è leggero e progettato più sul modello di CDE che su quello di Windows o Mac. Ha un ciclo di sviluppo molto più lento, ma è molto stabile ed estremamente veloce. Xfce è ottimo per sistemi hardware più vecchi.

Installazione

Installare xfce con

# pacman -S xfce4 

Se si vuole installare anche temi ed extras :

#pacman -S xfce4-goodies murrine-themes-collection

Istruzioni avanzate per l'installazione e la configurazione di Xfce si trovano nell'articolo Xfce.

Nota: xfce4-xfapplet-plugin (un plugin che permette l'uso di applet di GNOME nel pannello di Xfce4) fa parte del gruppo di xfce4-goodies e dipende da gnome-panel, che a sua volta dipende da gnome-desktop. Questo è un fattore da considerare prima di installare, dato che rappresenta un significativo numero di dipendenze extra.

Se non volete installare il pacchetto xfce4-xfapplet-plugin, potete installare xfce4-goodies in questo modo

# pacman -S murrine-themes-collection $(pacman -Sgq xfce4-goodies | egrep -v xfce4-xfapplet-plugin)

Per installare le icone di menu predefinite:

# pacman -S gnome-icon-theme

Se riscontrate degli errori con dbus-launch allora dovreste considerare di dover installare il dovuto pacchetto:

# pacman -S dbus

Se desiderate visualizzare 'Trucchi & Consigli' al login, allora installate il pacchetto fortune-mod:

# pacman -S fortune-mod
Demoni consigliati per XFCE

Si ricorda che un daemon (demone) è un programma che viene eseguito in background e rimane in attesa di eventi particolari per offrire i servizi richiesti.

Alcuni utenti preferiscono usare il demone hal. Il demone hal, tra le altre cose, aiuterà a automatizzare il montaggio di dischi, unità ottiche e unità USB per l'uso nella GUI. Il pacchetto hal è installato come una dipendenza con XFCE, ma deve essere invocata per diventare utile.

Note: Il demone FAM (File Alteration Monitor) è considerato obsoleto; usare Gamin al suo posto, se possibile. Gamin è una re-implementazione delle specifiche di FAM. E' generalmente considerato più affidabile, inoltre è più recente, più sviluppato e seguito, non ha bisogno di essere configurato e aggiunto a Template:Filename, poichè si avvia in background automaticamente
# pacman -S gamin

Conrollare che Hal sia installato

# pacman -Qs hal

Inizializzare il demone hal :

# /etc/rc.d/hal start
Note: Il demone HAL avvia automaticamente dbus e in teoria non sarebbe necessario specificarlo tra i demoni in avvio. Tuttavia, molti utenti hanno segnalato un errato comportamento di networkmanager se dbus non viene specificamente inserito prima di hal nella stringa relativa ai DAEMONS.

Modificare la sezione DAEMONS in Template:Filename:

# nano /etc/rc.conf

Aggiungere hal nella stringa DAEMONS per far in modo che si avvi al boot.

Tip: Istruzioni avanzate sulla installazione e configurazione di GNOME possono essere reperite nel wiki relativo a Xfce.

Se desiderate avere un login grafico consultate il wiki Display Manager. Altrimenti puoi effettuare il login in via console ed eseguendo:

 $ startxfce4

Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop XFCE, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le raccomandazioni generali, o il resto delle informazioni qui di seguito.

LXDE

Riguardo a LXDE

LXDE, (che sta per Lightweight X11 Desktop Environment), è un nuovo progetto che la scopo di fornire un ambiente desktop moderno, che sia leggero, veloce, intuitivo e funzionale, utilizzando poche risorse di sistema. LXDE è leggermente diverso dagli altri ambienti desktop, in quanto ogni componente di LXDE è un'applicazione indipendente, e ognuna può essere facilmente sostituita da altri programmi. Questa architettura modulare elimina tutte le dipendenze non necessarie e fornisce una maggiore flessibilità. Maggiori dettagli e screenshot dimostrativi sono disponibili all'indirizzo: http://lxde.org

LXDE fornisce:

  1. un gestore delle finestre OpenBox
  2. un File Manager PCManFM
  3. un pannello di sistema LXpanel
  4. un gestore delle sessioni LXSession
  5. lo strumento per la gestione dei temi GTK+ LXAppareance
  6. un visualizzatore di immagini GPicView
  7. un semplice editor di testo Leafpad
  8. un gestore di archivi XArchiver
  9. lo strumento per la gestione delle reti, con supporto anche alle connessioni Wireless, LXNM (ancora in fase di sviluppo).

Questi strumenti leggeri e versatili combinano rapidità di configurazione, modularità e semplicità.

Installazione

Installa LXDE tramite il comando:

# pacman -S lxde gamin

Il demone FAM (File Alteration Monitor) è considerato obsoleto; usare Gamin al suo posto, se possibile. Gamin è una re-implementazione delle specifiche di FAM. E' generalmente considerato più affidabile, inoltre è più recente, più sviluppato e seguito, non ha bisogno di essere configurato e aggiunto a Template:Filename, poichè si avvia in background automaticamente.

Aggiungere:

exec startlxde

al proprio file Template:Filename e avviare la sessione con il comando startx o xinit

  • In caso riscontriate problemi con Policykit o lanciando nm-applet, utilizzate il seguente comando al posto del precedente:
exec ck-launch-session startlxde

Maggiori informazioni sono disponibili presso l'articolo su LXDE nel wiki.

Congratulazioni! Benvenuto nel tuo ambiente desktop LXDE, sul nuovo sistema Arch Linux. Si potrebbe desiderare di continuare visualizzando le raccomandazioni generali, o il resto delle informazioni qui di seguito.

Gestori delle finestre

Di seguito viene spiegata l'installazione dei principali gestori di finestre (WM), che, opportunamente configurate , possono essere utilizzate come un ambiente desktop completo.

Tip: Se volete utilizzare un gestore grafico per la sessione, leggero e slegato da un ambiente desktop, si consideri l'utilizzo di SLiM.
Fluxbox

Fluxbox © è un altro windowmanager per X. E' basato sul codice di Blackbox 0.61.1. Fluxbox assomiglia a blackbox e può gestire stili, colori, posizione di finestre e cose simili esattamente come blackbox (ha compatibilità al 100% con stili e temi).

Installa Fluxbox usando

pacman -S fluxbox fluxconf

Se state utilizzando un gestore del login grafico come gdm/kdm, allora verrà automaticamente aggiunta una nuova sessione per avviare Fluxbox. In caso contrario sarà necessario modificare il proprio Template:Filename e aggiungere il seguente comando:

exec startfluxbox 

Successivamente sarà possibile avviare la sessione con Template:Codeline. Sono disponibili maggiori informazioni in Fluxbox.

Openbox

Openbox è un window manager aderente agli standard, veloce, leggero ed estensibile.

Openbox lavora con le tue applicazioni, e rende più facile la gestione del tuo desktop. Questo perchè l'approccio al suo sviluppo è stato l'esatto opposto di quello che sembra essere lo standard per i gestori di finestre. Openbox è stato scritto prima di tutto per essere aderente agli standard e lavorare a dovere. Solo quando questi requisiti sono stati soddisfatti, gli sviluppatori si sono concentrati sull'interfaccia.

Openbox è perfettamente funzionale come unico ambiente di lavoro, o può essere usato come un rimpiazzo per i gestori di finestre predefiniti in GNOME o KDE.

Si Installi openbox usando

# pacman -S openbox

Se si desidera avere degli strumenti di configurazione addizionali, si installi:

# pacman -S obconf obmenu

Una volta che openbox è stato installato riceverai l'avviso di spostare Template:Filename e Template:Filename in Template:Filename nella tua cartella home.

# su - yourusername
$ mkdir -p ~/.config/openbox/
$ cp /etc/xdg/openbox/rc.xml ~/.config/openbox/
$ cp /etc/xdg/openbox/menu.xml ~/.config/openbox/

Nel file rc.xml puoi cambiare diversi impostazioni per Openbox (oppure puoi usare OBconf). In menu.xml puoi cambiare il menu che compare con il click del tasto destro.

Se utilizzate un gestore della sessione grafico come KDM/GDM avrete come la relativa voce nel menu per avviare Openbox, oppure potete avviarlo tramite il comando Template:Codeline, in quest'ultimo caso dovrete modificare il vostro file Template:Filename (come utente normale) e aggiungere quanto segue:

exec openbox-session

Se si pensa di utilizzare dbus (che è richiesto da hal) allora bisogna modificare il file Template:Filename in questo modo:

exec dbus-launch --exit-with-session openbox-session

Si può anche avviare openbox dalla console utilizzando xinit:

$ xinit /usr/bin/openbox-session

Openbox può anche essere usato come window manager di GNOME, KDE e Xfce.

Programmi utili per openbox sono:

  • PyPanel, Tint2, or LXpanel se vuoi un pannello
  • feh se vuoi impostare lo sfondo
  • ROX se vuoi un filemanager semplice e le icone sul desktop
  • PcmanFM un altro leggero e versatile file manager (comprende anche la funzione per le icone sul desktop)
  • iDesk (reperibile su AUR) per aggiungere la funzionalità delle icone sul desktop
  • Graveman un programma per masterizzare CD o DVD
Tip: Ulteriori informazioni sono disponibili nel wiki Openbox.

FVWM2

FVWM (F Virtual Window Manager) è un manager di desktop virtuali per X estremamente potente e conforme alle specifiche ICCCM. Lo sviluppo è attivo, e il supporto è eccellente.

Installa fvwm2 con

# pacman -S fvwm 

In questo modo si ottiene la versione ufficiale di fvwm2. In alternativa se si desidera usufruire di alcune caratteristiche avanzate, si può installare una versione patchata da AUR (vedere il pacchetto fvwm-patched) o reperirlo dal deposito Archlinuxfr (vedere Unofficial user repositories) usando pacman:

# pacman -S fvwm-patched

Se state già utilizzando un gestore grafico della sessione come Kdm/Gdm allora avrete già implementato automaticamente nel proprio menu una voce per avviare la sessione con fvwm. In caso contrario aggiungete:

exec fvwm2 

al proprio file Template:Filename.

Nota: Se volete utilizzare un gestore grafico per la sessione alternativo, leggero e slegato da un ambiente desktop, si consideri l'utilizzo di SLiM.

Il primo avvio di FVWM2 risulterà senza una configurazione. Tuttavia, cliccando col tasto sinistro sul desktop, è possibile accedere al menu di configurazione di FVWM e poter scegliere anche quali moduli devono essere caricati. Si possono ottenere ulteriori configurazioni, o controllare le proprie sul sito http://www.box-look.org. Si consideri anceh la possibilità di sfruttare il forum di FVWM per un ulteriore supporto.

Le applicazioni più comuni sono simili a quelle suggerite per Openbox o Fluxbox.

Tilling WMs

Tilling è un termine dal mondo della interfacce grafiche. Si intende la disposizione delle finestre affiancate una accanto all'altra, senza sovrapposizioni, detto anche a "piastrelle". Oltre ai gestori di finestre, ci sono anche diversi Tilling window manager disponibili. Questo tipo di gestore di finestre può essere descritto come in grado di rendere l'utilizzo più esteso della tastiera, meno (o no) dipendenza dal mouse, e il controllo finestra tramite layout predefiniti. Le finestre sono solitamente ridimensionati e posizionati in modo da non sovrapporsi, potenzialmente massimizzare lo spazio.

Ecco alcuni dei più popolari Tiling WMS, in ordine alfabetico:

Maggiori informazioni possono essere trovate nella pagine confronto fra i vari Tiling Windows Manager.

Multimedia

Usare programmi 32bit sui sistemi 64bit

Su un sistema 64bit (Arch x86_64), alcuni programmi come ad esempio skype non sono presenti per questa architettura, ma è possibile installarli utilizzando le lib32 apposite. A tal supporto è stato creato un repository che racchiude tutte le lib32 necessarie a molti programmi per girare su un sistema 64 bit. Questo deposito contiene anche programmi come skype, wine e flashplugin.

Editate il file Template:Filename, aggiungendo la seguente stringa alla lista dei vari repository:

[multilib]
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist

Successivamente aggiornate la lista con il comando:

# pacman -Syy
Nota: Il pacchetto flashplugins contenuto in questo deposito non è nativo per i sistemi a 64 bit, ma è la sua versione a 32bit che utilizza nspluginwrapper per poter funzionare. Se non volete utilizzare questo metodo si consiglia di prendere in considerazione l'installazione di soluzioni open come gnash o lightspark. Il pacchetto lightspark e reperibile su [AUR].

Codec, plugins e supporto Java

I codec multimediali, plugins e il supporto a Java , possono essere installati tramite i seguenti pacchetti:

# pacman -S mplayer gecko-mediaplayer xine-lib xine-ui libdvdread libdvdcss alsa-oss flashplugin jre

Si ricorda di controllare se è legalmente utilizzabile l'uso di libdvdcss nella vostra regione, prima di installarlo.

Warning: Se avete installato un sistema Arch Linux x86_64, dovete tenere presente che allo stato attuale il pacchetto Flashplugin ha una vulnerabilità critica nella versione 10.0.45.2 che è stata corretta nella versione 10.1.53.64. Sfortunatamente, Adobe ha rilasciato questa versione solo per i686 poiché lo sviluppo per x86_64 è stato attualmente bloccato. Si è deciso di rimuoverlo dai repository ufficiali.

Si suggerisce di usare delle alternative open per eseguire flash su un sistema x86_64 (ad esempio gnash o lightspark) oppure utilizzare la versione 32bit di flashplayer (vedere Usare programmi 32bit sui sistemi 64bit). In alternativa di scaricare l'ultima versione contenente la vulnerabilità da qui ed usare l'estensione flashblock per firefox e chromium. Scaricato il pacchetto va installato con:

# pacman -U flashplugin-10.0.45.2-1-x86_64.pkg.tar.gz

Delucidazioni & Ulteriori Informazioni

Ulteriori informazioni e supporto possono essere trovati all'homepage italiana di arch ,nell'homepage ufficiale di arch, nei forum italiano e forum inglese , nei canali irc di Arch e nelle mailing list.

Al pari delle indicazioni di questa guida, può essere altrettanto utile la Guida ufficiale di installazione di Arch Linux. Inoltre, è disponibile una copia stampabile

Applicazioni Utili

Per una lista di applicazioni utili, vedere qui.

Appendice

Vedere Appendice alla Beginner's Guide